domenica 16 dicembre 2012

EVA RICE - L'arte perduta di mantenere i segreti

DOVE: Londra e i suoi dintorni rurali
QUANDO: a cavallo tra il 1954 e il 1955.

Ecco uno di quei libri che sono in grado di incantare i sensi. Di quelli che, quando chiudi l'ultima pagina, hai ancora sulla pelle il vento pungente dell'inverno londinese, nel naso l'odore delle sigarette e dei profumi costosi che evaporano nel chiuso dei locali piu' chic, aleggiando sopra il chiacchiericcio delle testoline leggere di adolescenti viziatissime, dal rossetto sgargiante e una preoccupante propensione per l'alcol e la superficialità. Ma soprattutto, è un libro che si muove a suon di musica. Quella zuccherosa e melodica di Johnny Ray, di cui le due giovani protagoniste sono pazzamente innamorate come solo due diciottenni sanno essere, e della sua The Little White Cloud That Cried, o quella sensuale, pepata, energica di un ancora sconosciuto (perlomeno in Europa) Elvis Presley in Mistery Train, che incanta con il suo ritmo infuocato il fratello della protagonista, trascinandolo nella spira del piu' puro rock and roll.
Ma andiamo con ordine..
Siamo nel dopoguerra, quando quasi con stupore le famiglie della Londra "bene" riprendono la loro vita scintillante sotto l'occhio vigile dei rotocalchi; ed è qui, in un freddo pomeriggio di metà novembre, che la giovane ed un tantino impacciata Penelope Wallace s'imbatte in Charlotte, anticonvenzionale, disinvoltamente bella, eccentrica, che le apre improvvisamente le porte di quel mondo. Con lei, il suo ammaliante cugino Harry - apprendista mago - e la bellissima e caotica zia Claire, Penelope addenta con piacere tutto cio' che la città puo' offrirle; perchè lei e il fratello Inigo, confinati nella cadente Milton Magna Hall, mastodontica dimora di origine medievale che cade a pezzi, nel silenzio della campagna inglese, sotto il peso dei debiti, fino ad allora avevano poco più che sognare ad occhi aperti l'America davanti al giradischi. La mamma Talitha, bellissima trentacinquenne resa vedova dalla guerra, fatica a risollevarsi dalla perdita del marito e lascia infatti languire lentamente attorno a se' la casa, mentre i due figli adolescenti, affamati di vita, d'amore e di successo, tentano in tutti i modi di reagire a quella muta decadenza.
E quando Harry chiede aiuto a Penelope per fare ingelosire la bellissima e capricciosa Marina Hamilton, protagonista della stampa mondana nonche' sua ex, gli ingranaggi di qualcosa che cambierà le loro vite si mettono in  moto.....
Delizioso, scorrevole, poetico viaggio negli anni Cinquanta che trovo ottimamente sintetizzato nel commento - riportato sul retro di copertina - di Cosmopolitan:

Se Jane Austen fosse ancora in circolazioone, scriverebbe libri come questo. Eva Rice serve ai lettori un trancio di letteratura vintage così delizioso che vien voglia di mangiarlo in un boccone!

Ok, di solito non amo riportare gli altrui commenti nelle mie recensioni; e forse tirare in ballo la zia Jane e' un tantino azzardato... ma l'occasione di tuffarsi in un ambiente così particolare è forse unica, e pare quasi di sentir scricchiolare il pavimento di Milton Magna Hall sotto i nostri passi, mentre fuori fiocca la neve...

UN ASSAGGIO:

"Alle cinque del mattino Inigo dichiaro' di avere una voglia terribile di uova alla coque; ma le lasciammo nell'acqua troppo a lungo, mentre Harry ci mostrava il trucco del cucchiaio che spariva, e alla fine diventarono sode. Le sgusciammo (operazione difficile visto che tutti avevamo bevuto come non mai) e le intingemmo nella saliera; io tagliai delle irregolari fette di pane e le imburrai in un modo che Mary avrebbe definito generoso. Charlotte ci preparo'  del caffe' forte, ben zuccherato, e Harry mi colpì versando nella tazza quello che restava del suo brandy con un sospiro di disperazione.
Poi ci infilammo gli stivali e facemmo scricchiolare la neve sotto i piedi fino a raggiungere la panca davanti allo stagno delle anatre, armati di plaid e sciarpe.
"Che meraviglia di posto in cui vivere!" continuava a dire Charlotte. "Chi si rintana nella casa in fondo al viale? Ci siamo passati venendo qui".
"La Dower House? E' li che abitavamo durante la guerra. Quando siamo tornati a Magna, ci perdevamo in continuazione." disse Inigo. "La casa non e' piccola, ma quando sei lì puoi sentire chiunque ti chiami ad alta voce. Nell'East Wing di Magna siamo praticamente ad un altro fuso orario."
Charlotte ridacchio'- "Abbiamo passato gran parte della guerra nell'Essex, dalla mia prozia. Noi non vedevamo l'ora di tornare a Londra. La' tutto ci sembrava maledettamente eccitante, e invece eravamo segregati nel mezzo del nulla."
Mi dichiarai d'accordo.
"Mi sentivo frodata. Zia Claire se ne stava in città, e per quanto ne sapevo si divertiva un mondo. Faceva sempre colazione da Fortnum's con i calcinacci che le cadevano in testa. Diceva che la guerra era inebriante."





sabato 15 dicembre 2012

SUSAN PALWICK - Anime in volo

DOVE: Winsconsin, USA
QUANDO: ai giorni nostri

Una storia toccante e poetica quella che descrive la Palwick, trasportandoci - è il caso di dire - in volo nella provincia americana, quella delle piccole casette senza staccionata, delle spensierate gite in riva al lago, delle scuole con gli armadietti di metallo e la combinazione da tenere a mente. Qui vive Emma, adolescente timida ed impacciata, il cui infagottarsi dentro enormi felpe informi ed essere scostante verso le innocenti civetterie delle sue coetanee nasconde, forse, qualcosa di più di un'indole fortemente introversa. Anche se, agli occhi della comunità, la sua è una famiglia esemplare: il padre è un medico stimato, la madre una donna affascinante e colta. Certo, una famiglia segnata dalla perdita della primogenita Ginny, graziosa e prediletta dalla mamma, ma pur sempre una famiglia rispettabile.
Eppure, proprio nella perfezione di quel quadretto made in USA, si annida la piu' tremenda delle abiezioni umane; lo sa bene la piccola Emma, che ogni sera nel letto attende con cuore in gola la "visita" del padre, divisa tra la rabbia contro cecità della madre e quella contro il proprio corpo, reo di attirare verso la sua cameretta di bambina la bestia nera nascosta dietro l'aria sorridente ed affabile dello stimatissimo chirurgo. Ne' l'amicizia sincera di Jane, ne' l'affetto indagatorio della sua insegnante riescono a scalfire il muro che Emma ha costruito attorno a se'; l'unica via di fuga che la ragazza trova nella sua disperazione e' in quella capacità di allontanarsi dal proprio corpo, in quei terribili momenti, nell'attesa che tutto finisca. Ed e' proprio durante queste esperienze extracorporee che Emma incontra, sul soffitto della sua cameretta, l'odiatissima Ginny, la defunta sorella perfetta il cui paragone per lei è costante fonte di frustrazione, Ginny che era così brava, dolce e graziosa, mentre lei e' una piccola, goffa ed imbranata creatura. Ma quando con il tempo la loro amicizia cresce, Emma finisce per conoscere meglio quella ragazzina esile, così diversa da lei eppure così vicina, quella sconosciuta svanita nel nulla quando lei ancora non era venuta al mondo e che pero' ha con la sua esistenza molto più in comune di quanto non sembri.. Perchè anche la sorridente, leggiadra, graziosa Ginny ha avuto una vita tutt'altro che felice.....


UN ASSAGGIO:

"Si allontano' le mani dalla bocca: ' sei cattiva!' Esclamo' con voce rotta. Scoppio' a piangere, e lacrime rilucenti le scorrevano lungo le guance da Biancaneve.
'Hai ragione. Devo essere cattiva con qualcuno, e mi sei capitata tu sotto tiro. Tu non esisti nemmeno.'
Ginny si raggomitolo' di nuovo e prese a dondolare.
'Non è vero! Esisto come te!Anche se non ricordo nulla!'
'Invece no, sei morta. Comunque adoro essere cattiva. E lo saro' ancora di più, visto che sono viva e tu no. Sapevi che per due settimane dopo la mia nascita la mamma si e' rifiutata di prendermi in braccio perche' non ero te? Me l'ha confessato una volta. Io non me lo ricordavo, e' stata lei a dirmelo. Il quarto sabato del mese porta i fiori sulla tua tomba, con qualunque tempo, anche con venti gradi sotto zero, anzi, soprattutto quando fa freddo, perchè sei morta a gennaio. Nella tua stanza non entra, ma al cimitero ci va ogni mese. Figurati. E trascina anche me, per raccontarmi in continuazione episodi della tua vita, nella speranza che finisca per assomigliarti...'
'Ma se mi assomigliassi saresti morta' commento' Ginny, asciugandosi il viso con il dorso della mano. Le sue dita sottili tremavano come ramoscelli scossi da un vento gelido. 'La mamma non vorrebbe. Ne sono sicura.'
'Io no. Se morissi potrebbe illudersi che ero bella. Tu non sei bella come pensa lei, lo sai? Sembri uno stecchino,'
'Lo so.' si limito' a rispondere, e anche se la odiavo provai vergogna.Era carina davvero come nella foto; era così magra solo perchè prima di morire era stata molto male; aveva lottato con la polmonite per settimane mentre la mamma piangeva al suo capezzale e mio padre, l'onnipotente medico, incapace di salvarla, imprecava. Conoscevo a memoria quella storia."

venerdì 7 dicembre 2012

UNA MAGICA NEVICATA di DONI su "La Locanda dei Libri" ^_^

... Il Natale si avvicina... e perchè, tra un viaggio e l'altro, non dedicare un po' di spazio alla bellissima iniziativa del blog La Locanda dei Libri, dedicata a chi ama scrivere?




 L'occasione è davvero ghiotta.... naturalmente rimando al loro sito per tutte le info dettagliate, ma il succo è: tirate fuori dai cassetti i vostri sogni, o voi aspiranti scrittori!! Basta un racconto (max 10 pagine Word) dedicato al Natale per poter ricevere sotto l'albero uno dei 4 pacchi dono messi in palio dal blog, pacchi che - manco a dirlo - contengono libri.

E non solo; tutti i racconti inviati verranno raccolti in un e-book scaricabile direttamente dal blog stesso.. una sorta di piccola "vetrina" per tutti, vincitori e non ^_^

Per quanto mi riguarda, divulgo con doppio piacere questa iniziativa, non soltanto perchè amo scrivere, ma perchè ho il piacere di comunicare che uno dei pacchetti conterrà, tra gli altri, anche il mio libro!! E devo dire che è una bella emozione immaginare che sarà li' impacchettato insieme ad altri due "compagni di viaggio", in attesa di partire alla volta del fortunato vincitore (nello specifico, quello che si aggiudicherà il secondo premio!!)..

Ultimo, importantissimo dettaglio: la scadenza per l'invio dei racconti e' il 19 dicembre, percio' affrettatevi!!

Percio', in bocca al lupo a tutti i partecipanti, e come sempre, mi auguro che la mia favoletta piacera' a chi se la trovera' tra le mani!!!


martedì 4 dicembre 2012

MARGHERITA OGGERO - La collega tatuata

DOVE: Torino
QUANDO: in un autunno contemporaneo

Autunno cittadino. Vento pungente, luci dei lampioni che si riflettono giallognole sull'asfalto lucido, traffico congestionato, frotte di adolescenti imbacuccati nel look d'ordinanza che attraversano diretti tutto sommato con incedere allegro verso scuola. Ecco, una comune scuola di un qualsiasi quartiere  di una qualsiasi città, è lì che tutto comincia. Siamo all'inizio dell'anno scolastico quando l'affascinante Bianca De Lenchantin - impeccabile, tornita, un tantino snob - entra a far parte del corpo docente del Fibonacci suscitando una punta d'invidia nelle sue male assortite colleghe. Come la quarantenne caotica, acuta, ironica ed imperfetta che fa da voce narrante alla storia e che, trovatasi casualmente a sedere accanto alla nuova collega di francese durante una noiosa riunione di inizio anno, non puo' che provare istintivamente antipatia verso di lei, tantopiù che si sospetta sia stata l'avvelenatrice di Flick, l'amatissimo cane della sua amica Gina, il quale - ahime' - aveva pero' la poco apprezzabile abitudine di ficcare naso, muso e tutto il resto nei giardini altrui.
Quando pero' la biondissima De Lenchantin scompare nel nulla per essere poi rinvenuta cadavere, tutto cambia. Perchè la nostra brillante protagonista, a metà tra Jessica Fletcher e Bridget Jones, non puo' non provare un moto di umana pietà verso una vita spezzata. E decide - complice un fascinoso agente di polizia, ed alcuni indizzi stuzzicanti capitatili tra le mani per puro caso - di mettersi ad indagare. Chi ha potuto far del male alla collega bella e perfetta? E cosa significa quel piccolo tatuaggio intravisto appena sopra il polso della vittima, così fuori luogo in una donna tanto chic ed elegante?
Con una scrittura che scivola giu' deliziosa come una cioccolata calda, un romanzo da gustare in un pomeriggio grigio, piovoso e musone come questo. ( e non mi dilungo più di così, trattandosi di un giallo....^_^ .. Buona lettura!!)


UN ASSAGGIO:

"Lunedi 13 ottobre aveva grandinato casini e scocciature. Il lunedì e' sempre un giorno maligno, gli allievi son tutti sbadiglianti e io pure, ma loro arrivano anche col contagocce - due alle otto e dieci, tre alle otto e un quarto, uno alle otto e venti: io ho perso il pullman, a me non è suonata la sveglia, il motorino non partiva o anche niente del tutto come giustificazione - e io ogni volra a ripetere che la scuola non è un  bar che la puntualità è rispetto del prossimo eccetera, poi è ovvio che non si puo' interrogare, la dispensa dalle interrogazioni il lunedi' è un diritto acquisito e chi lo nega è come minimo fascista. Per non calar del tutto le braghe facendogli fare i cosiddetti esercizi di comprensione dei testi - cioe' scopiazzature malcucite inframezzate da resoconti dettagliati e non sommessi sui trascorsi della domenica - non resta che spiegare l'impianto della Vita Nuova o i legami fra la tradizione epico-cavalleresca e il Furioso o quel che tocca, sperando che, verso le nove, nove e mezzo, qualcuno ti faccia una domanda pertinente e non apra la bocca solo per dirti che va al cesso.


venerdì 30 novembre 2012

LYMAN FRANK BAUM - Il Mago di Oz

DOVE: in un mondo favoloso dove si scontrano Bene e Male
QUANDO: fine dell'800.

Chi di noi non ha ben presente in testa il film musicale del 1939? Quello, per intenderci, con una Dorothy attempatella ed un leone che oggi sarebbe stato frutto della realtà virtuale, anzichè ore e ore di sapiente make-up. Ammetto di conoscerlo a memoria; eppure, solo nelle ultime settimane, ho per la prima volta preso tra le mani la versione originale, il classico che Lyman Frank Baum (nato alla metà dell'Ottocento da una famiglia che aveva fatto una discreta fortuna grazie ai pozzi petroliferi, e morto povero in canna una sessantina d'anni dopo, dopo aver dissipato le fortune paterne dedicandosi con scarso successo alle attività più disparate, dall'avicoltore al direttore di teatri al venditore di porcellane porta a porta) diede alle stampe nel 1900.

La trama, immagino, è presto detta: la piccola Dorothy che vive con gli amatissimi zii e il sanguigno cagnetto Toto in una solitaria fattoria nella silenziosa vastità del Kansas, il tornado che la solleva e la depone in una terra sconosciuta, popolata di bizzarri abitanti, l'amicizia con lo Spaventapasseri, l'Uomo di Latta e il Leone Codardo, il loro viaggio fiducioso lungo la strada lastricata di mattoni gialli alla ricerca dell grande e potente Oz, il mago che saprà dare loro cio' che cercano. E poi la perfida strega dell'Ovest, che tenta in tutti i modi di ostacolarli, e che i quattro dovranno affrontare se vorranno ottenere quanto richiesto: un cervello, un cuore, il coraggio ed il viaggio di ritorno alla volta del Kansas.
Ma perchè proporre una storia un tantino demodè - e certamente più "cruda" delle storie che siamo abituati a raccontare oggi ai nostri bimbi: qui si fanno saltare teste ai lupi senza tanti complimenti! ^_^ - quando la letteratura per l'infanzia propone già tante storie più moderne? Io stessa, dopotutto, ho pubblicato una favola; eppure penso che il messaggio di Baum sia ancora estremamente attuale, se vogliamo ascoltarlo; ed un po' come ho fatto a suo tempo per Cuore, anche stavolta voglio dedicare spazio ad un classico forse un tantino dimenticato...
< ATTENZIONE: SPOILER!! la storia, immagino, sia ben nota, eppure vi avviso che  nelle prossime righe verranno anticipati dettagli della trama che potrebbero togliere la sorpresa a chi non dovesse conoscerla...>
Dorothy è una bambina sola, con un desiderio, così come i suoi tre bizzarri compagni di viaggio desiderano qualcosa con tutta l'anima; e s'incamminano in un lungo, lunghissimo viaggio verso colui che puo' aiutarli. Un mago, anzi, il Grande e Potente mago che tutto sa e tutto puo' e verso il quale i piccoli Munchkin guardano con devozione ed indirizzano i quattro viaggiatori. Facile come bere un bicchier d'acqua, no? A chi non piacerebbe, avere qualcuno che possa esaudire qualsiasi desiderio? E va bene, la stradina lastricata di mattoni gialli non e' poi tutta rose e fiori, ci sono minacce e pericoli da affrontare, ma chi non lo farebbe, se sapesse che dall'altro capo c'è qualcuno in grado di realizzare un sogno?
Ma l'amara sorpresa è che Oz, tutt'altro che un mago grande e potente, non è che un ometto timido e spaventato, abbastanza ingegnoso da architettare una serie di trucchi in grado di camuffare la sua vera identita ai fiduciosi Munchkin, e che si serve di Dorothy e dei suoi tre amici per sbaragliare l'ultimo ostacolo alla sua libertà, la Perfida Strega dell'Ovest che già una volta l'ha sconfitto confinandolo nella Torre di Smeraldo. Che sarà pure di smeraldo, ma è pur sempre una fragile soluzione per chi teme continuamente un nuovo attacco dall'Ovest. Così, sgominata non senza rischi l'acerrima nemica, il piccolo Oz si trova davanti i quattro, arrabbiati, delusi dal dover attendere ancora per avere cio' che hanno richiesto, insistenti. E mentre l'ingegnoso ometto trova una scappatoia dall'ingarbugliata questione, ci rendiamo conto che tutto cio' che cercavano già lo avevano dentro di loro, in un bozzolo che aspettava solo di venire dischiuso. E a ben guardare, durante le lunghe e pericolose avventure che rafforzano la loro amicizia, quel bozzolo s'infrange mostrando ai lettori che in realtà ciascuno è in cerca di qualcosa che possiede; ed è così che nelle lacrime di dolore dell'Uomo di Latta, nell'ostinata testardaggine con cui il Leone prigioniero si rifiuta di cedere alla perfida strega, nelle acute, lucide soluzioni che lo Spaventapasseri propone nel momento del pericolo ci appare chiaro che un Cuore, il Coraggio, il Cervello li hanno già trovati prima ancora di arrivare. Che non è il traguardo, ma il viaggio a farci crescere, migliorare, a farci trovare cio' che ci manca; ma con gli occhi fissi alla meta, possiamo perdere di vista cio' che troviamo lungo la strada. O ancora peggio, con lo sguardo fisso avanti a chi crediamo possa aiutarci, perdiamo di vista noi stessi, cio' che possiamo fare, cio' che abbiamo fatto e di cui dobbiamo essere orgogliosi.
E se la vita ci mette davanti a delle difficoltà, dobbiamo tenere a mente che sono proprio quelle che tireranno fuori dal nascondiglio più profondo della nostra anima le risorse necessarie per affrontarle.

In un'epoca di scorciatoie, "pappardelle pronte" su vassoi d'argento, perdita di valori, non mi pare poco.


UN ASSAGGIO:

"Mentre parlavano, i tre avevano continuato a inoltrarsi nella foresta. La strada era sempre lastricata di pietre gialle, ma sopra c'erano caduti tanti di quei rami secchi e foglie che a camminarci sopra si faceva una gran fatica.
C'erano pochi uccelli in quel posto buio e intricato, non si udivano ne' canti ne' trilli ma, di tanto in tanto, dal folto si alzava il cupo brontolio di qualche animale feroce. Ogni volta Dorothy sussultava con il cuore in gola e Toto, a coda bassa, le trotterellava alle calcagna, spaventato pure lui.
'Quanto tempo ci vorrà prima di uscire da questa foresta? ' Chiese al Taglialegna di Latta.
'Beh, non saprei. Non sono mai stato alla Città di Smeraldo, ma mio padre una volta ci ando', da giovane, e raccontava sempre che era stato un viaggio lungo e pieno di pericoli attraverso un territorio ostile; solo nelle vicinanze della città la campagna diventa di nuovo fertile e bella. Io, comunque, non ho paura, con il mio oliatore a portata di mano. Quanto allo Spaventapasseri, nessuno puo' fargli del male, imbottito di paglia com'è, e tu, per proteggerti, hai il segno del bacio della Strega Buona del Nord. Tutto a posto, no?'
'Già! E Toto?' strillo' Dorothy 'Chi proteggera' il mio Toto?'
'In caso di pericolo, ci penseremo noi, tutti insieme' Disse il Taglialegna di Latta.
Non aveva finito di pronunciare l'ultima parola che dalla foresta si alzo' un terribile ruggito e un istante dopo un leone enorme balzo' in mezzo alla strada. Con un colpo di zampa fece volare lo Spaventapasseri sul ciglio della strada poi, con i suoi possenti artigli, cerco' di colpire il Taglialegna di Latta. Ma, con sua grande sorpresa, gli artigli scivolarono sul metallo e l'unico risultato che ottenne fu di far cadere a terra l'ometto.
Il piccolo Toto, trovandosi davanti a un nemico in carne e ossa e non a una voce soltanto, ignota e terrificante, riacquisto' tutto il suo coraggio e abbaiando a più non posso si lancio' contro il leone, che subito spalanco' una bocca grande come un forno per divorarlo. Dorothy nel vedere che il suo amato cagnolino stava per fare una gran brutta fine, senza badare al pericolo si precipito' sul leone e lo schiaffeggio' sul muso con tutte le sue forze, gridando:
'Non osare di toccare Toto, lo sai? Vergognati, grande e grosso come sei, cercare di mordere un cagnolino!'
'Ma io non l'ho morso..' Borbotto' il leone, strofinandosi il muso là dove Dorothy lo aveva colpito.
'No, pero' ci hai provato. Sei un gran vigliacco, ecco.'
'Lo so' sospiro' il leone, chinando la testa vergognoso. L'ho sempre saputo, ma cosa posso farci?'"




martedì 13 novembre 2012

Con mille scuse per il ritardo.. parliamo di SWAP!!

Meglio tardi che mai, potrei banalmente dire.... ma d'altronde me lo sarei dovuto aspettare, quando ho scelto di partecipare al mio primissimo swap proprio nel pieno del trasloco, quando gli scatoloni si accumulavano dalla mattina alla sera con la stessa rapidità con la quale gli oggetti "sparivano" dalle mensole. Un lavoro immane, chi c'è passato lo sa; in ogni caso, è andata. E dalla mia nuova casa, finalmente connessa via ADSL, posso - con un ritardo mostruoso!! - finalmente ringraziare di cuore La Locanda Dei Libri e la sua "locandiera" Clody per aver organizzato il tutto... (scusandomi ancora per non essere riuscita prima di adesso a dare un mio segno di vita ^_^).

La mia abbinata è stata davvero una persona speciale; in primis, perchè è un'artista (anzi, sbirciate subito qui, qui e qui i suoi blog per farvene un'idea!); e poi perchè vive in un paese a me molto caro, per questioni affettive e di ricordi d'infanzia. Il Destino, dunque, ha voluto metterci lo zampino; ed è con grande piacere che, aprendo il pacchettino, ho trovato tutto cio' che vedete:


Il libro da lei scelto è davvero molto singolare, e cerchero' al più presto di dedicargli un post; posso dire pero' che, per lo stile arguto, il linguaggio deliziosamente "vintage", la semplicità di stile lo trovo azzeccatissimo. Da un'artista, non ci si puo' certo aspettare la banalità ^_^. Grazioso e piacevole, così come piacevole è stato ricevere una cartolina con l'immagine del mio poeta preferito ed un quadernetto dedicato ai "desideri", il che per una scrittrice nonchè grafomane come me è un invito a nozze. Come a dire, "Maccaroni, m'avete provocato...."^_^
E, per finire, assieme ad una lettera (che bellezza riscoprire il piacere di aprire la busta e trovare un foglio manoscritto, carta e penna come ai vecchi tempi!!!), una sua piccola creazione,  bellissima anche nel significato: l'innaffiatoio magico...

Alla cara Cristina posso solo dire che il suo piccolo annaffiatoio sta facendo il suo dovere; negli ultimi mesi si sono susseguiti tanti cambiamenti nella mia vita, quanti forse prima d'ora avevo accumulato solo nel corso di anni.
Un grazie di cuore a lei per il suo pensiero, e di nuovo a Clody che ha voluto organizzare lo swap per darci l'occasione di conoscere meglio gli altri "naviganti" dei blog letterari ^_^


domenica 11 novembre 2012

ANNE BRONTE - Agnes Grey

DOVE: Nord dell'Inghilterra
QUANDO: metà del Diciannovesimo Secolo.

Anne, la piccolina di casa Bronte, si cimenta anch'essa con la letteratura; e seppure forse di minor impatto emotivo rispetto a Cime Tempestose e Jane Eyre, capolavori delle sue sorelle maggiori, ho comunque gradito molto questo breve viaggio nella sempre piacevole Inghilterra Vittoriana, dove nel verde della campagna inglese la giovane Agnes Grey decide di rimboccarsi le maniche e prendere in mano la sua vita. La sua famiglia, un tempo benestante, cade in disgrazia dopo che il padre, con qualche leggerezza, si affida ad investimenti quantomeno traballanti e la giovane Agnes, lasciata con gran dolore i genitori e la sorella Mary, sceglie quella che per molte delle sue contemporanee era la via più semplice verso l'indipendenza economica: diventare una governante. Così come la tenace Miss Giddens de Il Giro di Vite, o la colta e brillante Jane Eyre dell'omonimo romanzo di Charlotte. Peccato che, rispetto a queste ultime, il destino di Agnes si riveli ben più arduo; i giovani pupilli a lei assegnati dalle due famiglie presso le quali si trova a prestare servizio, infatti, si rivelano ben presto indisciplinati e viziati fino alla malvagità. Ben diversi, quindi, dalla dolce e boccolosa Adele, cui dedica le sue attenzioni Jane, e dai seppur tormentati Miles e Flora affidati alle cure di Miss Giddens, per i quali l'ambiguità di carattere e le piccole malvagità possono trovare una seppur magra giustificazione nell'essere prodotte sotto l'impulso di una qualche entità sovrannaturale. Perchè quello contro cui combatte Agnes, è quanto di più tristemente concreto possa esistere: la ricchezza che genera spesso indolenza, disinteresse verso i figli, incapacità di apprezzare il bello. Eppure lei, tenacemente, procede dritta verso la sua strada, dispensando consigli, forte dell'esempio della propria famiglia lontana eppure sempre viva nel suo cuore, e della tenera amicizia con il signor Weston, giovane curato dalla mente brillante e dai saldi valori. Intorno a lei, la natura, le lunghe, silenziose passeggiate lungo strade sterrate di campagna al seguito delle capricciose damigelle che invano tenta di educare alla moderazione, alla semplicità, all'amore verso il prossimo, le austere dimore di famiglia, tanto lussuose quanto fredde, circondate da parchi dalla bellezza sfolgorante che pero' non aiutano la piccola Agnes a rimpiangere meno la sua piccola, modesta eppure calda casa d'infanzia.

UN ASSAGGIO:

"Il terzo mattino dopo il ritorno da Parco Ashby mi svegliai presto: il sole filtrava attraverso le imposte e pregustai il piacere di attraversare la città silenziosa e di raggiungere la spiaggia deserta, mentre metà del mondo ancora dormiva. La decisione non fu lunga, nè l'esecuzione lenta. Naturalmente non volevo disturbare mia madre, così scesi le scale senza far rumore, aprii la porta cautamente e mi ritrovai in strada mentre l'orologio della chiesa batteva le cinque e tre quarti. Dalle stesse strade sentivo sprigionarsi un senso di freschezza e vigore; poi, districatami dalla città, posai i piedi sulla sabbia e guardai l'ampia baia luminosa che mi si stendeva davanti: non ho parole per descrivere l'intenso, limpido azzurro di mare e cielo, la luce del sole del mattino, splendente sulla curva barriera di rocce scoscese sormontata da tumide verdi colline, sulla distesa di sabbia bianca, sui bassi scogli affioranti che il manto di muschio e alghe rendeva simili a piccole isole erbose, e soprattutto, sull'intenso sfavillio delle onde. E poi l'indicibile fragrante purezza dell'aria! Calda quanto bastava a rendere gradevole la brezza, sufficientemente ventilata per mantenere un fremito sull'intera distesa del mare e sospingere le onde impetuose fin sulla riva con uno scintillio di spuma, come pazze di gioia."