sabato 23 gennaio 2016

Matthew Dicks - L'amico immaginario
















DOVE: nella provincia americana
QUANDO: nei giorni nostri

Poesia a piene mani, e tanta tanta delicatezza nel trattare un tema duro come l'autismo da un punto di vista assolutamente non convenzionale.
Questo, in breve, il succo di un romanzo che mi ha conquistato fin dalla prima riga, togliendomi il fiato e trasportandomi in un mondo pieno di una amara dolcezza; quello di Budo, amico immaginario. Nato per caso, come tutti gli amici immaginari, dalla fantasia di un bambino e destinato ad accompagnarne il cammino per un certo numero di anni, consolandolo, consigliandolo, incoraggiandolo.
Per quanti anni non è dato sapere, gli amici immaginari sono creature effimere nate dal nulla e destinate a svanire nel nulla all'improvviso, nel momento in cui il loro amico "reale" comincia inesorabilmente a crescere e a non aver più bisogno di loro. Nell'indifferenza di chi li ha creati, semplicemente muoiono, senza rancore, dissolvendosi a poco a poco. Così Budo ha visto svanire Graham, e così sa che accadrà un giorno a lui, e vive con pienezza questa sua precarietà, godendo delle piccole cose. Ma Budo è fortunato, perchè Max non è un bambino come tutti gli altri. Max ha nove anni, ed è autistico. E nel suo piccolo mondo interiore, Budo vive a lungo, molto più a lungo rispetto all'esistenza media di quelli come lui, destinata perlopiù ad estinguersi con la fine dell'asilo ed il passaggio alla scuola elementare.
Budo cresce, vive, accompagna Max nella sua piccola vita complicata di bambino"diverso", senza mai allontanarsi da lui se non quando dorme, fino a quando, all'improvviso, i due non vengono separati.
Max viene portato via dalla signora Patterson, la sua insegnante di sostegno, e svanisce nel nulla gettando nella disperazione i genitori ed il povero Budo, che mai fino ad allora era stato separato dal suo piccolo amico.
 La polizia indaga a vuoto, nessuna traccia, nessun indizio, nulla di nulla: Max sembra essersi dissolto come vapore.
E Budo? Budo sa, ma non puà parlare. O meglio, nessuno a parte Max è in grado di ascoltarlo, perciò cova la sua rabbia e cerca disperatamente un piano per salvarlo.
Ma sarà in grado di farlo, lui che non esiste se non nella mente di Max?
E Max, continuerà a credere in lui, consentendogli di esistere, adesso che sono separati?
 Una storia che appassiona e commuove, unica nel suo genere, piena di poesia e dolcezza dalla prima all'ultima pagina.
Un viaggio dal sapore particolarissimo, nella provincia americana e più in profondità, dentro il cuore e lo sguardo dei bambini e del loro mondo interiore, capace di straordinaria forza e di una fantasia davvero senza confini. E soprattutto, un viaggio nel mondo invisibile di quelle creature che, partorite dalla nostra fantasia, in essa vivono e muoiono, creature che sembrano incapaci di odiare, piene dell'entusiasmo verso il mondo che solo i bambini possono avere, specchi della loro innocenza e delle loro piccole e grandi paure.

UN ASSAGGIO:

"Max è dentro il gabinetto. Sta facendo la cacca, e non gli piace farla fuori casa. Max non fa quasi mai la cacca nei bagni pubblici.Però è l'una e un quarto e ci sono ancora due ore di scuola e lui non riusciva più a tenersela. Max cerca sempre di fare la cacca ogni sera prima di andare a letto, e se non ci riesce ci riprova la mattina dopo, prima di andare a scuola. Stamattina effettivamente ha fatto la cacca subito dopo colazione, quindi questa è una cacca extra.
Max odia le cacche extra. Max odia tutti i fuori programma.
Ogni volta che fa la cacca a scuola, cerca di usare il gabinetto per i disabili che sta vicino all'infermeria, così può stare da solo. Oggi però la bidella stava pulendo il pavimento dal vomito, perchè quando un bambino dice che gli viene da vomitare, la bidella lo manda sempre in quel gabinetto.
Quando Max usa il bagno normale, io mi metto fuori dalla porta e se arriva qualcuno lo avverto. Non gli piace che nei bagni ci sia qualcun altro, me compreso, mentre fa la cacca. Però gli piace ancora meno essere colto di sorpresa, e quindi a me permette di entrare, ma soltanto se è un'emergenza.
Emergenza significa che qualcun altro sta entrando per andare al gabinetto."

martedì 15 dicembre 2015

KATE DI CAMILLO - Lo straordinario viaggio di Edward Tulane

DOVE: in viaggio attraverso gli USA
QUANDO: inizi del '900

Ecco una storiella in cui mi sono imbattuta per caso, curiosando tra gli scaffali del reparto "ragazzi" della libreria. Chissà perchè. Forse è stata la copertina dal gusto retrò, o forse quell'assaggio sul retro della copertina:
"Apri il tuo cuore. Qualcuno verrà. Qualcuno verrà anche per te", che pareva strizzare l'occhiolino proprio a una mamma separata trentaseienne reduce da una serie (manco particolarmente lunga) di delusioni amorose che per carità, non hanno mai ammazzato nessuno, ma danno certamente una botta al tuo spirito positivo.
Insomma, per farla breve, ho deciso che Edward Tulane sarebbe venuto a casa con me, e così è stato.
L'ho divorato in un pomeriggio, scoprendo così una deliziosa storiella nata per i ragazzi ma perfetta anche per noi ragazzi "stagionati", in cui un coniglio di stoffa molto orgoglioso, molto soddisfatto, molto viziato e al quale era stato dato il pomposo nome di Edward Tulane, tutto ad un tratto perde tutto.
Perde la sua casetta confortevole in Egypt Street, i suoi vestiti eleganti, ma soprattutto perde Abileine, la bambina che prendendosi cura di lui lo aveva reso quello che era.
Improvvisamente solo, tra le onde gelide del mare, con una nave che si allontana e senza possibilità di chiedere aiuto il pupazzo si sente disperato e solo, ignaro del fatto che quello non è che l'inizio di una serie di capovolgimenti del destino, che a partire da una spiaggia ed un vecchio pescatore generoso lo porterà in un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, passando da un proprietario all'altro, da un vestito all'altro, da un nome all'altro.
E in questo viaggio, come spesso accade nei viaggi, il nostro amico riflette sul suo passato, e si rende conto di sentire immensamente la mancanza di Abileine, ma soprattutto si pente di non averla mai amata davvero, perso come era nella contemplazione di sè stesso e della sua perfetta, grassa soddisfazione.
Ma come può, un vecchio coniglio di stoffa, ritrovare la sua padroncina, partita anni prima per Londra?

Un racconto piacevole e pieno di speranza per tutti, grandi e piccini.
E se qualcuno si stesse chiedendo se alla fine, qualcuno è venuto, come prometteva alla sottoscritta la quarta di copertina, ebbene sì, qualcuno è venuto.
Evidentemente bastava aprire il cuore, come insegna Edward Tulane... ^_^

UN ASSAGGIO:

" Così scorrevano i giorni di Edward, uno dopo l'altro, senza che niente di notevole accadesse; oh sì, di tanto in tanto scoppiava un piccolo dramma domestico. Una volta, mentre Alibeine era a scuola, il cane del vicino, un boxer pezzato maschio che, per qualche strano motivo, era stato chiamato Rosie, s'intrufolò in casa senza essere invitato nè annunciato e sollevò la zampa contro il tavolo in sala da pranzo, spruzzando di pipì la tovaglia candida.
Poi trotterellò per la stanza, annusò Edward e, prima che il coniglio avesse il tempo di riflettere sulle implicazioni dell'essere annusato da un cane, si ritrovò tra le fauci di Rosie, che lo scrollava vigorosamente, sue e giù e avanti e indietro, righiando e sbavando."

mercoledì 9 dicembre 2015

AA VV - Storie del terrore da un minuto

DOVE e QUANDO: in diversi tempi e in diversi luoghi

Pur non essendo un'amante delle raccolte di racconti, di tanto in tanto mi ritrovo ad esserne attratta, specialmente quando trattano temi "stuzzicanti" come la paura, l'horror, il mistero.
Tra le primissime recensioni del mio blog spiccano i Racconti dei Vedovi Neri di Asimov,  originalissima raccolta di brevi storie a metà tra il giallo ed il test di logica, che anzi consiglio vivamente di inserire tra i regali natalizi di un appassionato del genere. In quel caso era stato non ricordo più quale programma alla radio ad averlo menzionato e ad incuriosirmi.
Stavolta è stato invece curiosando su Amazon che sono stata colpita (ed affondata) fin dalla copertina.
Cosa significa storie del terrore da un minuto? Esattamente questo. Racconti brevi, brevissimi, da mandare giù d'un fiato come i pasticcini da tè. Settantadue racconti per altrettanti autori ( e, badate bene, che tra di essi spiccano Michael Connelly, Neil Gaiman, James Patterson ed altri), il tutto condensato in poco più di centoventi pagine. Molti dei racconti non sono che poche, pochissime righe ma noi amanti della lettura sappiamo più che bene che ne bastano poche, pochissime, per produrre una miriade di emozioni.
Piccole istantanee, poco più di ombre fugaci nelle quali tutto può accadere. Presenze inquietanti. Incontri. Il destino che ti porta al posto sbagliato nel momento sbagliato. Spettri. Coltelli.
I miei preferiti? "Una storia brevissima" di Hollie Black,  "E bene che tu lo sappia" di Lemony Snicket, "Io non ho paura" di Dan Gutman, "Il mio peggiore incubo" di R.L. Stine.
Un libro che consiglio vivamente perchè dimostra - se mai ce ne fosse stato bisogno - che chi sa scrivere davvero riesce, con pochissime parole ben assestate, a generare nella nostra mente una storia. E se ancora dubitate di questo, vi invito a pagina 19, "La leggenda di Alexandra e Rose" di Jon Klassen, al quale di parole ne bastano davvero pochissime.....

UN ASSAGGIO:

"I genitori avevano detto a Russell che non c'era niente sotto il suo letto, ma lui non ci credeva.
Certo, suo padre aveva acceso la luce e sollevato i lembi delle coperte che sfioravano il pavimento, per mostrargli che non c'era nulla, ma la cosa che viveva sotto il suo letto era ritornata non appena le luci si erano spente di nuovo. La sentiva, ne avvertiva la presenza, certissima come se fosse stata parte di lui, e sapeva che da qualunque lato del letto avesse tentato di scendere, la cosa sarebbe riuscita a raggiungerlo e ad acciuffarlo.
Aveva dei tentacoli.
Fino a quando Russell fosse  rimasto perfettamente immobile sotto le coperte, fino a quando un piede o una mano non fossero sbucati fuori dal letto durante la notte, sarebbe riuscito ad arrivare sano e salvo fino al mattino.
Il problema era che Russell doveva andare in bagno.
D'urgenza."




mercoledì 18 novembre 2015

ANDREA DE CARLO - Due di Due

DOVE: Tra Milano e l'Umbria, passando per la Grecia
QUANDO: a cavallo tra la fine degli anni '60 e gli anni '80

Eccomi qui, con un ritardo a dir poco mostruoso. Continuo a ripromettermi di far riprendere al blog un ritmo regolare ma un po' i piccoli impegni quotidiani tra lavoro e figlio, un po' il computer vecchio che ti fa passare la voglia di accenderlo, finisco sempre per rimandare.
Ma andiamo con ordine, per quanto possibile.
Millenni fa, partecipai con immenso piacere ad un piccolo giveaway organizzato dal blog My Caffè Letterario, in occasione della bellissima iniziativa Io Leggo Perchè.
 Due i titoli in palio in tale occasione: il bellissimo Oceano Mare di Baricco (che io adoro e ho già letto, straletto e commentato) e un libro di Andrea De Carlo che mi aveva sempre incuriosito ma che ancora non avevo avuto il piacere di leggere. Detto, fatto: ho partecipato, e qualche tempo dopo, in un bel pacchettino giallo, l'ho ricevuto, mi sono messa comoda, e sono partita per questo nuovo viaggio. Tra l'altro, diretto verso una meta "inesplorata", almeno per quanto mi riguarda, dal punto di vista letterario: quegli anni della contestazione che i miei genitori hanno attraversato più o meno di striscio.
Eccoci qui, in un liceo della Milano benestante, dove tutto ha inizio. Siamo alla fine degli anni '60, la contestazione studentesca attendeva solo una miccia che la facesse esplodere quando Mario e Guido si incontrano. Timido il primo, fascinosamente asociale il secondo, stringono tra loro una solida amicizia che li legherà per anni, anche quando la vita e le scelte li divideranno. I primi amori, il motorino, le famiglie distaccate e prese dalla loro vita "bene", i banchi di scuola, le barricate, i megafoni, le assemblee.. e poi la maturità, il mondo improvvisamente - e inaspettatamente - a portata di mano, gli ideali, la voglia di credere in un mondo migliore, il proprio viso che, giorno dopo giorno, si trasforma al di là dello specchio ed improvvisamente ritrovare i lineamenti di un uomo là dove c'erano quelli di un ragazzo... I due attraversano talvolta insieme, talvolta a distanza, tutte queste tappe dolci e amare che costituiscono i tasselli della vita, accomunati entrambi dalla delusione e dalla nausea per la società in cui vivono, ma reagendo ad esse in maniera diametralmente opposta: Guido alternando una rabbia cieca a filo dell'autodistruzione con momenti di apatia e sconforto; Mario con costruttività e un ottimismo a un passo dall'utopia.
Tra una Milano rigida e schematica, una tappa in Grecia che ha il profumo della libertà e delle possibilità infinite, passando per Londra, l'Australia e una quieta coppia di casali - poco più di un rudere - lontano da tutto e tutti, nel cuore dell'Umbria,  due giovani italiani che sperano in un futuro diverso e migliore... esiste un tema più attuale di questo?

UN ASSAGGIO:

" Nei pomeriggi andavamo all'Università, pieni di aspettative fin da quando giravamo l'angolo della via. Ci aggiravamo nel fumo di sigaretta per le aule e gradinate dove si parlava di come trasformare tutto, e ci sembrava una dimensione molto più autentica e arrischiata di quella del nostro liceo.Eravamo affascinati dagli studenti universitari: dalle loro giacche di tela verde militare e la loro aria adulta, l'ironia e la conoscenza del mondo, la pericolosità pronta a manifestarsi.Ci rendevamo conto che era una specie di gioco romantico, dove ognuno si inventava un personaggio in base ai modelli letterari o storici o pittorici o musicali che aveva, ma in quella fase della nostra vita eravamo pronti a prenderlo per buono, usarlo come punto di partenza per le nostre fantasie.
Dai discorsi che ascoltavamo uscivano immagini di altri possibili mondi, realizzati in altri paesi o solo pensati, rimasti semplici disegni nell'aria. Tutti si erano messi a scavare nella storia lungo tracciati diversi da quello della nostra educazione scolastica: ogni giorno facevano nuove scoperte che quasi subito entravano in contrasto tra loro."

giovedì 30 luglio 2015

JAMES MATTEW BARRIE - Peter Pan

DOVE: Tra Londra e l'Isola Che non c'è
QUANDO: Inizio '900

Dopo l'Isola del Tesoro, di nuovo un superclassico delle letture destinate ai più giovani, e di nuovo pirati. Stavolta sulla trama c'è ben poco da dire... chi di noi non conosce, fosse solo per la memorabile trasposizione cinematografica della Disney, la storia del bambino che non voleva crescere, della sua capricciosa amica fatata Trilly e di tutta l'allegra brigata di Bambini Smarriti? Quel che accade lo sappiamo già: Peter che smarrisce la sua ombra nella cameretta di Wendy e dei suoi due fratelli, i tre bambini che lo sorprendono mentre cerca di riattaccarsela col sapone, e partono con lui in un'avventura meravigliosa nell'Isola Che Non C'è, tra indiani, pirati, sirene, fatine luccicanti e coccodrilli che hanno inghiottito una provvidenziale sveglia, la quale ( "tic toc tic toc tic toc") avverte i malcapitati del suo lento avvicinarsi.
Quel che va detto però è che l'atmosfera del libro, pur non raggiungendo l'intensità dark del mondo creato da John Connolly (qui la recensione del suo "Il Libro delle Cose Perdute"), lascia comunque l'amaro in bocca. Tanto per cominciare, qui si combatte, e sul serio. Peter poi, per quanto affascinante, si mostra ben presto nella sua vera essenza di creatura volubile ed egoista (prevedibile, dopotutto, considerando che si tratta di un eterno bambino), che, mollata la paziente Wendy a far da mamma ai suoi scombussolati compagni, riprende ben presto le sue scorrerie avventurose attraverso l'isola, dimenticandosi quasi di lei e dei suoi due fratelli.
I tre piccoli Darling, dal canto loro, subito avvolti nel turbinio adrenalinico di mille avventure, dimenticano ben presto i loro amati genitori, lasciandosi dolcemente cullare da quella sorta di malsano oblio che l'Isola sembra portare,come effetto collaterale, per chi la visita.
E che ne sarà di loro, quando cadranno tutti prigionieri del temibile Capitano Uncino e della sua ciurma sanguinaria?
E Peter? Riuscirà a sfuggire alla sleale trappola tesagli da Uncino, ed a salvare sè stesso e i suoi compagni?
L'inevitabile lieto fine (è pur sempre un racconto per ragazzi, dopotutto!) richiederà ai tre piccoli londinesi ed ai loro nuovi amici di sfoderare tutto il coraggio dei loro cuori di bambini.
Intanto, nella lontanissima Londra, i due genitori e l'affezionatissima cagnolona-bambinaia Nana, si struggono di dolore per la misteriosa scomparsa dei tre piccoli....
Stile semplice, deliziosamente ironico, poetico a tratti, per trattare l'annoso contrasto tra l'arido e sterile mondo degli adulti e quello, passionale e a tratti crudele dell'infanzia.

PS: Il finale - badate bene, un finale diverso rispetto a quello proposto da Disney ^_^ - è semplicemente delizioso.....


UN ASSAGGIO:
"Alla signora Darling piaceva fare le cose per bene e il signor Darling non voleva essere da meno dei vicini, perciò non c'è da stupirsi se assunsero una bambinaia. Siccome però essi erano poveri, e tenendo conto della grande quantità di latte consumata dai bambini, questa bambinaia fu una grossa cagna di Terranova che non era appartenuta in particolare a nessuno finchè i Darling non l'avevano presa in casa. Nana aveva sempre tenuto in grande considerazione i bambini. I Darling, infatti, avevano fatto la sua conoscenza ai giardini di Kensington, dove essa passava la maggior paere del suo tempo libero ficcando il naso nelle carrozzelle dei bambini. Era perciò molto odiata dalle bambinaie sbadate che essa seguiva fino alle loro case e accusava di negligenza presso le padrone.
Nana si dimostrò subito un tesoro di bambinaia. Era un piacere vederla quando faceva il bagno ai bambini, e si poteva essere certi che balzava in piedi a ogni momento della notte se li udiva piangere o agitarsi nei loro lettucci.
Naturalmente il suo canile era nella stanza da letto dei piccoli Darling.
Nana aveva un intuito particolare per capire se la tosse era una cosa da niente, o se occorreva avvolgere il collo in una sciarpa di lana. Fino all'ultimo giorno della sua vita ebbe fiducia nei medicamenti antichi, come le foglie di rabarbaro, e manifestò con sordi brontolii il suo disprezzo per tutte le sciocche fandonie sui bacilli e cose del genere."

mercoledì 8 luglio 2015

ROBERT LOUIS STEVENSON - L'isola del Tesoro

DOVE: Tra Inghilterra e Caraibi
QUANDO: Diciottesimo Secolo

Alla fine, è arrivata l'afa. Sudore, zanzare, rari aliti di vento tiepido che fanno tirare di tanto in tanto una boccata d'aria. Giornate lente e bollenti come in un girarrosto. Metteteci pure che ho già consumato le mie ferie il mese scorso... insomma, il risultato è una grande, sterminata nostalgia del mare. Sarà per quello che all'improvviso, alla soglia dei trentasei anni, mi è venuto il desiderio improvviso di leggere una bella storia di pirati, viaggi in mare, salsedine, vele ondeggianti al vento e navi che tagliano le creste spumeggianti delle onde. Detto, fatto, mi sono gettata a capofitto in un classico dei classici, la madre di tutte le storie di pirati, quella che - per farvi capire - ha partorito l'immagine leggendaria di Long John Silver, gamba di legno e pappagallo ammaestrato sulla spalla, stereotipo del pirata nei secoli a venire. Divorato in tre giorni o poco più, tanto è scorrevole e avvincente.
La storia è abbastanza semplice: siamo sulla costa inglese nel millesettecento e qualcosa, poco distante da Bristol. Il giovane Jim Hawkins, ragazzino dall'animo avventuroso, aiuta i suoi genitori a gestire la Locanda dell'Ammiraglio Benbow, piccolo albergo che offre ospitalità e cibo caldo alla gente di mare di passaggio. Un posto tutto sommato tranquillo, che consente loro di vivere dignitosamente ma senza lussi, finchè un personaggio tanto sudicio quanto misterioso non fa ingresso nelle loro vite. Si fa chiamare il Capitano, e a parte l'apparenza poco raccomandabile e una malsana passione per il rhum in un primo momento non sembra creare problemi particolari alla famiglia di Jim, fino a quando non cominciano a presentarsi alla locanda alcuni ceffi dall'aspetto - se possibile - ancor meno raccomandabile, che sembrano avere con il Capitano delle vecchie questioni in sopeso.
E cosa accade quando, alla morte di costui, Jim scoprirà tra i suoi averi una carta che ha tutta l'aria di essere la mappa di un tesoro? Resisterà alla tentazione di partire per un viaggio avventuroso? Inutile dire che no, lui non resiste, e si imbarca assieme al Dottor Livesey - colui che ha seguito fino all'ultimo la lenta malattia del papà di Jim, nonchè la truce morte del Capitano -e ad altri uomini, unico ragazzo a bordo della Hispaniola, dove conoscerà ben presto la duplicità, l'inganno, la crudeltà e il cinismo degli adulti, resi avidi dalla prospettiva di ricchezza. E quell'equipaggio di uomini esperti reclutati dall'armatore in tutta fretta, sarà poi affidabile?
Un classico dell'avventura, pieno di adrenalina, spruzzi di spuma, odore di polvere da sparo, assalti all'arma bianca, sangue e sudore, scricchiolio del legno cullato dalle onde, fiumi di rhum, tatuaggi, canzonacce da ubriachi intorno al fuoco, emozioni, coraggio e tradimenti, oltre all'immancabile Jolly Roger, la bandiera con il teschio e le ossa incrociate sul fondo nero, insomma un perfetto mix di ingredienti per una lettura da ombrellone ^_^.
L'ho adorato, e non ho potuto non comprare la versione ridotta per mio figlio di sei anni, che non vedo l'ora di leggere assieme. Perchè, malgrado io sia anche una grande lettrice dei contemporanei, non posso negare che i classici hanno per me un fascino diverso, unico particolare ed inarrivabile....

UN ASSAGGIO:
Il signor Trelawney aveva preso alloggio in un albergo vicino al molo per poter dirigere i lavori sulla goletta. Eravamo diretti lì, e con mia grande gioia la strada correva lungo le banchine costeggiando una fila di bastimenti di ogni forma, attrezzatura e paese. Su qualcuno i marinai accompagnavano il lavoro con il canto; in altri vedevo sopra la mia testa uomini sospesi in aria da fili che non sembravano più grossi di una ragnatela. Benchè avessi trascorso sulla spiaggia tutta la mia vita, mi pareva di non essermi mai avvicinato al mare prima di allora. L'odore del catrame e quello della salsedine mi sembravano nuovi. vedevo le più straordinarie polene che avevano percorso mari lontani. Vedevo parecchi marinai anziani con anelli alle orecchie, baffoni arricciati, codini incatramati, e quella loro ondeggiante goffa andatura. Non avrei provato maggiore entusiasmo se avessi visto re o cardinali.
Io stesso stavo per prendere il mare; e in una goletta, con un nostromo che suonava il piffero, e marinai con i codini incatramati che cantavano; in mare, verso un'isola sconosciuta, alla ricerca di tesori nascosti! Mentre mi andavo cullando in questo sogno, arrivammo improvvisamente di fronte ad un albergo e incontrammo il signor Trelawney, vestito da ufficiale di marina con una divisa di pesante panno blu, che stava uscendo con il sorriso sulle labbra e imitando alla perfezione l'andatura dell'uomo di mare.

domenica 7 giugno 2015

ANTOINE DE SAINT EXUPERY - Volo di Notte e L'Aviatore

DOVE: in volo sopra al Sudamerica
QUANDO: agli inizi del '900

Decisamente, la Newton Compton continua ad avere il merito di proporre, a un prezzo tutto sommato contenuto, piccole "chicche", testi meno noti di autori celebri che costituiscono uno sfizioso spuntino per gli amanti dei classici come me.
Ecco qui che nel cestone di un supermercato mi imbatto in Antoine de Saint Exupery, il cui Piccolo Principe è stato uno dei miei primi approcci al mondo della lettura ( assieme a Pinocchio e Alice nel Paese delle Meraviglie) ed ha poi continuato ad accompagnarmi, anno dopo anno, con il suo preziosissimo spirito poetico. Stavolta però, l'occasione era ghiottissima, perchè il romanzo in questione  ( o sarebbe meglio dire, la coppia di racconti) rappresenta una finestra autobiografica nella quale l'autore racconta la sua esperienza di pilota. Potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di viaggiare seduta a fianco ai coraggiosissimi pionieri che, quando l'aviazione muoveva i primi traballanti passi sui cieli del mondo, si lanciano in una sfida contro i limiti dell'uomo per congiungere tra loro luoghi lontanissimi, consentendo alla posta di valicare tempeste, montagne dai ghiacciai aguzzi e boschi intricati per raggiungere il calore di una casa nella quale dischiudere come un fiore profumato il proprio messaggio?
Eccoci dunque, in viaggio. E che viaggio, ragazzi. Perchè per noi gente del Ventunesimo Secolo pare tutto estremamente semplice, perfino superato, nell'epoca di Skype e Whatsapp. Imbucare una lettera è un gesto ormai desueto, ed in ogni caso senza alcunchè di miracoloso. La lettera viene inghiottita dalla cassetta in una parte del mondo e una più o meno solerte catena di uomini e mezzi fa sì che, qualche giorno dopo, venga depositata nella cassetta del destinatario, anche a centinaia di chilometri di distanza. In mezzo, una semplice routine.
Ma salite con Fabien su uno dei primissimi aerei, minuscoli agglomerati di metallo e luci che, in barba alle leggi della fisica - e sotto la spinta dell'ordine rigidissimo impartito da Riviere, responsabile del servizio postale - decolla in una notte di tempesta per consegnare la posta, da uno scalo all'altro, attraverso la Patagonia fino alla sua partenza per l'Europa, e vi renderete conto di quello che voleva dire, per questi uomini, compiere il loro lavoro.
Nella quieta notte sudamericana, mentre le città addormentate punteggiano il paesaggio con le loro migliaia di luci, sono in pochi a vegliare, sotto la tempesta che avvolge come un manto il cielo notturno.
Riviere, appunto, nel suo ufficio, insonne sotto il peso della responsabilità di aver preso forse la decisione sbagliata.
Fabien, in alto, in balia della nebbia e degli strumenti che non obbediscono, con l'occhio alla spia di carburante, insieme al telegrafista, piccoli esseri umani abbandonati a sè stessi in mezzo ad un uragano.
La moglie di Fabien, tormentata dall'ansia di un letto vuoto, in attesa di notizie che tardano ad arrivare.
Un racconto breve, denso di silenzi, pioggia e sentimenti, così come il secondo, quello in cui conosciamo Bernis - pilota esperto, infilato nella sua giacca che odora di naftalina - e il giovane allievo Pichon, a lui assegnato per il suo primo volo.
Anche in questo caso, emozione, adrenalina e la consapevolezza di essere testimoni di un qualcosa di umanamente miracoloso; il sogno dei sogni, l'uomo che smettere di essere ancorato alla terra ed è in grado di librarsi in volo sfidando forse uno dei più grandi limiti che la Natura sembrerebbe avergli imposto.
Quando il confine tra schiantarsi e atterrare era ancora tutto sommato labile, riscopriamo la meraviglia e lo stupore degli uomini comuni verso questi eroi moderni in lotta contro la forza di gravità.
Un delizioso balzo indietro nel tempo, che si legge d'un fiato, anche solo per il gusto di poter rivivere - con gli occhi degli uomini di allora - uno dei più grandi passi in avanti compiuti dal progresso.

UN ASSAGGIO:

"La moglie del pilota, svegliata dal telefono, guardò il marito e pensò:
'Lo lascio dormire ancora un po''
Lo guardava. Le piaceva quel torace nudo, ampio, carenato come una bella nave.
Lui riposava nel letto calmo, come in un porto, e, perchè nulla disturbasse il suo sonno, lei cancellava con un dito una piega, un'onda, un'ombra, quietava quel letto, come un dito divino il mare.
La donna si alzò, aprì la finestra e il vento le sferzò il viso. La camera dominava Buenos Aires. Da una casa vicina, dove si ballava, giungevano melodie portate dal vento, era l'ora del piacere e del riposo. La città racchiudeva gli uomini in centomila fortezze; tutto era calmo e sicuro; ma alla donna pareva che stessero per gridare 'all'armi!' e un solo uomo, il suo, sarebbe accorso.
Lui dormiva ancora, ma il suo sonno era il riposo tremendo dei soldati in trincea in procinto di esporsi al fuoco. Quella città addormentata non lo proteggeva: le sue luci gli sarebbero parse un nulla quando si fosse sollevato, giovane dio, dal loro sfavillio. Lei guardava quelle braccia forti che, tra un'ora, avrebbero tenuto in pugno il destino del corriere dell'Europa, responsabili di qualcosa di grande, quasi la sorte di una città"