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mercoledì 30 maggio 2018

AA VV - I Confini della Realtà

DOVE e QUANDO: non sempre specificato, spesso in un'Italia contemporanea o in un futuro immaginario

Ecco un ennesimo caso di libro in cui mi imbatto per caso, frugando su una bancarella di libri usati.
Più e più volte ho detto di come il racconto non sia un genere a me congeniale, lasciandomi perlopiù con un senso di insoddisfazione di fronte a finali spesso frettolosi; ma più e più volte ho anche detto che, quando il racconto si addentra in mondi particolari, atmosfere noir, o horror, o fantascientifiche, trovo che al contrario diventi un genere interessante, e che spesso dia origine a vere e proprie piccole "chicche".
Ultimo in ordine cronologico tra le mie letture era stato Ray Bradbury, tanto per citarne uno.
In questo caso, invece, sono una serie di autori italiani (Licia Troisi, Violetta Bellocchio, Tullio Avoledo solo per citarne alcuni) ad accompagnarci attraverso un viaggio in un'Italia diversa da quella che conosciamo. Un'Italia in cui manco a dirlo accadono fatti misteriosi, inquetanti, a filo del paranormale. O, addirittura, un'Italia in cui la realtà che vediamo e percepiamo è completamente distorta rispetto al vero.
Il richiamo, già dal titolo, è evidente: la fortunata serie USA "Ai Confini della Realtà" ( "The Twilight Zone", se non avete mai avuto occasione di guardarla fatelo, se amate il genere, non resterete delusi) , nella quale in ogni puntata si raccontava una storia dal sapore surreale, angosciante, inquietante, paranormale, fantascientifico e chi più ne ha, più ne metta, dando vita a piccole "perle" di microcinema da gustarsi nell'arco di una mezz'ora,  credo, o poco più.
Ripeto, se amate il genere (io da buona teenager anni'90 ho divorato quasi tutte le serie di X-Files) e non avete avuto modo di guardarla, fatelo. Spesso la RAI la rimette in onda, specialmente nel periodo estivo ^_^.
Dunque, dicevamo, la strana e inquieta Italia attraverso cui questi autori ci portano in viaggio.
Talvolta, come in "L'Odore" di Carla Vangelista, il viaggio è più nella mente e nella psiche di un uomo malato. Altre volte, come in "Lo zoo di Schroedinger" di Tullio Avoledo, ci ritroviamo in una sorta di ghetto allucinato, malsano, popolato da personaggi non completamente umani.
Altre ancora, come in "Plastic" di Chiara Palazzolo, ci muoviamo attraverso l'afa asfaltata di una Roma contemporanea, nella quale però ben presto alcune cose cominciano a non tornare.
Difficile riassumere qui in maniera sintetica i tanti sapori e le tante ambientazioni proposte dagli autori. Dieci capitoli, altrettante penne che magistralmente creano questi mondi stravolti, dieci differenti atmosfere. Tra città afose e placidi paesaggi di campagna, da Nord a Sud, tra mondi paralleli, strane presenze, leggende metropolitane, l'esilissimo confine tra reale e irreale viene varcato e rivarcato più volte, accompagnandoci in un viaggio scorrevole, gustoso, rilassante seppure con qualche colpo di scena.
Una evasione a tutti gli effetti dal mondo reale, per tanti piccoli viaggi in altrettanti bizzarri universi, ciascuno con la propria, avvolgente atmosfera, ciascuno perfettamente chiuso in sè stesso, ciascuno ricco di suspance e di curiosità.
Personalmente, a parte un paio di storie che ho trovato meno "entusiasmanti", ho amato molto tutti i capitoli. E, ovviamente, tanti spunti di lettura a cui attingere, nel caso in cui qualcuno degli autori risultasse un "nuovo incontro".

Un libro da non perdere, se amate il genere.


UN ASSAGGIO:

"E' all'altezza del lungotevere Flaminio, poco prima di imboccare il ponte, che Plasty nota la signora. Capelli corti, arruffati. Spessi occhiali da vista. Pantaloni dall'aria trasandata. Come lei, del resto. La tipica vecchia signora di mezza età. Ma per Plasty, che compirà ventinove anni in giugno, tutte le signore con i capelli grigi sono vecchie. E poi questa ha il bastone.
Un bastone di legno poggiato a lato del sedile dell'autobus.
La signora deve aver detto qualcosa, per questo Plasty l'ha notata. O forse ha bofonchiato. O solo sbuffato, strappando Plasty alla lettura degli annunci immobiliari del quotidiano che tiene in mano.
E che farebbe a meno di spulciare, se non fosse per questi stronzi della Sa.Va.Te Inc., che si sono messi in testa di dismettere il loro patrimonio immobiliare, buttando Plasty in mezzo a una strada."

domenica 22 ottobre 2017

RAY BRADBURY - Paese d'ottobre

DOVE: perlopiù nel Midwest degli USA
QUANDO: tra gli anni '30 e gli anni '40

Ci sono libri che sembrano essere stati scritti appositamente per l'autunno, per le prime serate fredde che fanno venire voglia di plaid, di cioccolata calda e per chi- come me - li ama alla follia, di un gatto sulle ginocchia. Ecco, questo è uno di quei libri, perfetti per ritagliarsi momenti di evasione mordi e fuggi.
Come ho scritto in diverse occasioni, non sono un'amante del racconto; trovo che in molti casi le storie di poche pagine non riescano a coinvolgermi, restando perdipiù incompiute, e lasciandomi in bocca un sapore amarognolo e deludente, come di qualcosa che doveva essere e non è stato. Accade anche, però che il racconto in mano a penne particolarmente dotate, diventi "altro", una piccola storia compiuta, da mangiare in un boccone, come quei piccoli mignon colorati che occhieggiano dalle vetrine delle pasticcerie e che ti vien voglia di divorare uno dopo l'altro. Accade raramente, ma accade. Con Asimov, per esempio, e il suo brillante I racconti dei Vedovi Neri. Oppure, con le bizzarre e guizzanti Storie del Terrore da un minuto.
Ed accade con Bradbury ed i suoi brevi, stralunati, surreali racconti autunnali che ci trasportano nella provincia americana a cavallo tra gli anni '30 e '40, dove accadono cose strane, talvolta semplicemente ambigue, talvolta decisamente spaventose.
Ecco, va anche detto che probabilmente per quanto mi riguarda apprezzo i racconti quando strizzano l'occhio non dico all'horror, ma perlomeno al mistero, da buona ex ragazza degli anni '90 cresciuta a pane e Mulder&Scully.
Ho comprato questo libro su Amazon, semplicemente - lo confesso - a completamento di un ordine, per arrivare alla cifra necessaria per evitare le spese di spedizione; l'ho comprato senza troppe aspettative, ma con una certa curiosità. Punto primo, perchè di lui avevo letto - millenni fa - le Cronache Marziane (ed anzi, sarei curiosa di recuperarle). Punto secondo, perchè al di là della promessa di sapori "surreali", mi intrigava moltissimo questa ambientazione negli USA della prima metà del Ventesimo Secolo.
Di storie e di luoghi, poi, in queste pagine se ne trovano per tutti i gusti, Per esempio, un vecchio e cadente Luna Park coi suoi baracconi allineati lungo un molo, nell'afa di una sera di fine estate.
Oppure, una quieta, silenziosa ed elegante casa circondata da un folto bosco che la protegge dai pericoli del mondo esterno. O un lago, un quieto e luccicante lago, con la sua spiaggia silenziosa ed i baracchini dei panini imbottiti chiusi, con le imposte inchiodate.
O una città, una perfetta, ordinata, caotica, trafficata, pericolosa città degli anni'30, con le automobili lucide come insetti che scorrono sulle strade dritte, gli attraversamenti pedonali, i grattacieli color piombo dritti contro il cielo.
Su questi perfetti, suggestivi scenari scorrono poi, come in un teatrino magnetico, le vicende di decine di personaggi, storie diverse una dall'altra ma tutte accomunate dal retrogusto surreale, misterioso, talvolta inquieto.
Un bambino bloccato a letto da una lunga malattia, e la straordinaria amicizia del suo cane, che gli porta in camera brandelli di quel mondo esterno dal quale è escluso.
Una giovane mamma che sembra crollare psicologicamente, convinta che il suo neonato nasconda un'inquietante verità.
Un agricoltore, la sua famiglia ed uno strano, stranissimo campo di grano.
Il giovane Timothy, membro "diverso" di una famiglia "speciale".
Tanti ingredienti perfettamente miscelati per creare 19 racconti instabili, inquieti, bizzarri.
Diciannove micro-viaggi in altrettanti piccoli mondi di un'America divenuta antica, tra città e campagne, con un piccolo sconfinamento in Messico assieme ad una coppia di mezza età alle prese con un misterioso rituale di mummificazione.
Il mio preferito tra tutti, decisamente, "L'emissario".
Da leggere se amate le storie che strizzano l'occhio all'irreale, al fantastico e al nonsense.

UN ASSAGGIO:

"Martin seppe che era tornato l'autunno, perchè entrando in casa di corsa Fido portò vento, brina e un sentore di mele inacidite sotto gli alberi. Nelle molle d'orologio del suo pelame, Fido raccoglieva il solidago, la polvere dell'astrea che dà l'addio all'estate, guscio di ghianda, pelo di scoiattolo, piuma di pettirosso partito, segatura di legna da ardere appena tagliata e foglie, simili a tizzoni scrollati dalla vampata fulva degli aceri. Fido balzò. Una pioggia di gracile felce, di pruno da more, d'erba di palude si riversò sul letto dove Martin strillava. Nessun dubbio, nessunissimo dubbio, quella bestia incredibile era ottobre!
'Qua, bravo, qua'
E Fido si adagiò a riscaldare il corpo di Martin con tutti i falò e i fuochi misteriosi di stagione, e a riempire al camera degli odori tenui o forti, umidi o secchi di una lunga gita."

martedì 11 aprile 2017

DOUGLAS ADAMS - Ristorante al termine dell'universo

DOVE: a spasso nell'universo
QUANDO: avanti e indietro nel tempo, partendo dagli anni '80 del pianeta terra.

Rieccomi qui, con Douglas Adams. Dopo la Guida Galattica, ho preso gusto al suo stile scorrevole ed alla pungente ironia, e dopo un po' ne ho sentito la mancanza. Pur non essendo - come dicevo nella prima recensione - nè un'appassionata nè un'esperta del genere, le strampalate avventure di Arthur Dent mi hanno conquistata. E, confesso, il secondo capitolo della sua bizzarra saga mi è piaciuto forse anche più del primo. Per dirne una, mi fa impazzire l'idea degli esuli del pianeta Golgafricham; non voglio rovinare la sorpresa a coloro che si avventureranno tra le pagine di questo libro: mi limito a dire che la trovo una storia nella storia a dir poco geniale nella drammaticità della sua ironia.
Ma procediamo, per quanto possibile, con un certo ordine; prepariamoci ad abbandonare letti, divani, treni sferraglianti - o qualunque sia il luogo in cui ci troviamo materialmente quando apriamo il libro - per essere catapultati nella solitudine gelida dell'universo, in una grossa e solida astronave all'interno della quale vagano nella fissa solitudine delle stelle i nostri protagonisti. Zaphod Beeblebrox, egocentrico ma poco autoritario Presidente della Galassia; Ford Prefect, autostoppista spaziale originario di Betelgeuse; Marvin, robot incline all'autocommiserazione, e i due ultimi superstiti dell'ormai scomparso pianeta terra: Trillian e Arthur Dent, appunto, il quale, rassegnatosi  ormai all'idea di dover vagabondare senza meta nel gelo del cosmo, cerca disperatamente di alleviare il vuoto che lo attanaglia cercando di procurarsi perlomeno una buona tazza di tè.
La missione di questa variegata compagnia è apparentemente complessa: trovare la persona che governa davvero l'universo.  E per farlo, inevitabilmente ci saranno salti spazio-temporali, esplosioni, viaggi interstellari, navi spaziali distrutte, il tutto condito con lo spirito, l'ironia e l'intelligenza che caratterizzano la penna dell'autore.
Di galassia in galassia, stavolta ci spingeremo fino ai confini dello spazio-tempo, in un bizzarro ristorante di lusso nel quale è possibile mangiare assistendo nel contempo alla creazione dell'universo stesso; arriveremo nella squallida e pestilenziale Ranonia per affrontare il Vortice, l'orrenda tortura cui nessun essere vivente è mai sopravvissuto, conosceremo il popolo di Golgafricham, in fuga e alla deriva da decenni, in cerca di un nuovo pianeta da colonizzare; e transiteremo su Orsa Minore Beta, dove risiede la casa editoriale Megadodo, editrice della Guida Galattica per gli autostoppisti, appunto.
So che chi non ama il genere storcerà il naso; suona tutto terribilmente "metallo, esplosioni, guazzabugli tecnologici, gravità zero", eppure nel secondo libro come nel primo c'è anche molto, molto di più... Ci sono spunti di riflessione continui sul nostro stato di piccoli esseri umani a cospetto del cosmo; c'è tanta tanta ironia, c'è la capacità di affrontare con leggerezza concetti complessi come il senso stesso della vita, e le leggi che governano l'universo.
E, sempre senza spoilerare nulla, vi invito ad intraprendere questo viaggio, pagina dopo pagina, fino ad incontrare insieme ai protagonisti l'uomo che governa davvero l'universo.
Lo adorerete :-)

UN ASSAGGIO:

"In una stanza di uno dei bracci del ristorante un uomo alto e sottile scostò una tenda, e di colpo l'oblio lo guardò in faccia.
Non era, in effetti, una gran bella faccia, forse perchè l'oblio l'aveva guardata troppe volte. Innanzitutto era troppo lunga, poi gli occhi erano troppo incavati e cerchiati, infine le guance erano eccessivamente infossate e le labba eccessivamente sottili. Senza parlare dei denti, che sembravano vetri di finestra appena lavati. Le mani che reggevano il lembo sollevato della tenda erano anch'esse lunghe e sottili, e per di più fredde. Dal modo in cui stavano posate, leggere e nervose, sulla stoffa, si sarebbe detto che se  il loro proprietario non le avesse sorvegliate come un falco avrebbero potuto sgattaiolare via per conto proprio per fare cose innominabili in qualche angolo.
L'uomo lasciò cadere di nuovo la tenda, e la luce terribile che aveva giocato per un attimo sui suoi lineamenti andò a giocare su qualche superficie meno deprimente.
Girò su e giù per la stanza come una mantide che contemplasse la vittima che avrebbe mangiato per cena, poi si sedette su una sedia zoppa accanto a un tavolo da disegno, e sfogliò un giornalino di barzellette."

martedì 15 novembre 2016

DOUGLAS ADAMS - Guida galattica per gli autostoppisti



DOVE: in giro per lo spazio
QUANDO: più o meno negli anni '80 del Pianeta Terra

Ecco un viaggetto che pregustavo da tempo, pur non essendo, lo ammetto, quel che si dice una estimatrice del genere fantascientifico (nè in formato cartaceò nè in quello cinematografico). Ma della Guida Galattica ho sempre sentito così tanto parlare, che non potevo non avventurarmi tra le sue pagine, prima o poi. E così, con l'acquolina in bocca, assolutamente digiuna di viaggi interstellari, mi sono lasciata andare.
Certo, per apprezzarlo bisogna essere, se non proprio degli appassionati del genere, perlomeno dei lettori privi di pregiudizi e pronti ad addentrarsi di tanto in tanto in qualche intricato ragionamento di statistica, probabilità e pensiero computazionale, che rallenta un tantino il ritmo altrimenti serrato della storia. Ma se siete pronti a saltare nello spazio interstellare, il risultato sarà un viaggio assolutamente appassionante e non convenzionale.
La trama è complicata da dipanare, se non si vogliono rovinare i piccoli e saporiti colpi di scena in cui si incappa, tra una pagina e l'altra; diciamo solo che siamo in un anonimo giovedì mattina nell'Inghilterra Sudoccidentale, e l'anonimo trentenne ed ex londinese Arthur Dent, impiegato in una radio locale, conduce la sua vita anonima in una altrettanto anonima casa destinata ad essere abbattuta per far posto ad una scintillante tangenziale.
Tutto inizia da qui, da una pigra e soleggiata mattina, in una casa di mattoni immersa in un giardino reso fangoso dal temporale notturno, con un bulldozer che borbotta scalpitando mentre Arthur, all'interno, l'umore grigio e il passo pesante, si lava per quella che probabilmente sarà la sua ultima mattina in quella casa.
Ecco, una di quelle giornate che sembrano pessime, e nelle quali - ti verrebbe da dire - tocchi il fondo, tanto che "peggio di così non può andare"...
Peccato che, per Arthur Dent, solitario, grigio ed apatico cittadino del Pianeta Terra, le cose stanno per andare peggio, eccome... Se perdere la propria casa per un intestardimento della burocrazia vi sembra già un evento disperato, cosa pensereste se vi dicessi che il piccolo e insignficante (se lo guardiamo dall'ottica dell'Universo) Dent sta per perdere il suo stesso pianeta?
E qui mi fermo, senza scendere più di così nei dettagli; perchè la guida galattica va gustata, pagina dopo pagina. Uno stile scorrevole, una storia di viaggi intergalattici, navi interstellari, creature poliformi, con un retrogusto un tantino retrò, di quella fantascienza "di una volta", di quando ancora ascoltavamo la musica con il mangianastri ignorando che un giorno avremmo avuto Spotify e YouTube.
Una storia ricca di umorismo ed autoironia, di robot umanizzati - anche troppo - e di esseri bicefali, di ricchi rampolli annoiati che intraprendono in  autostop (anche questo, un termine dal sapore estremamente vintage) lunghi viaggi "low-comfort" attraverso le galassie, di misteriosi e leggendari fabbricanti di pianeti, di un asettico e distante Governo Galattico Imperiale, di irritabili e disgustose creature aliene, di immense navi spaziali dai lunghi corridoi metallici.
Ma non aspettatevi un libriccino tutto esplosioni nello spazio e tentacoli melmosi; questo è anche e soprattutto un libro che fa pensare. Uno di quei libri che - un po' come Flatlandia, che recensii millenni fa - mentre lo leggi ti dà la sensazione di dare "respiro" ai neuroni resi asfittici dall'era degli smartphone. Perchè qui, al di là dei salti interstellari, si parla di convivenza e conflitti tra i diversi, di grandi domande e grandi risposte, degli intrecci imperscrutabili del destino e del senso recondito della vita sul nostro pianeta.
Un libro che ti cattura e si fa leggere in poche ore, ma che ti lascia dentro un piccolo germoglio di riflessione su chi siamo noi, all'interno dell'immensità dell'universo.

UN ASSAGGIO:

"Il prostetnico vogon Jeltz non era piacevole a vedersi. Nemmeno per gli altri vogon. Il suo nasone a volta saliva alto sopra la piccola fronte da porcello. La sua pelle verde scuro, gommosa, era abbastanza spessa da permettegli di giocare bene al gioco della politica del Servizio Civile vogon, ed era abbastanza impermeabile da permettergli di sopravvivere tranquillamente, senza effetti collaterali, a una profondità sottomarina di trecento metri.
Non che lui andasse mai a nuotare, beninteso. Era sempre troppo occupato per farlo. Il suo aspetto era quello perchè miliardi di anni prima, quando i vogon erano usciti strisciando dai pigri mari primordiali di Vogsfera ed erano approdati ansimanti alle rive vergini del pianeta, quando i primi raggi del giovane brillante Vogsole loi aveva investiti col suo splendore, era successo che le forze dell'evoluzione avevano rinunciato ad occuparsi di loro: si erano come tirate in disparte, disgustate, e li avevano esclusi dal loro elenco, considerandoli un orrido ed increscioso errore. Così, i vogon non si erano più evoluti. Anzi, non sarebbero mai dovuti sopravvivere."

lunedì 19 settembre 2016

ROBERT LOUIS STEVENSON - Il dottor Jekyll e Mr. Hyde

DOVE: Londra, Inghilterra
QUANDO: metà dell'Ottocento

L'autunno mi rende nostalgica ed affamata di classici, e le giornate piovose mi spingono ad un inevitabile mix libro-plaid-gatto-divano, meglio ancora se il libro in questione è un buon classico della letteratura horror.
Premetto di non essere una cultrice del genere, perlomeno per quanto riguarda gli scrittori contemporanei... ma il fascino vintage delle atmosfere da brivido evocate dagli autori classici, a quello no, non resisto.

Da Frankenstein, a Carmilla, passando per Dracula e i racconti di Lovecraft... adoro immergermi nella lettura mentre magari fuori piove a catinelle, e mi godo una mattina di riposo in casa prima di andare al lavoro. E la storia del dr. Jekyll, studioso dall'irrefrenabile ambizione divenuto vittima e carnefice ad un tempo, incastrato come un'anima dannata nel suo stesso esperimento, è perfetta per i primi freddi autunnali. Si sorseggia lentamente ma in una mattinata, come una tisana bollente, colpendoci con la forza dirompente della letteratura dell'ottocento inglese.
Strade umide e deserte, nebbia a velare i contorni dei palazzi come un sudario, un laboratorio di anatomia in semi-abbandono, individui misteriosi che si aggirano nelle notti londinesi macchiandosi di atroci crimini, un avvocato che cerca di riunire i pezzi del puzzle sperando di salvare il suo vecchio amico Jekyll da quella che ritiene sia la minaccia di un ricatto da parte dello spregiudicato e rabbioso Hyde. Pochi, semplici ingredienti ben miscelati, quelli che compongono la classica storia dello scienziato che, sfidando Dio, crea una pozione in grado di scindere le due metà intrinseche nell'animo umano: la parte buona e quella cattiva, il bianco e il nero, lo yin e lo yang.
Da un  lato, il dottor Jekyll: rispettabile, brillante, educato, uomo di grande statura fisica e morale, benefattore, umano, scienziato di pregio.
Dall'altra, il signor Hyde: di piccola statura, iracondo, violento, sgradevole, prepotente, misteriosamente sfuggente.
Inspiegabilmente, il primo nutre - e dichiara pubblicamente - stima ed affetto verso il secondo, al punto di chiedere al leale Utterton, amico di vecchia data prima ancora che avvocato, di custodire un testamento nel quale si dichiara Hyde erede universale delle fortune di Jekyll; da questo, e da una serie di vicende collaterali che per pura coincidenza incrociano la strada del giovane avvocato, quest'ultimo inizia ad insospettirsi ed indagare sul rapporto morboso che sembrerebbe legare i due individui, fino al tragico epilogo finale.
Storia classica, ho scritto, ma non lasciatevi ingannare credendo sia banale. Quella di Jekyll e Hyde è una storia che crediamo di conoscere, tanto ormai è divenuta quasi proverbiale, ma che va assolutamente letta.
Cosa accade, infatti, quando le due entità iniziano ad esistere in maniera distinta? La metà malvagia, l'orribile e demoniaco Hyde, accetterà di essere messo a tacere a piacimento del suo alter ego? E la parte buona, il rispettabile dottor Jekyll, è davvero così integerrimo da non lasciarsi corrompere dalla possibilità di compiere atrocità indicibili senza che la sua rispettabilità sociale ne venga intaccata?

E' davvero tutto così limpido e banale?
E basterà una contro-pozione a ripristinare l'ordine iniziale, rifondendo le due entità in un unico essere imperfetto?

Una storia, insomma, assolutamente da leggere, assaporare, sulla quale riflettere.


UN ASSAGGIO:

"Una domestica che viveva sola, in una casa poco distante dal fiume, era salita in camera per andare a letto. Per quanto a notte fonda fosse scesa una nebbia fitta sulla città, quelle prime ore erano terse e il vicolo su cui dava la finestra della sua camera era illuminato quasi a giorno dalla luna piena. Pare fosse donna di natura romantica, perchè seduta sul baule, appena sotto la finestra, s'era abbandonata sognanti fantasie. Mai ( e lo diceva con gli occhi pieni di lacrime tutte le volte che raccontava di quella vicenda) come in quella occasione si era sentita così in pace col mondo, e vicina al genere umano. Mentre se ne stava lì seduta si accorse della presenza d'un uomo anziano di bellissimo aspetto, con i capelli bianchi, che risaliva lungo la strada, nella sua direzione; gli andava incontro un altro signore, molto piccolo, cui lei sulle prime non fece caso. Quando si trovarono vicini l'uno all'altro (il che avvenne proprio sotto la sua finestra) il più anziano si inchinò avvicinandosi all'altro con fare molto cortese ed educato. Non sembrava che si trattasse di un problema di gran conto; anzi, dal modo in cui gesticolava, sembrava che stesse solo indicando la strada; mentre parlava, la luna lo illuminò in viso e la ragazza rimase a guardarlo con piacere, tanta era l'innocenza che quel volto pareva emanare, insieme a una nota di autocompiacimento e una sorta di aristocratico distacco. A quel punto lo sguardo della ragazza passò all'altro, in cui, con sorpresa, riconobbe un certo Mr. Hyde  che una volta era venuto a trovare il suo padrone e per il quale lei aveva subito nutrito una certa antipatia...."

mercoledì 27 luglio 2016

JULES VERNE - Viaggio al Centro della Terra


DOVE: ad Amburgo, ma soprattutto nel sottosuolo dell'Islanda
QUANDO: 1863

Claustrofobico, potente, un tantino lento rispetto agli standard odierni (soprattutto nelle descrizioni molto dettagliate) ma attualissimo nei colpi di scena e nelle emozioni forti che sa donarci ancora, sebbene scritto nella seconda metà dell'800; ecco l'ennesimo classico che non delude.
Ma d'altronde lui è Jules Verne, insaziabile viaggiatore ed autore prolifico, "padre" della fantascienza moderna, straordinario creatore di Ventimila Leghe Sotto i Mari, de Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni e di altri, meravigliosi astri del firmamento letterario.
Per carità, benvengano le letture da ombrellone più tradizionali - un bel thriller contemporaneo, perchè no... o un romanzetto fresco come una bevanda ghiacciata; ma per una volta, provate ad approfittare dell'estate per accostarvi ad un classico. E, se amate l'avventura e la fantascienza, cominciate dalle fondamenta.. cominciate da Verne.
Eccoci qui, catapultati ad Amburgo nel 1863, nella vita apparentemente ordinaria del giovane geologo Axel. Una vita, perlappunto, serena, se non fosse che lo zio del giovane - nonchè proprietario della casa in cui è ospite- non è un uomo qualunque, ma il professor Lidenbrock, stimato, eccentrico, collerico, illuminato professore di mineralogia.
E cosa accade se quest'uomo dalle mille sfaccettature e dagli entusiasmi potenti entra in possesso di un antico manoscritto che sembrerebbe indicare il percorso per arrivare al centro della terra? Ovvio: si prendono armi e bagagli e si parte alla volta dell'Islanda, per calarsi all'interno del cratere dello Sneffel - un vulcano ormai spento - e inseguire un sogno, sulle tracce di Arne Saknussem, lo scomparso scienziato autore appunto del manoscritto.
A nulla valgono i tentativi di Axel; in quattro e quattr'otto il professor Lidenbrock porta noi e lo sventurato nipote nella gelida e deserta islanda, con un pesante bagaglio e l'aiuto di una poderosa e taciturna guida locale, per iniziare la pericolosa discesa verso l'ignoto.
Che dire ancora? Preparatevi ad abbandonare la luce del sole per avventurarvi tra polvere, pietre acuminate, picconi, silenzio e sorgenti di acqua bollente, misteriose piante sotterranee e cunicoli ciechi, notti uguali ai giorni e giorni uguali alle notti; coperte stese sul granito duro e freddo; ed a molte, moltissime altre emozionanti sorprese.....

Un classico senza tempo che non delude, ma anzi lascia col fiato sospeso ancora oggi.

UN ASSAGGIO:

"Uno spaventoso gesto di collera fu l'ultima cosa che vidi prima di chiudere gli occhi. Quando li riaprii, scorsi i miei due compagni immobili, avvolti nelle loro coperte. Dormivano? Per mio conto, non potevo trovare un minuto di sonno. Soffrivo troppo, e soprattutto mi angosciava il pensiero che il mio male fosse senza rimedio. Le ultime parole di mio zio risuonavano nelle mie orecchie: " tutto è finito!". Ed ero certo che in quello stato di debolezza non potevo nemmeno pensare a risalire alla superficie della terra. Per una lega e mezzo s'innalzava la crosta terrestre: mi sembrava che quella massa gravasse con tutto il suo peso sulle mie spalle. Mi sentivo spezzato e mi sfinivo nello sforzo violento di rivoltarmi sul mio letto di granito.
Passarono alcune ore. Un silenzio profondo ci avvolgeva, silenzio di tomba. Nessun rumore veniva da quelle muraglie: la più sottile di esse misurava cinque miglia di spessore.
Tuttavia nel mio assopimento mi pareva di percepire un lieve rumore. Guardai attentamente, e mi sembrò di vedere l'islandese che spariva con la sua lampada in mano. Ci abbandonava? Mio zio dormiva. Volli gridare, ma la voce non riusciva a passare fra le mie labbra disseccate. L'oscurità era totale, e gli ultimi rumori si erano spenti."

mercoledì 5 novembre 2014

STEPHEN KING - Cuori in Atlantide


DOVE: Harwich, Connecticut, USA
(ma anche Universitò del Maine e giungla vietnamita)
QUANDO: tra gli anni '60 e gli anni '90

Rieccomi qua, arrancando un po' a causa di un pc vecchiotto che fatica a connettersi in wireless e la cui batteria ormai è inesistente... il che mi costringe a tutto un groviglio di cavi alimentazione, cavo telefono, cavo USB per caricare foto.....
Da premettere una cosa fondamentale: non sono una grande lettrice di Stephen King, semplicemente perchè sono un soggetto facilmente suggestionabile ed ho sempre avuto timore di avventurarmi in certe sue opere. Perchè lui, diciamolo, scrive incredibilmente bene. Ha uno stile semplice, senza tanti fronzoli, eppure ti proietta esattamente dove vuole. Il che mi induce a credere che finirei faccia a faccia col pagliaccio di IT, o con la psicopatica di Misery non deve morire.... perciò non me ne voglia, King, se della sua opera mi limito ad una conoscenza parziale.
Non sono nemmeno una detrattrice del genere horror, anzi mi reputo una lettrice onnivora, condividendo in questo senso un pensiero bellissimo che compare proprio nella prima parte del suo libro:

"Qualche volta leggi per il gusto della storia, Bobby. Non fare come quegli snob che si attaccano alla forma. Qualche volta leggi per il piacere delle parole, per il linguaggio. Non fare come quei timorosi che hanno paura di non capire. Ma quando trovi un libro che ha insieme una bella storia e un bel linguaggio, tienilo a cuore."

Ma andiamo con ordine. Bobby Garfield, ragazzino smilzo cresciuto negli anni'60 della provincia americana, orfano di padre e con una madre allo sbaraglio, presa dalla necessità di quadrare i conti a fine mese e forse anche un tantino avida, vive una vita semplice coi due amici di sempre, Carol Gerber e Sully John.
Quando sua madre decide di affittare una camera al piano di sopra per raggranellare qualche dollaro in più, ecco che la vita di Bobby incrocia quella di Ted Brautigan. Un uomo maturo, solitario, misterioso, che un bel giorno affida a Bobby un incarico: sorvegliare il quartiere in cerca di misteriosi "segnali", ma soprattutto segnalargli la presenza di inquietanti uomini bassi in soprabito giallo. Inutile dire che l'undicenne Bobby si tuffa in quest'avventura con tutto il suo entusiasmo da ragazzino, anche quando la storia incomincia a "scottare" e prendere dei contorni sovrannaturali.
Questo l'innesco della vicenda, in un quartiere residenziale come tanti, in cui il continuo abbaiare del cane della signora O'Hara fa da sottofondo alle vicende di tre ragazzini uniti da un'indissolubile amicizia che però ben presto sfuma nella dolcezza del ricordo; perchè la vita finisce per separarli, sballottandoli qua e là.
Sully John, massiccio, atletico, giocherellone, nel caos infuocato del Vietnam.
Carol Gerber coi suoi occhioni limpidi all'università del Maine, dove viene folgorata dal fascino ribelle delle associazioni pacifiste.
E Bobby.... beh, lui semplicemente sparisce per anni, fino a quando non compare, cinquantenne, lì dove tutto era iniziato, ad Harwich, Connecticut, per rimettere insieme i pezzi del puzzle della sua vita.
Più di questo, non posso raccontare. Diciamo solo che ci sono intrecci, nel corso degli anni, che li portano a sfiorarsi senza che se ne rendano conto.
Un viaggio particolarissimo attraverso anni infuocati di violenza e di ottimismo, di innovazione, di grandi battaglie e di sconfitte, di adolescenti in tempesta dediti al gioco di carte benchè questo comprometta la loro carriera universitaria gettandoli in pasto alla macina dell'esercito, che chiede sempre carne fresca da inviare "nel verde", anni di illusioni e di amori infranti, di crescita e di nostalgia, sui quali aleggia sempre e comunque lo spirito impalpabile dell'amicizia d'infanzia, quello che basta una semplice foto con tre ragazzini in posa a smuoverlo, sollevando i ricordi come il vento solleva la sabbia....

UN ASSAGGIO:

 "L'ultimo giorno di aprile, undicesimo compleanno di Bobby, sua madre gli consegnò un pacchettino sottile avvolto in carta d'argento. Dentro c'era una tessera bibliotecaria arancione. Una tessera per la biblioteca degli adulti. Addio Nancy Drew, Hardy Boys e Don Wislow. Benvenuti a tutti gli altri protagonisti colmi di storie di passioni misteriose e torbide come "Il Buio in Cima alle Scale" Per non parlare di pugnali insanguinati nelle stanze di qualche torre (c'erano misteri e torri anche nelle storie di Nancy Drew e Hardy Boys, ma ben poco sangue e mai passione).
"Ricorda solo che la signora Kelton al banco prestiti è amica mia." Lo ammonì sua madre. Il tono era quello asciutto delle intimazioni, ma vedeva che suo figlio era contento ed era felice per lui. "Se cerchi di prendere qualcosa di spinto come 'I peccati di Peyton Place' o ' Delitti senza castigo', lo verrò a sapere."
Bobby sorrise. Sapeva che era vero.


PS: ho inserito tra i tag anche 'amore per la lettura' e non a caso ho scelto questo stralcio perchè "Cuori in Atlantide" è pervaso da continui ed espliciti richiami ad un libro per ragazzi, libro che Ted regala a Bobby per il suo compleanno e che affascinerà profondamente il ragazzino....
Volete sapere qual è? Date un'occhiata qui....

giovedì 4 novembre 2010

William Golding - IL SIGNORE DELLE MOSCHE


DOVE: su un'isola deserta
QUANDO: in un ipotetico futuro in cui la terra è infiammata da un sanguinoso conflitto planetario.

I ragazzi, si usa dire, sono il nostro futuro. E' nelle loro mani che lasceremo il pianeta, è sulle loro spalle che ricadranno i nostri errori ed è per loro che dobbiamo impegnarci a costruire delle solide basi sulle quali loro possano, a loro volta, far poggiare le proprie vite. Lampante e incontrovertibile? Non del tutto, se per una volta, volendoci districare dalla banalità di certi luoghi comuni, ci immergiamo in una singolare avventura proposta dallo scrittore William Golding, premio Nobel per la letteratura nel 1983.
Immaginiamo dunque che la Terra- la nostra Terra - venga improvvisamente ( e non così tanto inverosimilmente) dilaniata da un conflitto di proporzioni planetarie. Immaginiamo poi che, mentre la guerra infiamma, un aereo precipiti in una piccola isola, sperduta nella solitudine salata dell'Oceano, lasciando come soli superstiti uno sparuto gruppo di ragazzini, spaventati e confusi. Immaginiamo che questi ragazzi, rimboccandosi le maniche, decidano infine di organizzarsi e riprendere in mano le loro vite, non potendo contare sull'aiuto degli adulti, con l'intento di dare vita ad una piccola comunità che non lasci alcuno spazio alla violenza ed alle meschinità dei grandi.
Nascerebbe così - potremmo infine immaginare - il primo germe di una nuova era per il genere umano, in cui ci si lasci alle spalle gli errori che l'hanno portato sull'orlo della distruzione; una nuova età dell'Oro, nella quale tutti vivrebbero felici e contenti. Peccato che, ben presto, la buona lena dei giovani sopravvistuti cominci a vacillare, lasciando emergere sprazzi di un lato oscuro che tutti noi, in quanto Uomini, ci portiamo dentro.
Questo, molto in sintesi, il pensiero di Golding, che con straordinaria capacità evocativa ci immerge in un mondo silenzioso, fatto di salsedine, sabbia e notti buie come la pece, nel folto di una natura che osserva, neutrale e cinica. Un libro che apre gli occhi su quel lato selvaggio che tutti noi portiamo dentro, ben custodito sotto la scorza della nostra millenaria "civiltà."

UN ASSAGGIO:

"Vide che era possibile arrampicarsi sulla parete, ma non ce n'era bisogno. C'era una specie di cornice che girava tutt'intorno alla roccia, e ci si poteva spostare a destra e girare l'angolo in modo da sparire alla vista di quelli ch'erano rimasti indietro. Non era difficile, e ben presto si trovò al di là dell'angolo.
Non c'era nient'altro di quello che ci si poteva aspettare: rosei macigni accavallati l'uno sull'altro, con sopra uno strato di guano come una spolveratura di zucchero; e un pendio ripido che conduceva alle rocce frastagliate in cima al bastione.
Un rumore alle sue spalle lo fece voltare: Jack strisciava verso di lui sulla cornice."

mercoledì 13 ottobre 2010

TULLIO AVOLEDO - L'elenco telefonico di Atlantide


DOVE: In una città del Nord-Est
QUANDO: nei giorni nostri

Ci sono libri che per me sono un po' una storia nella storia; come matrioske, custodiscono dentro di loro pezzetti di ricordi del tutto personali, che li rendono ancora più preziosi. Se penso a questo libro, mi viene in mente il tavolino di un Mc Donald's ed un Mc Flurry agli smarties, in una giornata di qualche anno fa nella quale avevo accompagnato quello che sarebbe diventato mio marito ad un colloquio in un'altra città. Eravamo giovani, nel pieno dei "lavori in corso" per costruire il nostro futuro - anche se poi il trasferimento non è stato necessario, e siamo potuti rimanere dove siamo. Ho atteso tutta la mattina in un centro commerciale, con la bizzarra sensazione di essere estranea a tutta la quotidianità che vedevo scorrermi intorno; e per sentirmi meno sola, sono entrata in una libreria, in cerca di qualcosa che mi aiutasse a trascorrere il tempo. E' stato così che ho conosciuto questo scrittore friulano ed il suo romanzo d'esordio, sorprendente storia che prende il via da un anonimo condominio di una città del Nord-Est, nel garage del quale cominciano ben presto ad accadere cose strane. Ed il tranquillo impiegato Giulio Rovedo, che in quel condominio vive, finisce per trovarsi invischiato in una misteriosa vicenda che, partendo da quella che sembra una semplice fusione aziendale, finisce poi per sollevare il sipario su scenari inquietantemente surreali. La sua vita finisce per esserne stravolta, sullo sfondo d'asfalto di una città che continua a correre sui suoi binari, indifferente a quanto accade ai suoi piccoli, insignificanti abitanti.
E quando pare che un colpo di scena riveli finalmente la chiave di tutto, come un violento colpo di vento giunge l'inaspettato finale, che di nuovo muta davanti ai suoi occhi le prospettive.
E' un libro che cattura e scorre via veloce, una pagina dopo l'altra, a patto che si amino le storie in cui la fantascienza più pura affonda le sue radici in una quotidianità assonnata ma frenetica; perfetto per evadere da quattro o cinque ore di attesa, nell'aria viziata di un centro commerciale.

UN ASSAGGIO:

"Il ristorante cinese ' Grande Muraglia' è arredato in uno stile a metà tra l'Ultimo Imperatore e un bar di periferia; cosa, quest'ultima, che corrisponde effettivamente alla precedente incarnazione del locale, tant'è che non di rado qualche ubriaco, durante un personale ed interiore viaggio nel tempo, oltrepassa senza farci caso i draghi di gesso a fianco della porta, si avvicina al bancone e, anche se un po' sconcertato dal taglio degli occhi del barista, ordina una grappa, trasecolando definitivamente alla domanda:'Grappa alle rose o al ginseng?'"