DOVE: Teheran, Iran
QUANDO: a cavallo tra il 1973 e il 1974
Una poetica immersione nelle tiepide notti stellate del Medio Oriente, dove per ritemprarsi dopo le afose e secche giornate estive Pasha e il suo migliore amico Ahmed, diciassettenni pieni di sogni e di vita, hanno l'abitudine di incontrarsi sul tetto della casa di Pasha. E lì, tra una sigaretta fumata di nascosto, sotto la luce ambrata dei lampioni che scivola sul vicolo deserto sotto di loro, si scambiano sogni, battute, si confidano i primi, timidi amori. Come quello impetuoso di Ahmed per Faheemeh, o quello timido, silenzioso, devoto di Pasha per la bella vicina di casa Zari. Ma siamo nell'Iran del 1973, e quelle stelle che punteggiano il cielo estivo così brillanti e numerose assistono con impotenza ai primi rigurgiti di una rivoluzione che, di lì a poco, avrebbe rovesciato lo Scià e che finirà per travolgere, tra repressioni, vendette, perquisizioni, arresti, anche i quattro giovani e la loro voglia di essere giovani, di amare, di essere felici. E, attraverso lo sguardo dolcemente innocente di Pasha, voce narrante scelta da Seraji per aprirci la porta della quotidianità di chi vive nel terrore di una visita a sorpresa della Savak, la temibile polizia dello Scià, scivoliamo come spettatori silenziosi su quei tetti accarezzati dalla luna, dove si sussurrano brani di Hafiz e Kayyam, si sorseggiano confortanti tazze di tè bollenti, si sospira e ci si ama. Sì, perchè ci si puo' amare malgrado tutto, malgrado la violenza che scoppia come un petardo nei vicoli della città millenaria, perfino davanti al portone di casa, in una notte di perquisizioni. E, soprattutto, si puo' continuare a credere nei valori- l'amore, l'amicizia, il coraggio, la lealtà - anche quando "i grandi" sembano mostrare che ciò che conta è piuttosto l'omertà, la sottomissione, la paura.
UN ASSAGGIO:
"Trascorriamo le notti estive sul tetto, crogiolandoci nell'infallibilità del nostro sguardo rapace e attento nel cielo aperto. I nostri discorsi non hanno limiti e non vi sono paure a condizionare i nostri pensieri. Trascorro ore ascoltando le storie dei silenziosi incontri tra Ahmed e Faheemeh, la ragazza di cui è innamorato. La sua voce si addolcisce e l'espressione del suo viso si tranquillizza mentre descrive il modo in cui lei, guardandolo, ha scrollato all'indietro i lunghi capelli neri, e di come questo debba significare che lo ama. Quale altro motivo avrebbe per allungare il collo se non quello di comunicare con lui? Mio padre dice che i persiani credono nella comunicazione silenziosa; uno sguardo o un gesto rivelano molto più di un intero libro di parole. Mio padre e' un grande comunicatore del silenzio. Quando io mi comporto male, lui mi rivolge un'occhiataccia che mi fa molto più male di centinaia di ceffoni.
Ascolto la voce di Ahmed che continua a parlare di Faheemeh, ma il mio sguardo vaga solitamente nei cortili del vicinato, dove una ragazza che si chiama Zari vive insieme ai suoi genitori e al fratellino piccolo, Keivan. Non ho mai visto Faheemeh così da vicino, così quando Ahmed mi parla di lei, io immagino Zari nella mia mente: i suoi zigomi delicati, gli occhi sorridenti e la pelle morbida e pallida. La maggior parte delle sere estive, Zari sta seduta all'estremità della piccola hose di famiglia sotto un ciliegio, e mentre legge fa dondolare i piedi aggraziati nell'acqua fresca. Faccio attenzione a non lasciare che i miei occhi indugino troppo a lungo su di lei perchè è fidanzata con il mio amico e mentore, Ramin Sobhi, uno studente del terzo anno di Scienze Politiche all'Università di Teheran che tutti, compresi i suoi genitori, chiamano il Dottore. E' vile innamorarsi della ragazza di un amico, e allontano il pensiero di Zari dalla mia mente ogni volta che penso al Dottore, ma i vaneggiamenti innamorati di Ahmed mi rendono difficile restare lucido."
"Non sei mai stato il capitano Nemo intrappolato nel tuo sottomarino mentre la piovra ti sta attaccando?" (Dal film 'La Storia infinita')
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venerdì 9 novembre 2012
MAHBOD SERAJI -Le notti di Teheran
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venerdì 29 luglio 2011
MARSHA MEHRAN - Caffè Babilonia
DOVE: Ballinacroagh, minuscolo villaggio sulla costa irlandese
QUANDO:Anni '80
Tre sorelle - Marjan, Bahar e Layla - fuggite dall'Iran inghiottito dalle fiamme della rivoluzione khomeinista, approdano in un piccolo villaggio dal nome a malapena pronunciabile, appollaiato intorno alle sue strade medievali sull'umida e verde costa irlandese, e rimboccandosi le maniche cercano di ricostruire le loro vite lacerate.
Cosa non facile, quando hai la mente e il cuore pieni di immagini di sangue e violenza così difficili da strappare via; eppure le tre ragazze si animano di buona volontà e aprono un ristorantino pieno di colori e profumi, in grado di portare una ventata di innovazione perfino tra le tranquille e statiche viuzze di Ballinacroagh.
Attratti come da un silenzioso incantesimo dal profumo del basmati e dell'acqua di rose e dall'irresistibile fascino dell'esotico, i loro concittadini cominciano ben presto a sciamare numerosi nel locale, mentre le tre sorelle, assaporando ogni gesto, si dedicano con cura alla preparazione dei loro piatti, lasciando che in questo modo i brutti ricordi si affievoliscano. Ma ecco che l'amore ci mette lo zampino, facendo incontrare la bella Layla con Malachy Mc Guire, figlio di quel Thomas che, a suon di sputi e imprecazioni, manifesta prepotentemente il suo status di "signorotto" locale, nonchè proprietario di un infinito numero di pub; il quale, inutile dirlo, non approva affatto la relazione tra il suo figliolo e quella "straniera" catapultata assieme alle sue sorelle e al loro strampalato bagaglio di spezie e puzze penetranti a scompigliare la tranquillità della sua cittadina.
E tra dolmeh, palpiti del cuore, dolorosi flashback e la triste realtà di chi, tra mille difficoltà, cerca di radicarsi in una terra nuova e sconosciuta, le tre sorelle sapranno - ricetta dopo ricetta - tener fede al loro sogno di crearsi una vita nuova.
(E quando dico: "ricetta dopo ricetta" non è tanto per dire; ogni capitolo è dedicato ad un piatto, con tanto di ricetta ( dalla Baklava, alla Zuppa di Lenticchie Rosse, alla Bevanda allo yoghurt dough) per poter ricreare i profumi e i sapori del libro.)
UN ASSAGGIO:
" Il Caffè Babilonia doveva aprire entro cinque ore. Cinque ore! E a Bal-li-na-croag, la nuova cittadina di cui a stento riusciva a pronunciare il nome, figurarsi scriverlo. Un intero villaggio pieno di gente che sarebbe venuta ad assaggiare i suoi piatti con sguardi interrogativi e lingue curiose. E, al contrario dei suoi precedenti incarichi in cucina, stavolta sarebbe stata lei la responsabile di tutto. Il cuore prese a batterle più forte mentre faceva rosolare la carne tritata e le cipolle sulla fiamma bassa e guizzante. La padella sfrigolò soddisfatta quando Marjan aggiunse le preziose erbe essiccate, le uniche che fosse riuscita a trovare in così poco tempo. Anche in Iran le era capitato di doverle usare, ma aveva scoperto che, se le metteva a mollo durante la notte, andavano ugualmente bene, quasi come quelle fresche. Poi unì la carne rosolata al riso e condì con succo di lime fresco, sale e pepe. A questo punto iniziò a mescolare con tutta la forza nonostante il dolore alle spalle, perchè quelle energiche rotazioni di tutto il busto erano necessarie all'armonia dei dolmeh."
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in un colorato caffè irlandese gestito da tre sorelle Persiane,
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