mercoledì 25 febbraio 2015

TRACY CHEVALIER - Strane Creature

DOVE: Lyme Regis, Inghilterra
QUANDO: Prima metà del Diciannovesimo Secolo.

Chi come me legge per il piacere di viaggiare non può non amare Tracy Chevalier, per la sua capacità di trascinarti sempre in realtà assolutamente particolari e suggestive.
Con lei ero già stata in giro tra Belgio e Francia, nelle botteghe dei tessitori di arazzi del Quindicesimo Secolo (qui la recensione); ma stavolta se possibile la meta del viaggio è ancora più insolita. Andiamo infatti a caccia di fossili nell'Inghilterra degli inizi del Diciannovesimo secolo, a cavallo tra i regni di Guglielmo e Vittoria, a Lyme Regis, nella contea del Dorset.
E' qui infatti che tre sorelle londinesi, Margaret, Louise ed Elizabeth Philpot vengono a vivere in seguito al matrimonio del fratello John, avvocato di successo nella City. In maniera nemmeno tanto velata, facendo leva sulla difficoltà di sostentamento che avrebbero nella ben più cara Londra senza un uomo a mantenerle, egli infatti caldeggia fortemente il trasferimento in questa minuscola località balneare nemmeno particolarmente in voga (o perlomeno, non quanto la ben più scintillante Brighton), dove avrebbero a suo dire potuto vivere in maniera più serena la loro condizione - ahimè - di zitelle.
Se Margaret, la più giovane delle tre e la più affamata di vita sociale, vive con sconforto questo esilio, le sue due sorelle trovano lentamente nella vita di provincia una loro equilibrata dimensione: Louise, appassionata di botanica, nella cura minuziosa del giardino del loro cottage mentre Elizabeth, grande divoratrice di libri di storia naturale, nelle lunghe passeggiate lungo la spiaggia in cerca di tesori.
Ed è in una di queste passeggiate che la colta Elizabeth si imbatte in Mary Anning, spettinata e focosa ragazzina che per aiutare un po' le ben misere finanze di famiglia ha preso l'abitudine di rivendere ai turisti le strane rocce che talvolta le capita di trovare, specialmente dopo le mareggiate, quando la furia del mare rosicchia parte della scogliera.
Tutto parte da qui, da una ragazzina dalle unghie annerite a furia di scavare e da un'insolita amicizia; Elizabeth prende la monella sotto la sua ala protettrice, portandola spesso a casa e mostrandole sui suoi libri come i "ninnoli" che lei vende ai turisti altro non sono che i resti fossilizzati di antiche creature dai nomi complicati; dal canto suo la giovane Anning ricambia queste attenzioni insegnando all'eccentrica signora di città dove trovare questi "ninnoli" ed aiutandola ad allargare la sua collezione.
Fino a quando la ragazzina non s'imbatte, per puro caso, in un "ninnolo" ben più grosso degli altri, un misterioso scheletro di roccia che sembrerebbe appartenere ad un coccodrillo, anche se la signorina Philpot insinua il sospetto che si tratti di qualcos'altro....

Un viaggio assolutamente unico nel suo genere, in un'epoca di grande fermento scientifico eppure di estrema chiusura mentale di fronte al "nuovo" che spaventa poichè mette in discussione i grandi pilastri sui si fonda una fede religiosa che nella piccola Lyme Regis ha radici ben profonde.....
Ammettere l'esistenza di creature che poi si sono estinte significherebbe infatti ammettere che il Signore abbia eliminato alcune delle sue creature perchè imperfette, il che ben possiamo immaginare quale tipo di ribrezzo  creava nell'ottuso bigottismo del tempo, perlomeno lontano dalle ristrette cerchie di intellettuali e dai loro convegni londinesi.
Metteteci poi che per le donne, al tempo, anche solo l'idea di partecipare a queste attività intellettuali era assolutamente proibita ed avrete la portata esatta della battaglia infuocata che la zitella Philpot decide di combattere: contro il bigottismo, contro le convenzioni sociali stantie, contro la discriminazione, affinchè il valore della scoperta di Mary Anning non venisse soffocato e soprattutto affinchè il merito della stessa venisse attribuito a lei, e non ad un accademico londinese che non ha mai messo piede sulla spiaggia di Lyme Regis, ma in quanto maschio è degno di essere menzionato sui trattati scientifici.
Una storia vera appassionante, fatta di Meraviglia (con la M maiuscola, quella che noi uomini del ventunesimo secolo forse non siamo più in grado di provare), di lotta ai pregiudizi, ma soprattutto di quella biozzarra miscela di fatica fisica, polvere e  inchiostro che ha consentito di ricostruire, negli anni, la storia del mondo come oggi la conosciamo.

E non nego un pizzico di commozione ( chi come me ama leggere e si affeziona ai personaggi dei romanzi puà capire di cosa parlo) nello scoprire, su uno dei libri di dinosauri con i quali mio figlio di quasi sei anni ora ama trascorrere il tempo libero, il nome di Mary, menzionata come autrice del ritrovamento del primo scheletro intero di Ittiosauro e successivamente di Plesiosauro.
Mary Anning, il cui nome rischiava di scomparire solo perchè donna, oggi viene ufficialmente ricordata come autrice dei ritrovamenti. La monella spettinata ha avuto giustizia.

(se qualcuno volesse leggere qualcosa a proposito di Mary, e vedere anche un suo ritratto, questa la pagina di Wikipedia)


UN ASSAGGIO:

"Tuttavia ci abituammo in fretta. Anzi, poco tempo dopo cominciammo a pensare che la nostra vecchia casa di Londra era decisamente troppo grande. Difficile da riscaldare a causa delle finestre enormi e dei soffitti altissimi, aveva nell'insieme dimensioni sproporzionate: la grandiosità sa di posticcio se non si accompagna alla vera grandezza. Il Morley Cottage era della taglia giusta, in tutti i sensi, per delle signore. Infatti credo che un uomo ci si troverebbe a disagio. John lo era quando veniva a trovarci: non faceva che picchiare la testa contro le travi ed inciampare sul pavimento, per guardare fuori dalla finestra doveva chinarsi e si muoveva goffamente sulla scala ripida. Solo il focolare in cucina era più grande del caminetto che avevamo a Bloomsbury.
A Lyme dovemmo abituarci anche alla ridotta vita di società. Essendo un po' fuori mano - la città più vicina, Exeter, si trova a venticinque miglia di distanza - ha una popolazione che, pur conformandosi alle regole della civile convivenza, non manca di personaggi bizzarri e imprevedibili. "

mercoledì 5 novembre 2014

STEPHEN KING - Cuori in Atlantide


DOVE: Harwich, Connecticut, USA
(ma anche Universitò del Maine e giungla vietnamita)
QUANDO: tra gli anni '60 e gli anni '90

Rieccomi qua, arrancando un po' a causa di un pc vecchiotto che fatica a connettersi in wireless e la cui batteria ormai è inesistente... il che mi costringe a tutto un groviglio di cavi alimentazione, cavo telefono, cavo USB per caricare foto.....
Da premettere una cosa fondamentale: non sono una grande lettrice di Stephen King, semplicemente perchè sono un soggetto facilmente suggestionabile ed ho sempre avuto timore di avventurarmi in certe sue opere. Perchè lui, diciamolo, scrive incredibilmente bene. Ha uno stile semplice, senza tanti fronzoli, eppure ti proietta esattamente dove vuole. Il che mi induce a credere che finirei faccia a faccia col pagliaccio di IT, o con la psicopatica di Misery non deve morire.... perciò non me ne voglia, King, se della sua opera mi limito ad una conoscenza parziale.
Non sono nemmeno una detrattrice del genere horror, anzi mi reputo una lettrice onnivora, condividendo in questo senso un pensiero bellissimo che compare proprio nella prima parte del suo libro:

"Qualche volta leggi per il gusto della storia, Bobby. Non fare come quegli snob che si attaccano alla forma. Qualche volta leggi per il piacere delle parole, per il linguaggio. Non fare come quei timorosi che hanno paura di non capire. Ma quando trovi un libro che ha insieme una bella storia e un bel linguaggio, tienilo a cuore."

Ma andiamo con ordine. Bobby Garfield, ragazzino smilzo cresciuto negli anni'60 della provincia americana, orfano di padre e con una madre allo sbaraglio, presa dalla necessità di quadrare i conti a fine mese e forse anche un tantino avida, vive una vita semplice coi due amici di sempre, Carol Gerber e Sully John.
Quando sua madre decide di affittare una camera al piano di sopra per raggranellare qualche dollaro in più, ecco che la vita di Bobby incrocia quella di Ted Brautigan. Un uomo maturo, solitario, misterioso, che un bel giorno affida a Bobby un incarico: sorvegliare il quartiere in cerca di misteriosi "segnali", ma soprattutto segnalargli la presenza di inquietanti uomini bassi in soprabito giallo. Inutile dire che l'undicenne Bobby si tuffa in quest'avventura con tutto il suo entusiasmo da ragazzino, anche quando la storia incomincia a "scottare" e prendere dei contorni sovrannaturali.
Questo l'innesco della vicenda, in un quartiere residenziale come tanti, in cui il continuo abbaiare del cane della signora O'Hara fa da sottofondo alle vicende di tre ragazzini uniti da un'indissolubile amicizia che però ben presto sfuma nella dolcezza del ricordo; perchè la vita finisce per separarli, sballottandoli qua e là.
Sully John, massiccio, atletico, giocherellone, nel caos infuocato del Vietnam.
Carol Gerber coi suoi occhioni limpidi all'università del Maine, dove viene folgorata dal fascino ribelle delle associazioni pacifiste.
E Bobby.... beh, lui semplicemente sparisce per anni, fino a quando non compare, cinquantenne, lì dove tutto era iniziato, ad Harwich, Connecticut, per rimettere insieme i pezzi del puzzle della sua vita.
Più di questo, non posso raccontare. Diciamo solo che ci sono intrecci, nel corso degli anni, che li portano a sfiorarsi senza che se ne rendano conto.
Un viaggio particolarissimo attraverso anni infuocati di violenza e di ottimismo, di innovazione, di grandi battaglie e di sconfitte, di adolescenti in tempesta dediti al gioco di carte benchè questo comprometta la loro carriera universitaria gettandoli in pasto alla macina dell'esercito, che chiede sempre carne fresca da inviare "nel verde", anni di illusioni e di amori infranti, di crescita e di nostalgia, sui quali aleggia sempre e comunque lo spirito impalpabile dell'amicizia d'infanzia, quello che basta una semplice foto con tre ragazzini in posa a smuoverlo, sollevando i ricordi come il vento solleva la sabbia....

UN ASSAGGIO:

 "L'ultimo giorno di aprile, undicesimo compleanno di Bobby, sua madre gli consegnò un pacchettino sottile avvolto in carta d'argento. Dentro c'era una tessera bibliotecaria arancione. Una tessera per la biblioteca degli adulti. Addio Nancy Drew, Hardy Boys e Don Wislow. Benvenuti a tutti gli altri protagonisti colmi di storie di passioni misteriose e torbide come "Il Buio in Cima alle Scale" Per non parlare di pugnali insanguinati nelle stanze di qualche torre (c'erano misteri e torri anche nelle storie di Nancy Drew e Hardy Boys, ma ben poco sangue e mai passione).
"Ricorda solo che la signora Kelton al banco prestiti è amica mia." Lo ammonì sua madre. Il tono era quello asciutto delle intimazioni, ma vedeva che suo figlio era contento ed era felice per lui. "Se cerchi di prendere qualcosa di spinto come 'I peccati di Peyton Place' o ' Delitti senza castigo', lo verrò a sapere."
Bobby sorrise. Sapeva che era vero.


PS: ho inserito tra i tag anche 'amore per la lettura' e non a caso ho scelto questo stralcio perchè "Cuori in Atlantide" è pervaso da continui ed espliciti richiami ad un libro per ragazzi, libro che Ted regala a Bobby per il suo compleanno e che affascinerà profondamente il ragazzino....
Volete sapere qual è? Date un'occhiata qui....

giovedì 2 ottobre 2014

Gabriel Garcia Marquez - L'Amore ai Tempi del Colera

                                                               

DOVE: in una città coloniale dei Caraibi

QUANDO: a cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

Che meraviglia, Marquez. Mi rendo conto di dire una banalità, ma lo ritengo uno dei più straordinari scrittori del nostro tempo. In poche righe, è in grado di trasportarti lontano, in quei Caraibi verdi e lussureggianti che ti sa pennellare davanti agli occhi con tanta maestria che finisci per sentire sulla pelle l'aria afosa e umida, il profumo dei fiori, il ronzio degli insetti e la confusione delle strade umide di una città coloniale affollata e rumorosa. I suoi libri sono così, temi quasi di rimanerci invischiato dentro come il Bastian de "La Storia Infinita", intrappolato nell'incanto di quelle descrizioni.
Ed è con Marquez che ritorno finalmente al mio blog, dopo un anno di assenza dovuto a stravolgimenti nella mia vita personale che mi hanno fatto vacillare non poco. Nulla che non sia capitato ad altri, per carità. Ma in questo periodo di grandi cambiamenti ed atrettanto grandi riflessioni i libri non mi hanno mai abbandonato; ed ora che sto, lentamente ed a fatica, riprendendo il bandolo della matassa e ricominciando a far scorrere la mia vita, rientro nel piccolo mondo del blog con un piccolo capolavoro.
Tanto per cominciare, si parla d'amore. Lui è il giovane Florentino Ariza, impiegato dell'ufficio postale dai capelli da indio e dall'ardente spirito poetico celato dietro un aspetto gracile ed un carattere riservato. Lei Fermina Daza, fiera rampolla di un uomo agiato, di cui Florentino s'innamora con la violenza che solo uno spirito Romantico può conoscere, perdendo il sonno, l'appetito e la salute dietro lunghissimi appostamenti nella folla della Messa di Natale e sotto le folte chiome dei mandorli lungo la strada che Fermina percorre due volte al giorno scortata dalla zia Escolastica per recarsi a scuola. E con costanza incrollabile Florentino continua a covare per anni nel profondo del suo cuore l'amore per la sua bella Fermina, malgrado lei sia diventata nel frattempo la splendente sposa del dottor Juvenal Urbino, filantropo e punto di riferimento per la comunità.
E quando poi a distanza di anni l'anziano dottore muore per un bizzarro incidente lasciando vedova la ancor bella Fermina ecco che Florentino, ormai avanti negli anni, col cuore in subbuglio si ripropone alla sua antica fiamma.
Poesia allo stato puro, sullo sfondo di una città coloniale disordinatamente affascinante anche nei suoi scorci più decadenti, sotto un sole implacabile o sferzata dagli uragani; e mentre il mondo si evolve, tra l'entusiasmo quasi infantile con cui il paese accoglie le prime stampe fotografiche ed i viaggi in battello lungo il fiume, l'amore di Florentino brilla con la fissità cocciuta di una stella, mentre Fermina, bella e ricca ma originaria di una famiglia dal passato oscuro, affronta a testa alta le difficoltà di un matrimonio con il dicendente di un'antica e rispettatissima classe del luogo.
Personalmente, il viaggio che preferisco nel mondo caraibico di Gabriel Garcia Marquez.

UN ASSAGGIO:

"Finì per non sopportare nulla e nessuno all'infuori di lui nella casa della sua sventura. La deprimevano la solitudine, il giardino da cimitero, l'incuria del tempo nelle enormi stanze senza finestre. Si sentiva impazzire nelle notti dilatate dagli urli delle pazze nel manicomio vicino. Si vergognava  dell'abitudine di preparare tutti i giorni la tavola per i banchetti, con tovaglie ricamate, servizi d'argento e candelabri da funerale, affinchè cinque fantasmi cenassero con una tazza di caffelatte e frittelle. Detestava il rosario all'imbrunire, le smancerie a tavola, le critiche costanti al suo modo di prendere le posate, di camminare con quei passi mistici da donna di strada, di vestirsi come al circo, e persino dei suoi metodi contadini di trattare il marito e di allattare il figlio senza coprirsi il seno con lo scialle. Quando fece i primi inviti per prendere il tè alle cinque di pomeriggio, con biscottini al burro e confetture di fiori, secondo una recente moda inglese, donna Blanca si oppose al fatto che in casa sua si bevessero medicine per sudare la febbre invece del cioccolato con formaggio fuso e fette di pane di manioca. "

lunedì 6 maggio 2013

Anonimo - IL DIARIO DI ELLEN RIMBAUER

DOVE: Seattle, USA
QUANDO: Prima metà del Ventesimo Secolo

Ecco un libro perfetto per i giorni di pioggia. Specialmente quelli in cui i tuoni borbottano e qualche lampo si schianta con fragore, facendoci sobbalzare. Perchè questa è una storia di fantasmi, signore e signori; e ho voluto - forse non tutti saranno d'accordo in questa mia personalissima visione - inserirla tra i miei tag 'classici moderni' proprio perchè, complice anche la miniserie TV firmata da Stephen King (della quale il libro è un gustoso, inquietante antefatto), ormai Rose Red è diventata, per antonomasia, LA casa stregata.
Ecco qui, dunque, come tutto ebbe inizio; da una giovanissima, brillante, affascinante donna e della passione travolgente che la legherà a John Rimbauer, lungimirante imprenditore che, agli inizi del Ventesimo secolo, intuisce le potenzialità economiche celate dietro il nascente impero del petrolio e vi si getta a capofitto. Lei, Ellen, soggiogata dal fascino di quell'uomo maturo, sensuale, severo, misterioso, comincerà ben presto a sentire il peso soffocante di quella relazione morbosa, riversando tutta la sua attenzione - ed il suo crescente odio verso un marito assente e fedifrago - nella loro sontuosa casa coniugale, la più imponente magione di Seattle, sottoposta ad un costante e continuo lavoro di ampliamento.
Peccato che, la casa in questione si sia resa protagonista fin dalla posa della primissima pietra di coincidenze inquietanti; e quando poi, tra i corridoi e le stanze che sembrano mutare di posizione ad ogni sguardo, alcuni ospiti cominciano a svanire nel nulla, le voci cominciano a circolare...
Qual'è il segreto che si cela dietro le mura e sotto le pietre di Rose Red? E c'è davvero un qualche tipo di legame sovrannaturale tra lei e la padrona di casa, della quale Rose Red pare assorbire gli umori, riversandoli poi in inquietanti eventi che atterriscono la servitù - ad eccezione della fidata domestica di Ellen, l'africana Sukeena, che pare dotata anch'essa di straordinari poteri?
Silenzi, tensione psicologica, colpi di scena: gli ingredienti per divorare 273 pagine in poche ore, direi che ci sono tutti.

UN ASSAGGIO:
"Non erano passati dieci minuti quando, ritiratami nelle mie stanze, nell'Ala  Occidentale, vi ho trovato ad attendermi Sukeena e Linda. Mentre invitavo Linda, tutta tremante, a sedersi, Sukeena si è ritirata dietro la porta - non si prende mai confidenza, altra sua dote apprezzabile - ma io l'ho pregata di rimanere. Ho sistemato uina sedia di fronte a Linda, ho stretto fra le mie mani fredde le sue e abbiamo parlato.
'Cara ragazza, cosa volevi dirmi poco fa?'
'Nulla, signora'
'Cara figliola, sappiamo entrambe che stavi per parlare, te l'ho letto nello sguardo. Se sai qualcosa su dove possa essere Laura... Non so dirti quanto sia importante, è una questione di vita o di morte, forse. Non possiamo dimenticare la sorte della nostra cara signora Fauxmanteur, vero?'
Atterrita, la ragazza ha guardato prima Sukeena, poi me,mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
'Su, avanti, figliola.. Non ti succederà nulla di male.'
'Io.. è... è come ha detto Rodney.'
'Il Solarium'
Ha annuito con le labbra tremanti, a testa bassa.
'Va tutto bene, bambina'
'No, signora.' Ha sussurrato."

NB: tanto per stuzzicare la curiosità di quelli attratti un tantino dalle storie da brivido, pare che la Rose Red del romanzo sia stata ispirata da una altrettanto inquietante e bizzarra casa realmente esistente, la Winchester House in California, costruita dall'erede della famiglia Winchester - proprio quelli ideatori della celebre pistola omonima! - la quale era convinta di essere perseguitata dagli spiriti: qui il sito ufficiale, con tanto di immagini e storia...

venerdì 29 marzo 2013

ANDREJ KURKOV - L'ultimo amore del Presidente

DOVE: Ucraina
QUANDO: tra il 1985 e il 2016

Un romanzo insolito, difficile per certi versi perfino da catalogare in pochi tag. Tanto per cominciare, il racconto procede in un bizzarro parallelismo tra passato (tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '90 in quella che si apprestava a diventare l'ex Unione Sovietica,), presente (a cavallo tra il 2004 e il 2005) e futuro ( 2015-2016).
Il protagonista, Sergej Bunin, adolescente inquieto e sfaccendato ignaro che diventerà, di lì a una ventina d'anni, il Presidente di una Repubblica germogliata come molte altre dalle macerie della possente e compatta URSS, vive la sua vita fatta di litri di vodka, ghiaccio che attanaglia per mesi la città in una morsa rigida e scivolosa, solitari bagni nell'acqua gelata, amori più o meno combattuti, vita quotidiana con una madre mite ma ostinata ed un fratello malato di mente. E' qui che inizia tutto, in una Kiev ghiacciata e solitaria, che vedrà scorrere tutta la vita di un ragazzo che dalle ubriacature incoscienti dei vent'anni passerà, pagina dopo pagina, ad una vita misurata fatta di silenziose presenze pronte a consigliare, portare il caffè, comparire al suono della sua voce e sparire dalla stanza ad un suo cenno, in un palazzo presidenziale troppo grande per un uomo solo.
Perchè, al di là di tutto, quella che seguiamo qui oscillando in continuazione negli anni, è la vita di un essere umano come tanti, uno che insegue l'amore e trova il sesso, le convenzioni, i sentimenti che si sfilacciano come sabbia tra le dita malgrado tu faccia di tutto per trattenerli.
E, come se non bastasse, il suo cuore di Presidente si mette a fare le bizze, costringendolo ad un trapianto. Ma che succede se la vedova del donatore chiede di firmare un insolito contratto che le consenta di rimanere accanto al cuore del marito? E il cuore trapiantato, siamo certi che sia proprio affidabile? E che quei bizzarri "capriccetti" che presto manifesta, siano solo frutto del caso, piccole scosse di assestamento di un organo ritrovatosi suo malgrado in un corpo estraneo?
E, nella girandola vorticosa degli anni, mentre noi scivoliamo in continuazione tra passato e futuro, tutto attorno cio' che resta immutabile e' il freddo, immenso, possente inverno russo, che ghiaccia Kiev osservando in silenzio i fiati nebulosi degli esseri umani, affaccendati ad intrecciare, anno dopo anno, i fili delle loro vite.

UN ASSAGGIO:
"Kiev, maggio 1975, domenica notte:
Nell'aria c'è un profumo misto di acacie e castagni in fiore. Ho quattordici anni. Ritorno a piedi dal centro dopo aver fatto un po' di bisboccia. Percorro una strada assolutamente deserta. La Tupolev. A sinistra, una fabbrica di aerei, a destra la palizzata di un'azienda agricola. Oltre la palizzata, il lieve chiarore dell'illuminazione artificiale: ai primi pomodori e cetrioli non è consentito dormire, nelle serre. Sento dei passi in lontananza. E anche i miei. Accordo la mia cadenza su quella di chi mi sta venendo incontro. Poi lo vedo.Procede dal lato opposto: osserviamo entrambi la regola di tenere la destra (benchè ancora ignori che c'è chi tiene la sinistra). "Da dove vieni?" urlo a quello che mi sembra un coetaneo. "Dalla Bljucher, metrò Svjatosino!" Risponde. "Io dalla Saksaganskij, metrò Tupolev!". Poi ci strilliamo l'un l'altro "Buona fortuna!" e ci incrociamo. La distanza tra noi comincia ad aumentare. Ho perso il ritmo dei suoi passi, che a poco a poco non si sentono più, come non sento ormai nel mio corpo il porto appena bevuto. Sulla destra è comparso il nostro 'mezzo giardino e mezzo parco', oltre il quale iniziano le file a scacchiera delle chruscevke. La prima fila è il blocco sedici, io vivo nella seconda casa della seconda fila, al 18A. Quinto piano. Ho in tasca la chiave, con la quale cercherò di aprire la porta senza farmi sentire. Ma non appena svolto nel cortile, noto la luce accesa nella nostra cucina. Sono atteso... ci saranno dieci minuti di maretta. Poi tutto si cheterà. E arriverà il lunedì."

domenica 24 marzo 2013

sulla nostalgia e sulle edizioni economiche della Newton Compton..

Doverosa premessa: non sono un'ingenua. So benissimo che dietro le case editrici ci sono degli interessi economici e commerciali che vanno ben al di là della mera diffusione della cultura letteraria. Ma voglio lo stesso dedicare un post - un tantino fuori tema rispetto al mio standard di recensioni, ma neppure troppo - ad una iniziativa editoriale a mio parere fantastica, eppure ormai divenuta un ricordo: le edizioni super economiche della Newton Compton, quelle che con mille, duemila, tremila lire ti consentivano di portare a casa i più grandi classici della letteratura italiana e straniera, la poesia, i classici latini e greci, le opere teatrali.
Chi è di Roma ricorderà il negozietto di via del Corso, poco lontano da Piazza del Popolo, con le decine e decine di libri allineati sulli scaffali, ciascuno con la sua colorazione. Nero, per i classici brevi ed i racconti. Rosso per il teatro. Verde e giallo, per i classici più corposi, e così via.
Io ero allora un'adolescente sognatrice, amante della lettura, curiosa. E con un budget limitato - che allora si chiamava "paghetta" - e tanta voglia di libri. Ed ecco che, come per incanto, bastava avere in tasca diecimila lire per poter uscire dalla libreria con una busta piena; e soprattutto, per una piccola banconota da mille ci si poteva togliere lo sfizio e provare ad immergersi nella lettura di qualcosa di impegnativo, o di insolito, con la consolazione che, mal che vada, avevi perso mille lire.
Ci si lamenta che in Italia si legge poco, ma non era quella una splendida iniziativa per invogliare a leggere?
E' stato così che mi sono accostata ad alcuni classici con la "C" maiuscola, dal Dracula di Bram Stoker al Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. E' stato così che, incuriosita, ho scoperto un'insolita Louise May Alcott in Un lungo, fatale inseguimento d'amore, ho scoperto una Parigi futuristica e visionaria in Parigi nel XX secolo di Jules Verne, ho incontrato un'affascinante vampira in Carmilla. E ancora, il Frankestein di Mary Shelley, la filosofia di Gibran, gli epigrammi di Marziale, gli aforismi di Leonardo Da Vinci; le rocambolesche avventure della Primula Rossa, racconti gotici, per arrivare ad un classico della cinematografia come il Fantasma dell'Opera.
Storie di tutti i tipi e per tutti i gusti, ad un prezzo più che popolare ^_^.
Quale che sia la motivazione dietro la scelta editoriale di togliere dalla circolazione i classici della letteratura a cinquanta centesimi, uno o due euro, resta per i lettori onnivori come me - una, per capirci, che si è "pappata" Anna Karenina prendendo il sole sulle spiagge di Rodi ^_^ - la nostalgia per i vecchi tempi.
Quando con cinquemila lire in tasca, ti pareva di avere in mano un capitale.

venerdì 8 marzo 2013

ROSA MONTERO - Storia del Re trasparente

DOVE: Francia
QUANDO: XII secolo

Sarà banale, ma per l'otto marzo ho scelto un libro che parla di donne. Anzi, di una donna, ma di una donna speciale, creata dalla penna di una scrittrice spagnola ed in grado di incarnare in sè le due anime contrastanti del Medioevo: da un lato il sangue, le lame affilate, le urla e la calca polverosa della battaglia; dall'altro, l'eleganza dei cavalieri che si confrontano nei tornei, le dame eleganti, l'amor cortese puro e poetico.
Lei, la protagonista, è una giovanissima contadina, Leola, costretta alla fine di una durissima giornata di lavoro uguale a tante altre - nei campi, mani scorticate, sudore e polvere ad avvolgere il corpo come un velo - completamente sola. Attorno a lei, l'orrore di un campo di battaglia al tramonto, i lamenti dei morenti, il sangue vischioso che penetra nel terreno, i cadaveri ancora chiusi nelle loro inutili armature, simili a grossi insetti. Gli Uomini di Ferro - quelli che continuamente si combattono, signorotto contro signorotto, imbrattando i loro campi sudati con la loro cieca violenza - si sono portati via suo padre e suo fratello, oltre al suo amore Jacques; ed a lei non resta altro da fare che fuggire. Ma come potrebbe mai, una giovane sola, sopravvivere al mondo maschio e violento in cui il destino ha voluto che nascesse? Ed ecco che, nella sua mente, balena l'unica via di salvezza: rubare l'armatura ad uno dei morti, ed indossarla. Non più Leola, ma Leo.
Detto, fatto; indossata l'armatura, viaggiamo assieme a lei  alla ricerca del suo amato attraverso la Francia del XII secolo e le sue contraddizioni, tra supertizione, incantesimi, brutale fanatismo religioso e antiche leggende. Come quella del Re Trasparente, nella quale Leola/Leo s'imbatte più volte, senza mai riuscire a conoscerne l'epilogo.
Assieme a lei la focosa e colta Nyneve, a suo dire una strega senza età, che indossati anch'essa indumenti maschili decide di accompagnarla in qualità di scudiero.
Una storia delicata eppure forte, nella quale con gli occhi puri di una giovane plebea osserviamo l'Europa buia, selvaggia, in cui centinaia di individui si muovono a piedi o a cavallo, chi inseguendo un ideale, chi trascinato dalle fiamme della fede, chi ancora in fuga da un segreto.
Un'epoca affascinante, nella quale gli idealisti sognano vivono nel culto di Avalon, con i suoi ideali, la sua lealtà, i suoi saldi valori, mentre molti si lasciano trascinare . dalla fede o dai meri interessi economici - verso l'ennesima, sanguinosa guerra.
Solida come un cavaliere ma sensibile come una dama, Leola/Leo scivola attraverso tutto ciò combattendo, amando, sperando, provando pietà.
Una bellissima storia di una donna nata serva, e morta libera.

UN ASSAGGIO:
"Obbediente, con una docilità poco adatta ad un cavaliere, sia pure un cavaliere senza cavallo, tiro fuori la borsa e mostro le monete. L'oste ci pensa su e torna a sedersi accanto a noi.
'Va bene. Vediamo un po' 'ste famose carte magiche'
E' un uomo piuttosto alto, con un po' di pancia, e si sorregge su due gambe incredibilmente magre. Si gratta il mento mal rasato con un'aria burlona e sputa per terra, in mezzo alle ginocchia ossute.
'E sono famose per davvero' dice la mia amica 'Non hai mai sentito parlare delle potentissime carte italiane, il Tarocco segreto?'
Nyneve ha tirato fuori dall'inesauribile tasca un mazzo di cartoncini colorati. Li distende sul tavolo; sono lisci e incerati e mostrano le figure più singolari: re maestosamente abbigliati, soli e lune, impiccati e scheletri dall'aspetto inquietante. L'oste si china sulla tavola son interesse.
'Ah, e così queste sarebbero quelle nuove carte tanto strane? Avevo sentito parlare della loro esistenza.'
'Sono nuove per noi. Ma il loro sapere è antico come la terra che t'uinsudicia le scarpe. Mescola e taglia.'