domenica 10 maggio 2015

MICHAEL ENDE - La storia Infinita

DOVE: nel mondo della Fantasia collettiva
QUANDO: in un tempo senza tempo.

Quando ho aperto questo blog, anni fa, ho dichiarato nel mio primo post che il senso dello stesso era: leggere è un viaggio, non devo far altro che scegliere una meta dagli scaffali della libreria, e partire. Non a caso, nell'intestazione della homepage ho subito piazzato il riferimento ad uno dei pilastri della mia giovinezza: la trasposizione cinematografica del capolavoro di Michael Ende "La Storia Infinita". Ebbene sì, il film, perchè - mea culpa mea culpa mea maxima culpa - una lettrice onnivora come me (ed onnivora fin dalla più tenera età, aggiungerei!) fino a qualche anno fa non aveva mai avuto in mano l'opera originaria. Proprio io, che vivo i libri con l'intensità del Bastian del film, avvolta in una coperta impolverata durante un temporale e completamente estraniata dal mondo, solo in età adulta mi accosto al capolavoro dei capolavori?
Meglio tardi che mai, diciamo così. Solo lo scorso anno, quando in libreria cercando libri per mio figlio mi imbatto in Michael Ende, mi rendo conto che è giunta l'ora di sanare questa mancanza; ed inutile dire che scopro di essermi persa - in tutti questi anni - "IL" libro... perlomeno per gli appassionati di lettura.
Il film, seppur mirabilmente, non ne copre che una piccolissima parte, quella iniziale. La vera storia di Bastian - anzi, di Bastiano Baldassarre Bucci, questo il nome che Ende aveva dato al suo piccolo protagonista - inizia solo allora.
Ma procediamo con ordine, anche se immagino che la storia, perlomeno nella sua parte iniziale, sia nota a tutti. Bastiano, dodicenne introverso, cicciottello, pacifico ed inevitabile bersaglio di alcuni compagni di scuola, vive solo con il padre e con il dolce, lontano ricordo di una mamma scomparsa quando era ancora piccolo. Un giorno, proprio per sfuggire all'ennesima angheria dei bulletti che lo perseguitano, si intrufola in una vecchia libreria dove, incuriosito dal titolo del libro che il burbero libraio sta leggendo, decide di prenderlo in prestito. Eh sì, perchè manco a dirlo il timido e cicciottello Bastiano nutre un amore sconfinato per la lettura. Talmente sconfinato che, giunto in ritardo a scuola, si rintana in una vecchia soffitta e si mette immediatamente a leggere, finendo così per essere catapultato in una storia avventurosa e singolare.
Nel mondo di Fantasia, decine e centinaia di creature bizzarre - Centauri, Incubini, Minuscolini e chi più ne ha più ne metta - si sono radunati in preda al panico presso la splendente Torre Di Avorio, dimora della loro sovrana, l'Infanta Imperatrice, sperando che lei sappia aiutarli. Fantasia, lo scintillante e sconfinato regno di Fantasia, sta infatti scomparendo a poco a poco, inghiottito da un Nulla del quale nessuno conosce l'origine e che avanza inarrestabile, passo dopo passo, divorando silenziosamente tutto ciò che incontra, inclusi gli inermi abitanti. Giunto però alla Torre Di Avorio, questo multiforme popolo di Fantasia viene a conoscenza di un'altra, agghiacciante notizia: anche la loro amatissima sovrana è in pericolo, divorata da una malattia che nessuno pare in grado di curare e che sembra essere in qualche modo legata al Nulla. L'unica speranza di Fantasia risiede in un giovane e coraggioso Pelleverde, Atreiu, al quale viene affidato il preziosissimo AURYN, simbolo dell'Infanta Imperatrice, assieme all'incarico di partire alla ricerca di qualcosa o qualcuno che possa salvarla.
Pagina dopo pagina, nel silenzio della soffitta, Bastiano si immerge a tal punto nella lettura che comincia a suggestionarsi; sembra quasi che i personaggi della storia siano in un qualche modo a conoscenza della sua esistenza. Anzi, più prosegue più si rende conto di essere egli stesso parte integrante della storia, fino a ritrovarsi catapultato egli stesso a Fantasia, al fianco di Atreiu.
Ecco dunque che il timido e goffo Bastiano si ritrova ad avere l'immenso potere di cambiare le sorti di Fantasia con i suoi desideri; e più ne esprime più si rende conto di trasformarsi diventando sicuro di sè, bello e splendente come l'eroe di un romanzo deve essere.
Attraversando il regno di Fantasia, da lettore diventa egli stesso protagonista della Storia Infinita; ma sarà in grado di reggere ad una responsabilità tanto grande? Questo straordinario potere non finirà per trasformare il suo cuore? E cosa accadrà quando, lentamente, i ricordi della sua vita precedente - quando era semplicemente Bastiano, il ragazzino cicciottello che i compagni di scuola prendevano di mira e non l'eroe scintillante che cavalca attraverso Fantasia - cominceranno a svanire?

Un capolavoro che tutti dovrebbero leggere. Una storia che ti invischia e ti tira dentro, zeppa di personaggi strabilianti, dal Leone Graograman che regna sul deserto colorato ai piangenti Acharai, le creature più infelici di Fantasia fino alla perfida ed affascinante maga Xayde, le meravigliose creature partorite dalla sconfinata fantasia di Ende si susseguono, affollando le pagine del libro tra le quali - manco a dirlo - pare di sciogliersi per ritrovarsi dall'altra parte, a cavalcare assieme ad Atreiu e Bastiano. Un delizioso ritorno all'infanzia, con il retrogusto amaro che lascia il pensiero che - ahimè - nell'era dei tablet siano pochi i ragazzini che sarebbero in grado di far risorgere Fantasia contro il Nulla....

UN ASSAGGIO:

"Quando si risvegliò Atreiu si sentì fresco come una rosa e pieno di energie. Si sollevò a sedere.
Era notte, la luna brillava chiarissima e Atreiu vide che si trovava nello stesso punto dove era crollato, accanto al drago. Anche Fucùr giaceva lì disteso come prima, ma ora il suo respiro era profondo e regolare e pareva che dormisse sodo. Tutte le sue ferite erano state fasciate.
Atreiu si accorse che anche la sua spalla era stata bendata nello stesso modo, cioè non con bende di garza, bensì con filamenti di erbe e di piante.
A pochi passi di distanza si apriva nella roccia una piccola grotta e dal suo ingresso veniva un debole raggio di luce.
Senza muovere il braccio sinistro, Atreiu si sollevò cauto e si diresse verso l'apertura della grotta, che era molto bassa. Si chinò e vide all'interno una stanza che pareva un laboratorio d'alchimista, tutto in miniatura. Sul fondo della stanza, in un camino aperto crepitava un allegro focherello. Dappertutto erano sparsi vasi, barattoli e bottiglie dalle forme più strane. Su uno scaffale stavano allineati fasci di erbe secche di diverse qualità. Il minuscolo tavolo nel mezzo della stanza e il resto dei mobili parevano fabbricati con legno di radica. Nel complesso quell'abitazione aveva un aspetto quanto mai gradevole e simpatico.
Solo quando udì un colpetto di tosse, Atreiu si accorse che davanti al camino c'era un omino piccino sprofondato in una poltrona."

domenica 19 aprile 2015

Daniel Pennac - La Prosivendola

DOVE: Belleville, quartiere di Parigi
QUANDO: ai giorni nostri

Prendete Benjamin Malaussene, di professione "capro espiatorio", fortunato personaggio creato dall'ingegno di un genio contemporaneo della letteratura quale Daniel Pennac.
Aggiungete la sua immancabile e poco convenzionale famiglia (una mamma in perenne fuga d'amore, Therese e la sua incrollabile fede nell'astrologia, Verdun col suo inquietante sguardo di neonata, il festoso cane Julius con le sue crisi epilettiche, e chi più ne ha più ne metta), un misterioso e brutale omicidio che coinvolge il direttore di un penitenziario modello - nonchè futuro marito di Clara, sorella prediletta di Malaussene; aggiungete ancora la tirannica Zabo, "regina" e direttrice della Casa Editrice Edizioni del Taglione e un misterioso scrittore di  scialbi ma fortunati best-seller che chiede a quest'ultima di procurargli un "volto" per presenziare  al suo posto le conferenze stampa in occasione del lancio della sua prossima opera. Metteteci infine un attentato che riduce - ahimè - in fin di vita il nostro protagonista, proprio in occasione di uno di tali incontri con la stampa (perchè, manco a dirlo, il "volto" prescelto altri non è che quello di Malaussene).
Questi, molto in breve, gli ingredienti che fanno de "La Prosivendola" uno scoppiettante intreccio tra il grottesco ed il noir, il tutto naturalmente abbondantemente condito coi colori sgargianti e i profumi pungenti e speziati della multietnica Belleville, sfondo immancabile delle vicende targate Malaussene.
Che altro aggiungere? Pennac è Pennac, con il suo stile ironico, surreale, rapido e diretto. Di lui avevo già recensito un'insolita vicenda ambientata in un pronto soccorso parigino; ma è con la famiglia Malaussene che Pennac a mio parere sfodera tutte le sue armi. Tra il dolce e l'amaro - ebbene sì, poichè in questo romanzo il povero Malaussene lo ritroviamo per tutto il dipanarsi della vicenda ridotto a un vegetale su un letto di ospedale, vigile e cosciente eppure nell'impossibilità di comunicare coi suoi familiari - scorrono pagina dopo pagina le storie dei suoi personaggi dai tratti inconfondibili, coloratissimi e piccanti come Belleville, mentre un confusissimo commissario Rabdomant, che già era incappato nella bizzarra tribù Malaussene ( ne Il Paradiso degli Orchi) cerca di dipanare l'intreccio. Esiste davvero un legame tra l'omicidio dell'angelico direttore di penitenziario e la sparatoria che ha coinvolto Benjiamin Malaussene, colpevole solo di indossare i panni dell'anonimo J.L.B.?
Se adorate Pennac come lo adoro io, adorerete anche questo viaggio a Belleville, carico di colpi di scena. ^_^

UN ASSAGGIO:

"Il peggio, nel peggio, è l'attesa del peggio. Il peggio, nei matrimoni, è la carovana di clacson che annuncia al mondo intero la prossima inaugurazione della sposa. Mi auguravo che si potesse scampare almeno a questo, ma pare che avremmo privato i bambini di un grande piacere. Visto che il carcere di Champrond è a sessanta chilometri da Parigi, ci siamo dovuti sciroppare sessanta chilometri di clacsonate. Un automobilista che ci avesse incrociato e guardato con un po' di attenzione avrebbe forse trovato buffo che un corteo nuziale così rumoroso scarrozzasse nelle auto infiocchettate una simile collezione di facce da funerale. Fatta eccezione per l'ultima macchina, dove hanno preso posto gli sbarbatelli (Jeremy, il Piccolo, Nourdine e Leila, paggetti e damigella d'onore), guidata da Theo, un amico fidatissimo che ho conosciuto all'epoca in cui facevo il Capro Espiatorio al Grande Magazzino in Rue du Temple. Quando gli ho chiesto se non gli scocciava venire, Theo ha risposto: "Adoro i matrimoni, non perdo mai l'occasione di vedere a cosa sono scampato. Quindi figurati, un matrimonio in galera...."
La macchina più bella è ovviamente quella della sposa, una Chambord bianca, appositamente noleggiata da Hadouch, dopo un incontro in cui ho creduto che il noleggiatore si sarebbe sparato un colpo. "No, non una BMW" diceva Hadouch "fa troppo protettore, una Mercedes nemmeno, fa zingaro, no, questa Traction no, non dobbiamo mica girare un film sulla Gestapo, niente Buick, sembrano carri funebri, è un matrimonio, cazzo, non un funerale-cioè non proprio." La cosa è andata avanti per ore, fino a quando: " E quella Chambord lì, si può noleggiare?" poi, serissimo: "Capisci, Benjamin? una Chambord bianca, quella sì, fa molto Clara."

mercoledì 25 marzo 2015

BANANA YOSHIMOTO - Moshi Moshi

DOVE: Shimokitazawa, quartiere di Tokio
QUANDO: ai giorni nostri

Sempre una delizia, i romanzi della Yoshimoto: toccanti, poetici, sfiorano delicatamente temi anche dolorosi mantenendo sempre su di essi il battito d'ali della positività. Perchè dalle esperienze dolorose si esce a testa alta e più forti di prima; ma soprattutto, questo ci insegna la Yoshimoto, anche nelle ore più cupe mai smettere di guardarsi attorno con obiettività, verso tutto quello che di bello continuiamo ad avere. Ce lo insegnava in Kitchen e ce lo insegna anche in Moshi Moshi, attraverso la storia di Yoccan e della sua rinascita dopo la morte del padre. Una morte più che tragica, perchè non solo Imo - musicista di discreto successo - si è suicidato, ma lo ha fatto insieme ad una donna della quale la giovane Yoccan e la mamma ignoravano l'esistenza, apprendendo così, brutalmente, dai poliziotti che hanno recuperato i corpi in un automobile abbandonata su una strada di campagna, non soltanto di aver perso un padre e un marito, ma anche che quel padre/marito aveva da tempo intrecciato una relazione con questa sconosciuta enigmatica e cupa.
Come si viene fuori da una botta simile? Yoccan lascia l'elegante quartiere di Meguro, dove fino ad allora aveva vissuto, per trasferirsi a Shimohitazawa ( se come me siete curiosi, qui il link alla pagina di Wikipedia con alcune foto), quartiere di Tokio affollato e commercialmente molto vivo, dove trova un modesto appartamentino ed un lavoro faticoso ma gratificante come cameriera presso il ristorante Les Lions.
Faticosamente, Yoccan risale la china, mantenendosi le giornate occupate con il lavoro e bevendosi letteralmente gli effetti benefici che il nuovo quartiere, con i suoi negozietti caratteristici, i ristorantini, il ciliegio in fiore accanto al pesante portone d'ingresso a Les Liens sembra avere.
Ma cosa accade quando sua madre decide di abbandonare anche lei l'elegante casa di Meguro e si presenta alla porta di Yoccan con una borsa Hermes carica di effetti personali, chiedendole ospitalità?
Dopo un primo momento di ovvio disappunto, la figlia accetta la convivenza, dapprima soffocando il suo istinto d'indipendenza, poi scoprendosi man mano sempre più vicina ad una mamma che, prima di essere mamma, è una donna che come lei faticosamente cerca di ricostruire una vita andata in pezzi.
Intorno a loro, un quartiere che inconsapevolmente le abbraccia e le sostiene con la sua quotidianità frenetica, le insegne colorate, i bar aperti fino a tarda notte e il Moldive intriso dell'odore del caffè fresco macinato.
Che dire di più? Come in ogni suo romanzo, Banana Yoshimoto trasuda poesia ad ogni pagina, e ti conduce per mano attraverso i profumi ed i sapori della vita - perchè è anche con il cibo che le due donne iniziano la loro lenta risalita dall'abisso.

UN ASSAGGIO:

"Ormai l'aria si era fatta fredda, era un giorno d'autunno. Strofinai il tronco del ciliegio accanto al ristorante ed entrai nella stradina con i negozi.
Mi venne in mente che in primavera, quando quel ciliegio era in piena fioritura, sulle pareti verdi del ristorante si rifletteva un colore rosa intenso ed un'atmosfera dolce, diversa dal solito, avvolgeva in un abbraccio tutto ciò che c'era intorno. I passanti alzavano gli occhi verso il ciliegio e sorridevano, come spettatori felici davanti allo schermo su cui si proietta un film.
Spazzare via i petali era un lavoraccio, ma era così bello che non sentivamo la fatica. Dopo aver provato l'emozione di vederlo in piena fioritura, ogni volta che ci passavo davanti, sia quando cadevano le corolle che in pieno inverno, lo sfioravo con la mano. Era diventata un'abitudine consolidata, uno degli istanti in cui sentivo chiaramente di vivere in quel quartiere."

domenica 8 marzo 2015

OTTO MARZO... CINQUE TITOLI per CINQUE DONNE ^_^

Otto marzo. giornata di mimose, banalità e luoghi comuni. L'otto marzo dovrebbe essere tutto l'anno, gli spogliarellisti unti e bisunti, le donne che in realtà non hanno pari opportunità e compagnia bella.

Ma nel mio blog ho scelto di occuparmi dei libri, e dei libri come mezzo per viaggiare; perciò, il mio otto marzo, è dedicato - prevedibile e scontato, ma d'altronde abbiamo detto che oggi è il giorno delle banalità, no? - ai romanzi che parlano di donne.
Ve ne consiglio cinque, ma se ne potrebbero elencare decine e decine, tante quanto le sfaccettature delle donne nella storia del mondo e della letteratura.



1. lo scorso anno proprio in occasione di questa giornata consigliai La Storia del Re Trasparente di Rosa Montero; e quest'anno ribadisco la mia scelta. Tanto per cominciare, perchè è un romanzo incantevole, scritto da una donna per parlare di una donna. Secondo, perchè è ambientato nel Medioevo ed intriso di quell'Amor Cortese che tanto decantava il sesso debole. Terzo, perchè lei, Leola, a dispetto del sesso debole e dell' Amor Cortese, incarna perfettamente lo spirito delle donne nel corso dei secoli. Costretta a travestirsi da uomo per proteggere sè stessa e per poter meglio riuscire nella sua impresa, Leola si rimbocca le maniche e parte alla ricerca del suo uomo. Altro che le principesse delle favole, addormentate in cima alla torre ad aspettare di essere salvate. Leola è una contadina, una coi piedi per terra, energica e inossidabile come solo noi donne sappiamo essere.
Perchè La Storia del Re Trasparente, dunque? Perchè Leola incarna lo spirito tenace e combattivo che noi donne sappiamo avere di fronte ad un mondo maschilista e di fronte a "maschi" che spesso perdono la loro "maschiezza", se mi passate l'improponibile gioco di parole.

2. Africa Social Club di Gaile Parkin.  Dall'Europa all'Africa, dal Medioevo al Ruanda che sta ancora cicatrizzando le ferite della guerra civile. In qyesta terra che non sembra far altro che piangere i propri morti ammazzati (dalla guerra tra fratelli, dall'AIDS, dal genocidio e chi più ne ha più ne metta), Gaile Parkin dipinge la delicata figura di una donna -Angel, dolce fin dal nome-che si inventa un lavoro da pasticcera e comincia a sfornare torte per celebrare gli eventi più disparati. Ebbene sì, perchè in un paese lacerato dal lutto che si riaffaccia alla vita, ogni cosa è una festa ed ogni festa va celebrata con gioia; e la dolce Angel impasta e decora le sue creazioni, riprendendo lei per prima in mano una vita spezzata dal dolore.
Perchè la dolcezza di Angel, dopo la Leola cruda e combattiva? Perchè Angel rappresenta la tenacia della dolcezza che noi donne sappiamo avere quando la vita ci prostra, quando le lacrime ci hanno prosciugato e ci sentiamo svuotate di tutto eppure andiamo avanti con un sorriso, perchè la natura ha messo sulle nostre spalle di sesso debole la responsabilità - ed il potere - di far star bene gli altri, averne cura, sorreggerli e confortarli. Quando riponiamo la spada e i muscoli che ci servono per farci largo nel mondo costruito dagli uomini per gli uomini e ci rintaniamo in casa, a sfornare sorrisi.

3. Ne ho parlato pochissimo tempo fa, ma mi sento di inserire decisamente in questo post anche Elizabeth Philpot e Mary Anning, protagoniste di Strane Creature di Tracy Chevalier. Due donne diversissime eppure con un tratto in comune, quello di essersi scavate faticosamente (e letteralmente a colpi di paletta e spazzola!) il loro cammino nel mondo accademico, quando tutto ciò era solo e soltanto appannaggio dell'uomo e la donna era relegata a docili attività casalinghe e ad una controllatissima vita sociale.Due personaggi esistiti realmente che hanno lottato contro il pregiudizio più duro a morire, quello che chi è stato provvisto di pene dalla natura abbia intellettualmente una marcia in più.
Non hanno sguainato una spada come Leola, non hanno dispensato agli altri la dolcezza di Angel ma hanno incarnato una terza dote delle donne: la testardaggine e la costanza nel conseguire i propri obiettivi. Duecento anni fa come oggi, faticare il doppio sul lavoro per ottenere la metà. Una storia da leggere perchè tratta di due donne vere che, ciascuna coi propri mezzi, hanno tenuto duro. E perorare la propria causa in un mondo accademico fatto di uomini non è certo da meno che imparare a menare fendenti nel medioevo.

4. Un grande classico della letteratura per una grande donna: la mia eroina preferita, Jane Eyre di Charlotte Bronte. Moderna, colta, educata eppure tosta, una che si mantiene da sola con dignità e con orgoglio, che non lascia che le convenzioni o ciò che pensano gli altri la influenzino, un personaggio indimenticabile.
Di lei ho già parlato nella recensione del libro; ma qui, in questo post dedicato all'otto marzo ed alle donne in generale la inserisco perchè tra le sua sfaccettature c'è un'altra delle grandi caratteristiche che noi donne abbiamo: la capacità di AMARE.
Guardate la piccola Jane ed il "suo" signor Rochester.... lui è burbero, solitario, neanche particolarmente affascinante, con una storia poco pulita alle spalle della quale appare restio a parlare e segreti apparentemente inconfessabili nascosti tra le mura spesse di un'antica dimora. Eppure lei, riflessiva, silenziosa eppure pronta ad esprimere con fermezza la propria opinione quando serve, paziente, combattiva, lo ama con fermezza e devozione e lo ama ancora di più quando lui più ne ha bisogno, quando è solo e ferito nel fisico e nel volto. Trascina via Rochester da un passato "brutto" verso una nuova vita, scrollandogli di dosso i ricordi per aprire a lui il suo cuore non convenzionale, indipendente ma capace di grandi sentimenti. Perchè noi donne siamo spesso anche questo: occhi capaci di scrutare dentro e far germogliare le scintille di "buono" che talvolta restano soffocate sotto le cicatrici dei brutti ricordi e dello scoramento. Sappiamo amare con tenacia e trascinare - noi, il sesso debole! - la barca in salvo quando si affronta la tempesta.

5.Uff... scegliere la quinta "donna letteraria" da ospitare in questo post non è stato semplice, talmente tante e varie sono le eroine uscite dalla penna degli scrittori di ogni tempo. Ma se il senso di questo post è trovare cinque personaggi che incarnino cinque aspetti dell'essere donna, la mia scelta non poteva che cadere su Tilo, protagonista di un delizioso romanzo intitolato La Maga delle Spezie.
Perchè proprio lei? Perchè Tilo incarna l'essenza dell'incanto dell'essere donna, lei che con la sua botteguccia piena di odori nella Oakland degli anni Ottanta non vende solamente polveri... lei osserva, studia, si immerge con empatia nella vita dei suoi clienti e utilizza le sue arti magiche per dipanare i grovigli della loro vita, silenziosamente, con pazienza e un affetto quasi materno. Non combatte come Leila, non sfida le convenzioni sociali come Elizabeth Pilphot, non scava nell'animo dell'uomo che ama per far rinascere in lui l'amore per la vita come Jane, in un certo senso come Angel mette a frutto una propria dote per far felici gli altri, ma rispetto a quest'ultima incarna l'ultimo aspetto tipico del gentil sesso: lo spirito di sacrificio. Tilo dedica la propria vita agli altri fino a quando l'incontro con un uomo non la spingerà a trovare un po' di spazio anche per sè stessa; Tilo, la Maga delle Spezie rappresenta le donne che si mettono da parte per gli altri, che siano essi la famiglia, dei perfetti sconosciuti o perchè no, una colonia di gatti randagi. ^_^
Donne che possono fare poco, eppure lo fanno, lasciando indietro sè stesse per questa indomabile vocazione di fare qualcosa per gli altri.


Questi i miei cinque titoli, le mie cinque (anzi, sei, perchè la Chevalier vale doppio!) eroine e le mie cinque motivazioni.
Augurando una buona festa della donna a tutte noi ^_^ blogger e non!



mercoledì 4 marzo 2015

NEIL GAIMAN - Nessun Dove

DOVE: in una cupa Londra Sotterranea
QUANDO: in una dimensione parallela fuori dal tempo, ai giorni nostri

Dopo aver letto Coraline, non potevo non appassionarmi a Neil Gaiman ed al suo mondo cupo e surreale. Ma se Coraline restava tutto sommato una favola - dalle tinte parecchio fosche, per carità, ma pur sempre una favola - con Nessun Dove dalla favola ci allontaniamo, e di parecchio. O forse neanche tanto, perchè qui ci sono sangue, lotta, coraggio, squartamenti, un viaggio avventuroso, paura, ossa rotte e misteri da svelare come in ogni favola che si rispetti. Ma con i toni crudi e spietati della cronaca, delle dissezioni di cadaveri sotto la luce asettica degli obitori, dei verbali di polizia.
Una sorta di favola dark per adulti, ecco, diciamo così; anche se mi rendo conto che la definizione è riduttiva e banale.
Richard Mayew, trasferitosi senza troppo entusiasmo nella City per questioni lavorative, ha una vita ordinaria e pulita: un lavoro d'ufficio dai ritmi serrati, una fidanzata affascinante e capricciosa, un appartamento silenzioso. Fino a quando, in una serata come le altre, non si imbatte in una creatura spaventata, ferita, infagottata negli stracci, che gli ruzzola davanti comparendo dal nulla. Richard la soccorre,  provocando le ire della fidanzata Jessica, ed in quel momento perde tutto.  Casa, lavoro, fidanzata, direte voi.
Macchè, perde molto di più.. Risucchiato in un mondo cupo, cruento, in un mondo sotterraneo che vive in una lotta oscura lungo le stazioni della metropolitana londinese, Richard perde sè stesso. O meglio, perde il sè stesso che era, per diventare una delle creature invisibili al mondo di sopra che popolano questa Londra Di Sotto. 
Creature che affollano il Mercato Fluttuante,  nel deserto silenzioso dei grandi magazzini Harrods, di notte.
Creature che scompaiono nel nulla divorate dal buio sul Night's Bridge - la versione sotterranea della fermata di Knightsbridge, o tentando di superare gli enigmi dei Frati Neri a Brackfriars.
Sì, perchè è proprio lungo le linee della celeberrima metropolitana londinese che si snoda questa avventura sotterranea, in cerca di qualcosa e in fuga da qualcos'altro, in un mondo freddo, umido, nero, cruento ed animalesco in cui ben presto lo spirito cittadino viene soffocato per lasciar emergere il suo "io" più istintivo e coraggioso.
E non potrebbe essere altrimenti, quando sei in viaggio attraverso cunicoli bui ed intricati sapendo che sulle tracce tue e dei tuoi compagni di strada sono stati sguinzagliati due esseri spietati e senza tempo, devoti alla tortura come ad un'arte sopraffina....

Difficile anche dipanare una trama, senza rovinare il finale. Diciamo che si tratta di immergersi per qualche settimana in tunnel puzzolenti ed umidi, senza rivedere la luce del sole, provando la scarica di adrenalina dell'animale braccato e il sollievo di chi si ritrova vivo a dispetto di tutto in un mondo oscuro e terrificante.
E soprattutto, alla fine di tutto, riuscirà Richard a salvare la pelle e ritornare alla sua tanto agognata vita di superficie?

UN AGGAGGIO:

"Era tardo pomeriggio, e il cielo senza nubi stava passando dal blu reale a un violetto intenso, con una spruzzatina di rosso-arancio e giallo-verde sopra Paddington, quattro miglia a ovest, dove, dal punto di vista di Old Bailey, il sole era appena tramontato.
Cieli, pensà Old Bailey con una sorta di compiacimento. Mai due di essi uguali. Nè di giorno nè di notte. Era un esperto di cieli, Old Bailey, e questo era proprio un bel cielo. Il vecchio aveva piantato la tenda per la notte su un tetto di fronte alla cattedrale di St. Paul, nel centro della City di Londra.
Era affezionato a St. Paul, e almeno lei era cambiata poco negli ultimi trecento anni. Era stata costruita in pietra Portland bianca che, prima ancora di essere stata completata, aveva iniziato a diventare nera a causa della fuliggine e della sporcizia nella fumosa aria londinese, ma adesso, in seguito alla ripulitura di Londra negli anni Settanta, era ritornata più o meno bianca."

mercoledì 25 febbraio 2015

TRACY CHEVALIER - Strane Creature

DOVE: Lyme Regis, Inghilterra
QUANDO: Prima metà del Diciannovesimo Secolo.

Chi come me legge per il piacere di viaggiare non può non amare Tracy Chevalier, per la sua capacità di trascinarti sempre in realtà assolutamente particolari e suggestive.
Con lei ero già stata in giro tra Belgio e Francia, nelle botteghe dei tessitori di arazzi del Quindicesimo Secolo (qui la recensione); ma stavolta se possibile la meta del viaggio è ancora più insolita. Andiamo infatti a caccia di fossili nell'Inghilterra degli inizi del Diciannovesimo secolo, a cavallo tra i regni di Guglielmo e Vittoria, a Lyme Regis, nella contea del Dorset.
E' qui infatti che tre sorelle londinesi, Margaret, Louise ed Elizabeth Philpot vengono a vivere in seguito al matrimonio del fratello John, avvocato di successo nella City. In maniera nemmeno tanto velata, facendo leva sulla difficoltà di sostentamento che avrebbero nella ben più cara Londra senza un uomo a mantenerle, egli infatti caldeggia fortemente il trasferimento in questa minuscola località balneare nemmeno particolarmente in voga (o perlomeno, non quanto la ben più scintillante Brighton), dove avrebbero a suo dire potuto vivere in maniera più serena la loro condizione - ahimè - di zitelle.
Se Margaret, la più giovane delle tre e la più affamata di vita sociale, vive con sconforto questo esilio, le sue due sorelle trovano lentamente nella vita di provincia una loro equilibrata dimensione: Louise, appassionata di botanica, nella cura minuziosa del giardino del loro cottage mentre Elizabeth, grande divoratrice di libri di storia naturale, nelle lunghe passeggiate lungo la spiaggia in cerca di tesori.
Ed è in una di queste passeggiate che la colta Elizabeth si imbatte in Mary Anning, spettinata e focosa ragazzina che per aiutare un po' le ben misere finanze di famiglia ha preso l'abitudine di rivendere ai turisti le strane rocce che talvolta le capita di trovare, specialmente dopo le mareggiate, quando la furia del mare rosicchia parte della scogliera.
Tutto parte da qui, da una ragazzina dalle unghie annerite a furia di scavare e da un'insolita amicizia; Elizabeth prende la monella sotto la sua ala protettrice, portandola spesso a casa e mostrandole sui suoi libri come i "ninnoli" che lei vende ai turisti altro non sono che i resti fossilizzati di antiche creature dai nomi complicati; dal canto suo la giovane Anning ricambia queste attenzioni insegnando all'eccentrica signora di città dove trovare questi "ninnoli" ed aiutandola ad allargare la sua collezione.
Fino a quando la ragazzina non s'imbatte, per puro caso, in un "ninnolo" ben più grosso degli altri, un misterioso scheletro di roccia che sembrerebbe appartenere ad un coccodrillo, anche se la signorina Philpot insinua il sospetto che si tratti di qualcos'altro....

Un viaggio assolutamente unico nel suo genere, in un'epoca di grande fermento scientifico eppure di estrema chiusura mentale di fronte al "nuovo" che spaventa poichè mette in discussione i grandi pilastri sui si fonda una fede religiosa che nella piccola Lyme Regis ha radici ben profonde.....
Ammettere l'esistenza di creature che poi si sono estinte significherebbe infatti ammettere che il Signore abbia eliminato alcune delle sue creature perchè imperfette, il che ben possiamo immaginare quale tipo di ribrezzo  creava nell'ottuso bigottismo del tempo, perlomeno lontano dalle ristrette cerchie di intellettuali e dai loro convegni londinesi.
Metteteci poi che per le donne, al tempo, anche solo l'idea di partecipare a queste attività intellettuali era assolutamente proibita ed avrete la portata esatta della battaglia infuocata che la zitella Philpot decide di combattere: contro il bigottismo, contro le convenzioni sociali stantie, contro la discriminazione, affinchè il valore della scoperta di Mary Anning non venisse soffocato e soprattutto affinchè il merito della stessa venisse attribuito a lei, e non ad un accademico londinese che non ha mai messo piede sulla spiaggia di Lyme Regis, ma in quanto maschio è degno di essere menzionato sui trattati scientifici.
Una storia vera appassionante, fatta di Meraviglia (con la M maiuscola, quella che noi uomini del ventunesimo secolo forse non siamo più in grado di provare), di lotta ai pregiudizi, ma soprattutto di quella biozzarra miscela di fatica fisica, polvere e  inchiostro che ha consentito di ricostruire, negli anni, la storia del mondo come oggi la conosciamo.

E non nego un pizzico di commozione ( chi come me ama leggere e si affeziona ai personaggi dei romanzi puà capire di cosa parlo) nello scoprire, su uno dei libri di dinosauri con i quali mio figlio di quasi sei anni ora ama trascorrere il tempo libero, il nome di Mary, menzionata come autrice del ritrovamento del primo scheletro intero di Ittiosauro e successivamente di Plesiosauro.
Mary Anning, il cui nome rischiava di scomparire solo perchè donna, oggi viene ufficialmente ricordata come autrice dei ritrovamenti. La monella spettinata ha avuto giustizia.

(se qualcuno volesse leggere qualcosa a proposito di Mary, e vedere anche un suo ritratto, questa la pagina di Wikipedia)


UN ASSAGGIO:

"Tuttavia ci abituammo in fretta. Anzi, poco tempo dopo cominciammo a pensare che la nostra vecchia casa di Londra era decisamente troppo grande. Difficile da riscaldare a causa delle finestre enormi e dei soffitti altissimi, aveva nell'insieme dimensioni sproporzionate: la grandiosità sa di posticcio se non si accompagna alla vera grandezza. Il Morley Cottage era della taglia giusta, in tutti i sensi, per delle signore. Infatti credo che un uomo ci si troverebbe a disagio. John lo era quando veniva a trovarci: non faceva che picchiare la testa contro le travi ed inciampare sul pavimento, per guardare fuori dalla finestra doveva chinarsi e si muoveva goffamente sulla scala ripida. Solo il focolare in cucina era più grande del caminetto che avevamo a Bloomsbury.
A Lyme dovemmo abituarci anche alla ridotta vita di società. Essendo un po' fuori mano - la città più vicina, Exeter, si trova a venticinque miglia di distanza - ha una popolazione che, pur conformandosi alle regole della civile convivenza, non manca di personaggi bizzarri e imprevedibili. "

mercoledì 5 novembre 2014

STEPHEN KING - Cuori in Atlantide


DOVE: Harwich, Connecticut, USA
(ma anche Universitò del Maine e giungla vietnamita)
QUANDO: tra gli anni '60 e gli anni '90

Rieccomi qua, arrancando un po' a causa di un pc vecchiotto che fatica a connettersi in wireless e la cui batteria ormai è inesistente... il che mi costringe a tutto un groviglio di cavi alimentazione, cavo telefono, cavo USB per caricare foto.....
Da premettere una cosa fondamentale: non sono una grande lettrice di Stephen King, semplicemente perchè sono un soggetto facilmente suggestionabile ed ho sempre avuto timore di avventurarmi in certe sue opere. Perchè lui, diciamolo, scrive incredibilmente bene. Ha uno stile semplice, senza tanti fronzoli, eppure ti proietta esattamente dove vuole. Il che mi induce a credere che finirei faccia a faccia col pagliaccio di IT, o con la psicopatica di Misery non deve morire.... perciò non me ne voglia, King, se della sua opera mi limito ad una conoscenza parziale.
Non sono nemmeno una detrattrice del genere horror, anzi mi reputo una lettrice onnivora, condividendo in questo senso un pensiero bellissimo che compare proprio nella prima parte del suo libro:

"Qualche volta leggi per il gusto della storia, Bobby. Non fare come quegli snob che si attaccano alla forma. Qualche volta leggi per il piacere delle parole, per il linguaggio. Non fare come quei timorosi che hanno paura di non capire. Ma quando trovi un libro che ha insieme una bella storia e un bel linguaggio, tienilo a cuore."

Ma andiamo con ordine. Bobby Garfield, ragazzino smilzo cresciuto negli anni'60 della provincia americana, orfano di padre e con una madre allo sbaraglio, presa dalla necessità di quadrare i conti a fine mese e forse anche un tantino avida, vive una vita semplice coi due amici di sempre, Carol Gerber e Sully John.
Quando sua madre decide di affittare una camera al piano di sopra per raggranellare qualche dollaro in più, ecco che la vita di Bobby incrocia quella di Ted Brautigan. Un uomo maturo, solitario, misterioso, che un bel giorno affida a Bobby un incarico: sorvegliare il quartiere in cerca di misteriosi "segnali", ma soprattutto segnalargli la presenza di inquietanti uomini bassi in soprabito giallo. Inutile dire che l'undicenne Bobby si tuffa in quest'avventura con tutto il suo entusiasmo da ragazzino, anche quando la storia incomincia a "scottare" e prendere dei contorni sovrannaturali.
Questo l'innesco della vicenda, in un quartiere residenziale come tanti, in cui il continuo abbaiare del cane della signora O'Hara fa da sottofondo alle vicende di tre ragazzini uniti da un'indissolubile amicizia che però ben presto sfuma nella dolcezza del ricordo; perchè la vita finisce per separarli, sballottandoli qua e là.
Sully John, massiccio, atletico, giocherellone, nel caos infuocato del Vietnam.
Carol Gerber coi suoi occhioni limpidi all'università del Maine, dove viene folgorata dal fascino ribelle delle associazioni pacifiste.
E Bobby.... beh, lui semplicemente sparisce per anni, fino a quando non compare, cinquantenne, lì dove tutto era iniziato, ad Harwich, Connecticut, per rimettere insieme i pezzi del puzzle della sua vita.
Più di questo, non posso raccontare. Diciamo solo che ci sono intrecci, nel corso degli anni, che li portano a sfiorarsi senza che se ne rendano conto.
Un viaggio particolarissimo attraverso anni infuocati di violenza e di ottimismo, di innovazione, di grandi battaglie e di sconfitte, di adolescenti in tempesta dediti al gioco di carte benchè questo comprometta la loro carriera universitaria gettandoli in pasto alla macina dell'esercito, che chiede sempre carne fresca da inviare "nel verde", anni di illusioni e di amori infranti, di crescita e di nostalgia, sui quali aleggia sempre e comunque lo spirito impalpabile dell'amicizia d'infanzia, quello che basta una semplice foto con tre ragazzini in posa a smuoverlo, sollevando i ricordi come il vento solleva la sabbia....

UN ASSAGGIO:

 "L'ultimo giorno di aprile, undicesimo compleanno di Bobby, sua madre gli consegnò un pacchettino sottile avvolto in carta d'argento. Dentro c'era una tessera bibliotecaria arancione. Una tessera per la biblioteca degli adulti. Addio Nancy Drew, Hardy Boys e Don Wislow. Benvenuti a tutti gli altri protagonisti colmi di storie di passioni misteriose e torbide come "Il Buio in Cima alle Scale" Per non parlare di pugnali insanguinati nelle stanze di qualche torre (c'erano misteri e torri anche nelle storie di Nancy Drew e Hardy Boys, ma ben poco sangue e mai passione).
"Ricorda solo che la signora Kelton al banco prestiti è amica mia." Lo ammonì sua madre. Il tono era quello asciutto delle intimazioni, ma vedeva che suo figlio era contento ed era felice per lui. "Se cerchi di prendere qualcosa di spinto come 'I peccati di Peyton Place' o ' Delitti senza castigo', lo verrò a sapere."
Bobby sorrise. Sapeva che era vero.


PS: ho inserito tra i tag anche 'amore per la lettura' e non a caso ho scelto questo stralcio perchè "Cuori in Atlantide" è pervaso da continui ed espliciti richiami ad un libro per ragazzi, libro che Ted regala a Bobby per il suo compleanno e che affascinerà profondamente il ragazzino....
Volete sapere qual è? Date un'occhiata qui....