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lunedì 19 settembre 2016

ROBERT LOUIS STEVENSON - Il dottor Jekyll e Mr. Hyde

DOVE: Londra, Inghilterra
QUANDO: metà dell'Ottocento

L'autunno mi rende nostalgica ed affamata di classici, e le giornate piovose mi spingono ad un inevitabile mix libro-plaid-gatto-divano, meglio ancora se il libro in questione è un buon classico della letteratura horror.
Premetto di non essere una cultrice del genere, perlomeno per quanto riguarda gli scrittori contemporanei... ma il fascino vintage delle atmosfere da brivido evocate dagli autori classici, a quello no, non resisto.

Da Frankenstein, a Carmilla, passando per Dracula e i racconti di Lovecraft... adoro immergermi nella lettura mentre magari fuori piove a catinelle, e mi godo una mattina di riposo in casa prima di andare al lavoro. E la storia del dr. Jekyll, studioso dall'irrefrenabile ambizione divenuto vittima e carnefice ad un tempo, incastrato come un'anima dannata nel suo stesso esperimento, è perfetta per i primi freddi autunnali. Si sorseggia lentamente ma in una mattinata, come una tisana bollente, colpendoci con la forza dirompente della letteratura dell'ottocento inglese.
Strade umide e deserte, nebbia a velare i contorni dei palazzi come un sudario, un laboratorio di anatomia in semi-abbandono, individui misteriosi che si aggirano nelle notti londinesi macchiandosi di atroci crimini, un avvocato che cerca di riunire i pezzi del puzzle sperando di salvare il suo vecchio amico Jekyll da quella che ritiene sia la minaccia di un ricatto da parte dello spregiudicato e rabbioso Hyde. Pochi, semplici ingredienti ben miscelati, quelli che compongono la classica storia dello scienziato che, sfidando Dio, crea una pozione in grado di scindere le due metà intrinseche nell'animo umano: la parte buona e quella cattiva, il bianco e il nero, lo yin e lo yang.
Da un  lato, il dottor Jekyll: rispettabile, brillante, educato, uomo di grande statura fisica e morale, benefattore, umano, scienziato di pregio.
Dall'altra, il signor Hyde: di piccola statura, iracondo, violento, sgradevole, prepotente, misteriosamente sfuggente.
Inspiegabilmente, il primo nutre - e dichiara pubblicamente - stima ed affetto verso il secondo, al punto di chiedere al leale Utterton, amico di vecchia data prima ancora che avvocato, di custodire un testamento nel quale si dichiara Hyde erede universale delle fortune di Jekyll; da questo, e da una serie di vicende collaterali che per pura coincidenza incrociano la strada del giovane avvocato, quest'ultimo inizia ad insospettirsi ed indagare sul rapporto morboso che sembrerebbe legare i due individui, fino al tragico epilogo finale.
Storia classica, ho scritto, ma non lasciatevi ingannare credendo sia banale. Quella di Jekyll e Hyde è una storia che crediamo di conoscere, tanto ormai è divenuta quasi proverbiale, ma che va assolutamente letta.
Cosa accade, infatti, quando le due entità iniziano ad esistere in maniera distinta? La metà malvagia, l'orribile e demoniaco Hyde, accetterà di essere messo a tacere a piacimento del suo alter ego? E la parte buona, il rispettabile dottor Jekyll, è davvero così integerrimo da non lasciarsi corrompere dalla possibilità di compiere atrocità indicibili senza che la sua rispettabilità sociale ne venga intaccata?

E' davvero tutto così limpido e banale?
E basterà una contro-pozione a ripristinare l'ordine iniziale, rifondendo le due entità in un unico essere imperfetto?

Una storia, insomma, assolutamente da leggere, assaporare, sulla quale riflettere.


UN ASSAGGIO:

"Una domestica che viveva sola, in una casa poco distante dal fiume, era salita in camera per andare a letto. Per quanto a notte fonda fosse scesa una nebbia fitta sulla città, quelle prime ore erano terse e il vicolo su cui dava la finestra della sua camera era illuminato quasi a giorno dalla luna piena. Pare fosse donna di natura romantica, perchè seduta sul baule, appena sotto la finestra, s'era abbandonata sognanti fantasie. Mai ( e lo diceva con gli occhi pieni di lacrime tutte le volte che raccontava di quella vicenda) come in quella occasione si era sentita così in pace col mondo, e vicina al genere umano. Mentre se ne stava lì seduta si accorse della presenza d'un uomo anziano di bellissimo aspetto, con i capelli bianchi, che risaliva lungo la strada, nella sua direzione; gli andava incontro un altro signore, molto piccolo, cui lei sulle prime non fece caso. Quando si trovarono vicini l'uno all'altro (il che avvenne proprio sotto la sua finestra) il più anziano si inchinò avvicinandosi all'altro con fare molto cortese ed educato. Non sembrava che si trattasse di un problema di gran conto; anzi, dal modo in cui gesticolava, sembrava che stesse solo indicando la strada; mentre parlava, la luna lo illuminò in viso e la ragazza rimase a guardarlo con piacere, tanta era l'innocenza che quel volto pareva emanare, insieme a una nota di autocompiacimento e una sorta di aristocratico distacco. A quel punto lo sguardo della ragazza passò all'altro, in cui, con sorpresa, riconobbe un certo Mr. Hyde  che una volta era venuto a trovare il suo padrone e per il quale lei aveva subito nutrito una certa antipatia...."

mercoledì 2 marzo 2016

Jane Austen - Sanditon

DOVE: Sanditon, piccola località sulla costa inglese
QUANDO: inizio dell'800

Un libro particolare, che - va detto subito, a scanso di equivoci - non ha conclusione. Nel senso che parliamo di un manoscritto la cui stesura fu abbandonata dalla scrittrice a pochi mesi dalla sua prematura scomparsa; ma una storia che merita assolutamente di essere letta, perlomeno per tutte coloro che, come la sottoscritta, hanno amato le opere della cara e preziosissima zia Jane. Qui ritroviamo tutta l'essenza della Austen, la sua graziosa e pungente ironia, le sue signorine dall'ingegno brillante, il suo acuto spirito di osservazione per la società del suo tempo, i placidi e rassicuranti convenevoli delle famiglie borghesi, i sentimenti in boccio, l'assoluta e sorprendente modernità di certe immagini ed espressioni che la penna attenta di Jane sapeva cogliere e trasferire su carta, ad uso e consumo di noi donzelle moderne.
Forse con quest'opera - più che con le altre- ho sentito chiaramente il senso di perdita, la nostalgia per quello che Jane avrebbe ancora potuto regalarci, l'assoluta grandezza del suo spirito di donna forte e moderna, per il suo stile deliziosamente scorrevole, essenziale eppure efficace, per la bellezza dei personaggi femminili che il suo ingegno ha saputo creare.
In questa storia - o meglio, accenno di storia, rimasta in sospeso come un sogno dal quale il trillo della sveglia ci abbia interrotto - Jane ci porta a Sanditon, piccola e sconosciuta località balneare della costa inglese, sulla quale l'intraprendente Mr. Parker ha deciso di investire i propri risparmi e il proprio spirito, certo di renderla entro breve tempo una località alla moda in grado di competere con la ben più scintillante ed affollata Brighton.
Accanto a lui, la sua pacata ed accondiscendente moglie Mary; le due sorelle di lui - zitelle eccentriche ed ipocondriache; il fratello di lui, giovane pallido e timido, vittima delle prepotenti attenzioni materne delle due sorelle maggiori; ed ancora la spigolosa Lady Denham, ricca e virile dama dal carattere granitico, socia di Mr. Parker nell'ardua impresa di richiamare a Sanditon le ricche famiglie della borghesia londinese; Miss Charlotte Heywood, arguta e brillante figlia di un signorotto della vicina campagna nonchè gradita ospite dei Parker. E poi l'affascinante Sir Edward, nipote di Lady Denham, e Miss Clara, pupilla di quest'ultima oltre che ragazza di umilissime origini; tutti personaggi disegnati con l'inconfondibile tratto d Jane, preciso ed attento nel delineare i caratteri con tanta intensità da renderceli vivi.
Per il resto, poco altro da dire su questo - ahimè troppo breve - assaggio di ciò che una grande scrittrice aveva ancora in serbo per noi; non avrei nemmeno le necessarie competenze per addentrarmi di più nel terreno di critici letterari ed esperti conoscitori della zia Jane.
E, a proposito di questo, per tutti coloro che volessero approfondire la conoscenza di questa straordinaria donna e scrittrice, segnalo il piacevolissimo blog Un tè con Jane Austen, dove tra una tazzà di tè bollente ed un pasticcino potranno trovare una miniera di preziose informazioni.


UN ASSAGGIO:

"Nonostante il paese fosse composto quasi esclusivamente di piccole case, lo spirito dei tempi nuovi lo aveva conquistato - come Mr. Parker fece notare con un certo compiacimento a Charlotte - e due tre delle casette migliori erano abbellite da una tenda bianca e dal cartello 'Camere in Affitto'; inoltre, più avanti, nel piccolo cortile di una vecchia casa colonica, si potevano vedere due donne in eleganti abiti bianchi, con i loro libri e i seggiolini pieghevoli, e girando l'angolo del panettiere, si poteva udire il suono di un'arpa che proveniva dalle finestre del piano superiore.
Questa vista e questi suoni erano una vera benedizione per Mr. Parker. Non che avesse alcun interesse personale nel successo del paese: egli, infatti, considerandolo troppo lontano dalla spiaggia, lì non aveva costruito nulla,ma erano una prova considerevole del  crescente successo di tutta la zona. Se il paese riusciva a richiamare dei turisti, la collina avrebbe potuto fare il pienone. Egli prevedeva una stagione eccezionale. Nello stesso periodo (fine luglio), l'anno precedente non c'era un solo villeggiante a pensione in paese! Nè se n'era visto nessuno per tutta l'estate, ad eccezione di una famiglia di Londra venuta per l'aria di mare dopo la pertosse dei bambini, la cui madre non li lasciava neanche avvicinare alla riva, per paura che cadessero in acqua."

mercoledì 25 febbraio 2015

TRACY CHEVALIER - Strane Creature

DOVE: Lyme Regis, Inghilterra
QUANDO: Prima metà del Diciannovesimo Secolo.

Chi come me legge per il piacere di viaggiare non può non amare Tracy Chevalier, per la sua capacità di trascinarti sempre in realtà assolutamente particolari e suggestive.
Con lei ero già stata in giro tra Belgio e Francia, nelle botteghe dei tessitori di arazzi del Quindicesimo Secolo (qui la recensione); ma stavolta se possibile la meta del viaggio è ancora più insolita. Andiamo infatti a caccia di fossili nell'Inghilterra degli inizi del Diciannovesimo secolo, a cavallo tra i regni di Guglielmo e Vittoria, a Lyme Regis, nella contea del Dorset.
E' qui infatti che tre sorelle londinesi, Margaret, Louise ed Elizabeth Philpot vengono a vivere in seguito al matrimonio del fratello John, avvocato di successo nella City. In maniera nemmeno tanto velata, facendo leva sulla difficoltà di sostentamento che avrebbero nella ben più cara Londra senza un uomo a mantenerle, egli infatti caldeggia fortemente il trasferimento in questa minuscola località balneare nemmeno particolarmente in voga (o perlomeno, non quanto la ben più scintillante Brighton), dove avrebbero a suo dire potuto vivere in maniera più serena la loro condizione - ahimè - di zitelle.
Se Margaret, la più giovane delle tre e la più affamata di vita sociale, vive con sconforto questo esilio, le sue due sorelle trovano lentamente nella vita di provincia una loro equilibrata dimensione: Louise, appassionata di botanica, nella cura minuziosa del giardino del loro cottage mentre Elizabeth, grande divoratrice di libri di storia naturale, nelle lunghe passeggiate lungo la spiaggia in cerca di tesori.
Ed è in una di queste passeggiate che la colta Elizabeth si imbatte in Mary Anning, spettinata e focosa ragazzina che per aiutare un po' le ben misere finanze di famiglia ha preso l'abitudine di rivendere ai turisti le strane rocce che talvolta le capita di trovare, specialmente dopo le mareggiate, quando la furia del mare rosicchia parte della scogliera.
Tutto parte da qui, da una ragazzina dalle unghie annerite a furia di scavare e da un'insolita amicizia; Elizabeth prende la monella sotto la sua ala protettrice, portandola spesso a casa e mostrandole sui suoi libri come i "ninnoli" che lei vende ai turisti altro non sono che i resti fossilizzati di antiche creature dai nomi complicati; dal canto suo la giovane Anning ricambia queste attenzioni insegnando all'eccentrica signora di città dove trovare questi "ninnoli" ed aiutandola ad allargare la sua collezione.
Fino a quando la ragazzina non s'imbatte, per puro caso, in un "ninnolo" ben più grosso degli altri, un misterioso scheletro di roccia che sembrerebbe appartenere ad un coccodrillo, anche se la signorina Philpot insinua il sospetto che si tratti di qualcos'altro....

Un viaggio assolutamente unico nel suo genere, in un'epoca di grande fermento scientifico eppure di estrema chiusura mentale di fronte al "nuovo" che spaventa poichè mette in discussione i grandi pilastri sui si fonda una fede religiosa che nella piccola Lyme Regis ha radici ben profonde.....
Ammettere l'esistenza di creature che poi si sono estinte significherebbe infatti ammettere che il Signore abbia eliminato alcune delle sue creature perchè imperfette, il che ben possiamo immaginare quale tipo di ribrezzo  creava nell'ottuso bigottismo del tempo, perlomeno lontano dalle ristrette cerchie di intellettuali e dai loro convegni londinesi.
Metteteci poi che per le donne, al tempo, anche solo l'idea di partecipare a queste attività intellettuali era assolutamente proibita ed avrete la portata esatta della battaglia infuocata che la zitella Philpot decide di combattere: contro il bigottismo, contro le convenzioni sociali stantie, contro la discriminazione, affinchè il valore della scoperta di Mary Anning non venisse soffocato e soprattutto affinchè il merito della stessa venisse attribuito a lei, e non ad un accademico londinese che non ha mai messo piede sulla spiaggia di Lyme Regis, ma in quanto maschio è degno di essere menzionato sui trattati scientifici.
Una storia vera appassionante, fatta di Meraviglia (con la M maiuscola, quella che noi uomini del ventunesimo secolo forse non siamo più in grado di provare), di lotta ai pregiudizi, ma soprattutto di quella biozzarra miscela di fatica fisica, polvere e  inchiostro che ha consentito di ricostruire, negli anni, la storia del mondo come oggi la conosciamo.

E non nego un pizzico di commozione ( chi come me ama leggere e si affeziona ai personaggi dei romanzi puà capire di cosa parlo) nello scoprire, su uno dei libri di dinosauri con i quali mio figlio di quasi sei anni ora ama trascorrere il tempo libero, il nome di Mary, menzionata come autrice del ritrovamento del primo scheletro intero di Ittiosauro e successivamente di Plesiosauro.
Mary Anning, il cui nome rischiava di scomparire solo perchè donna, oggi viene ufficialmente ricordata come autrice dei ritrovamenti. La monella spettinata ha avuto giustizia.

(se qualcuno volesse leggere qualcosa a proposito di Mary, e vedere anche un suo ritratto, questa la pagina di Wikipedia)


UN ASSAGGIO:

"Tuttavia ci abituammo in fretta. Anzi, poco tempo dopo cominciammo a pensare che la nostra vecchia casa di Londra era decisamente troppo grande. Difficile da riscaldare a causa delle finestre enormi e dei soffitti altissimi, aveva nell'insieme dimensioni sproporzionate: la grandiosità sa di posticcio se non si accompagna alla vera grandezza. Il Morley Cottage era della taglia giusta, in tutti i sensi, per delle signore. Infatti credo che un uomo ci si troverebbe a disagio. John lo era quando veniva a trovarci: non faceva che picchiare la testa contro le travi ed inciampare sul pavimento, per guardare fuori dalla finestra doveva chinarsi e si muoveva goffamente sulla scala ripida. Solo il focolare in cucina era più grande del caminetto che avevamo a Bloomsbury.
A Lyme dovemmo abituarci anche alla ridotta vita di società. Essendo un po' fuori mano - la città più vicina, Exeter, si trova a venticinque miglia di distanza - ha una popolazione che, pur conformandosi alle regole della civile convivenza, non manca di personaggi bizzarri e imprevedibili. "

lunedì 7 maggio 2012

EMILY BRONTE - Cime Tempestose

DOVE: nella selvaggia quiete della brughiera dello Yorkshire, Inghilterra.
QUANDO: tra la fine del Diciottesimo e l'inizio del Diciannovesimo secolo.

Doverosamente, una premessa. Ricevo - con un po' di ritardo, dimenticandomi spesso di controllare la posta del blog, ahimè.. - un graziosissimo invito da Irene&Alessia del delizioso salottino di Cipria e Merletti, per la loro iniziativa dedicata alle sorelle Bronte. Personalmente, avevo già dedicato un post alla mia amatissima JANE EYRE ed ho inoltre da parte - sulla "rampa di lancio" dei prossimi libri di lettura - Agnes Grey, della più giovane delle tre, Anne. Non potevo quindi che scegliere la riservata Emily e quel suo capolavoro di passione, romanticismo, tormento e lande brulle battute dal vento che è Wuthering Heights. Aggiungo solo che stiamo parlando di uno dei primissimi libri entrati a far parte della mia biblioteca ( e del mio cuore), quand'ero poco più che adolescente, e che ho letto e riletto in più occasioni, riscoprendolo di volta in volta con occhi nuovi.
E come non innamorarsi di quei paesaggi solitari dello Yorkshire più selvaggio, che avvolgono la solitudine furiosa di Wuthering Heights, antica tenuta alla quale un cortese signor Lockwood si reca, in apertura, per conoscere e salutare il suo padrone di casa, l'ombroso signor Heathcliff? La quiete fredda e nebbiosa della brughiera pare riflettere l'animo di questo suo scontroso abitante, che pare ben poco propenso a ricambiare la cortese premura del suo nuovo inquilino.
E ben presto, attraverso le parole della sua governante Nelly, quest'ultimo potrà conoscere l'intricata, passionale ed oscura storia che lega Heathcliff alla sua massiccia dimora ed a quei solitari e burrascosi paesaggi. Egli infatti, un tempo silenzioso orfanello portato a Wuthering Heights dall'allora proprietario Mr. Earnshaw e cresciuto assieme ai suoi due figli Hindley e Catherine, ben presto si ritrova in balia di una oscura, irrefrenabile passione per la sorellastra che da quel momento in poi sarà la molla che darà la spinta a tutte le azioni della sua vita, a cominciare dalla pazienza certosina con cui, passo dopo passo, s'impegna a contrastare in ogni modo l'amore di lei per il giovane Edgar Linton. E tra il vento sibilante della brughiera, le vicende s'intrecciano ruotando attorno a questo amore tanto forte quanto distorto - un amore che è smania di possesso, ossessione, furia autodistruttiva.
Per antonomasia, la passione con la P maiuscola. Quella che, come le tempeste richiamate alla mente dal nome della tenuta, è tanto violenta da poter distruggere.

UN ASSAGGIO:

"Il pomeriggio di ieri s'era annunciato nebbioso e freddo: ed io avevo quasi una mezza idea di passarlo vicino al mio caminetto, piuttosto che mettermi in istrada attraverso l'erica e la fanghiglia verso la Tempestosa. Tuttavia, risalendo nella mia camera dopo il pranzo (NB: io pranzo tra mezzogiorno e la una. La governante, una rispettabile matrona che ho preso in affitto insieme con la casa, come una sua dipendenza, non ha saputo o voluto capire il mio desiderio d'esser servito alle cinque.) risalendo dunque i gradini con tale pigro intendimento, vidi proprio là nella mia stanza una giovane serva inginocchiata al suolo davanti al camino, circondata di spazzole e di secchi da carbone, che suscitava un fumo infernale nel cercar di estinguere le fiamme con monti di cenere. Tale spettacolo mi respinse immediatamente; presi il mio cappello e, dopo una camminata di quattro miglia, arrivai al cancello del giardino di Heathcliff, appena in tempo per ripararmi dai primi morbidi fiocchi di un gran rovescio di neve imminente.
Su quel nudo cucuzzolo di collina la terra era dura, nera, gelata; e soffiava un'aria pungente che mi faceva tremare per tutte le membra. Non riuscendo a levar la catena, scavalcai il cancello, e correndo lungo il viale lastricato che sparsi cespugli d'uvaspina costeggiano, mi misi a bussare perchè mi aprissero; picchiai a lungo, invano; le nocche mi facevano male e i cani urlavano."






martedì 24 gennaio 2012

THOMAS HARDY - Tess dei D'Urberville


DOVE: Dorset, Inghilterra
QUANDO: seconda metà del Diciannovesimo secolo

Se avete il debole per quelle belle storie strappalacrime in cui una povera fanciulla si ritrova sola ad affrontare povertà, fame ed insidie, Tess dei d'Urberville è la storia che fa per voi. Nella verde campagna inglese la giovane e bella Tess vive una vita semplice ma serena fino a quando, malgrado le rimostranze della giovane, i genitori non le impongono di recarsi fuori dalla Valle di Blackmoore - quello che, fino ad allora, era stato il suo mondo - per rivendicare la parentela con i D'Urberville, stirpe nobiliare che a quanto pare è lontanamente legata ai Durbeyfield, la famiglia di Tess. Lontana da casa, accompagnata dalle avide speranze dei suoi, Tess entra infine nella famiglia di ricchi sconosciuti dove finisce per attirare le brame del giovane figlio Alec, che invita la ragazza a lavorare nella sua proprietà al solo scopo di poter più facilmente soddisfare il proprio desiderio, indipendentemente dal consenso di lei. Peccato che questa non sarà che la prima delle aspre vicissitudini che costelleranno la sfortunata vita di Tess, fino all'amaro finale.
Sullo sfondo della placida campagna inglese, ben lungi dai pic-nic e i party da ballo che nel nostro immaginario fanno da contorno all'immagine di una bella giovinetta del diciannovesimo secolo, ci immergiamo in una realtà di dure sveglie all'alba, di paglia, mani callose, giovani capricciosi ed annoiati e rigidi principi religiosi che non ammettono sconti, nemmeno a chi è vittima degli eventi, nella quale la penna di Hardy ci guida con concretezza quasi fotografica.
E Tess, bellissima e fiera ma impotente spesso di fronte agli eventi, combatte con tutta la forza di una giovane donna contro la sua stessa vita, tentando fino alla fine di riscattarsi. Splendido affresco di fine Ottocento, con tutte le contraddizioni di una religione che finisce per schiacchiare negli ingranaggi delle sue regole gli sventurati che dovrebbe invece risollevare, con la prepotente arroganza di chi si sente forte delle divisioni sociali, con l'amarezza di chi si spezza la schiena nei campi senza avere il diritto di alzare il capo e dire "no" al proprio padrone.


UN ASSAGGIO:

"Rimasero seduti al tavolino del tè in attesa del loro bagaglio, che il lattaio aveva promesso di mandare prima che facesse scuro. Ma la sera cominciava a calare, il bagaglio non arrivava ed essi non avevano portato con sè che quanto avevano indosso. Con la scomparsa del sole l'umor quieto del giorno invernale subì un cambiamento. Fuori cominciarono rumori come di seta strofinata energicamente; le pacifiche foglie morte dell'autunno precedente risorsero irritate e turbinarono riluttanti, battendo contro le imposte. Ben presto cominciò a piovere.
- Quel gallo sapeva che il tempo sarebbe cambiato - disse Claire
La donna che li aveva serviti se n'era tornata a casa sua per la notte, ma aveva posato delle candele sulla tavola ed essi le accesero. Ogni fiammella si chinava verso il focolare.
- Queste case antiche sono piene di correnti d'aria - continuò Angel, guardando le fiamme ed il sego che gocciolava giù dai lati. - Mi chiedo dove mai possano essere i nostri bagagli. Non abbiamo nemmeno una spazzola e un pettine. -
- Non lo so - rispose ella con aria assente.
-Tess, non sei per nulla allegra stasera..niente affatto com'eri solita essere. Quelle megere sui pannelli del piano superiore ti hanno sconcertata. Sono spiacente di averti condotta qui. Mi domando, dopotutto, se mi ami veramente.
Sapeva che ella lo amava, e le sue parole non avevano alcuna intenzione seria; ma ella era satura di emozioni, e sussultò come un animale ferito. Sebbene cercasse di non spargere lacrime non potè fare a meno di lasciarsene sfuggire una o due. "

giovedì 10 marzo 2011

OSCAR WILDE - L'importanza di essere Onesto


DOVE: tra Londra e Manor House, tenuta di campagna nello Hertfordshire
QUANDO: Seconda metà dell'800

In questa deliziosa e arguta commedia uscita dalla penna di Oscar Wilde, veniamo condotti nella composta ed aristocratica atmosfera dell'Inghilterra nella seconda metà dell'800, tra sandwitch al cetriolo, rigogliosi giardini tutti roseti in fiore e cinguettar di uccellini e compitissimi maggiordomi sempre pronti a rispondere alle richieste del proprio padrone porgendo quanto richiesto su un vassoio d'argento. Per intenderci, quel genere di atmosfera aristocratica in cui l'argenteria, ben lungi dall'essere un costoso soprammobile, veniva accuratamente disposta sulle tavole imbandite, e le donne scendevano dalle carrozze avvolte in lunghe vesti fruscianti. E' qui, in una casa londinese, che inizia quella che Wilde stesso definì "commedia frivola per persone serie", quando il giovane Agenore, tanto nobile quanto amante della buona tavola, scopre la doppia vita di un suo amico di vecchia data: Onesto (Earnest nell'originale inglese) Worthing a Londra, Gianni Worthing nella fiorita tenuta di Manor House, dove è l'ineccepibile tutore della bella e romantica Cecilia. Sì, perchè Worthing, per ritagliarsi scampoli di vita mondana nella sua austera veste di tutore, ha inventato di sana pianta un suo scapestrato fratello Onesto, il quale richiederebbe di tanto in tanto la sua presenza nella capitale per porre rimedio ai suoi pasticci. Aggiungeteci poi che lo stesso Agenore, per evadere dalla soffocante austerità della vita londinese e dall'egida della pungente zia Lady Bracknell ha inventato un amico inesistente - il malandato Mr. Bunbury - le cui frequenti malattie e ricadute lo richiamano provvidenzialmente al capezzale quando la rigida etichetta cittadina comincia a stargli stretta. Aggiungete poi che Guendalina, bella cugina del giovane aristocratico, si innamora di Gianni - pardon, Onesto Worthing anche e soprattutto a causa di quel nome così rassicurante e virtuoso, ma che quest'amore è contrastato energicamente da Lady Bracknell, la quale non vede di buon occhio i natali umili del giovane spasimante (orfano, abbandonato in una borsa della stazione di Victoria); e che la piccola Cecilia subisce il fascino di Agenore - spacciatosi per Onesto, il fratello ribelle del suo coscenzioso tutore, e l'intreccio è presto fatto. Un classico della commedia degli equivoci, in cui l'ironia pungente ed inconfondibile di Wilde fa da condimento ad una trama scoppiettante, costruita tutta intorno all'infantile ed ingenuo pregiudizio delle due protagoniste - entrambe convinte di amare Onesto proprio per l'aura rassicurante che il nome sembra emanare.
Leggerlo è come bere una bibita rinfrescante; va giù d'un fiato distentendo dietro di sè un sorriso.

UN ASSAGGIO:

Worthing: "Una giornata deliziosa, signorina Fairfax"
Guendalina: "Fatemi il piacere di non parlare del tempo, signor Worthing. Quando qualcuno mi parla del tempo so già che vuol dirmi tutt'altro. E questo fatto mi rende nervosa."
Worthing: "Infatti voglio dirvi qualche altra cosa."
Guendalina:"Ne sono sicura. Non mi sbaglio mai."
Worthing: "E io vorrei avere il permesso di approfittare dell'assenza di Lady Bracknell..."
Guendalina: "E io ve ne do il permesso. La mamma ha l'abitudine di rientrare in una stanza così all'improvviso che tante volte ho dovuto dirle che fa proprio male."
Worthing (nervoso): "Signorina Fairfax, da quando vi ho conosciuta vi ho ammirata più di tutte le altre ragazze.. che ho incontrate.. da quando ho incontrato voi."
Guendalina: "Sì, me ne sono accorta. E mi farebbe molto piacere se, almeno in pubblico, non foste così espansivo. Per me, voi avete sempre avuto un fascino irresistibile. Anche prima di conoscervi non mi eravate indifferente."
(Worthing la guarda stupefatto) Noi viviamo, come spero che voi sappiate, signor Worthing, in un'epoca di ideali. Questo fatto è di continuo menzionato nelle riviste mensili ed è già persino arrivato fino ai pulpiti di provincia, a quanto mi è stato detto. Ebbene, l'ideale per me è sempre stato sposare un uomo chiamato Onesto. C'è qualcosa nel nome di Onesto che ispira fiducia. Dal momento in cui Agenore mi disse di avere un amico di nome Onesto, ho sentito che ero destinata ad amarvi."
Worthing: "Mi amate veramente, Guendalina?"
Guendalina: "Appassionatamente!"
Worthing: "Tesoro! Voi non sapete quanto mi fate felice!"
Guendalina: "Onesto mio!"
Worthing: "Ma non vorrete dire sul serio che non poterste amarmi se il mio nome non fosse Onesto?"
Guendalina: "Ma il vostro nome è Onesto?"
Worthing: "Sì, lo è. Ma supponiamo che non lo fosse? Volete dire che in questo caso non potreste volermi bene?"
Guendalina (con disinvoltura): "Ah, questa è un'ipotesi astratta, e come la maggior parte delle ipotesi astratte, non ha riferimenti concreti con i fatti della vita reale, che noi conosciamo."
Worthing: "Personalmente, cara, e per dirla proprio con franchezza, non è che il nome di Onesto mi piaccia poi tanto...in fondo in fondo non mi sta affatto bene."
Guendalina: "Invece vi sta alla perfezione. E' un nome divino. Ha una musica tutta sua. Produce delle vibrazioni."
Worthing: "A dire la verità devo dire che secondo me ci sono altri nomi più carini. Per esempio Gianni mi sembra incantevole."
Guendalina: "Gianni? No, non c'è musica o quasi nel nome Gianni. Anzi, non ce n'è proprio nessuna. Non dà il minimo fremito, la più piccola vibrazione... Ho conosciuto molti Gianni ed erano tutti senza eccezione anche più insignificanti della media nazionale. E poi lo sanno tutti, Gianni è solo il diminutivo di Giovanni! E io provo solo compassione per una donna che abbia sposato qualcuno che si chiami Giovanni. Probabilmente non conoscerà mai il piacere squisito di un momento di solitudine: i Giovanni sono appiccicosi. No, l'unico nome davvero sicuro è Onesto."

mercoledì 23 febbraio 2011

JANE AUSTEN - Northanger Abbey


DOVE: Inghilterra
QUANDO: agli inizi del 1800

L'incontro con il blog austenianissimo di Sylvia mi ha fatto sentire in colpa: in tanti mesi di post, possibile che mi sia dimenticata proprio di lei, che è stata tra le prime autrici a fare il suo ingresso nella mia - allora - piccola biblioteca, quando ero ancora adolescente e vivevo dai miei? In Jane ho trovato - passatemi la metafora - il combustibile per dare alle fiamme tutto il mio temperamento romantico; perchè sì, per carità, sono nata a cavallo tra il Ventesimo e il Ventunesimo secolo... ma là dentro, qualche parte di me è irrimediabilmente attratta da tutto ciò che è Ottocento ^_^.
Per rimediare a questa dimenticanza, voglio cominciare da quello che, tra i libri dell'amatissima Jane, ho forse amato di più pur essendo probabilmente il meno noto. Non che non trovi straordinarie tutte le sue eroine, da Emma a Elizabeth passando per Anne Elliot; semplicemente trovo che l'ingenua sognatrice Catherine abbia molti aspetti del carattere vicino al mio. Sopra tutte, l'amore smisurato per i libri che la spinge - consapevolmente o meno - a deformare la realtà cercando in essa di riaccendere le emozioni della carta stampata. Intrisa fino al midollo dei romanzi gotici allora in voga - in primis "I misteri di Udolpho", Catherine osserva la composta realtà di Bath, tra balli e visite di cortesia, attraverso il filtro della sua immaginazione, scovando oscuri intrighi là dove il più delle volte non v'è che la borghese normalità della provincia. Riuscirà un amore in boccio a riportarla con i piedi per terra, o la sua mania di intuire orrori gotici anche nella più innocente delle dimore del Somerset? All'ultima pagina l'ardua sentenza.

(con la speranza che Sylvia voglia accettare questa tazza di tè austeniana ^_^)

UN ASSAGGIO:

"Il cuore le palpitava, le ginocchia tremavano, il viso si fece pallido. Con mano incerta afferrò il prezioso manoscritto, poichè un rapido sguardo bastò a assicurarle che tale fosse; e mentre riconosceva con emozione e panico la profonda realtà di quel che Henry aveva predetto, risolse senza indugio di leggerne ogni riga prima di abbandonarsi al riposo.
Il pallore della luce della candela la costrinse a guardarla con ansia; ma non vi era pericolo che si spegnesse all'istante, aveva ancora alcune ore di vita; e per non avere altre difficoltà nel decifrare il manoscritto se non quelle determinate dalla sua antichità, la smoccolò all'istante. Ahimè! Nello stesso istante venne smoccolata e spenta. Una lampada non avrebbe potuto spegnersi con più tragico effetto. Catherine, per alcuni istanti, rimase paralizzata dal terrore. Era spenta, inesorabilmente spenta; non una pallida scintilla nello stoppino poteva lasciar sperare di riaccenderla. Oscurità impenetrabile e irrimediabile discese sulla stanza. Una forte raffica di vento, sollevandosi con furia improvvisa, accrebbe l'orrore del momento. Catherine tremava dalla testa ai piedi. Nella pausa che seguì, un suono simile a quello di passi che si allontanassero e di una lontana porta che venisse chiusa colpì l'orecchio atterrito. La natura umana non poteva sopportare oltre."

mercoledì 29 settembre 2010

HENRY JAMES - Giro di vite

Grassetto
DOVE: in un'antica dimora nell'Essex
QUANDO: tra la metà e la fine del Diciannovesimo Secolo

Forse molti storceranno il naso, nell'accostare il termine "horror" ad un'opera pubblicata nel 1898: oggi come oggi, è un termine che a noi evoca scenari splatter e sadici scatenati. Parlare di "classici dell'horror", probabilmente rimanda nella mente della maggior parte alla tenera ingenuità dei primi film in bianco e nero, quando la tensione era giocata più che altro sul filo di un pianoforte abilmente ritmato e bocche spalancate plasticamente a forma di "O".
Personalmente, penso però che sia sciocco non lasciarsi per una volta trasportare dal potere evocativo delle parole, anzichè dalla banale violenza di certe immagini. E lasciare che Henry James ci conduca in una solitaria dimora nobiliare dolcemente abbandonata nel cuore più verde della campagna inglese, dove una giovane istitutrice viene assunta per educare due adorabili bambini, tutti riccioli e moine. Peccato che per lei, ben presto, l'atmosfera deliziosamente "old England" si sfilacci miseramente davanti ai suoi occhi, lasciando trapelare un oscuro mistero. Come e perchè la vecchia istitutrice è scomparsa? E chi sono le misteriore presenze che sembrano agitarsi inquiete tra le silenzione stanze di Bly? Miss Giddens, tenendo sempre ben a mente la raccomandazione del padrone di casa, uomo d'affari che chiede di non venir assolutamente disturbato qualsiasi cosa dovesse accadere nella residenza di campagna, combattuta tra il naturale terrore e l'istinto protettivo verso i suoi bambini, indaga. Riuscirà a proteggere i bambini dalle due oscure presenze che sembrano minacciare la loro ingenuità?
Da qui si snoda tutta una vicenda ricca di tensione, sembre in bilico tra ciò che sembra e ciò che è, in un crescendo che finirà per scardinare con la violenza di un uragano tutto ciò che Miss Giddens aveva creduto.

E, se non dovesse bastare questo a convincere gli scettici, fate un giro in internet e scoprite quante edizioni cinematografiche sono state tratte più o meno direttamente dal romanzo di James: scoprirete che è un classico che ha ancora tanto, tanto da dire.

UN ASSAGGIO:

"Era lì che erano rimasti i miei guanti, e allora rientrai per prenderli. La giornata era ancora grigia, ma la luce del pomeriggio non era del tutto scomparsa, il che mi consentì, mentre attraversavo la soglia, non solo di vedere i guanti che stavo cercando posati su una sedia accanto alla grande finestra chiusa, ma anche di rendermi conto che, fuori dalla finestra, c'era una persona che stava guardando dentro la stanza. Mi era stato sufficiente fare un solo passo nella stanza per avere una visione totale e immediata: la persona che stava scrutando tanto attentamente nella stanza era la stessa che avevo già visto! Così eccola che faceva di nuovo la sua apparizione, ma essa, devo precisare, non fu più chiara della prima (sarebbe stato impossibile), ma con una vicinanza che rappresentava un approfondimento del nostro rapporto e che, mentre la guardavo, mi mozzò il respiro e mi fece gelare il sangue."

venerdì 20 agosto 2010

CHARLOTTE BRONTE - Jane Eyre


DOVE: Thornfield, antico maniero nella campagna inglese
QUANDO: prima metà del Diciannovesimo Secolo

Jane Eyre è decisamente una delle mie eroine letterarie preferite: anticonvenzionale, brillante, passionale eppure razionale e riflessiva, intraprendente quanto basta a prendere in mano le redini della propria vita e condurla là dove vogliamo che vada. Ho letto il libro due volte, a più di dieci anni di distanza, scoprendolo e riscoprendolo con occhi nuovi, ma senza smettere di amarlo. Non lasciatevi spaventare dall'austera definizione di "classico": Jane è ben lontana dall'essere la classica ragazza tutta riccioli e ricamo, seduta in un salottino ad aspettare un "buon partito". Perchè Jane, dalla vita, non ha avuto molto. Ben lontana dai canoni di bellezza dell'epoca, orfana, cresciuta da una zia che l'ha accettata a malincuore e solo perchè incatenata da una promessa fatta al marito morente, tormentata dai tre viziatissimi cugini, viene infine affidata all'austero istituto di Lowood, dove tra una rigida disciplina e il rigore del clima la piccola Jane cresce, e matura. Mentre intorno a lei le compagne vengono piegate - nel fisico e nello spirito - dall'asprezza della scuola (Jane perderà la sua amica più cara, uccisa dalla tubercolosi), Jane mostra invece un carattere forte e deciso, che la porterà a concludere gli studi, diventando insegnante nella stessa Lowood. Se la vita è aspra, Jane sembra non accorgersene affatto. Guidata dal suo temperamento, sceglie di lasciare Lowood - che ormai, nel bene o nel male, sappresenta per lei tutto ciò che possiede - per accettare un lavoro come istitutrice nell'austero maniero di Thornfield, dove si dovrà occupare dell'educazione dell'incantevole Adele, figlia adottiva del padrone di casa. Quest'ultimo, il signor Rochester, è un uomo scontroso e solitario sul cui cuore inaridito l'intelligenza e l'indipendenza del carattere di Jane faranno lentamente breccia, malgrado un oscuro mistero che le spesse mura di Thornfield custodiscono nel segreto della sua soffitta.
In Jane Eyre c'è romanticismo, tensione, svolte bizzarre del destino, ma sopra ogni cosa, c'è il carattere di Jane, che affronta di petto la vita senza lasciarsi abbattere; una donna moderna e indipendente che crede nel suo amore - quello con la A maiuscola, quello che vede al di là dell'aspetto esteriore e che tiene unite due persone malgrado le capovolte della vita sembrano, talvolta, allontanarli per sempre. E quando sembra che tutto sia perduto, il lieto fine arriva, con una potenza romantica che pochi altri libri hanno.


UN ASSAGGIO:

" ' Dubita di me, Jane?'
'Assolutamente.'
'Non ha fede in me?'
'Neanche un po''.
'Sono un bugiardo ai suoi occhi?' chiese con passione ' Piccola scettica, la convincerò. Che amore posso avere per la signorina Ingram? Nessuno, e lei lo sa. Che amore può essa avere per me? Nessuno; per averne la prova, ho fatto correr la voce che la mia fortuna non era che un terzo di quella che su credeva e dopo, presentandomi a vedere il risultato, fui ricevuto con freddezza tanto da lei che da sua madre. Non vorrei, nè potrei sposare la signorina Ingram. Lei, essere strano e quasi soprannaturale, è lei che amo come la mia carne. Lei povera e oscura, e piccola e brutta, lei supplico di accettarmi come marito.'
'Che, me?' Il suo ardore e la sua sgarberia cominciarono a farmi credere alla sincerità. ' Me che non ho un amico al mondo tranne lei, se lei mi è amico, non un soldo tranne quelli che lei mi ha dato?'
'Lei, Jane, deve essere mia, tutta, completamente mia. Vuol essere mia? Dica di sì, subito.'"