mercoledì 2 marzo 2016

Jane Austen - Sanditon

DOVE: Sanditon, piccola località sulla costa inglese
QUANDO: inizio dell'800

Un libro particolare, che - va detto subito, a scanso di equivoci - non ha conclusione. Nel senso che parliamo di un manoscritto la cui stesura fu abbandonata dalla scrittrice a pochi mesi dalla sua prematura scomparsa; ma una storia che merita assolutamente di essere letta, perlomeno per tutte coloro che, come la sottoscritta, hanno amato le opere della cara e preziosissima zia Jane. Qui ritroviamo tutta l'essenza della Austen, la sua graziosa e pungente ironia, le sue signorine dall'ingegno brillante, il suo acuto spirito di osservazione per la società del suo tempo, i placidi e rassicuranti convenevoli delle famiglie borghesi, i sentimenti in boccio, l'assoluta e sorprendente modernità di certe immagini ed espressioni che la penna attenta di Jane sapeva cogliere e trasferire su carta, ad uso e consumo di noi donzelle moderne.
Forse con quest'opera - più che con le altre- ho sentito chiaramente il senso di perdita, la nostalgia per quello che Jane avrebbe ancora potuto regalarci, l'assoluta grandezza del suo spirito di donna forte e moderna, per il suo stile deliziosamente scorrevole, essenziale eppure efficace, per la bellezza dei personaggi femminili che il suo ingegno ha saputo creare.
In questa storia - o meglio, accenno di storia, rimasta in sospeso come un sogno dal quale il trillo della sveglia ci abbia interrotto - Jane ci porta a Sanditon, piccola e sconosciuta località balneare della costa inglese, sulla quale l'intraprendente Mr. Parker ha deciso di investire i propri risparmi e il proprio spirito, certo di renderla entro breve tempo una località alla moda in grado di competere con la ben più scintillante ed affollata Brighton.
Accanto a lui, la sua pacata ed accondiscendente moglie Mary; le due sorelle di lui - zitelle eccentriche ed ipocondriache; il fratello di lui, giovane pallido e timido, vittima delle prepotenti attenzioni materne delle due sorelle maggiori; ed ancora la spigolosa Lady Denham, ricca e virile dama dal carattere granitico, socia di Mr. Parker nell'ardua impresa di richiamare a Sanditon le ricche famiglie della borghesia londinese; Miss Charlotte Heywood, arguta e brillante figlia di un signorotto della vicina campagna nonchè gradita ospite dei Parker. E poi l'affascinante Sir Edward, nipote di Lady Denham, e Miss Clara, pupilla di quest'ultima oltre che ragazza di umilissime origini; tutti personaggi disegnati con l'inconfondibile tratto d Jane, preciso ed attento nel delineare i caratteri con tanta intensità da renderceli vivi.
Per il resto, poco altro da dire su questo - ahimè troppo breve - assaggio di ciò che una grande scrittrice aveva ancora in serbo per noi; non avrei nemmeno le necessarie competenze per addentrarmi di più nel terreno di critici letterari ed esperti conoscitori della zia Jane.
E, a proposito di questo, per tutti coloro che volessero approfondire la conoscenza di questa straordinaria donna e scrittrice, segnalo il piacevolissimo blog Un tè con Jane Austen, dove tra una tazzà di tè bollente ed un pasticcino potranno trovare una miniera di preziose informazioni.


UN ASSAGGIO:

"Nonostante il paese fosse composto quasi esclusivamente di piccole case, lo spirito dei tempi nuovi lo aveva conquistato - come Mr. Parker fece notare con un certo compiacimento a Charlotte - e due tre delle casette migliori erano abbellite da una tenda bianca e dal cartello 'Camere in Affitto'; inoltre, più avanti, nel piccolo cortile di una vecchia casa colonica, si potevano vedere due donne in eleganti abiti bianchi, con i loro libri e i seggiolini pieghevoli, e girando l'angolo del panettiere, si poteva udire il suono di un'arpa che proveniva dalle finestre del piano superiore.
Questa vista e questi suoni erano una vera benedizione per Mr. Parker. Non che avesse alcun interesse personale nel successo del paese: egli, infatti, considerandolo troppo lontano dalla spiaggia, lì non aveva costruito nulla,ma erano una prova considerevole del  crescente successo di tutta la zona. Se il paese riusciva a richiamare dei turisti, la collina avrebbe potuto fare il pienone. Egli prevedeva una stagione eccezionale. Nello stesso periodo (fine luglio), l'anno precedente non c'era un solo villeggiante a pensione in paese! Nè se n'era visto nessuno per tutta l'estate, ad eccezione di una famiglia di Londra venuta per l'aria di mare dopo la pertosse dei bambini, la cui madre non li lasciava neanche avvicinare alla riva, per paura che cadessero in acqua."

mercoledì 10 febbraio 2016

JONATHNAN COE - La Banda dei Brocchi

DOVE: Birmingham, Regno Unito
QUANDO: anni '70

Tutto ha inizio nel 1973, in una Birmingham marrone e piovosa,  ribollente del malumore di una classe operaia stanca ed affamata di diritti. Più o meno negli stessi anni in cui i due protagonisti di "Due di Due" di De Carlo vedono rinsaldarsi la loro amicizia, in una Milano benestante a malapena scossa dalle proteste studentesche, qui nel cuore dell'Inghilterra industriale altri quattro ragazzi vedono fiorire la loro amicizia.Benjiamin Trotter, Philip Chase, Doug Anderton (i cui padri sono legati per motivi diversi ai destini della locale fabbrica di automobili ed alle proteste violente degli operai), oltre al ribelle Harding, prolifico ideatore di scherzi più o meno feroci, frequentano tutti quanti il King Williams, prestigiosa scuola destinata - questo almeno sperano i loro genitori - a proiettarli verso una laurea ad Oxford ed un brillante futuro. Qui, tra le austere mura della scuola, i quattro intrecciano le loro vicende personali, fatte di insicurezze, musica, sogni infranti, piccole e grandi difficoltà quotidiane, cuori spezzati, vacanze in un Galles aspro e spigoloso.
Ma quelli non sono anni qualsiasi. In Inghilterra come in Italia, tutto sembra fremere, ribollire, come un lago di lava che qua e là scoppia in enormi, rosse bolle letali.
Freme la scena musicale, in una continua evoluzione (dagli Harthfield and the North, con il loro The Rotters' Club che ha ispirato il titolo, passando per gli Henry Cow, fino ai primi ruggiti del punk dei Damned.)
Freme la politica, con gli integralisti (cattolici!!) dell'IRA che seminano sangue e terrore piazzando autobombe nei pub, mentre gli scioperi paralizzano le aziende e la polizia scandalizza l'opinione pubblica caricando i manifestanti. Sudditi di sua Maestà che si mordono uno con l'altro, come cani rabbiosi.
Freme la società, quando al King Williams viene ammesso - primo nella storia - uno studente di colore, Steve Richards, unico in tutta la scuola, che affronta a testa alta il soprannome di Rastus immediatamente affibbiatogli dai suoi compagni.
Tutto è in evoluzione, tutto è sospeso, tutto e tutti sembrano impegnati in una lotta aspra tra passato ed innovazione, modernità e tradizione. Anni straordinari, tutto sommato, per essere degli adolescenti le cui menti, per definizione, sono proiettate in avanti, verso il progresso, verso il domani, verso le decine di migliaia di opportunità che il mondo sembra offrire.
Coe offre un viaggio straordinario verso anni che ci appaiono improvvisamente lontani, ingenui, spigolosi eppure traboccanti di speranza.Un viaggio da godersi comodi comodi, assaporando una tazza di tè bollente ma soprattutto mettendo in sottofondo i tanti, tantissimi riferimenti musicali di cui il libro è disseminato, per entrare DAVVERO nello spirito dell'epoca.


UN ASSAGGIO:

"Fu una serata fantastica. Ti ci potevi perdere in tutto quel rumore. I piccoli problemi, come il fatto che eri senza soldi e non sapevi dove andare a dormire scomparivano in quel mare di accordi e sudore e birra e distorsioni e corpi che saltavano e si lanciavano frenetici per aria e poi per terra come pazzi senza quasi seguire il ritmo della musica. Doug non aveva mai sentito prima nessuna di quelle canzoni, ma nei mesi e negli anni a venire sarebbero diventate i suoi migliori amici: Deny, London's burning, Janie Jones. Restò pietrificato per l'aspetto e per la voce di Joe Strummer che gridava, strillava, cantava, ululava nel microfono: i capelli fradici di sudore, appiccicati alla testa, le vene del collo tese e pulsanti. Doug si arrese a tutto quel rumore e per un'ora trampolò come un indemoniato nel cuore denso e palpitante di una folla di duecento e più persone. Il calore e l'energia erano irresistibili. Alla fine del concerto si avvicinò barcollando al bancone del bar e lottò per trovare un posto mentre i fan schiamazzavano cercando di placare la loro sete. Fu spinto e strattonato ma restituì alla pari spinte e strattoni e finì col sentirsi per la prima volta, quel giorno, meravigliosamente e inaspettatamente a posto."

domenica 31 gennaio 2016

DEBORAH MEYLER - Lo strano caso dell'apprendista libraia

DOVE: New York
QUANDO: nei giorni nostri

Rieccomi a New York, città che non ho mai avuto il piacere di vedere dal vivo (il lavoro, il tempo, il bimbo piccolo, i soldi..) ma che di tanto in tanto "vivo" attraverso un buon libro. Ci ero stata con Cathleen Schine, tempo fa, e ci ritorno oggi con una storia semplice e poetica, anzi, incentrata completamente sul posto più poetico tra tutti i posti poetici, perlomeno per una ossessionata dalla lettura come me: una piccola, quasi anonima libreria, precariamente sopravvissuta nell'Upper West Side alla poderosa esplosione delle grosse catene. La Civetta, questo il suo nome, non è che un negozietto dall'aspetto stropicciato, dagli scaffali e i pavimenti invasi dai libri, che incurante delle lustre ed asettiche grandi metrature delle Barnes & Nobles che vanno fagocitando man mano le piccole librerie indipendenti, continua a brillare di luce propria, nel cuore di Broadway. Esme, trasferitasi dalla placida Inghilterra per motivi di studio - ha un prestigioso Master in Storia dell'Arte presso la Columbia University da portare a termina - vi si imbatte quasi per caso, e se ne innamora all'istante. Adora la disposizione deliziosamente caotica dei libri, adora il personale, adora le piccole chicche che giacciono, sepolte ed inesplorate, sui suoi scaffali impolverati.
E quando si ritrova, fulmine a ciel sereno, incinta e con un rapporto sentimentale più che traballante e tutti i suoi progetti di vita sembrano andare in frantumi, ecco che dalla vetrina della Civetta spunta un barlume di speranza: "CERCASI AIUTO".
Esme si aggrappa a quella speranza con tutta sè stessa, si mette in gioco, prende in mano la vita sua e quella della piccola creatura silenziosa annidata dentro di lei, ed incastrando orari delle lezioni e tempo libero inizia il primo passo verso una vita assolutamente nuova, lavorando nella piccola libreria, ed entrando così nel suo piccolo mondo di stravaganti clienti abituali - il giovanotto appassionato di Nabokov, o l'eccentrico newyorkese con l'asciugamano avvolto in testa a mo' di turbante, per citarne un paio - e di homeless in cerca di qualche lavoretto, o semplicemente di qualcuno con cui scambiare due chiacchiere.
E mentre Mitchell, il suo brillante e snob  fidanzato/ ex fidanzato nonchè padre della creatura continuamente tentenna tra lei e "le altre", Esme procede dritta, consapevole, forte come solo una donna sa essere, anche quando ha solamente ventitrè anni, ed è sola a migliaia di chilometri dalla sua famiglia con un lavoretto part-time, un figlio in arrivo e un Master che richiede piena concentrazione.
Ma dopotutto, non ci hanno insegnato che a New York tutto è possibile, perfino rifarsi una vita quando tutto sembra disperato? ^_^
Una bellissima storia di forza, di coraggio, di speranza e di libri. Di persone che ancora credono che il commercio sia fatto anche di sorrisi e piccole attenzioni per l'individuo. Di una città piena di stimoli, di vetrine scintillanti, di neon, di luci, di negozietti orientali aperti tutti i giorni a tutte le ore, di taxi gialli e di senzatetto che si spengono nell'indifferenza di tutti, sebbene sotto ai loro occhi.


UN ASSAGGIO:

"Sono in anticipo, perciò posso concedermi una passeggiatina sulla Broadway. Fuori dal mercatino di Brunori c'è del crescione nel ghiaccio, voluminose cassette di succulente ciliegie scure e asparagi legati con nastri viola. Appartiene ad una famiglia di iraniani che, dopo una scrupolosa indagine di mercato sull'Upper West Side ha deciso di darsi una patina di sapore italiano. Entro, e sulla soglia mi accoglie un buon profumino di pane caldo all'uvetta e cannella. Se fai due passi sulla destra, si sente odore di caffè appena fatto. Se vai al reparto di frutta e verdura, senti odore di erba e terra. Non è un negozio grande, è solo strapieno di roba. Compro sei albicocche tra il rosso e l'arancione, vellutate e perfette, importate da qualche posto in cui è ancora estate.
Sono incerta se tradire il mio abituale rivenditore di bagel per uno appena aperto sulla strada, ma una folla di gente ansiosa di provarlo mi rende la decisione più facile. Gli inservienti saranno nuovi, i clienti non sapranno cosa devono scegliere, e io non sono brava ad aspettare. Non so mai a cosa pensare durante l'attesa."


mercoledì 27 gennaio 2016

Neil Gaiman L'Oceano in fondo al sentiero

DOVE: Sussex, Inghilterra
QUANDO: tra gli anni cinquanta ed oggi

Neil Gaiman, sempre lui. Ti rapisce e ti porta in mondi sospesi tra reale e irreale, a volte cupi e violenti come in Nessun Dove, altre volte pervasi da una particolarissima atmosfera di inquieta poesia.
Tutto ha inizio nel Sussex, in Inghilterra, quando un uomo di mezza età si ritrova per caso - come spesso accade, per i capricci della vita a cui piace ogni tanto costringerci a fare i conti col nostro passato - a tornare sui luoghi della sua infanzia. E qui, inevitabilmente, si rituffa indietro di quarant'anni, tra i ricordi sopiti di un tempo in cui "qui era tutta campagna" e lui era un ragazzetto di una decina d'anni,vivace ed amante dei libri, quando l'estate la scuola finiva e si avevano a disposizione lunghi, interi mesi per dedicarsi a sè stessi, quando, per farla breve, conosceva una ragazzina di nome Lettie Hempstock.
Una tipetta sicura, decisa, che viveva con la mamma e la nonna in un casale circondato dalla quiete della campagna, bevendo latte appena munto in una cucina sempre profumata di torte che lievitano silenziose e placide in forno.
Tutto qui? Direte voi. Un cinquantenne che ricorda con nostalgia le sue estati scalze e nullafacenti, gironzolando per le campagne del Sussex con una sua amica?
Neanche per sogno, signori miei, questo, d'altronde, è il mondo di Neil Gaiman.
Ed ecco dunque che, nella pace bucolica di quei ricordi, riaffiorano lentamente elementi bizzarri ed inquietanti. Un cercatore di opali, morto in circostanze misteriose. Una baby-sitter diabolica che pareva aver stregato tutti col suo fascino, tranne lui. Delle oscure forze primordiali che qualcuno pare aver risvegliato, e che ribollono di notte nella campagna un tempo quieta.
E poi loro, le tre Hempstock. Straordinarie, meravigliose Hempstock. Tre creature misteriose e piene di magia, inafferrabili e indefinite come lo stagno tranquillo che si stende alle spalle del loro casale, e che le tre donne sembrano proprio convinte che sia invece un oceano...

Inutile allungare il brodo di questa recensione... Gaiman va letto. Anzi, letto è dire poco.... Gaiman va assaporato. Bisogna lasciare che lui ti guidi, assaporare i profumi ed i sapori, percepire le sensazioni, ascoltare i suoni dei suoi straordinari mondi incantati.
E, qualsiasi cosa accada, ricordate: mai, e ripeto MAI lasciare la mano di Lettie. ;-)

UN ASSAGGIO:
"Non era venuto nessuno al mio settimo compleanno. C'era una tavola imbandita di gelee e budini, cappelli colorati come segnaposto e al centro una torta con sette candeline. Sulla torta, con la glassa era stato disegnato un libro. A mia madre, che aveva organizzato la festa, la signora della pasticceria aveva detto di non aver mai disegnato un libro su una torta di compleanno, che per i maschietti in genere metteva un pallone o una navicella spaziale. Ero stato il loro primo libro.
Quando fu chiaro che non sarebbe venuto nessuno, mia madre accese le sette candeline e io ci soffiai sopra. Mangiai una fetta di torta, come fecero anche mia sorella minore e una sua amica (entrambe presenti in veste di osservatrici, non di partecipanti), prima di filarsela, sghignazzando, in giardino.
Mia madre aveva preparato qualche gioco di società, ma poichè non c'era nessuno, nemmeno mia sorella, non ne facemmo neanche uno e fui io stesso a strappare, da solo, i vari fogli di giornale avvolti intorno al premio dello scarta-la-carta, scoprendo un pupazzo di plastica di Batman tutto blu. Ero triste perchè alla mia festa non era venuto nessuno, ma felice di avere un pupazzo di Batman. Per non parlare del regalo di compleanno che aspettava di essere divorato, un'edizione in cofanetto delle Cronache di Narnia che portai subito di sopra."

sabato 23 gennaio 2016

Matthew Dicks - L'amico immaginario
















DOVE: nella provincia americana
QUANDO: nei giorni nostri

Poesia a piene mani, e tanta tanta delicatezza nel trattare un tema duro come l'autismo da un punto di vista assolutamente non convenzionale.
Questo, in breve, il succo di un romanzo che mi ha conquistato fin dalla prima riga, togliendomi il fiato e trasportandomi in un mondo pieno di una amara dolcezza; quello di Budo, amico immaginario. Nato per caso, come tutti gli amici immaginari, dalla fantasia di un bambino e destinato ad accompagnarne il cammino per un certo numero di anni, consolandolo, consigliandolo, incoraggiandolo.
Per quanti anni non è dato sapere, gli amici immaginari sono creature effimere nate dal nulla e destinate a svanire nel nulla all'improvviso, nel momento in cui il loro amico "reale" comincia inesorabilmente a crescere e a non aver più bisogno di loro. Nell'indifferenza di chi li ha creati, semplicemente muoiono, senza rancore, dissolvendosi a poco a poco. Così Budo ha visto svanire Graham, e così sa che accadrà un giorno a lui, e vive con pienezza questa sua precarietà, godendo delle piccole cose. Ma Budo è fortunato, perchè Max non è un bambino come tutti gli altri. Max ha nove anni, ed è autistico. E nel suo piccolo mondo interiore, Budo vive a lungo, molto più a lungo rispetto all'esistenza media di quelli come lui, destinata perlopiù ad estinguersi con la fine dell'asilo ed il passaggio alla scuola elementare.
Budo cresce, vive, accompagna Max nella sua piccola vita complicata di bambino"diverso", senza mai allontanarsi da lui se non quando dorme, fino a quando, all'improvviso, i due non vengono separati.
Max viene portato via dalla signora Patterson, la sua insegnante di sostegno, e svanisce nel nulla gettando nella disperazione i genitori ed il povero Budo, che mai fino ad allora era stato separato dal suo piccolo amico.
 La polizia indaga a vuoto, nessuna traccia, nessun indizio, nulla di nulla: Max sembra essersi dissolto come vapore.
E Budo? Budo sa, ma non puà parlare. O meglio, nessuno a parte Max è in grado di ascoltarlo, perciò cova la sua rabbia e cerca disperatamente un piano per salvarlo.
Ma sarà in grado di farlo, lui che non esiste se non nella mente di Max?
E Max, continuerà a credere in lui, consentendogli di esistere, adesso che sono separati?
 Una storia che appassiona e commuove, unica nel suo genere, piena di poesia e dolcezza dalla prima all'ultima pagina.
Un viaggio dal sapore particolarissimo, nella provincia americana e più in profondità, dentro il cuore e lo sguardo dei bambini e del loro mondo interiore, capace di straordinaria forza e di una fantasia davvero senza confini. E soprattutto, un viaggio nel mondo invisibile di quelle creature che, partorite dalla nostra fantasia, in essa vivono e muoiono, creature che sembrano incapaci di odiare, piene dell'entusiasmo verso il mondo che solo i bambini possono avere, specchi della loro innocenza e delle loro piccole e grandi paure.

UN ASSAGGIO:

"Max è dentro il gabinetto. Sta facendo la cacca, e non gli piace farla fuori casa. Max non fa quasi mai la cacca nei bagni pubblici.Però è l'una e un quarto e ci sono ancora due ore di scuola e lui non riusciva più a tenersela. Max cerca sempre di fare la cacca ogni sera prima di andare a letto, e se non ci riesce ci riprova la mattina dopo, prima di andare a scuola. Stamattina effettivamente ha fatto la cacca subito dopo colazione, quindi questa è una cacca extra.
Max odia le cacche extra. Max odia tutti i fuori programma.
Ogni volta che fa la cacca a scuola, cerca di usare il gabinetto per i disabili che sta vicino all'infermeria, così può stare da solo. Oggi però la bidella stava pulendo il pavimento dal vomito, perchè quando un bambino dice che gli viene da vomitare, la bidella lo manda sempre in quel gabinetto.
Quando Max usa il bagno normale, io mi metto fuori dalla porta e se arriva qualcuno lo avverto. Non gli piace che nei bagni ci sia qualcun altro, me compreso, mentre fa la cacca. Però gli piace ancora meno essere colto di sorpresa, e quindi a me permette di entrare, ma soltanto se è un'emergenza.
Emergenza significa che qualcun altro sta entrando per andare al gabinetto."

martedì 15 dicembre 2015

KATE DI CAMILLO - Lo straordinario viaggio di Edward Tulane

DOVE: in viaggio attraverso gli USA
QUANDO: inizi del '900

Ecco una storiella in cui mi sono imbattuta per caso, curiosando tra gli scaffali del reparto "ragazzi" della libreria. Chissà perchè. Forse è stata la copertina dal gusto retrò, o forse quell'assaggio sul retro della copertina:
"Apri il tuo cuore. Qualcuno verrà. Qualcuno verrà anche per te", che pareva strizzare l'occhiolino proprio a una mamma separata trentaseienne reduce da una serie (manco particolarmente lunga) di delusioni amorose che per carità, non hanno mai ammazzato nessuno, ma danno certamente una botta al tuo spirito positivo.
Insomma, per farla breve, ho deciso che Edward Tulane sarebbe venuto a casa con me, e così è stato.
L'ho divorato in un pomeriggio, scoprendo così una deliziosa storiella nata per i ragazzi ma perfetta anche per noi ragazzi "stagionati", in cui un coniglio di stoffa molto orgoglioso, molto soddisfatto, molto viziato e al quale era stato dato il pomposo nome di Edward Tulane, tutto ad un tratto perde tutto.
Perde la sua casetta confortevole in Egypt Street, i suoi vestiti eleganti, ma soprattutto perde Abileine, la bambina che prendendosi cura di lui lo aveva reso quello che era.
Improvvisamente solo, tra le onde gelide del mare, con una nave che si allontana e senza possibilità di chiedere aiuto il pupazzo si sente disperato e solo, ignaro del fatto che quello non è che l'inizio di una serie di capovolgimenti del destino, che a partire da una spiaggia ed un vecchio pescatore generoso lo porterà in un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, passando da un proprietario all'altro, da un vestito all'altro, da un nome all'altro.
E in questo viaggio, come spesso accade nei viaggi, il nostro amico riflette sul suo passato, e si rende conto di sentire immensamente la mancanza di Abileine, ma soprattutto si pente di non averla mai amata davvero, perso come era nella contemplazione di sè stesso e della sua perfetta, grassa soddisfazione.
Ma come può, un vecchio coniglio di stoffa, ritrovare la sua padroncina, partita anni prima per Londra?

Un racconto piacevole e pieno di speranza per tutti, grandi e piccini.
E se qualcuno si stesse chiedendo se alla fine, qualcuno è venuto, come prometteva alla sottoscritta la quarta di copertina, ebbene sì, qualcuno è venuto.
Evidentemente bastava aprire il cuore, come insegna Edward Tulane... ^_^

UN ASSAGGIO:

" Così scorrevano i giorni di Edward, uno dopo l'altro, senza che niente di notevole accadesse; oh sì, di tanto in tanto scoppiava un piccolo dramma domestico. Una volta, mentre Alibeine era a scuola, il cane del vicino, un boxer pezzato maschio che, per qualche strano motivo, era stato chiamato Rosie, s'intrufolò in casa senza essere invitato nè annunciato e sollevò la zampa contro il tavolo in sala da pranzo, spruzzando di pipì la tovaglia candida.
Poi trotterellò per la stanza, annusò Edward e, prima che il coniglio avesse il tempo di riflettere sulle implicazioni dell'essere annusato da un cane, si ritrovò tra le fauci di Rosie, che lo scrollava vigorosamente, sue e giù e avanti e indietro, righiando e sbavando."

mercoledì 9 dicembre 2015

AA VV - Storie del terrore da un minuto

DOVE e QUANDO: in diversi tempi e in diversi luoghi

Pur non essendo un'amante delle raccolte di racconti, di tanto in tanto mi ritrovo ad esserne attratta, specialmente quando trattano temi "stuzzicanti" come la paura, l'horror, il mistero.
Tra le primissime recensioni del mio blog spiccano i Racconti dei Vedovi Neri di Asimov,  originalissima raccolta di brevi storie a metà tra il giallo ed il test di logica, che anzi consiglio vivamente di inserire tra i regali natalizi di un appassionato del genere. In quel caso era stato non ricordo più quale programma alla radio ad averlo menzionato e ad incuriosirmi.
Stavolta è stato invece curiosando su Amazon che sono stata colpita (ed affondata) fin dalla copertina.
Cosa significa storie del terrore da un minuto? Esattamente questo. Racconti brevi, brevissimi, da mandare giù d'un fiato come i pasticcini da tè. Settantadue racconti per altrettanti autori ( e, badate bene, che tra di essi spiccano Michael Connelly, Neil Gaiman, James Patterson ed altri), il tutto condensato in poco più di centoventi pagine. Molti dei racconti non sono che poche, pochissime righe ma noi amanti della lettura sappiamo più che bene che ne bastano poche, pochissime, per produrre una miriade di emozioni.
Piccole istantanee, poco più di ombre fugaci nelle quali tutto può accadere. Presenze inquietanti. Incontri. Il destino che ti porta al posto sbagliato nel momento sbagliato. Spettri. Coltelli.
I miei preferiti? "Una storia brevissima" di Hollie Black,  "E bene che tu lo sappia" di Lemony Snicket, "Io non ho paura" di Dan Gutman, "Il mio peggiore incubo" di R.L. Stine.
Un libro che consiglio vivamente perchè dimostra - se mai ce ne fosse stato bisogno - che chi sa scrivere davvero riesce, con pochissime parole ben assestate, a generare nella nostra mente una storia. E se ancora dubitate di questo, vi invito a pagina 19, "La leggenda di Alexandra e Rose" di Jon Klassen, al quale di parole ne bastano davvero pochissime.....

UN ASSAGGIO:

"I genitori avevano detto a Russell che non c'era niente sotto il suo letto, ma lui non ci credeva.
Certo, suo padre aveva acceso la luce e sollevato i lembi delle coperte che sfioravano il pavimento, per mostrargli che non c'era nulla, ma la cosa che viveva sotto il suo letto era ritornata non appena le luci si erano spente di nuovo. La sentiva, ne avvertiva la presenza, certissima come se fosse stata parte di lui, e sapeva che da qualunque lato del letto avesse tentato di scendere, la cosa sarebbe riuscita a raggiungerlo e ad acciuffarlo.
Aveva dei tentacoli.
Fino a quando Russell fosse  rimasto perfettamente immobile sotto le coperte, fino a quando un piede o una mano non fossero sbucati fuori dal letto durante la notte, sarebbe riuscito ad arrivare sano e salvo fino al mattino.
Il problema era che Russell doveva andare in bagno.
D'urgenza."