DOVE: Londra, Inghilterra
QUANDO: metà dell'Ottocento
L'autunno mi rende nostalgica ed affamata di classici, e le giornate piovose mi spingono ad un inevitabile mix libro-plaid-gatto-divano, meglio ancora se il libro in questione è un buon classico della letteratura horror.
Premetto di non essere una cultrice del genere, perlomeno per quanto riguarda gli scrittori contemporanei... ma il fascino vintage delle atmosfere da brivido evocate dagli autori classici, a quello no, non resisto.
Da Frankenstein, a Carmilla, passando per Dracula e i racconti di Lovecraft... adoro immergermi nella lettura mentre magari fuori piove a catinelle, e mi godo una mattina di riposo in casa prima di andare al lavoro. E la storia del dr. Jekyll, studioso dall'irrefrenabile ambizione divenuto vittima e carnefice ad un tempo, incastrato come un'anima dannata nel suo stesso esperimento, è perfetta per i primi freddi autunnali. Si sorseggia lentamente ma in una mattinata, come una tisana bollente, colpendoci con la forza dirompente della letteratura dell'ottocento inglese.
Strade umide e deserte, nebbia a velare i contorni dei palazzi come un sudario, un laboratorio di anatomia in semi-abbandono, individui misteriosi che si aggirano nelle notti londinesi macchiandosi di atroci crimini, un avvocato che cerca di riunire i pezzi del puzzle sperando di salvare il suo vecchio amico Jekyll da quella che ritiene sia la minaccia di un ricatto da parte dello spregiudicato e rabbioso Hyde. Pochi, semplici ingredienti ben miscelati, quelli che compongono la classica storia dello scienziato che, sfidando Dio, crea una pozione in grado di scindere le due metà intrinseche nell'animo umano: la parte buona e quella cattiva, il bianco e il nero, lo yin e lo yang.
Da un lato, il dottor Jekyll: rispettabile, brillante, educato, uomo di grande statura fisica e morale, benefattore, umano, scienziato di pregio.
Dall'altra, il signor Hyde: di piccola statura, iracondo, violento, sgradevole, prepotente, misteriosamente sfuggente.
Inspiegabilmente, il primo nutre - e dichiara pubblicamente - stima ed affetto verso il secondo, al punto di chiedere al leale Utterton, amico di vecchia data prima ancora che avvocato, di custodire un testamento nel quale si dichiara Hyde erede universale delle fortune di Jekyll; da questo, e da una serie di vicende collaterali che per pura coincidenza incrociano la strada del giovane avvocato, quest'ultimo inizia ad insospettirsi ed indagare sul rapporto morboso che sembrerebbe legare i due individui, fino al tragico epilogo finale.
Storia classica, ho scritto, ma non lasciatevi ingannare credendo sia banale. Quella di Jekyll e Hyde è una storia che crediamo di conoscere, tanto ormai è divenuta quasi proverbiale, ma che va assolutamente letta.
Cosa accade, infatti, quando le due entità iniziano ad esistere in maniera distinta? La metà malvagia, l'orribile e demoniaco Hyde, accetterà di essere messo a tacere a piacimento del suo alter ego? E la parte buona, il rispettabile dottor Jekyll, è davvero così integerrimo da non lasciarsi corrompere dalla possibilità di compiere atrocità indicibili senza che la sua rispettabilità sociale ne venga intaccata?
E' davvero tutto così limpido e banale?
E basterà una contro-pozione a ripristinare l'ordine iniziale, rifondendo le due entità in un unico essere imperfetto?
Una storia, insomma, assolutamente da leggere, assaporare, sulla quale riflettere.
UN ASSAGGIO:
"Una domestica che viveva sola, in una casa poco distante dal fiume, era salita in camera per andare a letto. Per quanto a notte fonda fosse scesa una nebbia fitta sulla città, quelle prime ore erano terse e il vicolo su cui dava la finestra della sua camera era illuminato quasi a giorno dalla luna piena. Pare fosse donna di natura romantica, perchè seduta sul baule, appena sotto la finestra, s'era abbandonata sognanti fantasie. Mai ( e lo diceva con gli occhi pieni di lacrime tutte le volte che raccontava di quella vicenda) come in quella occasione si era sentita così in pace col mondo, e vicina al genere umano. Mentre se ne stava lì seduta si accorse della presenza d'un uomo anziano di bellissimo aspetto, con i capelli bianchi, che risaliva lungo la strada, nella sua direzione; gli andava incontro un altro signore, molto piccolo, cui lei sulle prime non fece caso. Quando si trovarono vicini l'uno all'altro (il che avvenne proprio sotto la sua finestra) il più anziano si inchinò avvicinandosi all'altro con fare molto cortese ed educato. Non sembrava che si trattasse di un problema di gran conto; anzi, dal modo in cui gesticolava, sembrava che stesse solo indicando la strada; mentre parlava, la luna lo illuminò in viso e la ragazza rimase a guardarlo con piacere, tanta era l'innocenza che quel volto pareva emanare, insieme a una nota di autocompiacimento e una sorta di aristocratico distacco. A quel punto lo sguardo della ragazza passò all'altro, in cui, con sorpresa, riconobbe un certo Mr. Hyde che una volta era venuto a trovare il suo padrone e per il quale lei aveva subito nutrito una certa antipatia...."
"Non sei mai stato il capitano Nemo intrappolato nel tuo sottomarino mentre la piovra ti sta attaccando?" (Dal film 'La Storia infinita')
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lunedì 19 settembre 2016
ROBERT LOUIS STEVENSON - Il dottor Jekyll e Mr. Hyde
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mercoledì 8 luglio 2015
ROBERT LOUIS STEVENSON - L'isola del Tesoro
Alla fine, è arrivata l'afa. Sudore, zanzare, rari aliti di vento tiepido che fanno tirare di tanto in tanto una boccata d'aria. Giornate lente e bollenti come in un girarrosto. Metteteci pure che ho già consumato le mie ferie il mese scorso... insomma, il risultato è una grande, sterminata nostalgia del mare. Sarà per quello che all'improvviso, alla soglia dei trentasei anni, mi è venuto il desiderio improvviso di leggere una bella storia di pirati, viaggi in mare, salsedine, vele ondeggianti al vento e navi che tagliano le creste spumeggianti delle onde. Detto, fatto, mi sono gettata a capofitto in un classico dei classici, la madre di tutte le storie di pirati, quella che - per farvi capire - ha partorito l'immagine leggendaria di Long John Silver, gamba di legno e pappagallo ammaestrato sulla spalla, stereotipo del pirata nei secoli a venire. Divorato in tre giorni o poco più, tanto è scorrevole e avvincente.
La storia è abbastanza semplice: siamo sulla costa inglese nel millesettecento e qualcosa, poco distante da Bristol. Il giovane Jim Hawkins, ragazzino dall'animo avventuroso, aiuta i suoi genitori a gestire la Locanda dell'Ammiraglio Benbow, piccolo albergo che offre ospitalità e cibo caldo alla gente di mare di passaggio. Un posto tutto sommato tranquillo, che consente loro di vivere dignitosamente ma senza lussi, finchè un personaggio tanto sudicio quanto misterioso non fa ingresso nelle loro vite. Si fa chiamare il Capitano, e a parte l'apparenza poco raccomandabile e una malsana passione per il rhum in un primo momento non sembra creare problemi particolari alla famiglia di Jim, fino a quando non cominciano a presentarsi alla locanda alcuni ceffi dall'aspetto - se possibile - ancor meno raccomandabile, che sembrano avere con il Capitano delle vecchie questioni in sopeso.
E cosa accade quando, alla morte di costui, Jim scoprirà tra i suoi averi una carta che ha tutta l'aria di essere la mappa di un tesoro? Resisterà alla tentazione di partire per un viaggio avventuroso? Inutile dire che no, lui non resiste, e si imbarca assieme al Dottor Livesey - colui che ha seguito fino all'ultimo la lenta malattia del papà di Jim, nonchè la truce morte del Capitano -e ad altri uomini, unico ragazzo a bordo della Hispaniola, dove conoscerà ben presto la duplicità, l'inganno, la crudeltà e il cinismo degli adulti, resi avidi dalla prospettiva di ricchezza. E quell'equipaggio di uomini esperti reclutati dall'armatore in tutta fretta, sarà poi affidabile?
Un classico dell'avventura, pieno di adrenalina, spruzzi di spuma, odore di polvere da sparo, assalti all'arma bianca, sangue e sudore, scricchiolio del legno cullato dalle onde, fiumi di rhum, tatuaggi, canzonacce da ubriachi intorno al fuoco, emozioni, coraggio e tradimenti, oltre all'immancabile Jolly Roger, la bandiera con il teschio e le ossa incrociate sul fondo nero, insomma un perfetto mix di ingredienti per una lettura da ombrellone ^_^.
L'ho adorato, e non ho potuto non comprare la versione ridotta per mio figlio di sei anni, che non vedo l'ora di leggere assieme. Perchè, malgrado io sia anche una grande lettrice dei contemporanei, non posso negare che i classici hanno per me un fascino diverso, unico particolare ed inarrivabile....
UN ASSAGGIO:
Il signor Trelawney aveva preso alloggio in un albergo vicino al molo per poter dirigere i lavori sulla goletta. Eravamo diretti lì, e con mia grande gioia la strada correva lungo le banchine costeggiando una fila di bastimenti di ogni forma, attrezzatura e paese. Su qualcuno i marinai accompagnavano il lavoro con il canto; in altri vedevo sopra la mia testa uomini sospesi in aria da fili che non sembravano più grossi di una ragnatela. Benchè avessi trascorso sulla spiaggia tutta la mia vita, mi pareva di non essermi mai avvicinato al mare prima di allora. L'odore del catrame e quello della salsedine mi sembravano nuovi. vedevo le più straordinarie polene che avevano percorso mari lontani. Vedevo parecchi marinai anziani con anelli alle orecchie, baffoni arricciati, codini incatramati, e quella loro ondeggiante goffa andatura. Non avrei provato maggiore entusiasmo se avessi visto re o cardinali.
Io stesso stavo per prendere il mare; e in una goletta, con un nostromo che suonava il piffero, e marinai con i codini incatramati che cantavano; in mare, verso un'isola sconosciuta, alla ricerca di tesori nascosti! Mentre mi andavo cullando in questo sogno, arrivammo improvvisamente di fronte ad un albergo e incontrammo il signor Trelawney, vestito da ufficiale di marina con una divisa di pesante panno blu, che stava uscendo con il sorriso sulle labbra e imitando alla perfezione l'andatura dell'uomo di mare.
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