DOVE: Gombe (Tanzania). E, poi, in giro per il mondo
QUANDO: Tra gli anni '60 e oggi (con breve digressione negli anni '30)
So bene che non per tutti gli ex-bambini degli anni '80 è così, e che io rappresento un'anomalia; ma per me Jane Goodall è - assieme a Konrad Lorentz- una delle figure "mitologiche" che accompagnavano la mia infanzia di bambina tendenzialmente secchioncella, piena di fantasia e smisurato amore per la natura.
Lei era per molti versi ció che io sognavo di diventare: una naturalista che si era data corpo, anima e cuore alla sua causa, e che viveva lontano dal caos delle città, immersa nel cuore romanticamente selvaggio della natura, silenziosamente devota ad essa.
La vita poi, si sa, costringe spesso ad aggiustare il tiro, e la mia tanto sognata vita da eremita si è invece concretizzata in un lavoro convenzionale che amo - peraltro a contatto col pubblico, altro che solitudine!, in una famiglia più o meno convenzionale ed in una mai sopita straordinaria passione per la natura.
È un piacere dunque incontrare di nuovo questa donna straordinaria, e farlo adesso, da adulta, ascoltando le sue parole ed osservando la sua vita con occhi nuovi e maturi.
In questo brevissimo, piccolo libro, che lei stessa ad un certo punto definisce con grande semplicità "una chiacchierata", la Goodall si mette a nudo, ci racconta di sè, della sua lontana infanzia in anni di guerra, del contatto con la natura, della sua passione straordinaria, delle occasioni colte al volo, del suo primo, magico incontro con gli scimpanzé.
Incontro per molti versi fortuito, che però segnerà in modo indelebile la sua esistenza. Perchè lei, Jane Goodall, per chi non lo sapesse è stata per anni una studiosa silenziosa e attenta di questi straordinari primati, ai quali si è accostata con immensa pazienza e rispetto, osservandoli senza preconcetti, studiandoli col cuore, scardinando molti dei pilastri che la scienza e l'evoluzionismo avevano costruito fino ad allora, rivoluzionando quel punto di vista fin troppo antropocentrico per riportare l'uomo ad una dimensione più reale, più vicina a quella dei suoi parenti più prossimi.
In questo libro, dunque, Jane ci racconta sé stessa,e sembra quasi di essere sedute con lei, in una veranda ombrosa affacciata sulla foresta, sorseggiando un rooibos sentendole raccontare come una ragazzina inglese sua diventata una delle più grandi attiviste mondiali sui temi della sostenibilità e della salvaguardia del pianeta. Tra queste poche ma intense pagine c'è la sua essenza, gli anni di studio sul campo, l'emozione delle sue prime scoperte; ci sono gli aneddoti dei "suoi" scimpanzè, c'è la sofferenza di scoprirli indifesi e maltrattati nel mondo, il suo impegno verso la ricerca di metodi alternativi per la sperimentazione scientifica e verso una maggior consapevolezza di ciò che i consumatori possono fare. C'è tutto ció che, con il suo progetto Roots and Sprouts, la Goodall cerca di instillare nei giovani, in Africa prima e nel mondo occidentale poi: la passione, l'amore, l'impegno, la consapevolezza di poter cambiare le cose, un passo alla volta.
Ci sono tanti spunti di riflessione su come tutti noi possiamo fare la differenza. E c'è speranza, tanta speranza, nel suo messaggio che profuma d'Africa e di semplicità. Perchè malgrado tutte le ferite che le abbiamo inferto, Madre Natura sa sempre riprendersi; perchè se cambiamo rotta e iniziamo a fare la differenza, nulla é perduto.
Perché in fondo non possiamo dire di amare davvero i nostri simili, se non dimostriamo prima di amare il nostro pianeta.
Una straordinaria testimonianza di vita di una grande donna. Da leggere col cuore, davvero.
UN ASSAGGIO:
"Vi è una qualità fondamentale in chi osserva gli animali, o qualunque altro evento, e consiste nel fatto che chi osserva vuole veramente conoscere la risposta, spinto da una bruciante curiositá che lo aiuta a porsi le domande giuste. Occorre molta pazienza, aspettare e stare fermi, osservare per molto tempo e ripetutamente lo stesso comportamento. E c'è un altro aspetto: quando uscite per osservare degli animali, vedrete un comportamento che è stato già visto molte volte da altri. Ma è la prima volta per voi: voi potrete notare un particolare non osservato, o potrete dare una spiegazione lievemente diversa da quella degli altri."
"Non sei mai stato il capitano Nemo intrappolato nel tuo sottomarino mentre la piovra ti sta attaccando?" (Dal film 'La Storia infinita')
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martedì 21 maggio 2019
JANE GOODALL - Cambiare il mondo in una notte
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giovedì 5 ottobre 2017
UMBERTO ECO - L'Isola del Giorno Prima
QUANDO: 1643
Complesso, onirico, a tratti lento e certamente non adatto a tutti, eppure avvolgente e suggestivo questo romanzo che ci trasporta intorno alla metà del Diciassettesimo Secolo, nella travagliata vita di Roberto de la Grive. Erede di una famiglia della piccola nobiltà del ducato di Milano, i Pozzo di San Patrizio, cresciuto sotto la guida di un precettore carmelitano, combattente valoroso - accanto al padre - durante l'assedio di Casale Monferrato (battaglia cardine della Guerra di Successione scoppiata alla morte senza eredi di Vincenzo Gonzaga Duca di Mantova, qui un sunto "wikipediesco" della storia) ed infine naufrago solitario in una regione sconosciuta dell'Oceano, aggrappato ai miseri resti della gloriosa Amarilli sulla quale si era imbarcato, tempo addietro, per una misteriosa missione della quale solo più avanti verrà svelato il fine; questa, molto in breve, la vita del giovane protagonista, dal carattere mite ma tenace e dall'amore sconfinato, puro e platonico per la bella e lontana Lilia.
Dunque, dicevamo, naufrago. Iniziamo infatti questa avventura aggrappati ad una tavola di legno, sballottati tra le onde, sfiniti, intrisi d'acqua fino alle ossa, bruciati da sole e seccati dalla salsedine; sembrerebbe a tutti gli effetti la fine, più che l'inizio; ma ecco, all'orizzonte, comparire una nave. Una nave - a dirla tutta - anch'essa in un certo senso naufraga, orfana com'è di qualunque membro dell'equipaggio e priva di scialuppe, ma pur sempre un qualcosa di solido su cui poggiare le stanche membra di naufrago dopo tanto sciabordare di marosi; perciò, traendo a sè le ultime forze, Roberto sale a bordo. E qui, sulla misteriosa e deserta Daphne, inizia la sua vita di duplice naufrago. Naufrago dell'Amarilli, come abbiamo detto; e di nuovo, naufrago sulla Daphne, che scopre ben presto essere attraccata di fronte ad un'isola sconosciuta, irraggiungibile a nuoto eppure perfettamente visibile all'orizzonte. Che cosa fa una nave zeppa di provviste ed acqua potabile, senza alcun segno di lotta, nè alcun danno visibile, sola ed abbandonata - apparentemente- di fronte ad una misteriosa isola? che fine ha fatto l'intero equipaggio? Riprese le forze, Roberto inizia ad indagare, ben presto iniziando a sospettare che da qualche parte, laggiù nelle profondità della stiva, essa nasconda anche un'intruso ostile.
Una storia che inizia con i toni del giallo ma sfuma ben presto nel trattato scientifico, quando man mano dipaniamo la matassa della misteriosa missione che ha condotto Roberto sull'Amarilli e sul perchè la maestosa Daphne sia stata abbandonata al suo destino dai membri dell'equipaggio.
Un romanzo storico che ci porta lontano, un pelino più indietro dell'Illuminismo, in un mondo di passione per l'ignoto, per l'esplorazione geografica, la scoperta del mondo al di là dei confini conosciuti. Un'epoca in cui si iniziava a manifestare interesse per i mondi esotici, e d'altro canto si cercava di razionalizzarli, di renderli individuabili matematicamente, identificabili numericamente sulle mappe geografiche. L'epoca in cui si cominciavano a calcolare latitudini e longitudini, per dare riproducibilità a viaggi facilitando l'individuazione dei luoghi; eppure un'epoca in cui ancora - in Italia, soprattutto - il pensiero religioso cozza prepotentemente con la scienza ed il progresso, con la filosofia, a tratti anche con l'ingegno umano. E poi, un romanzo che parla di solitudine, disperazione, tenacia, abbandono. Del delirio della mente umana quando l'uomo si ritrova lontano dai suoi simili, costretto ad una prigionia seppur apparentemente confortevole.
Ripeto, un libro che non è per tutti, lo stile è - come si confà ad un romanzo storico - ben lungi dall'essere scorrevole e contemporaneo, le lunghe digressioni di stampo filosofico o tecnico richiedono di essere affrontate con la curiosità di chi osserva sotto il microscopio un mondo lontano dal nostro, ma un libro completo, da leggere. ù
Che poi, mi viene quasi da sorridere, e dire: "E' Umberto Eco. Non c'è certo bisogno che sia tu, a dire che è un libro che vale la pena leggere" ^_^
UN ASSAGGIO:
"Aveva barcollato verso l'altro bordo e aveva intravisto - ma questa volta lontano, quasi a filo di orizzonte - i picchi di un altro profilo, anche quello delimitato da due promontori. Il resto mare, come a dare l'impressione che la nave fosse attraccata in una rada in cui era entrata passando per un vasto canale che separava le due terre. Roberto aveva deciso che, se non si trattava di due isole, certo si trattava di un'isola prospiciente una terra più vasta. Non credo avesse tentato altre ipotesi, visto che non aveva mai saputo di baie così ampie da dar l'impressione, a chi vi si trovi in mezzo, di star di fronte a terre gemelle. Così, per ignoranza di continenti smisurati, aveva colto nel segno.
Una bella vicenda per un naufrago: con i piedi sul solido e terraferma a portata di braccio. Ma Roberto non sapeva nuotare, entro poco avrebbe scoperto che a bordo non c'era nessuna scialuppa,e la corrente aveva frattanto allontanato a tavola con cui era arrivato. Per cui al sollievo per la morte scampata si accompagnava ormai lo sgomento per quella triplice solitudine: del mare, dell'Isola vicina e della nave."
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martedì 15 novembre 2016
DOUGLAS ADAMS - Guida galattica per gli autostoppisti
DOVE: in giro per lo spazio
QUANDO: più o meno negli anni '80 del Pianeta Terra
Ecco un viaggetto che pregustavo da tempo, pur non essendo, lo ammetto, quel che si dice una estimatrice del genere fantascientifico (nè in formato cartaceò nè in quello cinematografico). Ma della Guida Galattica ho sempre sentito così tanto parlare, che non potevo non avventurarmi tra le sue pagine, prima o poi. E così, con l'acquolina in bocca, assolutamente digiuna di viaggi interstellari, mi sono lasciata andare.
Certo, per apprezzarlo bisogna essere, se non proprio degli appassionati del genere, perlomeno dei lettori privi di pregiudizi e pronti ad addentrarsi di tanto in tanto in qualche intricato ragionamento di statistica, probabilità e pensiero computazionale, che rallenta un tantino il ritmo altrimenti serrato della storia. Ma se siete pronti a saltare nello spazio interstellare, il risultato sarà un viaggio assolutamente appassionante e non convenzionale.
La trama è complicata da dipanare, se non si vogliono rovinare i piccoli e saporiti colpi di scena in cui si incappa, tra una pagina e l'altra; diciamo solo che siamo in un anonimo giovedì mattina nell'Inghilterra Sudoccidentale, e l'anonimo trentenne ed ex londinese Arthur Dent, impiegato in una radio locale, conduce la sua vita anonima in una altrettanto anonima casa destinata ad essere abbattuta per far posto ad una scintillante tangenziale.
Tutto inizia da qui, da una pigra e soleggiata mattina, in una casa di mattoni immersa in un giardino reso fangoso dal temporale notturno, con un bulldozer che borbotta scalpitando mentre Arthur, all'interno, l'umore grigio e il passo pesante, si lava per quella che probabilmente sarà la sua ultima mattina in quella casa.
Ecco, una di quelle giornate che sembrano pessime, e nelle quali - ti verrebbe da dire - tocchi il fondo, tanto che "peggio di così non può andare"...
Peccato che, per Arthur Dent, solitario, grigio ed apatico cittadino del Pianeta Terra, le cose stanno per andare peggio, eccome... Se perdere la propria casa per un intestardimento della burocrazia vi sembra già un evento disperato, cosa pensereste se vi dicessi che il piccolo e insignficante (se lo guardiamo dall'ottica dell'Universo) Dent sta per perdere il suo stesso pianeta?
E qui mi fermo, senza scendere più di così nei dettagli; perchè la guida galattica va gustata, pagina dopo pagina. Uno stile scorrevole, una storia di viaggi intergalattici, navi interstellari, creature poliformi, con un retrogusto un tantino retrò, di quella fantascienza "di una volta", di quando ancora ascoltavamo la musica con il mangianastri ignorando che un giorno avremmo avuto Spotify e YouTube.
Una storia ricca di umorismo ed autoironia, di robot umanizzati - anche troppo - e di esseri bicefali, di ricchi rampolli annoiati che intraprendono in autostop (anche questo, un termine dal sapore estremamente vintage) lunghi viaggi "low-comfort" attraverso le galassie, di misteriosi e leggendari fabbricanti di pianeti, di un asettico e distante Governo Galattico Imperiale, di irritabili e disgustose creature aliene, di immense navi spaziali dai lunghi corridoi metallici.
Ma non aspettatevi un libriccino tutto esplosioni nello spazio e tentacoli melmosi; questo è anche e soprattutto un libro che fa pensare. Uno di quei libri che - un po' come Flatlandia, che recensii millenni fa - mentre lo leggi ti dà la sensazione di dare "respiro" ai neuroni resi asfittici dall'era degli smartphone. Perchè qui, al di là dei salti interstellari, si parla di convivenza e conflitti tra i diversi, di grandi domande e grandi risposte, degli intrecci imperscrutabili del destino e del senso recondito della vita sul nostro pianeta.
Un libro che ti cattura e si fa leggere in poche ore, ma che ti lascia dentro un piccolo germoglio di riflessione su chi siamo noi, all'interno dell'immensità dell'universo.
UN ASSAGGIO:
"Il prostetnico vogon Jeltz non era piacevole a vedersi. Nemmeno per gli altri vogon. Il suo nasone a volta saliva alto sopra la piccola fronte da porcello. La sua pelle verde scuro, gommosa, era abbastanza spessa da permettegli di giocare bene al gioco della politica del Servizio Civile vogon, ed era abbastanza impermeabile da permettergli di sopravvivere tranquillamente, senza effetti collaterali, a una profondità sottomarina di trecento metri.
Non che lui andasse mai a nuotare, beninteso. Era sempre troppo occupato per farlo. Il suo aspetto era quello perchè miliardi di anni prima, quando i vogon erano usciti strisciando dai pigri mari primordiali di Vogsfera ed erano approdati ansimanti alle rive vergini del pianeta, quando i primi raggi del giovane brillante Vogsole loi aveva investiti col suo splendore, era successo che le forze dell'evoluzione avevano rinunciato ad occuparsi di loro: si erano come tirate in disparte, disgustate, e li avevano esclusi dal loro elenco, considerandoli un orrido ed increscioso errore. Così, i vogon non si erano più evoluti. Anzi, non sarebbero mai dovuti sopravvivere."
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domenica 19 settembre 2010
EDWIN A. ABBOTT - Flatlandia
DOVE: in un mondo immaginario a due sole dimensioni
QUANDO: in nessun tempo
Ecco un libro davvero particolare, che consiglio a chi voglia leggere qualcosa di leggero che al contempo nasconda in sè un'anima impegnativa. Perchè Flatlandia dietro l'apparenza "favolistica" del racconto, porta con sè l'ambizioso - e a mio modesto avviso, riuscito - compito di divulgare al grande pubblico uno dei concetti scientifici più ostici: l'esistenza di una quarta dimensione. E lo fa nel modo più semplice possibile, presentandoci un piccolo mondo in due dimensioni, popolato di quadrati, triangoli e cerchi che vivono le loro placide vite bidimensionali. E questo mondo, Abbott ce lo descrive minuziosamente nella prima parte del libro, raccontandone la società, le credenze, le abitudini.Ma cosa succede quando in questo mondo tranquillo giunge una sfera?
Non anticipo nulla, perchè Flatlandia è un libro che va scoperto e digerito passo passo; dico solo che gli eventi inspiegabili che sconvolgeranno il piccolo mondo bidimensionale fanno sorridere e riflettere. Ed aiutano a capire con semplicità che può esserci molto di più di ciò che i nostri sensi sono in grado di percepire con immediatezza. Il tutto, è assolutamente straordinario, se pensiamo che la storia è datata addirittura 1882.
Dietro la storia, l'autore (qui il profilo Wikipedia con maggiori dettagli), teologo e insegnante prima che scrittore, il che certo aiuta a capire ancor di più il sapore in un certo senso "filosofico-religioso" che la narrazione assume in alcuni punti, quando i due mondi - a due e a tre dimensioni - vengono a contatto, con le inevitabili incomprensioni e le difficoltà di percezione che questo comporta (difficile per gli abitanti del mondo bidimensionale riuscire a capire che il misterioso visitatore che svanisce nel nulla è in realtà in grado di muoversi lungo una dimensione che essi non sono in grado di vedere nè tantomeno intuire).
Una storiella scorrevole - giusto nella fase iniziale, personalmente, ho scalpitato un po' quando la lunga e minuziosa descrizione del mondo bidimensionale rallentava un tantino la storia - brillante, deliziosamente intessuta di piccoli bocconi rudimentali di scienza.
Geniale, per menzionare giusto un passo, l'incontro dei personaggi con il mondo unidimensionale del punto (anche in questo caso, non anticipo nulla più di questo onde evitare di togliere gusto alla lettura della storia).
Un libretto all'apparenza senza pretese che però, a chi vuole guardarlo con occhio attento, apre un mondo di riflessioni multisfaccettate, sull'esistenza, sulla nostra percezione del mondo, sulla possibilità che esistano cose - e mondi - che il nostro occhio non sia in grado di percepire, e universi sterminati dei quali noi ignoriamo l'esistenza. Un colpo, insomma, se vogliamo leggerlo in quest'ottica, supponendo di essere noi gli ignari abitanti di Flatlandia, alla nostra mania di sentirci unici, irripetibili, al centro dell'universo.
Un libro che consiglio certamente a tutti coloro che vogliano dare respiro, con un sorriso, alla loro mente a tre dimensioni. ^_^
UN ASSAGGIO:
"Anche mia moglie aveva udito le parole, benchè non ne avesse compreso il significato, e tutti e due balzammo in direzione della voce. Quale non fu il nostro orrore quando ci vedemmo davanti una Figura! A prima vista ci parve una Donna, vista di lato; ma un momento di osservazione bastò a mostrarmi che le sue estremità sfumavano in modo troppo sensibile per un'appartenente al sesso femminile. L'avrei ritenuto un Circolo, ma le sue dimensioni sembravano cambiare in modo impossibile per un circolo o per qualunque altra figura di cui avessi avuto esperienza."
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