DOVE: Stoccolma, Svezia
QUANDO: oggi
Leggero, frizzante, arioso; e poco importa se tutto sommato il finale è ampiamente prevedibile e sappiamo già quale sarà l'attesissimo colpo di scena dopo poco più di metà libro... E' comunque piacevole lasciarsi trasportare tra i profumi e i colori di un solare e coraggioso ristorantino neonato in attesa di ricevere la recensione che consentirà il suo decollo nel competitivo mondo della ristorazione di Stoccolma.
Ma andiamo per ordine; la storia è quella di Agnes, fuggita dalla mediocrità di Lanninge, paesone industriale nel quale ha lasciato i genitori e la sorella Madde, per cercare fortuna - e sè stessa - lavorando come cameriera a Stoccolma. Non avrebbe avuto - pensava - il destino segnato dei suoi concittadini, impiegati nella fabbrica locale, stipati in minuscole villette a schiera, sposati felicemente e felicemente senza ambizioni; ma tutto sembra remarle contro.
Armata di buona volontà e testardaggine Agnes sopporta qualche iniziale delusione - lavori poco gratificanti e malpagati in ristorantoni squallidi e di dubbia qualità- sperando di riuscire, un passo dopo l'altro, ad arrivare più in alto ; e quando approda come maitre nel prestigioso Bateau Bleu, le sembra di toccare il cielo con un dito. Peccato che poi, tutto precipiti: prima le pesanti molestie del titolare che la costringono ad abbandonare l'ambitissimo posto, poi l'adorato fidanzato Tobia che la molla di punto in bianco per un'altra. In una giornata, la vita di Agnes va in frantumi. Ma lei è una che non si abbatte, e affiancata dall'estrosa e travolgente amica Lussan resta a galla, in cerca di una svolta.
E se la tanto attesa svolta fosse il "Piccoli Limoni Gialli", il ristorantino mediterraneo che il suo amico ed ex collega Kalle sta inaugurando proprio in quei giorni? Agnes, inutile dirlo, si getta a capofitto con tutto il cuore in questa nuova avventura. Ed eccoci qui, in un locale accogliente e caldo, nel cuore della fredda Svezia; un piccolo gioiello dalle pareti giallo limone e dai profumi di basilico, menta, rosmarino. Un piccolo gioiello che però - ahimè - non brilla a dovere in una strada già satura di locali; eppure una speranza c'è, quella di una recensione - positiva, manco a dirlo - della temutissima ed osannata Lola, misteriosa critica gastronomica le cui attesissime recensioni sembrano avere il potere di sollevare ristoranti sull'orlo del baratro - o, al contrario, precipitarveli dentro. Ma quando arriverà Lola? Giungerà l'attesissima svolta per il Piccoli Limoni Gialli ed il suo staff? Ed Agnes? Rimetterà ordine nella sua vita?
Con leggerezza, piatto dopo piatto, aspettiamo il finale... prevedibile, come ho già scritto, ma pur sempre gradito.
Un libro scorrevole nel quale ho ritrovato un mix tutto sommato piacevole di richiami ad altre storie.... come ne Lo Strano Caso dell'apprendista libraia, anche qui una ragazza sola e dal cuore infranto, in cerca di riscatto in una grande città; come in Caffè Babilonia e in Moshi Moshi, l'incipit di una nuova vita è in un piccolo, caratteristico ristorante; come in Le lettere segrete di Jo, abbiamo una donna in cerca di sè stessa con un legame stretto ma conflittuale con la famiglia...
Nulla di particolarmente nuovo, eppure un mix che risulta gradevole, una piccola, profumata e breve evasione - in attesa di tuffarmi di nuovo in libri più "impegnati". ^_^
UN ASSAGGIO:
"Lanninge non era grande; era difficile definirla "città"; era piuttosto una cittadina, un paesone industriale. Il piccolo centro era costruito dalle due arterie principali lungo le quali erano disposte basse case di legno e costruzioni in mattoni a tre piani che risalivano al periodo di maggior splendore, gli anni Sessanta. In mezzo c'era la piazza, che fungeva anche da parcheggio. Un punto d'incontro naturale, proprio come Ronald's, il bar. Il sabato pomeriggio non c'era bisogno di fissare alcun appuntamento con gli amici, perchè tanto erano tutti da Ronald's. Dove si poteva andare, se no? Almeno così accadeva in passato, quando Agnes andava ancora a scuola. Ora la maggior parte dei suoi conoscenti aveva messo su famiglia , e probabilmente non aveva troppo tempo da trascorrere al bar. Questo non cambiava molto le cose per lei, dal momento che non frequentava più nessuno di loro, ed era passato parecchio dall'ultima volta che era andata in centro.
Quando tornava a casa, si fermava soprattutto nella villetta dei suoi genitori, un po' fuori città. A volte faceva qualche puntatina per andare a salutare i vecchi compagni di scuola, ma capitava sempre più di rado. Era difficile mantenere i contatti. Oltre ad Agnes, c'era solo un'altra ragazza della sua classe che non aveva ancora figli e per questo veniva giudicata un po' strana, lesbica o qualcos'altro - almeno così avevano lasciato intendere alcuni dei suoi compagni quando li aveva visti, poco prima di Natale."
"Non sei mai stato il capitano Nemo intrappolato nel tuo sottomarino mentre la piovra ti sta attaccando?" (Dal film 'La Storia infinita')
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sabato 6 agosto 2016
KASJIA INGEMARSSON - Piccoli Limoni Gialli
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venerdì 29 luglio 2011
MARSHA MEHRAN - Caffè Babilonia
DOVE: Ballinacroagh, minuscolo villaggio sulla costa irlandese
QUANDO:Anni '80
Tre sorelle - Marjan, Bahar e Layla - fuggite dall'Iran inghiottito dalle fiamme della rivoluzione khomeinista, approdano in un piccolo villaggio dal nome a malapena pronunciabile, appollaiato intorno alle sue strade medievali sull'umida e verde costa irlandese, e rimboccandosi le maniche cercano di ricostruire le loro vite lacerate.
Cosa non facile, quando hai la mente e il cuore pieni di immagini di sangue e violenza così difficili da strappare via; eppure le tre ragazze si animano di buona volontà e aprono un ristorantino pieno di colori e profumi, in grado di portare una ventata di innovazione perfino tra le tranquille e statiche viuzze di Ballinacroagh.
Attratti come da un silenzioso incantesimo dal profumo del basmati e dell'acqua di rose e dall'irresistibile fascino dell'esotico, i loro concittadini cominciano ben presto a sciamare numerosi nel locale, mentre le tre sorelle, assaporando ogni gesto, si dedicano con cura alla preparazione dei loro piatti, lasciando che in questo modo i brutti ricordi si affievoliscano. Ma ecco che l'amore ci mette lo zampino, facendo incontrare la bella Layla con Malachy Mc Guire, figlio di quel Thomas che, a suon di sputi e imprecazioni, manifesta prepotentemente il suo status di "signorotto" locale, nonchè proprietario di un infinito numero di pub; il quale, inutile dirlo, non approva affatto la relazione tra il suo figliolo e quella "straniera" catapultata assieme alle sue sorelle e al loro strampalato bagaglio di spezie e puzze penetranti a scompigliare la tranquillità della sua cittadina.
E tra dolmeh, palpiti del cuore, dolorosi flashback e la triste realtà di chi, tra mille difficoltà, cerca di radicarsi in una terra nuova e sconosciuta, le tre sorelle sapranno - ricetta dopo ricetta - tener fede al loro sogno di crearsi una vita nuova.
(E quando dico: "ricetta dopo ricetta" non è tanto per dire; ogni capitolo è dedicato ad un piatto, con tanto di ricetta ( dalla Baklava, alla Zuppa di Lenticchie Rosse, alla Bevanda allo yoghurt dough) per poter ricreare i profumi e i sapori del libro.)
UN ASSAGGIO:
" Il Caffè Babilonia doveva aprire entro cinque ore. Cinque ore! E a Bal-li-na-croag, la nuova cittadina di cui a stento riusciva a pronunciare il nome, figurarsi scriverlo. Un intero villaggio pieno di gente che sarebbe venuta ad assaggiare i suoi piatti con sguardi interrogativi e lingue curiose. E, al contrario dei suoi precedenti incarichi in cucina, stavolta sarebbe stata lei la responsabile di tutto. Il cuore prese a batterle più forte mentre faceva rosolare la carne tritata e le cipolle sulla fiamma bassa e guizzante. La padella sfrigolò soddisfatta quando Marjan aggiunse le preziose erbe essiccate, le uniche che fosse riuscita a trovare in così poco tempo. Anche in Iran le era capitato di doverle usare, ma aveva scoperto che, se le metteva a mollo durante la notte, andavano ugualmente bene, quasi come quelle fresche. Poi unì la carne rosolata al riso e condì con succo di lime fresco, sale e pepe. A questo punto iniziò a mescolare con tutta la forza nonostante il dolore alle spalle, perchè quelle energiche rotazioni di tutto il busto erano necessarie all'armonia dei dolmeh."
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venerdì 18 marzo 2011
CHITRA BANERJEE DIVAKARUNI - La Maga delle Spezie
DOVE: Oakland, California
QUANDO: anni '80
Voglio presentarvi un libro secondo me incantevole; si parla infatti di magia, di spezie, di amore. Protagonista è Tilo, la vecchia proprietaria di un negozietto apparentemente anonimo di Oakland, in California, intriso del profumo penetrante delle spezie esotiche che vi vengono vendute. Trigonella, Curcuma, Assafetida, Cumino; pare quasi di sentirle pizzicare sulla punta del naso. Ma non fatevi ingannare dalla vecchia indiana dietro il banco, con la sua aria innocente ed indifesa: la bottega nasconde infatti un segreto.
Tilo non è una semplice bottegaia ma una Maga, profonda conoscitrice dei poteri - immensi - nascosti dentro le bacche, le foglie, i semi allineati nei contenitori. Ad ogni male dell'animo umano, il suo rimedio; Tilo non ha che da ascoltare, respirare e lasciare che nella sua mente la voce lontana dell'Isola in cui in tempi antichi l'Antica l'ha iniziata alla magia la guidi verso la scelta migliore.
Non può uscire dalla sua bottega nè può utilizzare gli incantesimi su di sè. La sua missione è accogliere ed aiutare coloro che entrano nella sua bottega, lanciandole inconsapevolmente indizi del loro malessere, ignari della sua vera identità.
Intorno a lei, l'occidente di asfalto e metallo, gli USA scintillanti così diversi dalla sua lontana terra dai colori e profumi intensi. Fino a quando, da quella porta, non entrerà l'uomo destinato a scardinare tutte le sue certezze.
Un libro che rapisce tutti i sensi, ti trasporta nel silenzio della bottega, nei suoi odori e colori, ti fa immergere le dita nei contenitori delle spezie facendole scorrere tra le dita.
UN ASSAGGIO:
"Sollevando il coperchio del contenitore accanto alla porta della bottega, se ne percepisce subito l'odore, anche se ci vuole un attimo prima che il cervello ne registri l'aroma sottile, lievemente amaro come quello della nostra pelle, e quasi altrettanto familiare.
Accarezzatene la superficie con la mano, e la serica polvere gialla vi infarinerà il palmo e i polpastrelli. Polvere d'ala di farfalla. Avvicinate la mano al volto. Strofinatevi le gote, la fronte, il mento. Non abbiate timore. Per millenni prima dell'inizio della storia le spose - e le fancuille che aspiravano a maritarsi - hanno fatto lo stesso. Imperfezioni e rughe scompariranno, grasso e segni del tempo saranno spazzati via. Per giorni, in seguito, la pelle brillerà di un pallido bagliore dorato.
Ogni spezia ha il suo giorno speciale. Quello della curcuma è la domenica, quando la luce gocciola burrosa dai barattoli di latta che se ne imbevono fino a splendere, quando si pregano i nove pianeti perchè ci concedano amore e buona sorte."
martedì 8 marzo 2011
HARDEEP SINGH KOHLI - Indian takeaway
QUANDO: ai giorni nostri
Sono, lo ammetto, affetta da una vera e propria dipendenza da lettura. Quel tipo di dipendenza che ti spinge perfino al supermercato a trascinare il tuo cestino pieno fino al reparto libri, così, tanto per "dare un'occhiata". Ed è stato così, frugando nello scatolone delle occasioni, che mi sono imbattuta nel più particolare dei viaggi: quello di un indiano di etnia Sikh nato e cresciuto a Glasgow tra gli sguardi di chi non capiva come alla domanda "di dove sei?" quel bambino dalla pelle olivastra e i capelli nascosti dal turbante potesse rispondere "Bishopbriggs". E, divenuto adulto, decide di partire alla ricerca delle proprie radici in un modo tutto particolare; grande appassionato di cucina, convinto del potere della tavola come mezzo per unire i popoli, sceglie in ogni tappa del suo viaggio uno o più commensali ed un piatto della cucina scozzese, debitamente rielaborato e riadattato con ingredienti locali. Prendete posto dunque, e affinate i sensi; attraverso treni pittoreschi, affollati di un variegato campionario di umanità; su scalcagnati ma intrepidi furgoncini, in grado di inerpicarsi su esili sterrati aggrappati sull'orlo del baratro; nei contrasti delle scintillanti metropoli, spinte verso una modernità che sembra sempre sul punto di sfuggire attraverso le dita, fin sui lacerati e silenziosi orizzonti del Kashmir conteso. Davanti ai vostri occhi, si apre l'India colorata, paziente, speziata, umida ed affollata, con il placido pascolare dei buoi in mezzo alle città e il neo-colonialismo degli hippy dell'ultim'ora, cristallizzati nella psichedelia degli anni 70 ed approdati nel subcontinente in cerca di sè stessi.
In mezzo a tutto ciò, Hardeep taglia, impasta, assaggia, soffrigge, bolle, impastella, assapora, sperimenta, scola, sminuzza, frigge descrivendoci minuziosamente sapori e profumi di due cucine - quella scozzese e quella indiana - che negli anni, hanno contribuito a costituire una fitta rete di ricordi gastronomici, e raccontandoci con sottile ironia i contrasti di una terra dalla cultura millenaria.
Perchè la ricerca di "casa" passa anche attraverso la cucina.
UN ASSAGGIO:
"Posso andare in qualunque parte del mondo, ma pochi paesaggi riusciranno ad essere sfavillanti, magnetici e pieni di vita come la banchina di una stazione di treni in India. C'è sempre qualcosa da guardare e qualcosa da fare, a prescindere da che ora è. Mentre sorseggio una tazza da cinque rupie di tè dolce, vedo frotte di gente intenta a consumare pietanze dall'aria squisita. Inevitabilmente mi viene fame. E' ora di pranzo. Ma mangiare in una stazione dei treni è un'idea avventata, quasi quanto mangiare il rajmal chawal a Peeda.
Mi siedo alla caffetteria della stazione, un posto sorprendentemente arioso e luminoso con una manciata di tavoli che sembrano perdersi nella sala spaziosa. Dietro il bancone, un eterogeneo staff di camerieri di età variabile: non si fa servizio al tavolo.
Leggo il menù su un tabellone stile anni Settanta, molto retrò, in cui ogni singola lettera di plastica bianca di ogni parola di ogni piatto è stata accuratamente pigiata dentro la plastica perforata del tabellone. Probabilmente deve essere stato questo lavoro certosino a suscitare l'arroganza dei tizi al bancone."
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giovedì 10 febbraio 2011
GAILE PARKIN - Africa Social Club
DOVE: Kigali, Ruanda
QUANDO: anni'90, al termine della guerra civile
La dolcissima Angel Tungaraza è certamente uno dei personaggi che più amo, tra quelli incontrati nei romanzi contemporanei. Questa donna corpulenta, che combatte con i fastidi della menopausa in un Ruanda in boccio dopo gli orrori della guerra e del genocidio, l'ho incontrata per caso, come spesso accade, leggendo distrattamente la quarta di copertina di un libro su una bancarella. E, immediatamente, ha preso un posto speciale in quella parte del mio cuore nella quale - chi ama leggere sa cosa intendo - restano quegli "affetti" tutti speciali che proviamo per i protagonisti delle storie che leggiamo. Angel è una donna speciale, come molti suoi conterranei sopravvissuta malgrado tutto al sangue e alla violenza, che faticosamente tenta di lasciarsi alle spalle le cicatrici che tutto questo le ha lasciato. E lo fa nel modo più dolce e semplice possibile, inventandosi una professione; perchè Angel, nella sua modesta cucina di Kigali, allestisce torte su ordinazione. Ma una torta, nel polveroso Ruanda che risolleva a fatica il capo contandosi le ferite, è molto più di uno sfizioso finepasto; è la celebrazione stessa della Vita. Si riscopre la voglia di festeggiare anniversari, compleanni, matrimoni, e lo si fa con tutto il cuore e l'energia dell'Africa, con delle coloratissime torte nelle quali Angel mette tutta la sua anima. Perchè lei, che pure porta dentro le ombre oscure di due figli prematuramente scomparsi, trova tuttavia il tempo e la voglia per stare ad ascoltare le storie di quelli che varcano la soglia della sua casa per ordinare una torta; li fa accomodare sul divano con una tazza di tè latte caldo speziato, e lascia che ciascuno racconti la propria storia. La giovane madre ammalata di AIDS, che decide di riscattarsi imparando da Angel il suo mestiere. L'ex soldato-bambino, divenuto un adulto che conserva appena una pallida ombra dei sentimenti umani dietro i suoi occhi spenti. La provocante Wazungu, l'occidentale che ritiene inspiegabilmente di voler festeggiare il suo divorzio, quasi che il fallimento di un matrimonio fosse un trionfo personale. La delicata infermiera che, vittima lei stessa di violenza, ha scelto di dedicare la vita ad aiutare i più bisognosi. Tante storie che la penna di Gaile descrive con tanta delicatezza che pare di poterle appena sfiorare, mentre sullo sfondo si dipanano gli oscuri background di un genocidio che per noi è stato tanto, troppo lontano.
Un libro che consiglio vivamente perchè fa riflettere sulla vita, sulla violenza, sulla morte e sulla capacità - ormai quasi scomparsa in noi "occidentali" - di gioire sinceramente per le piccole cose della vita.
UN ASSAGGIO:
"La torta sul piano di Angel era per la cena di Ken Akimoto che avrebbe avuto luogo quella sera stessa. Ken era di gran lunga il suo miglior cliente, perchè le ordinava una torta due o tre volte al mese. Adorava fare feste e si diceva che fosse molto bravo a preparare i piatti del suo nativo Giappone, sebbene avesse vissuto per la maggior parte della vita negli Stati Uniti. Angel si divertiva a fare le torte per lui perchè le lasciava la libertà di decorarle a suo piacimento. Solo una volta le aveva richiesto un disegno particolare: quando aveva dato un ricevimento per alcuni osservatori del governo giapponese in visita a Kigali peer vedere se fosse il caso di sponsorizzare qualcosa al KIST. In quell'occasione, Ken aveva ordinato ad Angel una torta che richiamasse la bandiera giapponese: una bandiera piuttosto noiosa, tutta bianca con un enorme cerchio rosso nel mezzo. Al tempo Angel aveva pensato che la torta fosse estremamente brutta - anche se adesso riconosceva che non lo era quanto quella dei Wanyika - ma, a quanto pareva, gli ospiti di Ken l'avevano trovata abbastanza bella da fotografarla da più angolazioni."
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