DOVE: a spasso nell'universo
QUANDO: avanti e indietro nel tempo, partendo dagli anni '80 del pianeta terra.
Rieccomi qui, con Douglas Adams. Dopo la Guida Galattica, ho preso gusto al suo stile scorrevole ed alla pungente ironia, e dopo un po' ne ho sentito la mancanza. Pur non essendo - come dicevo nella prima recensione - nè un'appassionata nè un'esperta del genere, le strampalate avventure di Arthur Dent mi hanno conquistata. E, confesso, il secondo capitolo della sua bizzarra saga mi è piaciuto forse anche più del primo. Per dirne una, mi fa impazzire l'idea degli esuli del pianeta Golgafricham; non voglio rovinare la sorpresa a coloro che si avventureranno tra le pagine di questo libro: mi limito a dire che la trovo una storia nella storia a dir poco geniale nella drammaticità della sua ironia.
Ma procediamo, per quanto possibile, con un certo ordine; prepariamoci ad abbandonare letti, divani, treni sferraglianti - o qualunque sia il luogo in cui ci troviamo materialmente quando apriamo il libro - per essere catapultati nella solitudine gelida dell'universo, in una grossa e solida astronave all'interno della quale vagano nella fissa solitudine delle stelle i nostri protagonisti. Zaphod Beeblebrox, egocentrico ma poco autoritario Presidente della Galassia; Ford Prefect, autostoppista spaziale originario di Betelgeuse; Marvin, robot incline all'autocommiserazione, e i due ultimi superstiti dell'ormai scomparso pianeta terra: Trillian e Arthur Dent, appunto, il quale, rassegnatosi ormai all'idea di dover vagabondare senza meta nel gelo del cosmo, cerca disperatamente di alleviare il vuoto che lo attanaglia cercando di procurarsi perlomeno una buona tazza di tè.
La missione di questa variegata compagnia è apparentemente complessa: trovare la persona che governa davvero l'universo. E per farlo, inevitabilmente ci saranno salti spazio-temporali, esplosioni, viaggi interstellari, navi spaziali distrutte, il tutto condito con lo spirito, l'ironia e l'intelligenza che caratterizzano la penna dell'autore.
Di galassia in galassia, stavolta ci spingeremo fino ai confini dello spazio-tempo, in un bizzarro ristorante di lusso nel quale è possibile mangiare assistendo nel contempo alla creazione dell'universo stesso; arriveremo nella squallida e pestilenziale Ranonia per affrontare il Vortice, l'orrenda tortura cui nessun essere vivente è mai sopravvissuto, conosceremo il popolo di Golgafricham, in fuga e alla deriva da decenni, in cerca di un nuovo pianeta da colonizzare; e transiteremo su Orsa Minore Beta, dove risiede la casa editoriale Megadodo, editrice della Guida Galattica per gli autostoppisti, appunto.
So che chi non ama il genere storcerà il naso; suona tutto terribilmente "metallo, esplosioni, guazzabugli tecnologici, gravità zero", eppure nel secondo libro come nel primo c'è anche molto, molto di più... Ci sono spunti di riflessione continui sul nostro stato di piccoli esseri umani a cospetto del cosmo; c'è tanta tanta ironia, c'è la capacità di affrontare con leggerezza concetti complessi come il senso stesso della vita, e le leggi che governano l'universo.
E, sempre senza spoilerare nulla, vi invito ad intraprendere questo viaggio, pagina dopo pagina, fino ad incontrare insieme ai protagonisti l'uomo che governa davvero l'universo.
Lo adorerete :-)
UN ASSAGGIO:
"In una stanza di uno dei bracci del ristorante un uomo alto e sottile scostò una tenda, e di colpo l'oblio lo guardò in faccia.
Non era, in effetti, una gran bella faccia, forse perchè l'oblio l'aveva guardata troppe volte. Innanzitutto era troppo lunga, poi gli occhi erano troppo incavati e cerchiati, infine le guance erano eccessivamente infossate e le labba eccessivamente sottili. Senza parlare dei denti, che sembravano vetri di finestra appena lavati. Le mani che reggevano il lembo sollevato della tenda erano anch'esse lunghe e sottili, e per di più fredde. Dal modo in cui stavano posate, leggere e nervose, sulla stoffa, si sarebbe detto che se il loro proprietario non le avesse sorvegliate come un falco avrebbero potuto sgattaiolare via per conto proprio per fare cose innominabili in qualche angolo.
L'uomo lasciò cadere di nuovo la tenda, e la luce terribile che aveva giocato per un attimo sui suoi lineamenti andò a giocare su qualche superficie meno deprimente.
Girò su e giù per la stanza come una mantide che contemplasse la vittima che avrebbe mangiato per cena, poi si sedette su una sedia zoppa accanto a un tavolo da disegno, e sfogliò un giornalino di barzellette."
"Non sei mai stato il capitano Nemo intrappolato nel tuo sottomarino mentre la piovra ti sta attaccando?" (Dal film 'La Storia infinita')
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martedì 11 aprile 2017
DOUGLAS ADAMS - Ristorante al termine dell'universo
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martedì 15 novembre 2016
DOUGLAS ADAMS - Guida galattica per gli autostoppisti
DOVE: in giro per lo spazio
QUANDO: più o meno negli anni '80 del Pianeta Terra
Ecco un viaggetto che pregustavo da tempo, pur non essendo, lo ammetto, quel che si dice una estimatrice del genere fantascientifico (nè in formato cartaceò nè in quello cinematografico). Ma della Guida Galattica ho sempre sentito così tanto parlare, che non potevo non avventurarmi tra le sue pagine, prima o poi. E così, con l'acquolina in bocca, assolutamente digiuna di viaggi interstellari, mi sono lasciata andare.
Certo, per apprezzarlo bisogna essere, se non proprio degli appassionati del genere, perlomeno dei lettori privi di pregiudizi e pronti ad addentrarsi di tanto in tanto in qualche intricato ragionamento di statistica, probabilità e pensiero computazionale, che rallenta un tantino il ritmo altrimenti serrato della storia. Ma se siete pronti a saltare nello spazio interstellare, il risultato sarà un viaggio assolutamente appassionante e non convenzionale.
La trama è complicata da dipanare, se non si vogliono rovinare i piccoli e saporiti colpi di scena in cui si incappa, tra una pagina e l'altra; diciamo solo che siamo in un anonimo giovedì mattina nell'Inghilterra Sudoccidentale, e l'anonimo trentenne ed ex londinese Arthur Dent, impiegato in una radio locale, conduce la sua vita anonima in una altrettanto anonima casa destinata ad essere abbattuta per far posto ad una scintillante tangenziale.
Tutto inizia da qui, da una pigra e soleggiata mattina, in una casa di mattoni immersa in un giardino reso fangoso dal temporale notturno, con un bulldozer che borbotta scalpitando mentre Arthur, all'interno, l'umore grigio e il passo pesante, si lava per quella che probabilmente sarà la sua ultima mattina in quella casa.
Ecco, una di quelle giornate che sembrano pessime, e nelle quali - ti verrebbe da dire - tocchi il fondo, tanto che "peggio di così non può andare"...
Peccato che, per Arthur Dent, solitario, grigio ed apatico cittadino del Pianeta Terra, le cose stanno per andare peggio, eccome... Se perdere la propria casa per un intestardimento della burocrazia vi sembra già un evento disperato, cosa pensereste se vi dicessi che il piccolo e insignficante (se lo guardiamo dall'ottica dell'Universo) Dent sta per perdere il suo stesso pianeta?
E qui mi fermo, senza scendere più di così nei dettagli; perchè la guida galattica va gustata, pagina dopo pagina. Uno stile scorrevole, una storia di viaggi intergalattici, navi interstellari, creature poliformi, con un retrogusto un tantino retrò, di quella fantascienza "di una volta", di quando ancora ascoltavamo la musica con il mangianastri ignorando che un giorno avremmo avuto Spotify e YouTube.
Una storia ricca di umorismo ed autoironia, di robot umanizzati - anche troppo - e di esseri bicefali, di ricchi rampolli annoiati che intraprendono in autostop (anche questo, un termine dal sapore estremamente vintage) lunghi viaggi "low-comfort" attraverso le galassie, di misteriosi e leggendari fabbricanti di pianeti, di un asettico e distante Governo Galattico Imperiale, di irritabili e disgustose creature aliene, di immense navi spaziali dai lunghi corridoi metallici.
Ma non aspettatevi un libriccino tutto esplosioni nello spazio e tentacoli melmosi; questo è anche e soprattutto un libro che fa pensare. Uno di quei libri che - un po' come Flatlandia, che recensii millenni fa - mentre lo leggi ti dà la sensazione di dare "respiro" ai neuroni resi asfittici dall'era degli smartphone. Perchè qui, al di là dei salti interstellari, si parla di convivenza e conflitti tra i diversi, di grandi domande e grandi risposte, degli intrecci imperscrutabili del destino e del senso recondito della vita sul nostro pianeta.
Un libro che ti cattura e si fa leggere in poche ore, ma che ti lascia dentro un piccolo germoglio di riflessione su chi siamo noi, all'interno dell'immensità dell'universo.
UN ASSAGGIO:
"Il prostetnico vogon Jeltz non era piacevole a vedersi. Nemmeno per gli altri vogon. Il suo nasone a volta saliva alto sopra la piccola fronte da porcello. La sua pelle verde scuro, gommosa, era abbastanza spessa da permettegli di giocare bene al gioco della politica del Servizio Civile vogon, ed era abbastanza impermeabile da permettergli di sopravvivere tranquillamente, senza effetti collaterali, a una profondità sottomarina di trecento metri.
Non che lui andasse mai a nuotare, beninteso. Era sempre troppo occupato per farlo. Il suo aspetto era quello perchè miliardi di anni prima, quando i vogon erano usciti strisciando dai pigri mari primordiali di Vogsfera ed erano approdati ansimanti alle rive vergini del pianeta, quando i primi raggi del giovane brillante Vogsole loi aveva investiti col suo splendore, era successo che le forze dell'evoluzione avevano rinunciato ad occuparsi di loro: si erano come tirate in disparte, disgustate, e li avevano esclusi dal loro elenco, considerandoli un orrido ed increscioso errore. Così, i vogon non si erano più evoluti. Anzi, non sarebbero mai dovuti sopravvivere."
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