lunedì 9 maggio 2011

Alexandre Dumas (figlio) - LA SIGNORA DELLE CAMELIE


DOVE: Parigi
QUANDO: prima metà del Diciannovesimo secolo

Bellissima, chiacchierata, biasimata eppure tutto sommato ammirata, questa è Marguerite Gautier, scintillante rappresentante della schiera di mantenute che, tra eleganti appartamenti, serate a teatro, preziosi regali accolti quasi con noncuranza orbitavano attorno ai potenti nella raffinata atmosfera parigina di un paio di secoli fa.
Consapevole della propria bellezza, forzatamente superficiale, Marguerite dunque conduce nella capitale una vita tanto lussuosa quanto sregolata, malgrado il fisico fiaccato da una violenta tisi. Tutto sembra perfetto, il denaro scorre a fiumi, il calessino è a disposizione sua e dei suoi piccoli capricci, le brave donne borghesi, pur disprezzandola in società, sono nell'intimo rose da una punta d'invidia per la sua giovane, sfacciata bellezza; peccato che, all'improvviso, nella sua vita entri quasi in punta di piedi Armand Duval, giovane di buona famiglia timido e goffo che, di fronte alla bella Marguerite seduta maestosamente nel suo palco dell'Opera-Comique, viene colto dal più classico dei colpi di fulmine. La passione travolgente e pura del giovane sembra in un primo momento naufragare di fronte alla reazione gelida di lei, che anzi approfittando della timidezza dell'ammiratore coglie l'occasione per umiliarlo con una delle sue battute pungenti ed argute. Ma Armand, seppure timido, è tenace e forte della purezza del proprio amore; non demorde, finendo per fare breccia nel cuore di Marguerite, tanto indurito dall'abitudine ad una vita superficiale da aver finito per perdere di vista, nel corso degli anni, i sentimenti veri, quelli che il cuore sembrano strappartelo via dal petto.
Si passeggia tra gli Champs-Elysee, si attende trepidanti nell'anticamera del lussuoso appartamento di Rue D'Antin, si scrutano ansiosamente i mille volti perfettamente truccati nei palchi del teatro in cerca dello sguardo ed il sorriso di uno solo di essi, ci si dispera ed infine si gioisce per un semplice sfiorare di mani, nella tradizione più romantica e più classica, mentre intorno a noi Parigi splende, sciama, chiacchiera.
E s'intuisce, lì sotto la trama perfettamente ordinata, lo scintillio di qualcosa di più vivo : la personale esperienza dell'autore che, ancora giovanissimo, in quella stessa struggente e festosa Parigi fu travolto da una uguale passione per la bellissima Alphonsine Marie Duplessis.

UN ASSAGGIO:

"In un primo momento, avevo cercato di stordirmi, di rendere il cuore e la mente indifferenti allo spettacolo che avevo davanti agli occhi, e di unirmi a quell'allegria che sembrava far parte integrante della cena; ma, a poco a poco, mi ero isolato dal chiasso che mi circondava, il mio bicchiere restava pieno, e mi sentivo sempre più triste vedendo quella bella creatura di vent'anno bere, parlare come un facchino, e ridere di gran cuore quando venivano dette cose scandalose.
Tuttavia, quell'eccessiva allegria, quel modo di parlare e di bere, che negli altri commensali mi sembravano il risultato di una vita sregolata, dell'abitudine, o di una giovanile sovrabbondanza di vita, in Marguerite mi facevano pensare a un bisogno di dimenticare, a un'irrequietezza, a un'irritabilità nervosa. A ogni coppa di champagne, le guance si coprivano di un rossore di febbre, e la tosse, leggera all'inizio della cena, era diventata così insistente da costringerla, a ogni accesso, a gettare indietro la testa sullo schienale della sedia e a comprimersi il petto con ambedue le mani."

mercoledì 4 maggio 2011

PATRICK MCGRATH - Grottesco



DOVE: Crook, austera dimora cinquecentesca nella campagna inglese
QUANDO: Prima metà del 1900


Inquietante, cupo, ansiogeno: questo il mondo in cui ci introduce McGrath attraverso gli occhi del misantropo Sir Hugo Coal, che una grave emorragia cerebrale ha costretto sulla sedia a rotelle, ridotto - almeno così credono i suoi familiari - al bozzolo inerte dell'uomo che era. Trasportato attraverso le silenziose stanze della sua dimora cinquecentesca, spesso lasciato con noncuranza a fissare il nulla di un muro, il vecchio e scorbutico padrone di casa mantiene in realtà una mente perfettamente lucida ed un ultimo, disperato brandello di vita negli occhi avidi. Occhi con cui continua silenziosamente a guardarsi attorno - perlomeno, fino a dove il suo campo visivo anatomicamente glielo consente - cercando di intuire l'oscura trama che sembra legare la moglie Harriet all'ambiguo maggiordono Fledge. E qual'è in tutto ciò il ruolo di sua figlia diciottenne, Cleo? Prigioniero del suo stesso corpo, completamente ignorato dagli abitanti di Crook, pienamente in balia delle sue visionarie interpretazioni, il burbero Sir Hugo si sforza di carpire indizi, per smascherare ciò che viene ordito sotto le silenziose volte di una casa della quale egli stesso pare divenuto poco più di un ingombrante pezzo d'arredamento che qualcuno più o meno pietosamente si preoccupa di spostare da una stanza all'altra.
Fortemente introspettivo eppure scorrevole, questo libro è un viaggio nel viaggio. Da un  lato, una silenziosa e austera dimora sperduta nella campagna inglese, un maggiordomo, stanze dai soffitti alti e dagli arredi sontuosi, e paesaggi che si stendono a perdita d'occhio attraverso le ampie vetrate. I silenzi dei corridoi deserti, le giornate scandite da rigide abitudini al confine con il rito.
Dall'altra, un viaggio claustrofobico e delirante nella mente di un uomo perfettamente lucido ma incapace di comuinicare con il mondo esterno, in balia del flusso incontrollato dei suoi pensieri, a tratti ossessivo, mentre  tra luminosi flashback e cupe interpretazioni dei brandelli di presente che Sir Hugo riesce a carpire dalla sua silenziosa e costante osservazione, cerca di ricostruire la realtà di quanto gli accade intorno.
Una perla, per gli amanti delle atmosfere inquiete e del thriller psicologico.

UN ASSAGGIO:

"Quella sera, come ho detto, eravamo in sette a tavola e la tavolata era piuttosto curiosa. Essendo spenta la caldaia, in casa faceva davvero molto freddo e di conseguenza aveva deciso che insieme all'abito da sera sarebbe stato lecito indossare una maglia. La scena, quindi, presentava un Henry Horn ridicolmente infagottato con un pesante maglione grigio da pescatore sotto lo smoking che, di concerto con la barba, lo faceva sembrare più che mai un lupo di mare. Hilary, Harriet e Cleo avevano tutte un'aria assai goffa, tutte con indosso il cardigan più pesante che erano riuscite a trovare e un fazzoletto in testa, legato sotto il mento. Victor, intrepido, portava soltanto la divisa della scuola e la signora Giblet, evidentemente acclimatatasi, ritenendo senza dubbio inopportuno, a prescindere dalle condizioni climatiche, cenare in una villa di campagna con la pelliccia, se l'era fatta scivolare giù dalle spalle, mettendo a nudo tutto lo splendore e la maestà del suo abito da sera.
Era questo un indumento di raso nero che senzameno, congetturai, aveva risieduto per quarant'anni buoni in qualche armadio di mogano di quella casa tetra nei dintorni del british Museum: un abito lucido, sbracciato, lungo fino a terra, che ricadeva in tante pieghe rigide e che, notai, frusciava ad ogni suo movimento. Non appena la signora Giblet mi si sedette accanto, avvertii subito un netto olezzo di naftalina; ma non era quello l'unico odore che emanava. Al contrario, sopra quella specie di basso continuo si levava una vera e propria sinfonia di aromi, dei quali, per così dire, sostenerva la melodia un profumino pungente acquistato, come mi informò lei stessa (avendoglielo io chiesto) nell'anno 1934 a Strasburgo."

lunedì 2 maggio 2011

( FUORI TEMA).. SHARE A PAINTING con Mens Sana

Mi perdonate se, per una volta, esco un po' dal mio stesso seminato? ^-^
D'altronde non avrei mai potuto resistere ad un'iniziativa tanto intrigante tanto quella proposta da Mens Sana: condividere un dipinto che ci piace, e commentarlo.

D'obbligo, una premessa: pur avendo frequentato a suo tempo il Liceo Classico la mia formazione artistica è abbastanza lacunosa: la lezione tipo consisteva in una ventina di studenti assonnati chiusi al buio e in carenza di ossigeno all'interno della stanza audiovisivi, con le diapositive - sempre le stesse, da trenta e più anni - che si susseguivano con cadenza monotona e la voce monocorde del prof che elencava, leggendoli, una serie di dettagli tecnici.
Nulla, insomma, dell'idea che mi sono fatta - da autodidatta - dell'arte come qualcosa di vivo e vibrante, capace di comunicare emozioni tanto quanto la pagina di un romanzo.
Mi perdonerete perciò se il mio approccio con la pittura è un tantino "ingenuo", un po' alla Mary Poppins (credo di aver già scritto questo in un post precedente, o forse in qualche commento) che salta insieme a Bert nei quadri disegnati con il gessetto sul marciapiede, godendosi una bella giornata immaginaria in campagna.

Il quadro che ho scelto, dunque, è questo:





Intitolato Viandante sul mare di Nebbia, di Caspar David Friedrich, pittore tedesco vissuto a cavallo tra il 1700 e il 1800. Non so perchè ma mi ha sempre suggestionato l'immagine di quest'uomo solitario, immerso nella contemplazione di un paesaggio velato di nebbia; forse perchè amo le Dolomiti, forse perchè da adolescente ritrovavo in questa figura la me stessa che ero, sospesa a contemplare le nebbie che aveva dentro di me in cerca di una strada, forse perchè - aggiungo adesso, con un pizzico di maturità in più - trovo nella solitudine di quest'uomo l'essenza stessa del nostro essere umani, mai completamente in grado di comprenderci e mai completamente compresi, ciascuno dritto in cima al proprio sperone di roccia, in contemplazione.
Un quadro che, tutto sommato, mi ha sempre trasmesso una sensazione di serenità.

L'ho detto e lo ripeto, mi accosto alla pittura con la piena consapevolezza della mia ignoranza, sperando che chi di voi davvero se ne intende - e chi ha sputato sangue e sudore sui libretti universitari in nome dell'arte - vorrà essere clemente se non ho centrato pienamente il messaggio dell'artista.. ^_^

venerdì 29 aprile 2011

CATHLEEN SCHINE - La lettera d'amore



DOVE: Pequot, una tranquilla cittadina della provincia americana
QUANDO: nei giorni nostri

"Cara capra, come ci si innamora?Si casca? Si inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sul marciapiedi, sbucciandosi un ginocchio, sbucciandosi il cuore? " Queste le prime, brucianti parole che colpiscono l'occhio della bella Helen, libraia di Pequot quando,in una giornata come tante sorseggia un caffè mentre scorre distrattamente la corrispondenza.
E, quando ti sei faticosamente ricostruita una vita, lasciandoti alle spalle un matrimonio fallito e costruendoti passo passo la tua piccola libreria nella più placida delle cittadine della provincia americana, non ti aspetti certo di ricevere sorprese di stampo sentimentale. Partecipazioni di nozze, la retta per il pagamento del campo estivo di tua figlia, qualche volantino, questo sì; ma ritrovarsi tra le mani quelle righe battute a macchina su un foglio fino a poco prima anonimo, piegato frettolosamente e finito chissà come in mezzo alla sua quotidianità.. quella è roba da romanzi, qualcosa che ti manda di traverso l'ultimo sorso di caffè e finisce per solleticare la curiosità di chiunque. Figuriamoci quella di una donna piacente, soddisfatta della propria vita, che nella seppur piccola Pequot ha collezionato una piccola schiera di ammiratori. Ma è davvero destinata a lei quell'appassionata dichiarazione? O la misteriosa "Capra" si nasconde dietro una sua concittadina? E chi c'è dietro quel discutibile pseudonimo di "Montone", col quale si chiude la struggente missiva?
Con in testa il ronzio di quelle parole appassionate, Helen dunque si mette in caccia di un amore da romanzo d'altri tempi, sepolto in qualche modo sotto l'anonimato polveroso di una qualunque cittadina di provincia, di quelle in cui finisci per caso, quando le giravolte del destino ti riportano, naufraga, nella vecchia casa di tua madre, a riprendere in mano le redini della tua esistenza.
E scoprirà alla fine che a volte la Vita sceglie strade bizzarre, per la felicità.

UN ASSAGGIO:

"Le posta era sul pavimento sotto la buca, sparsa ed esausta dopo il lungo viaggio, dopo i tanti, diversi viaggi; un gruppo di estranei con una sola cosa in comune, e quell'unica cosa era Helen MacFarquar. Riceveva tutta la posta in negozio, non dava mai a nessuno l'indirizzo di casa. Le piaceva radunare le cose, essere accolta da quell'abbondanza. E le piaceva vedere il suo nome scritto così, lettera dopo lettera, su tutte quelle buste. Helen MacFarquar. Le sembrava bellissimo. Il suo nome le piaceva molto, e quando si era sposata non le era passato neppure per la testa di cambiarlo. La faceva pensare a suo padre, che le mancava e che tutti chiamavano Mac. Anche se poi, ogni volta che lo usava per firmare, aveva la tentazione di scrivere: Helen MacFarquar, Ebrea. Un empito di rivelazione totale e molto più, di sciovinismo. Mezza ebrea, perlomeno.
Le piaceva vedere la posta tutta quanta sparsa lì, un bottino così promettente, una cornucopia di saluti e assegni e inviti e informazioni, un cestino traboccante di frutta, il quotidiano raccolto della vita quotidiana - anche se poi la maggior parte erano sciocchezze, volantini e buoni sconto per l'autolavaggio, pubblicità di carte di credito che aveva già, fatture e ricevute, lotterie incalzanti che adescavano il suo nome storpiato."

giovedì 28 aprile 2011

EDMOND ROSTAND - Cyrano de Bergerac



DOVE: Francia
QUANDO: alla metà del '600

Fino dove può arrivare, l'amore (Quello vero, con la A maiuscola, cui solo forse una penna d'altri tempi è in grado di dare corpo e sostanza)? In un'epoca come la nostra, fatta di superficialità, culto dell'aspetto esteriore e ahimè sempre troppo poca attenzione all'importanza delle parole, vale davvero la pena di prendersi una pausa romantica avventurandosi nella lettura del Cyrano. Mi rendo conto che possa risultare per qualcuno un'opera ostica dal punto di vista stilistico; ma come spesso accade, lasciare che i pregiudizi ci frenino impedisce spesso di godere dei tesori nascosti - e quale migliore occasione per dimostrarlo, che offrire una chance al romantico spadaccino dall'imponente naso? Lasciamoci andare al ritmo dei versi, allora, e scivoliamo in questo spicchio di Borgogna, dove il clamore delle armi bianche, lo svolazzare impalpabile delle piume sui cappelli sfilati dalle teste ad accompagnare l'inchino, il biancheggiare di farsetti tutti trine e polsini traboccanti di merletti, accompagnano lo sbocciare di una passione tanto intensa quanto platonica per la bellissima Rossana. Abilissimo con la spada e con la lingua, indipendente fino a rasentare la scontrosità, condizionato da un impietoso aspetto fisico, il coraggioso e romantico Cyrano è però capace di grande generosità, fino a soffocare il proprio sentimento in nome dell'amicizia che lo lega al giovane cadetto Cristiano, bello ma non altrettanto intelligente. Quando dunque quest'ultimo chiede aiuto all'irriverente spadaccino per conquistare il cuore di Rossana, Cyrano accetta di porre al servizio del giovane la propria abilità poetica, componendo per lui lettere e poesie e ponendosi come suo "suggeritore" durante gli struggenti convegni con la bella e ignara Rossana. Difficile immaginare qualcosa di più straziante che ascoltare il proprio canto d'amore pronunciato dalle labbra di qualcun altro, e ancor peggio di questo, vederlo andare a segno proprio nel cuore di colei cui era stato dedicato. Eppure Cyrano sceglie senza indugio di mettersi in ombra e rinunciare ad alimentare la propria passione affinchè il meno brillante cadetto possa conquistare la donna amata, perfino quando il destino sembra volergli arridere, stravolgendo le carte che tanto accuratamente egli stesso aveva disposto nell'ombra, per il suo protetto.
Pura poesia. In un'epoca in cui siamo capaci di tutto - ma spesso non di grandi sentimenti - direi che la lezione di sacrificio estremo del Cyrano possa avere ancora molto da dire.

UN ASSAGGIO:

"La gente comincia a uscire, mentre Cyrano guarda intorno soddisfatto. Ma tosto di ferma, udendo il battibecco seguente. Le donne che nei palchetti erano già in piedi con le mantelline indosso si fermano per udire e finiscono per tornare a sedersi.

LA BRET (A Cyrano): E' una follia!
UN SECCATORE: ( che si è accostato a Cyrano) : L'attore Montfleury! Ma, cospetto! Sapete che dal Duca di Candale è protetto?
CYRANO: No!
IL SECCATORE: come, no?
CYRANO: No!
IL SECCATORE: come?
CYRANO (irritato): No, per la terza volta; e ne sono felice. No, non ho protettori.... (con la mano alla spada) Ma una protettrice!
IL SECCATORE: Ma, dunque, lascerete Parigi?
CYRANO: Si vedrà
IL SECCATORE: Ma il Duca ha lungo il braccio...
CYRANO: Meno lungo sarà del mio.. (mostrando la spada) quando vi metta quest'aggiunta in compenso.
IL SECCATORE: Ma voi non penserete di pretendere..
CYRANO: Penso!
IL SECCATORE: Ma..
CYRANO: Fuor dai piedi adesso!
IL SECCATORE: Ma..
CYRANO: Sbrigati! - O rispondi! Perchè mi guardi il naso?
IL SECCATORE (sbigottito): Io...
CYRANO (saltandogli addosso): Perchè ti confondi?
IL SECCATORE (retrocedendo): Vostra Grazia s'inganna..
CYRANO: Dimmi: è molle e cascante siccome la proboscide, forse, d'un elefante?
IL SECCATORE (come sopra): Io non...
CYRANO: E' adunco a guisa di un becco di civetta?
IL SECCATORE: Io...
CYRANO: C'è forse alla punta qualche pustoletta?
IL SECCATORE: Ma...
CYRANO: Qualche mosca forse vi passeggia o vi dorme! Che v'è di strano?
IL SECCATORE: Oh! ..
CYRANO: Forse ch'è un fenomeno abnorme?
IL SECCATORE: Ma di non porvi gli occhi m'ero fatto un dovere!
CYRANO: E perchè non guardarlo, se è lecito sapere?
IL SECCATORE: Io...
CYRANO: Vi disgusta adunque?
IL SECCATORE: Signore...
CYRANO: Vi fa pena il suo color?
IL SECCATORE: Signore!
CYRANO: Vi par di forma oscena?
IL SECCATORE: Ma niente affatto!
CYRANO: E allora, perchè fate quel muso?
IL SECCATORE (balbettando): Ma io lo trovo invece piccolo, impercettibile!
CYRANO: Come! Di un tal ridicolo accusarmi? Possibile? Piccolo il naso mio?
IL SECCATORE: Cielo!
CYRANO: Enorme il mio naso? Vilissimo camuso, siate ben persuaso che di quest'appendice mi glorio e mi delizio; avvenga che un gran naso sia il vero e proprio indizio di un uomo buono, affabile, cortese, liberale, di coraggio e di spirito, qual io mi sono e quale non vi sarà mai lecito di credervi, marrano! Perchè la ingloriosa faccia che la mia mano se degna di cercare sul vostro collo è priva..... (lo schiaffeggia)
IL SECCATORE: Ahi! ahimè!
CYRANO: .. di fierezza, di slancio, d'inventiva, di lirismo, di genio, di grandezza morale, di naso, insomma, come quella.. (lo rivolge per le spalle, aggiungendo il gesto alla parola) .. che il mio stivale viene a cercarvi sotto le terga!
IL SECCATORE (fuggendo): Aiuto!"



PS: solitamente nei miei post non lo faccio mai, ma stavolta, concedetemi un piccolo strappo alla regola per postare la bellissima versione della storia di Cyrano scritta da Francesco Guccini:





perfetta colonna sonora per il post.. ^_^
(io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna...)

giovedì 21 aprile 2011

ANCORA PREMI... GRAZIE!! ^_^

.. ho avuto poco tempo da dedicare al blog, nell'ultimo periodo, ma tornando al mio piccolo mondo virtuale ho avuto una piacevolissima sorpresa: ben DUE premi, offerti da Phoebes e il suo Tempo di Leggere, Silvia di Vorrei Essere un Personaggio Austeniano e Sylvia di Un tè con Jane Austen:



Eccoli qui, in tutto il loro splendore!!!! Ringrazio ancora una volta con tutto il cuore le tre amiche che hanno voluto pensare a me, è sempre una graditissima scoperta - l'ho detto e so di ripetermi - questo mondo virtuale di amanti dei libri.
Per una mia personalissima interpretazione dell'etichetta "blogghesca", ho deciso che in casi simili prevalga il premio che richiede l'elenco più lungo, anzichè sommare le due richieste; perciò, ecco qui le dieci cose che non sapete di me:

1) Ho una passione per il tè bollente, indipendentemente dalla stagione.
2) Guardo pochissima televisione; soprattutto, niente telegiornale. Non posso sopportare il pensiero che siamo talmente anestetizzati dal dolore altrui dal riuscire a mangiare guardando le macerie di un bombardamento o ascoltando il resoconto di un omicidio. Mi limito al notiziario della radio, cercando poi su internet quelle notizie che voglio approfondire.
3) Proprio in questi giorni, sto realizzando un mio piccolo sogno, grazie al concorso indetto da Butterfly Edizioni. Quando sarà finalmente concreto, naturalmente ne parlerò qui nel blog; per ora vi basti sapere che i sogni talvolta possono diventare realtà anche se non si hanno a portata di mano una Fata Madrina, quattro topini e una zucca matura.
4) Adopero lo stesso profumo da anni, Muschio Bianco dell'Erbolario. Ormai fa parte di me, tutti i miei ricordi fin dall'adolescenza vengono trasportati sull'onda di quel profumo.
5) Alla mia veneranda età di trent'anni più che suonati, mi ritrovo spesso immersa in fantasie degne di Amelie Poulain.
6) Non ho particolari manie in termini di abbigliamento, tranne forse le pashmine. In tutte le sfumature possibili e immaginabili, accuratamente impilate le une sulle altre nel mio armadio. Fatico a mollarle, quando la temperatura sale. Per certi versi, non vedo l'ora che torni l'autunno.
7) Per diverso tempo, da adolescente, ho collezionato maiali.
8) Mi terrorizzano le cavallette. Potrei restare prigioniera in casa mia, o averne l'esistenza sconvolta un po' come il protagonista de Il Piccione di Suskind.
9) Il mio cellulare non scatta foto, non si connette ad internet, non ha il lettore mp3 incorporato. Telefona.
10) Una volta, da bambina, piantai un pinolo in un parco pubblico e la mattina dopo, non ricordando esattamente il punto esatto, mi convinsi che l'enorme pino - perlomeno trentennale - che avevo davanti fosse il frutto del suo germogliamento notturno. ^_^

Ecco qui! Per quanto riguarda i dieci blog a cui girarlo, oltre a restituirlo alle tre amiche - perchè no, dopotutto, visto che sono tre blog che frequento abitualmente? - ecco altri sette blog che amo molto:

- The Wise Woman Cottage Garden
- Wagashi Stories
-Mens Sana
-Japan The Wonderland
- Cipria e Merletti
-Georgiana's Garden
-Piccolo Sogno Antico

Mi spiace non parlare più estesamente di ciascuno di essi... Ma oggi davvero il tempo è tiranno! Diciamo che sono tutti accomunati dal filo dorato della curiosità, della voglia di guardarsi attorno, di conoscere, di capire, di far respirare questi benedetti neuroni troppo spesso soffocati dalla piatta e superficiale routine. Ce n'è davvero per tutti i gusti, dalla cultura nipponica, all'arte e letteratura, alla vita in epoca Vittoriana, alle piccole idee stimolanti per genitori e bimbi, ai mondi incantati della natura e delle fate..... ^_^





lunedì 11 aprile 2011

BARONESSA ORCZY - La Primula Rossa



DOVE: tra Francia e Inghilterra
QUANDO: 1792.

Francia, anno 1792; la rivoluzione si alimenta delle proprie fiamme e nel lento sobbollire del rancore popolare esplode il buio e sanguinoso periodo del Terrore. Basta poco più che un bisbiglio, un sospetto, una bugia per far scattare una morsa inesorabile. Donne, bambini, vecchi, siano essi nobili o sospetti fiancheggiatori di questi ultimi, vengono dati in pasto alla famelica bocca metallica della ghigliottina che instancabilmente, ora dopo ora, azzanna le proprie vittime. E mentre la lama scintilla rossa sotto il sole, mentre sotto al patibolo le brave cittadine sferruzzano tranquille in attesa di veder cadere la prossima testa, mentre la folla rumoreggia con furore animalesco, spinta dalla sete di vendetta, al passare mesto dei carri che conducono i condannati, un piccolo manipolo di inglesi - un po' per sport, un po' per sfida, un po' forse per solidarietà verso la sfortunata classe nobile d'Oltremanica - si dedica anima e corpo ad una missione tanto adrenalinica quanto rischiosa: sottrarre alle fauci della ghigliottina quante più teste possibili.
A capo di questo eroico gruppo, uno sconosciuto che firma le proprie imprese con un piccolo logo a forma di fiore; la Primula Rossa. Logo che, inutile dirlo, finirà per indispettire non poco il solerte ed astuto Chauvelin, agente del governo rivoluzionario francese che, sulle tracce dell'enigmatico eroe è approdato fin sulle bianche scogliere di Dover. Il suo scopo? Naturalmente, smascherare l'identità del suo acerrimo nemico, attirarlo in una trappola sul suolo francese e porre fine alle sue oltraggiose imprese. Il diabolico Chauvelin crede d'aver trovato nella bella Marguerite St. Just, splendida e brillante ex attrice della Comedie Francaise divenuta poi Lady Blakeney dopo aver sposato un indolente nobile inglese, una perfetta spia, facile da tener in pugno sotto il ricatto di spedire alla ghigliottina il suo amato fratello Armand, reo agli occhi del governo rivoluzionario d'essere in combutta con lo sconosciuto eroe britannico. Con la pazienza di un ragno, il francese tesserà attorno alla Primula Rossa una sottile e perfetta trappola; riuscirà davvero la sua fredda determinazione a mettere nel sacco l'ingegnoso ed ardito britannico, abilissimo nell'arte dei travestimenti?


UN ASSAGGIO:

"Quando Chauvelin vi entrò, la sala da pranzo era deserta. Aveva quell'aspetto desolato, squallido, che rammenta tanto un abito da ballo il mattino dopo.
Bicchieri semivuoti erano sparpagliati sul tavolo, tovaglioli spiegazzati giacevano qua e là, le sedie girate l'una verso l'altra in gruppi di due o tre sembravano occupate da fantasmi in intima conversazione fra di loro. Negli angoli più lontani della stanza c'erano coppie di sedie, molto vicine l'una all'altra, che parlavano di recenti corteggiamenti sussurrati gustando pasticci di selvaggina e sorseggiando champagne ghiacciato; c'erano gruppi di tre o quattro sedie che rievocavano animate e piacevoli discussioni sugli ultimi scandali; c'erano sedie ancora ben allineate che avevano l'aria rigida, critica, acida di antiquate matrone, c'erano alcune sedie isolate vicino al tavolo che parlavano di ghiottoni intenti ad assaporare i manicaretti più raffinati ed altre rovesciate sul pavimento che la dicevano lunga sulle ben fornite cantine di Lord Grenville.
Insomma era una replica spettrale dell'elegante riunione al piano di sopra; un fantasma che infesta ogni casa dove vengono dati balli fastosi e ricche cene; uno scenario disegnato col gesso bianco su un cartone grigio, smorto e incolore, ora che la seta lucente degli abiti e le giacche sontuosamente ricamate non erano più lì ad animare il primo piano e ora che le candele tremolavano sonnolente nei loro supporti."