DOVE: Parigi
QUANDO: prima metà del Diciannovesimo secolo
Bellissima, chiacchierata, biasimata eppure tutto sommato ammirata, questa è Marguerite Gautier, scintillante rappresentante della schiera di mantenute che, tra eleganti appartamenti, serate a teatro, preziosi regali accolti quasi con noncuranza orbitavano attorno ai potenti nella raffinata atmosfera parigina di un paio di secoli fa.
Consapevole della propria bellezza, forzatamente superficiale, Marguerite dunque conduce nella capitale una vita tanto lussuosa quanto sregolata, malgrado il fisico fiaccato da una violenta tisi. Tutto sembra perfetto, il denaro scorre a fiumi, il calessino è a disposizione sua e dei suoi piccoli capricci, le brave donne borghesi, pur disprezzandola in società, sono nell'intimo rose da una punta d'invidia per la sua giovane, sfacciata bellezza; peccato che, all'improvviso, nella sua vita entri quasi in punta di piedi Armand Duval, giovane di buona famiglia timido e goffo che, di fronte alla bella Marguerite seduta maestosamente nel suo palco dell'Opera-Comique, viene colto dal più classico dei colpi di fulmine. La passione travolgente e pura del giovane sembra in un primo momento naufragare di fronte alla reazione gelida di lei, che anzi approfittando della timidezza dell'ammiratore coglie l'occasione per umiliarlo con una delle sue battute pungenti ed argute. Ma Armand, seppure timido, è tenace e forte della purezza del proprio amore; non demorde, finendo per fare breccia nel cuore di Marguerite, tanto indurito dall'abitudine ad una vita superficiale da aver finito per perdere di vista, nel corso degli anni, i sentimenti veri, quelli che il cuore sembrano strappartelo via dal petto.
Si passeggia tra gli Champs-Elysee, si attende trepidanti nell'anticamera del lussuoso appartamento di Rue D'Antin, si scrutano ansiosamente i mille volti perfettamente truccati nei palchi del teatro in cerca dello sguardo ed il sorriso di uno solo di essi, ci si dispera ed infine si gioisce per un semplice sfiorare di mani, nella tradizione più romantica e più classica, mentre intorno a noi Parigi splende, sciama, chiacchiera.
E s'intuisce, lì sotto la trama perfettamente ordinata, lo scintillio di qualcosa di più vivo : la personale esperienza dell'autore che, ancora giovanissimo, in quella stessa struggente e festosa Parigi fu travolto da una uguale passione per la bellissima Alphonsine Marie Duplessis.
UN ASSAGGIO:
"In un primo momento, avevo cercato di stordirmi, di rendere il cuore e la mente indifferenti allo spettacolo che avevo davanti agli occhi, e di unirmi a quell'allegria che sembrava far parte integrante della cena; ma, a poco a poco, mi ero isolato dal chiasso che mi circondava, il mio bicchiere restava pieno, e mi sentivo sempre più triste vedendo quella bella creatura di vent'anno bere, parlare come un facchino, e ridere di gran cuore quando venivano dette cose scandalose.
Tuttavia, quell'eccessiva allegria, quel modo di parlare e di bere, che negli altri commensali mi sembravano il risultato di una vita sregolata, dell'abitudine, o di una giovanile sovrabbondanza di vita, in Marguerite mi facevano pensare a un bisogno di dimenticare, a un'irrequietezza, a un'irritabilità nervosa. A ogni coppa di champagne, le guance si coprivano di un rossore di febbre, e la tosse, leggera all'inizio della cena, era diventata così insistente da costringerla, a ogni accesso, a gettare indietro la testa sullo schienale della sedia e a comprimersi il petto con ambedue le mani."