giovedì 7 marzo 2013

MURAKAMI HARUKI - Kafka sulla spiaggia

 
DOVE: Giappone, tra Tokio e Takamatsu
QUANDO: ai giorni nostri

E' sempre difficile, delineare una trama quando si parla di Murakami Haruki; perchè pochi come lui hanno la capacità di farti costantemente oscillare tra reale e immaginario, fino al punto in cui perdi totalmente l'orientamento e lasci che siano semplicemente le sensazioni a cullarti. Per quanto mi riguarda, già un romanzo ambientato in Giappone è capace di farmi perdere la via del ritorno, talmente lontano è quel mondo che ho potuto ahimè visitare solo attraverso le pagine dei libri. E quando poi in quella terra di treni dalla velocità spaziale, udon, inchini, megalopoli e laghetti in cui si specchiano ciliegi fioriti, si aprono a un tratto le porte per un mondo fantastico, beh, una come me ci va a nozze.
Figuriamoci poi quando il tutto ruota attraverso una biblioteca, l'austera, antica, silenziosa biblioteca Komura entro la quale si muovono figure a metà tra il reale e l'onirico, come la dolce, triste e misteriosa signora Saeki e l'efficiente e quieto signor Oshima, con le matite dalla punta sempre perfettamente affilata. E' proprio qui che l'adolescente Kafka trova riparo nella sua fuga da Tokio e da un padre distante, rimanendo avviluppato in un intrico di dolce quiete, lontani segreti e soprattutto di ricordi malinconici. E mentre il ragazzo incuriosito cerca di ripercorrere la storia della signora Saeki e del suo sfortunato amore di gioventu', in un quartiere di Tokio si aggira un vecchio strambo - più che strambo, ingenuo - che non solo pretende di saper parlare con i gatti, ma di questa sua capacità ha fatto addirittura un mezzo per arrotondare l'esiguo sussidio che il governo fornisce a quelli come lui, ritrovando i gatti smarriti.
Peccato che anche il vecchio, ingenuo signor Nakata finisce per ritrovarsi impelagato in una storia più grande di lui, quando resta coinvolto, suo malgrado, in un omicidio dai contorni oscuri. E allora, cosa fa? Fugge, naturalmente, via dal caos metropolitano di Tokio, seguendo una voce interiore che gli dice dove andare.
Inutile dire che ben presto la sua strada intreccerà quella del quindicenne Kafka...

UN ASSAGGIO:
"Mentre sono seduto sul divano e mi guardo intorno, mi accorgo che la sala è il posto che stavo cercando da tempo. Sì, stavo cercando esattamente un posto così, nascosto in una nicchia del mondo. Fino ad ora, però, era stato per me solo un luogo fantasticato e segreto. Non riesco a credere che esistesse davvero da qualche parte. Chiudo gli occhi, inspiro a fondo, e l'aria rimane sospesa in me com una nuvola dolcissima. E' una sensazione meravigliosa. Accarezzo lentamente col palmo della mano il divano ricoperto da un rivestimento color crema. Mi alzo, vado davanti al pianoforte, sollevo il coperchio e provo a posare delicatamente le dieci dita sulla tastiera ingiallita. Abbasso il coperchio e faccio qualche passo sul vecchio tappeto dal disegno di grappoli d'uva. Provo a girare una vecchia maniglia che serve ad aprire e chiudere la finestra. Accendo e spengo una lampada da terra. Guardo a uno a uno i quadri appesi alle pareti. Poi torno a sedermi sul divano e ricomincio a leggere dal punto in cui avevo lasciato. Mi concentro sul libro.
Verso mezzogiorno tiro fuori dallo zaino l'acqua minerale ed il cestino con il pranzo e mi siedo a mangiare sulla veranda che dà sul giardino. Si avvicinano degli uccelli: volano da un albero all'altro e scendono sull'orlo del laghetto a bere o a darsi una rinfrescata."

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