venerdì 19 luglio 2019

ANTONIO TABUCCHI - Requiem

DOVE: Lisbona, Portogallo
QUANDO: anni '90, in un torrido luglio

Già in Sostiene Pereira con Tabucchi ci eravamo immersi in una Lisbona inquieta, torrida, umida d'afa e sudore; qui la ritroviamo più intensa, più moderna, immersa in un torpore onirico che la ammanta di un fascino ancora maggiore, lasciandoci percepire tutto l'amore che l'autore nutre per questa città, che l'ha adottato accompagnandolo fino al suo ultimo respiro.

Qui Lisbona non è un semplice sfondo su cui i personaggi si muovono, ma un qualcosa di vivo, che pare respirare, avvolgere, accompagnare il cammino del protagonista in un luglio torrido e accecante, in cerca di quiete dell'anima, e di risposte. Tutto inizia lontano, su un'amaca ad Azeitao, nella campagna ronzante di insetti. Un'amaca sulla quale, pigramente abbandonato alle sue ferie, un'uomo sta leggendo Borges, finendo per assopirsi cullato dal frinire delle cicale; ed immediatamente, eccolo catapultato a Lisbona, in una città semideserta, bollente, arrostita dal sole di luglio, in un sogno talmente vivido che lo sentiamo sudare ed arrancare a fatica sull'asfalto rovente mentre si muove, in parte incredulo, in parte sicuro di ciò che questo strano sogno vivido sta a significare, diretto ad uno strano appuntamento.
Dipanare la trama sarebbe un peccato; perchè di sogno si tratta, e come tale va vissuto, senza un'idea chiara di ciò che accadrà, ma semplicemente lasciandosi trasportare assieme al protagonista, attraverso le strade semideserte, sciogliendosi di sudore e lentamente fondendosi con la città, quartiere dopo quartiere, tappa dopo tappa. Godersi il viaggio senza pensare alla meta, semplicemente assaporando il racconto che Tabucchi fa della città e dei meravigliosi personaggi - meravigliosi come solo le creature dei sogni sanno essere - dal sapore a tratti malausseniano, bizzarri, straordinariamente vivi, colorati e sfuggenti.
Ma soprattutto, assaporando la bellezza sudata di un luglio a Lisbona, attraversando la città semideserta, rifugiandoci nella confortevole frescura di un ristorante, assaporando lentamente il gusto della cucina semplice della Casimira, o sorseggiando un Sumol di ananas nella quiete del museo di arte antica, nel delizioso giardino interno riparato dall'afa, in attesa di poter contemplare Le Tentazioni di Sant'Antonio con tutta calma, dopo l'orario di chiusura. Ed ancora, a Santos, nell'afa del giardino deserto, con la sola compagnia di un ragazzo drogato in cerca di spiccioli e di un bizzarro venditore di biglietti della lotteria, sfogliando distrattamente "A Bola" per far passare il tempo in attesa del bizzarro appuntamento; e poi in treno fino a Cascais, in una villa disabitata ad un passo dal mare rombante, scrostata dalla salsedine ed accudita saltuariamente da una coppia di anziani. Passo dopo passo, seguendo l'onda di ciò che accade, il sogno si dipana e con esso prendono forma le risposte a domande che la vita aveva lasciato appese, in attesa di qualcosa.
Il protagonista ripercorre i momenti salienti della sua esistenza e noi, silenziosi accompagnatori accaldati, vediamo scorrere davanti ai nostri occhi istantanee di luoghi meravigliosi, perlopiù carichi della malinconia che inevitabilmente il peso dei ricordi si porta appresso. Come soffiando sulla brace, passo dopo passo le emozioni impolverate riprendono vita, fino al sorprendente incontro finale che prelude poi al risveglio, nella quiete della campagna e finalmente anche dell'anima del protragonista.
E noi? Noi che lo abbiamo accompagnato in silenzio, passo passo, innamorandoci di quei luoghi?
Noi non possiamo che chiudere l'ultima pagina con un sospiro. Perchè sì, ecco fatto, ci siamo innamorati di Lisbona.
Per una come me, che legge soprattutto per compensare il fatto di non riuscire - ahimè - a viaggiare quanto vorrebbe, che sceglie i libri in base all'ambientazione, che si immerge nella lettura spesso cercando le sensazioni, la suggestione dell'ambiente piuttosto che gli eventi, questo libro è stato una manna dal cielo; anche se dire "dal cielo" non è corretto, diciamo piuttosto che è stata una scelta consapevole dettata dal fatto che adoro Tabucchi ed il suo stile e che, dalla quarta di copertina, avevo intuito che sarebbe stato nelle mie corde.
Se cercate letture "d'azione", o libri con un principio ed una fine ed eventi nettamente delineati, questo certamente non è il libro adatto; perchè di un sogno si tratta, e come tale procede, con salti di luoghi, con lunghe e silenziose soste riflessive, con tanti sottintesi su ciò che è accaduto,che affiorano a tratti senza mai completamente delineare il quadro complessivo.
Si termina la lettura ritemprati, un po' malinconici, con la sensazione di aver provato sulla nostra pelle emozioni che erano su carta, a patto di saper entrare nell'ottica di lasciar condurre il gioco allo scrittore, senza cercare di ricostruirne la storia ma assaporandola, trasportati dal vento caldo e godendosi il viaggio.
Un sogno, appunto. Prendetelo come tale, e non resterete delusi.

UN ASSAGGIO:

"Finalmente ero riuscito ad aprire il finestrino, ma l'aria che entrava era torrida. Chiusi gli occhi e pensai ad altre cose, alla mia infanzia, mi ricordai di quando era estate e andavo in bicicletta a prendere l'acqua fresca alle 'caroline', con la bottiglia nel cestino di paglia. Una frenata brusca mi fece riaprire gli occhi. L'uomo era uscito dal tassì e si guardava attorno con aria desolata. Mi sono sbagliato, disse, siamo a Campo de Ourique, io ho preso a sinistra la strada che lei mi aveva detto, ma non credo che sia la Saraiva de Carvalho, ho preso un'altra strada che è in senso vietato, guardi un po', tutte le macchine sono parcheggiate contromano, mi sono infilato in un senso vietato. Niente di male, replicai, l'importante è che abbia svoltato a sinistra, adesso ci facciamo questo senso vietato e arriviamo a Largo Dos Prazeres."

5 commenti:

  1. Ho amato questo romanzo!! È stato il mio primo approccio con Tabucchi. Requiem ha la potenza di un sogno imprescindibile che sembra attaccarti addosso, ma scivola nell'immediato ☺️☺️ amo Tabucchi. Sostiene Pereira mi è piaciuto, ma questo molto di più ☺️❤️

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    1. Buongiorno Gresi :-) .. io invece, al contrario, l'ho letto solo quest'estate, pur amando tantissimo Tabucchi (quest'anno credo di avergli dedicato ben tre recensioni, inclusa questa, ripescando cose dalla mia biblioteca).. è stupendo. E' uno di quegli autori che adoro per la capacità di evocazione, in certe pagine del libro mi sentivo quasi immersa in quel caldo torrido, con l'asfalto bollente ed il riverbero accecante del sole in una Lisbona deserta.. ed è bello vedere che anche altri apprezzano questo autore :-)

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  2. Ciao Letizia, che bello passare di qui a trovarti e trovare tutti questi affascinanti consigli libreschi. Vorrei ricominciare a scrivere anche nel blog. Mi farebbe bene! Un caro saluto!

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    1. Ma certo che ti farebbe bene .. ed il tuo è uno dei blog al quale mi affaccio con più piacere, con la tua poesia, il tuo spirito artistico..
      Anche per me, questo è un piccolo angolo dedicato a me stessa, con lavoro e due figli il tempo è poco ma cerco sempre di aggiornarlo ^_^
      Spero di tornare a leggerti presto!!

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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