DOVE: Slipton, UK
QUANDO: oggi
Storiella leggera ed un tantino naive, forse un po' troppo al punto da sfociare direttamente nel mondo fiabesco, lì dove non si vedrebbe nulla di strano nell'amicizia tra un bambino costretto a crescere in fretta sobbarcandosi la cura della bisnonna ed un giovane clochard. Ma tutto sommato, in un'epoca cupa di terrore e diffidenza verso carnagioni dal sapore mediorientale, abbiamo bisogno anche di questo, di una zuccherosa favola per adulti nella quale i buoni e i cattivi hanno confini netti e ben definiti. Che poi, a ben guardare, in questa favoletta per adulti sono proprio gli adulti a far confusione. Come Sandy, giovane estetista di Slipton nonchè madre separata lasciatasi andare allo sconforto per i conti di fine mese che non quadrano ed incapace di prendere in mano le redini della sua vita. O Andy, il suo ex marito, fuggito dal soffocante tran tran e dalle responsabilità quotidiane per trasferirsi all'estero con una giovane e graziosa Amichetta.
Ma per fortuna, a far chiarezza e lucidità in questo mondo di adulti caotici, di padri immaturi e madri depresse, ecco spuntare lui, Milo, nove anni, serio, disciplinato, responsabile, ma soprattutto affetto da un disturbo agli occhi che gli sta - gradualmente- strappando via la vista, restringendo sempre più il suo campo visivo e costringendolo ad osservare il mondo attraverso un piccolo forellino.
Milo, che raccoglie i pezzi della mamma quando crolla, che si prende cura di un maialino domestico, che dopo la scuola amorevolmente accudisce la bisnonna Lou, chiusa nel suo mutismo decennale e bisognosa di attenzioni come una bambina.
Milo è attento, sensibile, sveglio. E quando la mamma, sopraffatta dalle spese, decide di affidare nonna Lou alle asettiche cure della prestigiosa Casa di Cura Nontiscordardimè per disporre di una camera libera da affittare, il ragazzino fiuta subito che qualcosa, lì dentro, non va.
Attraverso il suo forellino, osserva il sorriso di plastica dell'infermiera Thornill, i pavimenti lucidi, le pareti scintillanti; ma soprattutto, osserva nonna Lou e le altre ospiti della casa, sempre intontite, sempre addormentate, come "spente".
Abituato a porre attenzione ad ogni minimo dettaglio, il piccolo Milo avverte subito che qualcosa lì dentro non funziona; ma di nuovo, intorno a sè, non trova che adulti immaturi, ciechi, facilmente ingannati dalle apparenze. Ma lui, armato dello sconfinato amore che nutre per la nonna, e trovando finalmente appoggio nel timido Tripi, profugo siriano divenuto cuoco della Nontiscordardimè, non demorde, e caparbiamente insiste nella sua indagine in cerca della verità.
Una storiella semplice, come ho scritto a tratti fin troppo "ingenua" (non voglio spoilerare troppo, chi dovesse averla letta mi dirà se ha meno avuto la stessa impressione), ma scorrevole e gradevole anche laddove è un tantino prevedibile.
E uno sguardo dolcemente compassionevole sulla disabilità, sul modo in cui i bambini la vivono, spinti dalla loro innata, straordinaria forza di vivere.
UN ASSAGGIO:
"In Siria, nessuno mette mai gli anziani nelle case di riposo. Vivono con le loro famiglie, si siedono e raccontano storie e mangiano baklava e bevono caffè nero, fortissimo in bicchieri di vetro.
Tripi avrebbe voluto dire alla signora che neanche lui avrebbe mai mangiato quelle patate, bianche come la sabbia della Siria, e nemmeno il pezzo di manzo filaccioso affogato in quella pozza di sughetto marrone. Avrebbe voluto dirle che un giorno le avrebbe preparato un banchetto come quelli che facevano per i ricconi del Four Seasons di Damasco.
Il terzo giorno di lavoro di Tripi stava volgendo al termine e l'infermiera Thornhill era stata troppo indaffarata per chiedegli di riempire le caselle vuote sul modulo azzurro, il che gli dava un altro po' di tempo per cercarsi una casa.
Mentre attraversava il parco, Tripi si nascose dietro al cespuglio di alloro e aspettò che il guardiano chiudesse i cancelli. Poi stese il sacco a pelo e disse le sue preghiere, in ritardo sul tramonto del sole. Quando inspirava, i polmoni gli facevano male; il freddo gli era già entrato dentro. Di notte, mentre dormiva, sentiva che tra le costole gli si formavano lastre di ghiaccio.
A Damasco poteva accadere che la temperatura scendesse molto al di sotto dei 10 gradi. E quando arrivava il freddo, a volte arrivava anche la neve. In primavera, quando pioveva, cadevano gocce grosse e cristalline che andavano a gonfiare i fiumi e a far girare le ruote di legno e le pale dei mulini, così da far scorrere acqua pulita per tutta Damasco. Qui la pioggia era sottile, sporca e fredda."
"Non sei mai stato il capitano Nemo intrappolato nel tuo sottomarino mentre la piovra ti sta attaccando?" (Dal film 'La Storia infinita')
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mercoledì 18 gennaio 2017
VIRGINIA MACGREGOR - Quello che gli altri non vedono
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sabato 23 gennaio 2016
Matthew Dicks - L'amico immaginario
DOVE: nella provincia americana
QUANDO: nei giorni nostri
Poesia a piene mani, e tanta tanta delicatezza nel trattare un tema duro come l'autismo da un punto di vista assolutamente non convenzionale.
Questo, in breve, il succo di un romanzo che mi ha conquistato fin dalla prima riga, togliendomi il fiato e trasportandomi in un mondo pieno di una amara dolcezza; quello di Budo, amico immaginario. Nato per caso, come tutti gli amici immaginari, dalla fantasia di un bambino e destinato ad accompagnarne il cammino per un certo numero di anni, consolandolo, consigliandolo, incoraggiandolo.
Per quanti anni non è dato sapere, gli amici immaginari sono creature effimere nate dal nulla e destinate a svanire nel nulla all'improvviso, nel momento in cui il loro amico "reale" comincia inesorabilmente a crescere e a non aver più bisogno di loro. Nell'indifferenza di chi li ha creati, semplicemente muoiono, senza rancore, dissolvendosi a poco a poco. Così Budo ha visto svanire Graham, e così sa che accadrà un giorno a lui, e vive con pienezza questa sua precarietà, godendo delle piccole cose. Ma Budo è fortunato, perchè Max non è un bambino come tutti gli altri. Max ha nove anni, ed è autistico. E nel suo piccolo mondo interiore, Budo vive a lungo, molto più a lungo rispetto all'esistenza media di quelli come lui, destinata perlopiù ad estinguersi con la fine dell'asilo ed il passaggio alla scuola elementare.
Budo cresce, vive, accompagna Max nella sua piccola vita complicata di bambino"diverso", senza mai allontanarsi da lui se non quando dorme, fino a quando, all'improvviso, i due non vengono separati.
Max viene portato via dalla signora Patterson, la sua insegnante di sostegno, e svanisce nel nulla gettando nella disperazione i genitori ed il povero Budo, che mai fino ad allora era stato separato dal suo piccolo amico.
La polizia indaga a vuoto, nessuna traccia, nessun indizio, nulla di nulla: Max sembra essersi dissolto come vapore.
E Budo? Budo sa, ma non puà parlare. O meglio, nessuno a parte Max è in grado di ascoltarlo, perciò cova la sua rabbia e cerca disperatamente un piano per salvarlo.
Ma sarà in grado di farlo, lui che non esiste se non nella mente di Max?
E Max, continuerà a credere in lui, consentendogli di esistere, adesso che sono separati?
Una storia che appassiona e commuove, unica nel suo genere, piena di poesia e dolcezza dalla prima all'ultima pagina.
Un viaggio dal sapore particolarissimo, nella provincia americana e più in profondità, dentro il cuore e lo sguardo dei bambini e del loro mondo interiore, capace di straordinaria forza e di una fantasia davvero senza confini. E soprattutto, un viaggio nel mondo invisibile di quelle creature che, partorite dalla nostra fantasia, in essa vivono e muoiono, creature che sembrano incapaci di odiare, piene dell'entusiasmo verso il mondo che solo i bambini possono avere, specchi della loro innocenza e delle loro piccole e grandi paure.
UN ASSAGGIO:
"Max è dentro il gabinetto. Sta facendo la cacca, e non gli piace farla fuori casa. Max non fa quasi mai la cacca nei bagni pubblici.Però è l'una e un quarto e ci sono ancora due ore di scuola e lui non riusciva più a tenersela. Max cerca sempre di fare la cacca ogni sera prima di andare a letto, e se non ci riesce ci riprova la mattina dopo, prima di andare a scuola. Stamattina effettivamente ha fatto la cacca subito dopo colazione, quindi questa è una cacca extra.
Max odia le cacche extra. Max odia tutti i fuori programma.
Ogni volta che fa la cacca a scuola, cerca di usare il gabinetto per i disabili che sta vicino all'infermeria, così può stare da solo. Oggi però la bidella stava pulendo il pavimento dal vomito, perchè quando un bambino dice che gli viene da vomitare, la bidella lo manda sempre in quel gabinetto.
Quando Max usa il bagno normale, io mi metto fuori dalla porta e se arriva qualcuno lo avverto. Non gli piace che nei bagni ci sia qualcun altro, me compreso, mentre fa la cacca. Però gli piace ancora meno essere colto di sorpresa, e quindi a me permette di entrare, ma soltanto se è un'emergenza.
Emergenza significa che qualcun altro sta entrando per andare al gabinetto."
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mercoledì 23 marzo 2011
KENZABURO OE - Una famiglia
DOVE: Tokyo (Giappone)
QUANDO: tra gli anni '60 e gli anni '90
Ecco un libro (*) che parla di dolore ma, anche di rinascita. E' la storia vera di un uomo che, solo poche ore dopo la gioia più grande - quella di diventare padre - vede spalancarsi sotto i suoi piedi il baratro della disperazione; perchè il piccolo e paffuto Hikari, roseo ed innocente come tutti i neonati, è in realtà affetto da una grave malformazione cerebrale. Solo dopo un complicato intervento chirurgico, come scrive il padre stesso, potè cominciare a "vivere in questo mondo". Una vita resa difficile dalla sua disabilità, che rendeva il suo corpo in crescita prigioniero di una mente che era come cristallizzata in un'età senza tempo; una vita che, come è prevedibile, non manca di stravolgere quella di chi gli sta accanto.
La storia di questa famiglia è la storia di come la vita possa cambiarti con la rapidità di un colpo di vento; anche quando sei uno scrittore e studioso di letteratura con davanti a sè un futuro roseo e sereno. Senza pudore, guardando a ritroso attraverso la sua vita, Kenzaburo Oe descrive allora la rabbia, l'angoscia, l'impegno, l'amore, l'ammirazione per la quieta pazienza della moglie e per la tenacia dello stesso Hikari, che incanala la sua voglia di comunicare nella musica divenendo un sorprendente compositore in grado di trasmettere con le note le emozioni intrappolate per anni nel bozzolo del suo handicap.
Un romanzo che trasporta in una Tokyo diversa da quella sorridente, trafficata e scintillante di luci che immaginiamo; una città di silenzioso dolore, di impegno quotidiano, di difficoltà.
Perchè la disabilità non ha confini nè passaporti.
*NB: il libro è stato originariamente pubblicato suddiviso in una serie di articoli sulla rivista Giapponese "Sawarabi"; Oe aveva però già descritto la storia di Hikari in un romanzo scritto più a caldo (nel 1964) ed intitolato Un'esperienza personale.
UN ASSAGGIO:
"Ci vuole una certa dose di coraggio - e di un coraggio venato d'amarezza - per ammettere che ci sono stati e ci sono momenti in cui qualcuno nella mia famiglia non riesce a controllare la rabbia nei confronti di Hikari; e mi riferisco soprattutto a me stesso.
Se devo parlare da un punto di vista concreto, penso che questo stato d'animo assomigli all'insofferenza che assale talvolta i medici, gli infermieri, i fisioterapisti o gli psicoterapeuti verso i loro pazienti - e questo pensiero mi fa balenare davanti agli occhi l'immagine di me stesso vecchio egoista che, in un futuro non così lontano, infastidisce familiari e infermieri e viene trattato di conseguenza. Quando Hikari aveva cinque o sei anni, superava i suoi coetanei in statura e corporatura, ma il suo sviluppo psichico era quello di un bambino di tre anni. Quando uscivamo insieme per una passeggiata, si lasciava cadere a terra bruscamente nei posti e nei momenti più impensati, oppure si lanciava nella direzione che aveva scelto, quasi slogando la spalla di chi lo teneva per mano."
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