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mercoledì 29 maggio 2019

MARY NORTON - Pomi D'Ottone e Manici di Scopa

DOVE: Bedfordshire, Inghilterra.
QUANDO: inizio del secolo scorso.



Ammetto di essere rimasta un po' spiazzata, all'inizio, dalla lettura di questo libro. Attendevo con ansia di immergermi tra le sue pagine, essendo io legata tantissimo - per motivi di età, di magia dell'infanzia, di affinità emotiva con la storia narrata - all'indimenticabile film della Disney, con una giovanissima Angela Landsbury nel ruolo della maldestra apprendista strega. E' stato quindi con una certa sorpresa - e forse con iniziale delusione - che qui, nel libro che ha ispirato quella che era stata una delle storie della mia infanzia, di quest'ultima ho trovato poco o nulla.
C'è il letto volante, certo. C'è una deliziosa, giovane strega. Ci sono tre bambini curiosi. Ma per il resto, lo sviluppo della trama è completamente diverso. Passato quindi l'iniziale disorientamento, forte del fatto che QUESTA, dopotutto, è la storia originale, mentre quella della Disney - seppur deliziosa - nè è una libera interpretazione, mi sono avventurata liberandomi dai pregiudizi in questa lettura ariosa, leggera seppure con una lontana ombreggiatura inquieta, che si srotola partendo nel vedre della campagna inglese, dove tre bambini sono stati spediti per trascorrere un'estate di sole e scorribande al'aria aperta presso una zia e la sua domestica, mentre i genitori sono a Londra per lavoro. Ecco dunque che, immersi nel verde del giardino, tra il ronzare delle api e le lucertole che sonnecchiano pigramente, assieme ai tre bambini incontriamo la giovane Miss Price, che proprio in fondo a quel giardino vive una vita apparentemente ordinaria di donna sola, ordinata e appassionata di giardinaggio.
Figurarsi dunque lo stupore dei tre piccoli curiosoni quando, per puro caso, scoprono che la deliziosa e gentile Miss Price è invece una strega con tanto di scopa volante e che sembra nascondere, sotto la scorza dolce, un qualche nocciolo di inquietudine. Nulla di meglio per scuotere la noia di un'estate pigra. Ecco dunque che, complice un patto segreto con la Price, la quale chiede loro di mantenere il segreto sulla sua identità, che tutto ad un tratto i tre bambini si ritrovano tra le mani un pomo d'ottone incantato, grazie al quale hanno la possibilità di viaggiare nel tempo e nello spazio, semplicemente ruotandolo dopo averlo rimesso al suo posto. Da qui, inevitabilmente, scaturiscono una serie di avventure che nel complesso risultano meno "luminose" e spensierate di quelle proposte dalla fantasia di Disney, frutto probabilmente dell'epoca in cui il libro è stato scritto (ricordiamoci che nelle favole tradizionali c'era sempre una maggior facilità nel descrivere scenari inquietanti o paurosi, senza la patina satinata che tendiamo a dare oggi alle storie destinate ai bambini, temendo di turbarli).
E, tra qualche elemento "naive", anch'esso apparentemente un elemento che stona, ma da contestualizzare nell'epoca in cui il libro è stato scritto ( i "cannibali dell'isola deserta", descritti come dei selvaggi che non esitano a far prigionieri gli stranieri per farne il loro pasto ) e che mi hanno ricordato l'atmosfera che avevo trovato in King Kong di Wallace, la storia prosegue tra i sobbalzi bizzosi del letto, portandoci in mondi e luoghi diversi e riportandoci poi nella quiete del Bedfordshire carichi di emozioni, stanchi, sporchi e sudati.
E' un libro da leggere purchè - ripeto - lo si sappia contestualizzare, considerando quegli elementi che ad un lettore abituato poco ai classici, potrebbero risultare anomali; un libro dallo stile scorrevole, chiaro, semplice come ci si aspetta da una favola, in cui si osserva e ci si stupisce, con gli occhi dei tre bambini.
Forse avrei dovuto premettere che io, da piccola, amavo sempre immaginare che il mio letto prendesse il volo per portarmi lontano, nei luoghi che, di volta in volta, la mia fantasia sapeva creare; va da sè dunque che la storia del pomo d'ottone magico la amo a prescindere, sia nella versione originale che nella reinterpretazione della Disney. Qui forse la spensieratezza è, come ho scritto, leggermente velata da un vago senso di inquietudine, qui c'è la razionalità paradossale di Miss Price che mette in guardia i bambini sul rischio di viaggiare nel tempo, qui si incontrano pericoli che strappano un amaro sorriso, qui si sorride e si prova nostalgia per un tempo di ingenuità perduta, in cui il mondo era ancora sconfinato e per certi versi misterioso, e l'infanzia era ancora lunga e intrisa di ingenua magia.

UN ASSAGGIO:

"Allora Carey fece una cosa che Charles giudicò molto coraggiosa. Si alzò e andò a sedersi accanto a Miss Price sul divano.
'Mi ascolti, Miss Price' disse ' Abbiamo cercato di aiutarla quando si è fatta male alla caviglia. Non c'è bisogno di adoperare la magia cattiva con noi. Se vuole impedirci di parlare, può farlo in maniera gentile'
Miss Price la guardò ' E come potrei farlo in maniera gentile?' chiese. Il tono sembrava più ragionevole.
'Beh' disse Carey ' Potrebbe darci qualcosa - qualcosa di magico - e se noi parliamo di lei con qualcuno perdiamo tutto. Sa, come un gioco. Appena parliamo, la cosa smette di essere magica.'
''Che genere di cosa?' chiese Miss Price, come se l'idea fosse fattibile.
Charles si chinò in avanti.
'Sì' intervenne ' un anello, o qualcosa del genere, che quando facciamo ruotare appare uno schiavo. E se parliamo di lei lo schiavo non appare più. Può farlo?'
'Non posso ammettere uno schiavo' disse dopo un'istante.
'Beh, allora qualcos'altro'.



martedì 11 aprile 2017

DOUGLAS ADAMS - Ristorante al termine dell'universo

DOVE: a spasso nell'universo
QUANDO: avanti e indietro nel tempo, partendo dagli anni '80 del pianeta terra.

Rieccomi qui, con Douglas Adams. Dopo la Guida Galattica, ho preso gusto al suo stile scorrevole ed alla pungente ironia, e dopo un po' ne ho sentito la mancanza. Pur non essendo - come dicevo nella prima recensione - nè un'appassionata nè un'esperta del genere, le strampalate avventure di Arthur Dent mi hanno conquistata. E, confesso, il secondo capitolo della sua bizzarra saga mi è piaciuto forse anche più del primo. Per dirne una, mi fa impazzire l'idea degli esuli del pianeta Golgafricham; non voglio rovinare la sorpresa a coloro che si avventureranno tra le pagine di questo libro: mi limito a dire che la trovo una storia nella storia a dir poco geniale nella drammaticità della sua ironia.
Ma procediamo, per quanto possibile, con un certo ordine; prepariamoci ad abbandonare letti, divani, treni sferraglianti - o qualunque sia il luogo in cui ci troviamo materialmente quando apriamo il libro - per essere catapultati nella solitudine gelida dell'universo, in una grossa e solida astronave all'interno della quale vagano nella fissa solitudine delle stelle i nostri protagonisti. Zaphod Beeblebrox, egocentrico ma poco autoritario Presidente della Galassia; Ford Prefect, autostoppista spaziale originario di Betelgeuse; Marvin, robot incline all'autocommiserazione, e i due ultimi superstiti dell'ormai scomparso pianeta terra: Trillian e Arthur Dent, appunto, il quale, rassegnatosi  ormai all'idea di dover vagabondare senza meta nel gelo del cosmo, cerca disperatamente di alleviare il vuoto che lo attanaglia cercando di procurarsi perlomeno una buona tazza di tè.
La missione di questa variegata compagnia è apparentemente complessa: trovare la persona che governa davvero l'universo.  E per farlo, inevitabilmente ci saranno salti spazio-temporali, esplosioni, viaggi interstellari, navi spaziali distrutte, il tutto condito con lo spirito, l'ironia e l'intelligenza che caratterizzano la penna dell'autore.
Di galassia in galassia, stavolta ci spingeremo fino ai confini dello spazio-tempo, in un bizzarro ristorante di lusso nel quale è possibile mangiare assistendo nel contempo alla creazione dell'universo stesso; arriveremo nella squallida e pestilenziale Ranonia per affrontare il Vortice, l'orrenda tortura cui nessun essere vivente è mai sopravvissuto, conosceremo il popolo di Golgafricham, in fuga e alla deriva da decenni, in cerca di un nuovo pianeta da colonizzare; e transiteremo su Orsa Minore Beta, dove risiede la casa editoriale Megadodo, editrice della Guida Galattica per gli autostoppisti, appunto.
So che chi non ama il genere storcerà il naso; suona tutto terribilmente "metallo, esplosioni, guazzabugli tecnologici, gravità zero", eppure nel secondo libro come nel primo c'è anche molto, molto di più... Ci sono spunti di riflessione continui sul nostro stato di piccoli esseri umani a cospetto del cosmo; c'è tanta tanta ironia, c'è la capacità di affrontare con leggerezza concetti complessi come il senso stesso della vita, e le leggi che governano l'universo.
E, sempre senza spoilerare nulla, vi invito ad intraprendere questo viaggio, pagina dopo pagina, fino ad incontrare insieme ai protagonisti l'uomo che governa davvero l'universo.
Lo adorerete :-)

UN ASSAGGIO:

"In una stanza di uno dei bracci del ristorante un uomo alto e sottile scostò una tenda, e di colpo l'oblio lo guardò in faccia.
Non era, in effetti, una gran bella faccia, forse perchè l'oblio l'aveva guardata troppe volte. Innanzitutto era troppo lunga, poi gli occhi erano troppo incavati e cerchiati, infine le guance erano eccessivamente infossate e le labba eccessivamente sottili. Senza parlare dei denti, che sembravano vetri di finestra appena lavati. Le mani che reggevano il lembo sollevato della tenda erano anch'esse lunghe e sottili, e per di più fredde. Dal modo in cui stavano posate, leggere e nervose, sulla stoffa, si sarebbe detto che se  il loro proprietario non le avesse sorvegliate come un falco avrebbero potuto sgattaiolare via per conto proprio per fare cose innominabili in qualche angolo.
L'uomo lasciò cadere di nuovo la tenda, e la luce terribile che aveva giocato per un attimo sui suoi lineamenti andò a giocare su qualche superficie meno deprimente.
Girò su e giù per la stanza come una mantide che contemplasse la vittima che avrebbe mangiato per cena, poi si sedette su una sedia zoppa accanto a un tavolo da disegno, e sfogliò un giornalino di barzellette."

mercoledì 27 luglio 2016

JULES VERNE - Viaggio al Centro della Terra


DOVE: ad Amburgo, ma soprattutto nel sottosuolo dell'Islanda
QUANDO: 1863

Claustrofobico, potente, un tantino lento rispetto agli standard odierni (soprattutto nelle descrizioni molto dettagliate) ma attualissimo nei colpi di scena e nelle emozioni forti che sa donarci ancora, sebbene scritto nella seconda metà dell'800; ecco l'ennesimo classico che non delude.
Ma d'altronde lui è Jules Verne, insaziabile viaggiatore ed autore prolifico, "padre" della fantascienza moderna, straordinario creatore di Ventimila Leghe Sotto i Mari, de Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni e di altri, meravigliosi astri del firmamento letterario.
Per carità, benvengano le letture da ombrellone più tradizionali - un bel thriller contemporaneo, perchè no... o un romanzetto fresco come una bevanda ghiacciata; ma per una volta, provate ad approfittare dell'estate per accostarvi ad un classico. E, se amate l'avventura e la fantascienza, cominciate dalle fondamenta.. cominciate da Verne.
Eccoci qui, catapultati ad Amburgo nel 1863, nella vita apparentemente ordinaria del giovane geologo Axel. Una vita, perlappunto, serena, se non fosse che lo zio del giovane - nonchè proprietario della casa in cui è ospite- non è un uomo qualunque, ma il professor Lidenbrock, stimato, eccentrico, collerico, illuminato professore di mineralogia.
E cosa accade se quest'uomo dalle mille sfaccettature e dagli entusiasmi potenti entra in possesso di un antico manoscritto che sembrerebbe indicare il percorso per arrivare al centro della terra? Ovvio: si prendono armi e bagagli e si parte alla volta dell'Islanda, per calarsi all'interno del cratere dello Sneffel - un vulcano ormai spento - e inseguire un sogno, sulle tracce di Arne Saknussem, lo scomparso scienziato autore appunto del manoscritto.
A nulla valgono i tentativi di Axel; in quattro e quattr'otto il professor Lidenbrock porta noi e lo sventurato nipote nella gelida e deserta islanda, con un pesante bagaglio e l'aiuto di una poderosa e taciturna guida locale, per iniziare la pericolosa discesa verso l'ignoto.
Che dire ancora? Preparatevi ad abbandonare la luce del sole per avventurarvi tra polvere, pietre acuminate, picconi, silenzio e sorgenti di acqua bollente, misteriose piante sotterranee e cunicoli ciechi, notti uguali ai giorni e giorni uguali alle notti; coperte stese sul granito duro e freddo; ed a molte, moltissime altre emozionanti sorprese.....

Un classico senza tempo che non delude, ma anzi lascia col fiato sospeso ancora oggi.

UN ASSAGGIO:

"Uno spaventoso gesto di collera fu l'ultima cosa che vidi prima di chiudere gli occhi. Quando li riaprii, scorsi i miei due compagni immobili, avvolti nelle loro coperte. Dormivano? Per mio conto, non potevo trovare un minuto di sonno. Soffrivo troppo, e soprattutto mi angosciava il pensiero che il mio male fosse senza rimedio. Le ultime parole di mio zio risuonavano nelle mie orecchie: " tutto è finito!". Ed ero certo che in quello stato di debolezza non potevo nemmeno pensare a risalire alla superficie della terra. Per una lega e mezzo s'innalzava la crosta terrestre: mi sembrava che quella massa gravasse con tutto il suo peso sulle mie spalle. Mi sentivo spezzato e mi sfinivo nello sforzo violento di rivoltarmi sul mio letto di granito.
Passarono alcune ore. Un silenzio profondo ci avvolgeva, silenzio di tomba. Nessun rumore veniva da quelle muraglie: la più sottile di esse misurava cinque miglia di spessore.
Tuttavia nel mio assopimento mi pareva di percepire un lieve rumore. Guardai attentamente, e mi sembrò di vedere l'islandese che spariva con la sua lampada in mano. Ci abbandonava? Mio zio dormiva. Volli gridare, ma la voce non riusciva a passare fra le mie labbra disseccate. L'oscurità era totale, e gli ultimi rumori si erano spenti."

venerdì 22 luglio 2016

RUDJARD KIPLING - Il Libro della Giungla

DOVE: perlopiù, in India
QUANDO: alla fine dell'800

Cosa adoro più di tutti della lettura? Essere libera. Poter spaziare da un tema impegnato ad una storiella leggera, da una parte all'altra del mondo, da un autore contemporaneo ad un grande classico.
Ed eccomi qui, faccia a faccia con un Nobel per la Letteratura, nonchè un celeberrimo titolo "per ragazzi" che, ahimè, fino ad ora conoscevo solo per la trasposizione cartoon della Disney. Diciamo pure che come mamma mi rendo conto di quanto sia vasta oggi l'offerta di libri per bambini e ragazzi, il che finisce inevitabilmente per lasciare in disparte titoli un tantino "datati", magari con uno stile ed un linguaggio poco vicino ai giorni nostri, eppure ancora ricchi, ricchissimi di messaggi e di atmosfere. Un libro dal sapore esotico, doppiamente lontano per noi lettori del Ventunesimo Secolo - che, nella fantasia di chi ci ha preceduto, saremmo diventati creature vestite di alluminio che si spostano su macchine volanti, mentre continuiamo quaggiù a rosolare dentro vecchie utilitarie incastrate tra Grande Raccordo Anulare e Pontina. Ma questa è un'altra storia; dicevamo, dunque, doppiamente lontano. Punto primo - e questo mi pare ovvio - perchè siamo perlopiù in India (fatta eccezione per il racconto La Foca Bianca, che ci trasporta nel freddo mare di Bering). Umidità, fitta vegetazione, liane mollemente cadenti dagli alberi, elefanti maestosi, cobra sfuggenti, tigri nascoste nel folto della jungla intricata e stillante afa. Punto secondo, perchè questa è l'India della fine dell'Ottocento: la calda, luccicante colonia inglese, in cui i dominatori sorseggiano il tè riparandosi dall'afa sotto ai portici e gli indigeni addestrano con orgoglio gli elefanti affinchè aiutino l'uomo nei lavori pesanti.
Insomma, una full-immersion in tempi e luoghi remoti, alternando prosa e poesia, per continuare ad insegnare agli uomini di oggi - al di là di certi dettagli che ad un occhio moderno appaiono assolutamente demodè - i valori senza tempo della lealtà, del rispetto, del coraggio. Mowgli, certo, chi non lo conosce? E con lui Baloo, Baghera, e l'ostinata e rancorosa Shere-Kahn. Ma anche Rikki-Tikki-Tavi, la piccola e coraggiosa mangusta; Kotick, la foca bianca che con coraggio ed ostinazione porta in salvo la sua colonia nel gelido e tempestoso mare del Nord; l'affascinante e leggendaria Danza degli Elefanti, che consentirà al piccolo Toomai di diventare finalmente un addestratore come suo padre e suo nonno prima di lui.. una moltitudine di personaggi dal sapore d'altri tempi, per certi versi non privi di una certa ingenuità che oggigiorno manca ai protagonisti dei libri per ragazzi.

Perchè, evviva Geronimo Stilton, evviva Harry Potter ( e cito qui volutamente due personaggi che io e mio figlio DIVORIAMO, "libristicamente" parlando, e ADORIAMO) ma i classici non devono morire.


UN ASSAGGIO:

"La prima cosa che sentì al risveglio fu la sensazione di mani che gli stringevano le gambe e le braccia; di piccole mani dure e robuste, poi un fruscio di foglie sulla faccia, allora guardò giù fra i rami oscillanti mentre Baloo risvegliava la Jungla con i suoi urli profondi e Bagheera balzava su per il tronco digrignando i denti. I Bandarlog mandarono uno strillo di trionfo, e sgattaiolarono su verso i rami più alti, dove Bagheera non osava seguirli, gridando: "Ci ha guardato! Bagheera  i ha guardato! Si è accorta di noi! Tutto il Popolo della Jungla ci ammira per la nostra destrezza e la nostra astuzia!"
Poi iniziò la fuga, e la fuga delle scimmie attraverso le regioni degli alberi è una cosa che nessuno riesce a descrivere. Hanno delle vere e proprie strade e degli incroci che salgono e scendono e corrono tutte da cinquanta a settanta o cento piedi da terra, e possono percorrerle anche di notte se occorre. Due delle scimmie più forti avevano afferrato Mowgli sotto le braccia e saltavano sostenendolo da una cima all'altra, facendo dei salti di venti piedi alla volta."

mercoledì 8 luglio 2015

ROBERT LOUIS STEVENSON - L'isola del Tesoro

DOVE: Tra Inghilterra e Caraibi
QUANDO: Diciottesimo Secolo

Alla fine, è arrivata l'afa. Sudore, zanzare, rari aliti di vento tiepido che fanno tirare di tanto in tanto una boccata d'aria. Giornate lente e bollenti come in un girarrosto. Metteteci pure che ho già consumato le mie ferie il mese scorso... insomma, il risultato è una grande, sterminata nostalgia del mare. Sarà per quello che all'improvviso, alla soglia dei trentasei anni, mi è venuto il desiderio improvviso di leggere una bella storia di pirati, viaggi in mare, salsedine, vele ondeggianti al vento e navi che tagliano le creste spumeggianti delle onde. Detto, fatto, mi sono gettata a capofitto in un classico dei classici, la madre di tutte le storie di pirati, quella che - per farvi capire - ha partorito l'immagine leggendaria di Long John Silver, gamba di legno e pappagallo ammaestrato sulla spalla, stereotipo del pirata nei secoli a venire. Divorato in tre giorni o poco più, tanto è scorrevole e avvincente.
La storia è abbastanza semplice: siamo sulla costa inglese nel millesettecento e qualcosa, poco distante da Bristol. Il giovane Jim Hawkins, ragazzino dall'animo avventuroso, aiuta i suoi genitori a gestire la Locanda dell'Ammiraglio Benbow, piccolo albergo che offre ospitalità e cibo caldo alla gente di mare di passaggio. Un posto tutto sommato tranquillo, che consente loro di vivere dignitosamente ma senza lussi, finchè un personaggio tanto sudicio quanto misterioso non fa ingresso nelle loro vite. Si fa chiamare il Capitano, e a parte l'apparenza poco raccomandabile e una malsana passione per il rhum in un primo momento non sembra creare problemi particolari alla famiglia di Jim, fino a quando non cominciano a presentarsi alla locanda alcuni ceffi dall'aspetto - se possibile - ancor meno raccomandabile, che sembrano avere con il Capitano delle vecchie questioni in sopeso.
E cosa accade quando, alla morte di costui, Jim scoprirà tra i suoi averi una carta che ha tutta l'aria di essere la mappa di un tesoro? Resisterà alla tentazione di partire per un viaggio avventuroso? Inutile dire che no, lui non resiste, e si imbarca assieme al Dottor Livesey - colui che ha seguito fino all'ultimo la lenta malattia del papà di Jim, nonchè la truce morte del Capitano -e ad altri uomini, unico ragazzo a bordo della Hispaniola, dove conoscerà ben presto la duplicità, l'inganno, la crudeltà e il cinismo degli adulti, resi avidi dalla prospettiva di ricchezza. E quell'equipaggio di uomini esperti reclutati dall'armatore in tutta fretta, sarà poi affidabile?
Un classico dell'avventura, pieno di adrenalina, spruzzi di spuma, odore di polvere da sparo, assalti all'arma bianca, sangue e sudore, scricchiolio del legno cullato dalle onde, fiumi di rhum, tatuaggi, canzonacce da ubriachi intorno al fuoco, emozioni, coraggio e tradimenti, oltre all'immancabile Jolly Roger, la bandiera con il teschio e le ossa incrociate sul fondo nero, insomma un perfetto mix di ingredienti per una lettura da ombrellone ^_^.
L'ho adorato, e non ho potuto non comprare la versione ridotta per mio figlio di sei anni, che non vedo l'ora di leggere assieme. Perchè, malgrado io sia anche una grande lettrice dei contemporanei, non posso negare che i classici hanno per me un fascino diverso, unico particolare ed inarrivabile....

UN ASSAGGIO:
Il signor Trelawney aveva preso alloggio in un albergo vicino al molo per poter dirigere i lavori sulla goletta. Eravamo diretti lì, e con mia grande gioia la strada correva lungo le banchine costeggiando una fila di bastimenti di ogni forma, attrezzatura e paese. Su qualcuno i marinai accompagnavano il lavoro con il canto; in altri vedevo sopra la mia testa uomini sospesi in aria da fili che non sembravano più grossi di una ragnatela. Benchè avessi trascorso sulla spiaggia tutta la mia vita, mi pareva di non essermi mai avvicinato al mare prima di allora. L'odore del catrame e quello della salsedine mi sembravano nuovi. vedevo le più straordinarie polene che avevano percorso mari lontani. Vedevo parecchi marinai anziani con anelli alle orecchie, baffoni arricciati, codini incatramati, e quella loro ondeggiante goffa andatura. Non avrei provato maggiore entusiasmo se avessi visto re o cardinali.
Io stesso stavo per prendere il mare; e in una goletta, con un nostromo che suonava il piffero, e marinai con i codini incatramati che cantavano; in mare, verso un'isola sconosciuta, alla ricerca di tesori nascosti! Mentre mi andavo cullando in questo sogno, arrivammo improvvisamente di fronte ad un albergo e incontrammo il signor Trelawney, vestito da ufficiale di marina con una divisa di pesante panno blu, che stava uscendo con il sorriso sulle labbra e imitando alla perfezione l'andatura dell'uomo di mare.

domenica 10 maggio 2015

MICHAEL ENDE - La storia Infinita

DOVE: nel mondo della Fantasia collettiva
QUANDO: in un tempo senza tempo.

Quando ho aperto questo blog, anni fa, ho dichiarato nel mio primo post che il senso dello stesso era: leggere è un viaggio, non devo far altro che scegliere una meta dagli scaffali della libreria, e partire. Non a caso, nell'intestazione della homepage ho subito piazzato il riferimento ad uno dei pilastri della mia giovinezza: la trasposizione cinematografica del capolavoro di Michael Ende "La Storia Infinita". Ebbene sì, il film, perchè - mea culpa mea culpa mea maxima culpa - una lettrice onnivora come me (ed onnivora fin dalla più tenera età, aggiungerei!) fino a qualche anno fa non aveva mai avuto in mano l'opera originaria. Proprio io, che vivo i libri con l'intensità del Bastian del film, avvolta in una coperta impolverata durante un temporale e completamente estraniata dal mondo, solo in età adulta mi accosto al capolavoro dei capolavori?
Meglio tardi che mai, diciamo così. Solo lo scorso anno, quando in libreria cercando libri per mio figlio mi imbatto in Michael Ende, mi rendo conto che è giunta l'ora di sanare questa mancanza; ed inutile dire che scopro di essermi persa - in tutti questi anni - "IL" libro... perlomeno per gli appassionati di lettura.
Il film, seppur mirabilmente, non ne copre che una piccolissima parte, quella iniziale. La vera storia di Bastian - anzi, di Bastiano Baldassarre Bucci, questo il nome che Ende aveva dato al suo piccolo protagonista - inizia solo allora.
Ma procediamo con ordine, anche se immagino che la storia, perlomeno nella sua parte iniziale, sia nota a tutti. Bastiano, dodicenne introverso, cicciottello, pacifico ed inevitabile bersaglio di alcuni compagni di scuola, vive solo con il padre e con il dolce, lontano ricordo di una mamma scomparsa quando era ancora piccolo. Un giorno, proprio per sfuggire all'ennesima angheria dei bulletti che lo perseguitano, si intrufola in una vecchia libreria dove, incuriosito dal titolo del libro che il burbero libraio sta leggendo, decide di prenderlo in prestito. Eh sì, perchè manco a dirlo il timido e cicciottello Bastiano nutre un amore sconfinato per la lettura. Talmente sconfinato che, giunto in ritardo a scuola, si rintana in una vecchia soffitta e si mette immediatamente a leggere, finendo così per essere catapultato in una storia avventurosa e singolare.
Nel mondo di Fantasia, decine e centinaia di creature bizzarre - Centauri, Incubini, Minuscolini e chi più ne ha più ne metta - si sono radunati in preda al panico presso la splendente Torre Di Avorio, dimora della loro sovrana, l'Infanta Imperatrice, sperando che lei sappia aiutarli. Fantasia, lo scintillante e sconfinato regno di Fantasia, sta infatti scomparendo a poco a poco, inghiottito da un Nulla del quale nessuno conosce l'origine e che avanza inarrestabile, passo dopo passo, divorando silenziosamente tutto ciò che incontra, inclusi gli inermi abitanti. Giunto però alla Torre Di Avorio, questo multiforme popolo di Fantasia viene a conoscenza di un'altra, agghiacciante notizia: anche la loro amatissima sovrana è in pericolo, divorata da una malattia che nessuno pare in grado di curare e che sembra essere in qualche modo legata al Nulla. L'unica speranza di Fantasia risiede in un giovane e coraggioso Pelleverde, Atreiu, al quale viene affidato il preziosissimo AURYN, simbolo dell'Infanta Imperatrice, assieme all'incarico di partire alla ricerca di qualcosa o qualcuno che possa salvarla.
Pagina dopo pagina, nel silenzio della soffitta, Bastiano si immerge a tal punto nella lettura che comincia a suggestionarsi; sembra quasi che i personaggi della storia siano in un qualche modo a conoscenza della sua esistenza. Anzi, più prosegue più si rende conto di essere egli stesso parte integrante della storia, fino a ritrovarsi catapultato egli stesso a Fantasia, al fianco di Atreiu.
Ecco dunque che il timido e goffo Bastiano si ritrova ad avere l'immenso potere di cambiare le sorti di Fantasia con i suoi desideri; e più ne esprime più si rende conto di trasformarsi diventando sicuro di sè, bello e splendente come l'eroe di un romanzo deve essere.
Attraversando il regno di Fantasia, da lettore diventa egli stesso protagonista della Storia Infinita; ma sarà in grado di reggere ad una responsabilità tanto grande? Questo straordinario potere non finirà per trasformare il suo cuore? E cosa accadrà quando, lentamente, i ricordi della sua vita precedente - quando era semplicemente Bastiano, il ragazzino cicciottello che i compagni di scuola prendevano di mira e non l'eroe scintillante che cavalca attraverso Fantasia - cominceranno a svanire?

Un capolavoro che tutti dovrebbero leggere. Una storia che ti invischia e ti tira dentro, zeppa di personaggi strabilianti, dal Leone Graograman che regna sul deserto colorato ai piangenti Acharai, le creature più infelici di Fantasia fino alla perfida ed affascinante maga Xayde, le meravigliose creature partorite dalla sconfinata fantasia di Ende si susseguono, affollando le pagine del libro tra le quali - manco a dirlo - pare di sciogliersi per ritrovarsi dall'altra parte, a cavalcare assieme ad Atreiu e Bastiano. Un delizioso ritorno all'infanzia, con il retrogusto amaro che lascia il pensiero che - ahimè - nell'era dei tablet siano pochi i ragazzini che sarebbero in grado di far risorgere Fantasia contro il Nulla....

UN ASSAGGIO:

"Quando si risvegliò Atreiu si sentì fresco come una rosa e pieno di energie. Si sollevò a sedere.
Era notte, la luna brillava chiarissima e Atreiu vide che si trovava nello stesso punto dove era crollato, accanto al drago. Anche Fucùr giaceva lì disteso come prima, ma ora il suo respiro era profondo e regolare e pareva che dormisse sodo. Tutte le sue ferite erano state fasciate.
Atreiu si accorse che anche la sua spalla era stata bendata nello stesso modo, cioè non con bende di garza, bensì con filamenti di erbe e di piante.
A pochi passi di distanza si apriva nella roccia una piccola grotta e dal suo ingresso veniva un debole raggio di luce.
Senza muovere il braccio sinistro, Atreiu si sollevò cauto e si diresse verso l'apertura della grotta, che era molto bassa. Si chinò e vide all'interno una stanza che pareva un laboratorio d'alchimista, tutto in miniatura. Sul fondo della stanza, in un camino aperto crepitava un allegro focherello. Dappertutto erano sparsi vasi, barattoli e bottiglie dalle forme più strane. Su uno scaffale stavano allineati fasci di erbe secche di diverse qualità. Il minuscolo tavolo nel mezzo della stanza e il resto dei mobili parevano fabbricati con legno di radica. Nel complesso quell'abitazione aveva un aspetto quanto mai gradevole e simpatico.
Solo quando udì un colpetto di tosse, Atreiu si accorse che davanti al camino c'era un omino piccino sprofondato in una poltrona."

mercoledì 4 marzo 2015

NEIL GAIMAN - Nessun Dove

DOVE: in una cupa Londra Sotterranea
QUANDO: in una dimensione parallela fuori dal tempo, ai giorni nostri

Dopo aver letto Coraline, non potevo non appassionarmi a Neil Gaiman ed al suo mondo cupo e surreale. Ma se Coraline restava tutto sommato una favola - dalle tinte parecchio fosche, per carità, ma pur sempre una favola - con Nessun Dove dalla favola ci allontaniamo, e di parecchio. O forse neanche tanto, perchè qui ci sono sangue, lotta, coraggio, squartamenti, un viaggio avventuroso, paura, ossa rotte e misteri da svelare come in ogni favola che si rispetti. Ma con i toni crudi e spietati della cronaca, delle dissezioni di cadaveri sotto la luce asettica degli obitori, dei verbali di polizia.
Una sorta di favola dark per adulti, ecco, diciamo così; anche se mi rendo conto che la definizione è riduttiva e banale.
Richard Mayew, trasferitosi senza troppo entusiasmo nella City per questioni lavorative, ha una vita ordinaria e pulita: un lavoro d'ufficio dai ritmi serrati, una fidanzata affascinante e capricciosa, un appartamento silenzioso. Fino a quando, in una serata come le altre, non si imbatte in una creatura spaventata, ferita, infagottata negli stracci, che gli ruzzola davanti comparendo dal nulla. Richard la soccorre,  provocando le ire della fidanzata Jessica, ed in quel momento perde tutto.  Casa, lavoro, fidanzata, direte voi.
Macchè, perde molto di più.. Risucchiato in un mondo cupo, cruento, in un mondo sotterraneo che vive in una lotta oscura lungo le stazioni della metropolitana londinese, Richard perde sè stesso. O meglio, perde il sè stesso che era, per diventare una delle creature invisibili al mondo di sopra che popolano questa Londra Di Sotto. 
Creature che affollano il Mercato Fluttuante,  nel deserto silenzioso dei grandi magazzini Harrods, di notte.
Creature che scompaiono nel nulla divorate dal buio sul Night's Bridge - la versione sotterranea della fermata di Knightsbridge, o tentando di superare gli enigmi dei Frati Neri a Brackfriars.
Sì, perchè è proprio lungo le linee della celeberrima metropolitana londinese che si snoda questa avventura sotterranea, in cerca di qualcosa e in fuga da qualcos'altro, in un mondo freddo, umido, nero, cruento ed animalesco in cui ben presto lo spirito cittadino viene soffocato per lasciar emergere il suo "io" più istintivo e coraggioso.
E non potrebbe essere altrimenti, quando sei in viaggio attraverso cunicoli bui ed intricati sapendo che sulle tracce tue e dei tuoi compagni di strada sono stati sguinzagliati due esseri spietati e senza tempo, devoti alla tortura come ad un'arte sopraffina....

Difficile anche dipanare una trama, senza rovinare il finale. Diciamo che si tratta di immergersi per qualche settimana in tunnel puzzolenti ed umidi, senza rivedere la luce del sole, provando la scarica di adrenalina dell'animale braccato e il sollievo di chi si ritrova vivo a dispetto di tutto in un mondo oscuro e terrificante.
E soprattutto, alla fine di tutto, riuscirà Richard a salvare la pelle e ritornare alla sua tanto agognata vita di superficie?

UN AGGAGGIO:

"Era tardo pomeriggio, e il cielo senza nubi stava passando dal blu reale a un violetto intenso, con una spruzzatina di rosso-arancio e giallo-verde sopra Paddington, quattro miglia a ovest, dove, dal punto di vista di Old Bailey, il sole era appena tramontato.
Cieli, pensà Old Bailey con una sorta di compiacimento. Mai due di essi uguali. Nè di giorno nè di notte. Era un esperto di cieli, Old Bailey, e questo era proprio un bel cielo. Il vecchio aveva piantato la tenda per la notte su un tetto di fronte alla cattedrale di St. Paul, nel centro della City di Londra.
Era affezionato a St. Paul, e almeno lei era cambiata poco negli ultimi trecento anni. Era stata costruita in pietra Portland bianca che, prima ancora di essere stata completata, aveva iniziato a diventare nera a causa della fuliggine e della sporcizia nella fumosa aria londinese, ma adesso, in seguito alla ripulitura di Londra negli anni Settanta, era ritornata più o meno bianca."

lunedì 5 settembre 2011

JOHN RONALD REUEL TOLKIEN - Lo Hobbit

DOVE: Nella Terra di mezzo
QUANDO: Durante la Terza Era

Premetto di avventurarmi nella stesura di questo post con un tantino di timore; non essendo infatti io letteralmente un'esperta nè una cultrice del genere fantasy - ed avendo, però, in più di una occasione potuto toccare con mano il mondo degli appassionati del genere, e di Tolkien nello specifico - sono consapevole che quanto scriverò potrà risultare superficiale, a molti di loro.
Eppure, dico la verità, a me il genere proprio non dispiace. Sarà che - come ripeto e ripeto fino alla nausea - per me leggere è soprattutto viaggiare, ci sono dei momenti in cui incontrare strada facendo un paio d'elfi e perchè no, qualche hobbit può essere davvero piacevole. Come ripeto, non ho una vastissima conoscenza del genere, mi limito a qualcosa di Marion Zimmer Bradley, Eragorn di Paolini e, soprattutto Tolkien. Il Signore degli Anelli è tra i libri che preferisco, ricordo di averlo divorato in uno sfortunato inverno in cui, a casa dei miei genitori, la caldaia faceva le bizze e mi sono rifugiata per qualche ora, ben avvolta in un plaid di lana, di fronte al caminetto acceso. Davvero pittoresco, devo dire ^_^.
Perchè, dunque, non dedicare uno spazio proprio a lui? E, pensando a tutti quelli che, di fronte alle dimensioni massicce del Signore degli Anelli spalancano tanto d'occhi dicendo "No no no.... a me il genere proprio non piace, e poi tutte quelle pagine...", io rispondo: volete "assaggiare" lo stile di Tolkien? Provate allora con lo Hobbit, e non ve ne pentirete.
Gli ingredienti sono davvero intriganti: siamo infatti nella tranquilla Contea, abitata da quelle creaturine pacifiche e per nulla avventurose che sono gli Hobbit. Bilbo Baggins, questo il nome del nostro protagonista, che in una tranquilla giornata di sole splendente vede venirgli incontro, nella austera persona del potente mago Gandalf, un'avventura che finirà per stravolgere la sua esistenza (e, per tutti quelli che conoscono il Signore degli Anelli: ben più della sua sola esistenza): recuperare l'immenso tesoro che il feroce drago Smaug custodisce nel cuore più profondo della Montagna Solitaria. Con lui, ben tredici nani battaglieri, capeggiati dal famosissimo Thorin Scudodiquercia, assieme ai quali il timoroso piccolo Hobbit si troverà ad affrontare Orchi, Montagne Nebbiose, minacciosi Vagabondi e perfino quel bizzarro, maligno Gollum che anche chi non avesse letto Tolkien ha ben in mente per averlo visto di sfuggita sogghignare dal trailer della trasposizione cinematografica.
Il piccolo e pacifico Hobbit, trascinato suo malgrado lontano dalla verde tranquillità della Contea, attraverso le gole spigolose e solitarie della Montagna si scoprirà tutto sommato un'animo piccolo sì, ma battagliero e tenace, capace di tener testa perfino alle sibilanti insidie di Gollum, alla furia bestiale degli Orchi, alle minacce del verde e silenzioso Bosco Atro, pur di ritornare sano e salvo nel tepore e nella serenità della sua confortante casetta. Tutto intorno, le silenziose foreste in cui dimorano gli Elfi, le loro piccole scaramucce coi nani, le maestose Aquile, i minacciosi Mannari che incendiano la foresta per stanare i piccoli visitatori... e mille altri personaggi e luoghi, in un continuo mutare di paesaggi, passo dopo passo, man mano che si segue la mappa.
Dritti nel cuore della Montagna e ritorno (il titolo originale è proprio "There and Back Again"), attraverso un'avventura mozzafiato che si lascia leggere una pagina dopo l'altra, fino alla conclusione. Che poi, a ben vedere, non è che l'inizio.... Ma questa, è un'altra, lunga storia.

UN ASSAGGIO:
"Buon giorno!" Disse Bilbo; e lo pensava veramente. Il sole brillava e l'erba era verdissima. Ma Gandalf llo guardò da sotto le lunghe sopracciglia irsute ancor più sporgenti dalla tesa del suo cappello.
"Che vuoi dire?" disse "Mi auguri un buon giorno o vuoi dire che è un buon giorno che mi piaccia o no; o che ti senti buono, quest'oggi; o che è un giorno in cui si deve essere buoni?"
"Tutto quanto" disse Bilbo " E' un bellissimo giorno per una pipata all'aperto, per di più. Se avete una pipa con voil, sedetevi e prendete un po' del mio tabacco! Non c'è fretta, abbiamo tutto il giorno davanti a noi!" E Bilbo si sedette su un sedile accanto alla porta, incrociò le gambe e fece un bell'anello grigio di fumo che salì in aria senza rompersi e si librò sopra la collina.
"Graziosissimo!" disse Gandalf "Ma stamattina non ho tempo di fare anelli di fumo. Cerco qualcuno con cui condividere un'avventura che sto organizzando ed è molto difficile trovarlo."
"Lo credo bene, da queste parti! Siamo gente tranquilla e alla buona e non sappiamo che farcene delle avventure. Brutte, fastidiose, scomode cose! Fanno far tardi a cena! Non riesco a capire cosa ci si trovi di bello!" Disse il nostro Bilbo Baggins, e infilati i pollici sotto le bretelle fece un anello di fumo ancora più grande. Poi tirò fuori la posta del mattino e cominciò a leggerla, ostentando d'ignorare completamente il vecchio. Aveva deciso che non era proprio il suo tipo e voleva che se ne andasse. Ma il vecchio non si mosse. Stava fermo, appoggiato al suo bastone, fissando lo Hobbit senza dire niente, finchè Bilbo si sentì a disagio e anche un po' seccato.