giovedì 29 settembre 2016

JONAS JONASSON - L'assassino, il prete, il portiere

DOVE: in giro per la Svezia, partendo da Stoccolma per arrivare ad una minuscola isola di pescatori a Gotland

QUANDO: oggi

Graffiante, politically scorrect, dissacrante. Questi i tre termini con cui definirei questo succoso ed irrestibile noir ironico, in perfetto stile Jonasson (se avete letto Il Centenario che Saltò dalla Finestra e Scomparve, sapete a cosa alludo).
Siamo ad Oslo, in un piccolo e squallido hotel ad una stella - o meglio, in un ex bordello promosso poi a sudicio alberghetto destinato a dare riparo a una variegata fetta di umanità dal dubbio spessore morale; qui lavora Per Persson, insoddisfatto receptionist apparentemente condannato ad una vita squallida. Figlio di una madre distaccata, nipote di un nonno che per cocciutaggine imprenditoriale ha visto dissiparsi come un miraggio la piccola fortuna che lui stesso aveva accumulato negli anni, l'abulico Per svolge il suo lavoro senza particolare entusiasmo nè convinzione, continuamente rimuginando su ciò che avrebbe potuto essere, finchè nella sua vita non arrivano due personaggi apparentemente agli antipodi.
Da un lato, il feroce Johan Andersson, più noto alla Svezia come Anders l'assassino, killer efferato che ha trascorso gli ultimi trent'anni alternandosi tra il carcere e le occasionali prestazioni omicide e limitandosi, nel resto del tempo, a vegetare imbottito di alcool e pasticche.
Dall'altro, Johanna Kjellander, donna-prete senza vocazione - per non dire "atea"- divenuta pastore in ossequio alle volontà del padre ed alla tradizione della famiglia Kjellander, ritrovatasi senza un tetto e senza soldi dopo una sua "spiacevole gaffe" durante la funzione religiosa.
E tanto Andersson è ottuso, ignorante, facilmente offuscabile dall'alcool, tanto il pastore Kjellander è sveglia, spregiudicata, ricca di inventiva; ecco dunque che i tre - accomunati seppur per motivi completamente diversi, dall'essere tre spiantati insoddisfatti dalla vita - si alleano in quella che sarà la miccia e l'innesco di una storia che dire scoppiettante è dire poco. Perchè, infatti, non creare una società che sfrutti il vasto curriculum di Anders l'omicida mettendo le sue competenze al servizio della malavita, offrendo - con opportuno tariffario - i più svariati servizi a coloro che, nei bassifondi di Stoccolma, avessero un nemico del quale vendicarsi (o nei casi più estremi, liberarsi)?
Detto, fatto. Johanna Kjellander e Per Persson si occupano - per così dire - delle pubbliche relazioni, mentre Anders l'assassino, opportunamente e costantemente addolcito da abbondanti dosi di vino, esegue il lavoro sporco. Ma questo non è che l'inizio, perchè la storia si dipana velocemente, srotolandosi davanti ai nostri occhi come un delizioso film oscillante tra il noir e la commedia brillante, mixando ingredienti su ingredienti: dalla fuga attraverso la Svezia alla fondazione di una bizzarra congregazione religiosa, fino a tirare in ballo addirittura Babbo Natale, e poi ancora, fino allo strambo finale.
Una storia leggera ma sorprendente, guizzante e piena di brio, che parla di truffatori e di truffati, di buoni e cattivi, di bene e di male, di individui apparentemente poco raccomandabili che si rivelano invece pezzi di pane, e di individui che invece sfruttano la loro apparenza rispettabile per raggirare gli altri. Il tutto, imprescindibilmente mescolato ad una grassa dose di ironia, in perfetto stile Jonasson.

UN ASSAGGIO:

"Nonostante tutto si scolarono insieme la bottiglia e forse fu grazie a essa che i due si trovarono d'accordo nel ritenere che una certa attenzione mediatica fosse un metodo in sè rischioso, ma efficace per raggiungere gli obiettivi prefissati. Venne stabilito che l'assassino avrebbe concesso un'intervista in esclusiva a uno dei mass media svedesi più adatti allo scopo, e così sarebbe emerso il suo insolito talento.
Il responsabile della reception si mise a leggere i giornali del mattino, i tabloid, i settimanali e le riviste, prese a seguire i programmi offerti da diversi canali televisivi e ad ascoltare la radio e alla fine decise che il risultato migliore e più immediato lo avrebbero ottenuto ricorrendo alla pubblicità che si sarebbero fatti comparendo su uno dei due tabloid nazionali di spicco. La scelta finale cadde sull' "Expressen", perchè sembrava più facilmente abbordabile dell' "Aftonbladet".
Nel frattempo il pastore informò Anders l'assassino del motivo di quell'iniziativa e di cosa essa comportava, poi pazientemente si esercitò con lui nella preparazione dell'immimente intervista. Gli riempì la testa di informazioni sul messaggio che intendevano lanciare, che cosa bisognava dire e che cosa invece non bisognava dire. Dulcis in fundo, lui doveva apparire sul giornale come:
1. in vendita
2. pericoloso, e
3. pazzo"

lunedì 19 settembre 2016

ROBERT LOUIS STEVENSON - Il dottor Jekyll e Mr. Hyde

DOVE: Londra, Inghilterra
QUANDO: metà dell'Ottocento

L'autunno mi rende nostalgica ed affamata di classici, e le giornate piovose mi spingono ad un inevitabile mix libro-plaid-gatto-divano, meglio ancora se il libro in questione è un buon classico della letteratura horror.
Premetto di non essere una cultrice del genere, perlomeno per quanto riguarda gli scrittori contemporanei... ma il fascino vintage delle atmosfere da brivido evocate dagli autori classici, a quello no, non resisto.

Da Frankenstein, a Carmilla, passando per Dracula e i racconti di Lovecraft... adoro immergermi nella lettura mentre magari fuori piove a catinelle, e mi godo una mattina di riposo in casa prima di andare al lavoro. E la storia del dr. Jekyll, studioso dall'irrefrenabile ambizione divenuto vittima e carnefice ad un tempo, incastrato come un'anima dannata nel suo stesso esperimento, è perfetta per i primi freddi autunnali. Si sorseggia lentamente ma in una mattinata, come una tisana bollente, colpendoci con la forza dirompente della letteratura dell'ottocento inglese.
Strade umide e deserte, nebbia a velare i contorni dei palazzi come un sudario, un laboratorio di anatomia in semi-abbandono, individui misteriosi che si aggirano nelle notti londinesi macchiandosi di atroci crimini, un avvocato che cerca di riunire i pezzi del puzzle sperando di salvare il suo vecchio amico Jekyll da quella che ritiene sia la minaccia di un ricatto da parte dello spregiudicato e rabbioso Hyde. Pochi, semplici ingredienti ben miscelati, quelli che compongono la classica storia dello scienziato che, sfidando Dio, crea una pozione in grado di scindere le due metà intrinseche nell'animo umano: la parte buona e quella cattiva, il bianco e il nero, lo yin e lo yang.
Da un  lato, il dottor Jekyll: rispettabile, brillante, educato, uomo di grande statura fisica e morale, benefattore, umano, scienziato di pregio.
Dall'altra, il signor Hyde: di piccola statura, iracondo, violento, sgradevole, prepotente, misteriosamente sfuggente.
Inspiegabilmente, il primo nutre - e dichiara pubblicamente - stima ed affetto verso il secondo, al punto di chiedere al leale Utterton, amico di vecchia data prima ancora che avvocato, di custodire un testamento nel quale si dichiara Hyde erede universale delle fortune di Jekyll; da questo, e da una serie di vicende collaterali che per pura coincidenza incrociano la strada del giovane avvocato, quest'ultimo inizia ad insospettirsi ed indagare sul rapporto morboso che sembrerebbe legare i due individui, fino al tragico epilogo finale.
Storia classica, ho scritto, ma non lasciatevi ingannare credendo sia banale. Quella di Jekyll e Hyde è una storia che crediamo di conoscere, tanto ormai è divenuta quasi proverbiale, ma che va assolutamente letta.
Cosa accade, infatti, quando le due entità iniziano ad esistere in maniera distinta? La metà malvagia, l'orribile e demoniaco Hyde, accetterà di essere messo a tacere a piacimento del suo alter ego? E la parte buona, il rispettabile dottor Jekyll, è davvero così integerrimo da non lasciarsi corrompere dalla possibilità di compiere atrocità indicibili senza che la sua rispettabilità sociale ne venga intaccata?

E' davvero tutto così limpido e banale?
E basterà una contro-pozione a ripristinare l'ordine iniziale, rifondendo le due entità in un unico essere imperfetto?

Una storia, insomma, assolutamente da leggere, assaporare, sulla quale riflettere.


UN ASSAGGIO:

"Una domestica che viveva sola, in una casa poco distante dal fiume, era salita in camera per andare a letto. Per quanto a notte fonda fosse scesa una nebbia fitta sulla città, quelle prime ore erano terse e il vicolo su cui dava la finestra della sua camera era illuminato quasi a giorno dalla luna piena. Pare fosse donna di natura romantica, perchè seduta sul baule, appena sotto la finestra, s'era abbandonata sognanti fantasie. Mai ( e lo diceva con gli occhi pieni di lacrime tutte le volte che raccontava di quella vicenda) come in quella occasione si era sentita così in pace col mondo, e vicina al genere umano. Mentre se ne stava lì seduta si accorse della presenza d'un uomo anziano di bellissimo aspetto, con i capelli bianchi, che risaliva lungo la strada, nella sua direzione; gli andava incontro un altro signore, molto piccolo, cui lei sulle prime non fece caso. Quando si trovarono vicini l'uno all'altro (il che avvenne proprio sotto la sua finestra) il più anziano si inchinò avvicinandosi all'altro con fare molto cortese ed educato. Non sembrava che si trattasse di un problema di gran conto; anzi, dal modo in cui gesticolava, sembrava che stesse solo indicando la strada; mentre parlava, la luna lo illuminò in viso e la ragazza rimase a guardarlo con piacere, tanta era l'innocenza che quel volto pareva emanare, insieme a una nota di autocompiacimento e una sorta di aristocratico distacco. A quel punto lo sguardo della ragazza passò all'altro, in cui, con sorpresa, riconobbe un certo Mr. Hyde  che una volta era venuto a trovare il suo padrone e per il quale lei aveva subito nutrito una certa antipatia...."

domenica 4 settembre 2016

SOPHIE HART - Il Club delle Cattive Ragazze



DOVE: Bristol, Inghilterra
QUANDO: oggi

Altra storiella leggera e fresca, perfetta per il clima torrido dell'estate, un po' sulla stessa lunghezza d'onda dei Piccoli Limoni Gialli (vite in corso di cambiamento, cuori che palpitano, profumi di cucina), con un pizzico di pepe in più.
Eccoci qui, catapultati nella vita impegnativa e profumata di Estelle, mamma separata - seppur in buoni rapporti con l'ex marito - e proprietaria del piccolo ed ahimè poco frequentato Cafè Crumb, pasticceria e sala da te da lei aperta dopo la separazione con grande spirito di intraprendenza e voglia di mettersi in gioco, ma che stenta  decollare. Divisa tra il figlio adolescente Joe e i suoi allenamenti di calcio e le finanze traballanti del locale, Estelle ha ben poco tempo da dedicare alla sua vita privata e sentimentale, mentre l'ex marito Ted e la sua seconda - e giovanissima - moglie Leila, aspettano felici un bambino.
Sonfortata, temendo di dover chiudere il locale da lei tanto amato, un giorno Estelle ha una brillante intuizione: perchè non organizzare un book club, per richiamare avventori e salvare il Cafè Crumb da un ingiusto oblio? E book club sia. La partenza, a dirla tutta, è parecchio tiepida; un ridottissimo manipolo di partecipanti (la giovane e fascinosa Grace, femminista dallo stile vintage; l'imbranato studente universitario Reggie; Sue, neo-pensionata desiderosa di dare un senso alle ore vuote anzichè sprofondare in un torpore letargico sul divano di casa assieme al marito George; Rebecca, neosposa in crisi), e un dibattito poco entusiasmante su Tess dei D'Urberville sembrerebbero arginare l'iniziale entusiasmo di Estelle verso la sua iniziativa. Davvero il book club è destinato a naufragare poco dopo il suo varo, portando con sè l'unica vaga speranza di risollevare le sorti del locale?
Inaspettatamente, l'ancora di salvezza arriva dalla penna di C.J. Jones, discussa autrice del best seller a sfondo erotico Ten Sweet Lessons; e se fosse quello, il prossimo libro oggetto di discussione?
Dissolto rapidamente l'iniziale imbarazzo, il book club vira dunque rotta, specializzandosi nei classici della letteratura erotica di tutti i tempi, accendendo molto più di accesi e scabrosi dibattiti con cadenza bisettimanale; saranno infatti le vite stesse dei cinque partecipanti a subire - inaspettatamente - una scossa.
Piccante, profumato, dolce, ricco di quei piccoli colpi di scena - mai del tutto inaspettati, eppure piacevolmente graditi - tipici delle piccole commedie leggere, di quelle che di tanto in tanto fa bene leggere, perchè malgrado tutto abbiamo ancora voglia di credere che i batticuori esistono, e che leggere può essere di stimolo per cambiare - e scuotere, se necessario - le nostre vite.
Da divorare a bordo piscina, o su una sdraio godendosi il fresco delle serate estive.

NB: anche se non mi occupo di cucina, linko qui la ricetta della torta in foto, una sbriciolata veloce veloce e di sicura riuscita (io ho sostituito la cioccolata con delle amarene sciroppate).
Perfetta, secondo me, in abbinamento a questo libro ^_^


UN ASSAGGIO:

"Reggie mise gli spaghetti al ragù nel microonde e regolò il timer, impaziente.
Come sempre, sembrava che in cucina fosse appena passato un ciclone, si rese conto guardandosi intorno. Viveva in uno degli edifici vittoriani in Pembroke Road, a Clifton, insieme ad altri cinque studenti che aveva conosciuto rispondendo ad un annuncio di affitto sul giornale locale. Benchè si sforzasse di tenere la sua stanza relativamente pulita, gli spazi comuni erano fuori controllo: il lavello pieno fino all'orlo di stoviglie usate che galleggiavano un'acqua grigiastra, e pile di contenitori del take away ammonticchiate sul secchio della spazzatura ricolmo, che nessuno si preoccupava di svuotare. Il foglio coi turni delle pulizie che aveva attaccato al frigo con un magnete era strappato, coperto di macchie e ignorato da tutti.
Mentre il vassoio di plastica ruotava senza posa nel microonde, Reggie pensò che esistevano modi più eccitanti di trascorrere il venerdì sera. Magari poteva fare una pazzia e stappare una bottiglia di vino - c'era quel buon Syrah, quello che aveva preso in offerta speciale al supermercato, e...
La porta d'ingresso sbattè e Reggie fece un salto. Pochi minuti dopo una ragaza piombò in cucina, imbacuccata per il freddo. I capelli biondi con la lunga ricrescita scura erano arruffati, indossava jeans aderenti, stivali pesanti, un giaccone di pelle corto e un'enorme sciarpa etnica arrotolata più volte intorno al collo.
"Ciao Reggie, come va?" era la sua coinquilina, Selena, specializzanda in Sociologia.
"Bene. Stavo.. hm.. cucinando." rispose lui impacciato, indicando il microonde.
"Ah, Tesco's Finest?" tirò ad indovinare Selena.
Reggie scosse la testa "Marks & Spencer"
"Giusto, del resto è venerdì sera, perchè non viziarsi un po'?" scherzò Selena lasciando cadere la borsa a terra.

mercoledì 10 agosto 2016

JONATHAN COE - I terribili segreti di Maxwell Sim

DOVE: in viaggio tra l'Inghilterra e la Scozia
QUANDO: 2009

Ancora svolte, ancora cambiamenti repentini della vita (dopo la recensione di Piccoli Limoni Gialli), ma stavolta, di tutt'altro sapore.
Maxwell Sim, 48 anni, uomo dalla vita ordinaria - un lavoro non particolarmente entusiasmante, una ex moglie ed una figlia che vivono in un'altra città, un addome prominente e i capelli che ingrigiscono - si trova improvvisamente a fare i conti con la sua esistenza atonica e senza scossoni. Rientrando a Watford, UK dopo un viaggio in Australia in visita a suo padre, infatti, lo assale tutto a un tratto con violenza la consapevolezza di essere incommensurabilmente solo, a dispetto dei suoi contatti facebook. Ma lui, uomo tutt'altro che energico e pieno d'iniziativa, immerso da oltre sei mesi in un limbo di depressione che lo ha spinto anche a prendersi una lunga aspettativa dal lavoro, si culla nella deprimente consapevolezza di questo senso di abbandono fino a quando un'incredibile, capricciosa, collana di eventi consecutivi non sembra mettergli davanti uno spiraglio di luce. Trevor Paige, l'ultimo superstite tra quelli che poteva considerare "amici", lo contatta proponendogli un lavoro come rappresentante di spazzolini da denti ecologici per una piccola, ambiziosa ditta che si propone di sbaragliare le grosse multinazionali e la crescente crisi economica producendo artigianalmente spazzolini a basso impatto ambientale. Non solo: per il lancio dell'ultimo, strabiliante modello si propongono una campagna pubblicitaria d'impatto, spedendo quattro rappresentanti ai quattro angoli dell'Inghilterra chiedendo loro di tenere un video-diario del viaggio, e promettendo oltretutto un allettante premio in denaro.
Sembrerebbe la tanto attesa svolta nella vita piatta e grigia di Max: da Watford alle remote isole Shetland a bordo di una Toyota Prius; e allora che cosa è andato storto? Perchè il 9 marzo 2009 una pattuglia di polizia ritrova Maxwell Sim nudo ed in coma etilico nella sua auto abbandonata in mezzo alla tormenta, con un bagagliaio carico di spazzolini da denti e un sacco pieno di cartoline provenienti dall' estremo oriente?

In un silenzioso, angosciante, piovoso e  solitario viaggio attraverso l'Inghilterra - ed attraverso la mentre sconvolta dalla depressione - ripercorriamo con lui, passo dopo passo, tappa dopo tappa, il suo lento, amaro, inesorabile declino. E poi? Ci sarà un colpo di reni che lo riporterà a galla? O Max Sim finirà per lasciarsi affogare negli oscuri gorghi del suo male nero?
Al sorprendente colpo di scena finale, l'ardua sentenza; non anticipo nulla, ma dico solo che se le ultimissime pagine vi hanno entusiasmato, consiglio vivamente la lettura de "L'immortalità" di Kundera (già recensito qui)...


UN ASSAGGIO:

"Prima di incamminarmi verso l'entrata principale, presi la videocamera e filmai per una ventina di secondi, inquadrando tutto il palazzo, da sinistra a destra e dall'alto in basso. Era la prima volta che usavo la videocamera, ma sembrava abbastanza facile da maneggiare. Non so bene perchè lo feci, però: in parte per calmarmi i nervi, forse, e in parte perchè pensai che a mio padre sarebbe piaciuto vedere il filmato la prossima volta che ci fossimo incontrati, chissà quando. Quel che è certo è che non sarebbe stato molto utile a Lindsay o Alan Guest per il loro video promozionale. Finite le riprese, riposi la videocamera nel vano portaoggetti e bloccai gli sportelli dell'auto.
E' strano che adesso, quando ripenso a quella mattina, e mi rivedo camminare sulla distesa d'asfalto davanti al palazzo, io abbia la sensazione che tutto si svolgesse nel silenzio più assoluto. Eppure, evidentemente, non esiste una cosa come il silenzio assoluto. Non in Inghilterra. Quindi doveva esserci stato il rombo del traffico sulla Eastern Avenue, o il gemito distante delle sirene della polizia, o il pianto di un bambino in una carrozzina due strade più in là, ma non è così che ricordo la scena. Era tutto immobilità e silenzio. Era tutto mistero."

sabato 6 agosto 2016

KASJIA INGEMARSSON - Piccoli Limoni Gialli

DOVE: Stoccolma, Svezia
QUANDO: oggi

Leggero, frizzante, arioso; e poco importa se tutto sommato il finale è ampiamente prevedibile e sappiamo già quale sarà l'attesissimo colpo di scena dopo poco più di metà libro... E' comunque piacevole lasciarsi trasportare tra i profumi e i colori di un solare e coraggioso ristorantino neonato in attesa di ricevere la recensione che consentirà il suo decollo nel competitivo mondo della ristorazione di Stoccolma.
Ma andiamo per ordine; la storia è quella di Agnes, fuggita dalla mediocrità di Lanninge, paesone industriale nel quale ha lasciato i genitori e la sorella Madde, per cercare fortuna - e sè stessa - lavorando come cameriera a  Stoccolma. Non avrebbe avuto - pensava - il destino segnato dei suoi concittadini, impiegati nella fabbrica locale, stipati in minuscole villette a schiera, sposati felicemente e felicemente senza ambizioni; ma tutto sembra remarle contro.
Armata di buona volontà e testardaggine Agnes sopporta qualche iniziale delusione - lavori poco gratificanti e malpagati in ristorantoni squallidi e di dubbia qualità- sperando di riuscire, un passo dopo l'altro, ad arrivare più in alto ; e quando approda come maitre nel prestigioso Bateau Bleu, le sembra di toccare il cielo con un dito. Peccato che poi, tutto precipiti: prima le pesanti molestie del titolare che la costringono ad abbandonare l'ambitissimo posto, poi l'adorato fidanzato Tobia che la molla di punto in bianco per un'altra. In una giornata, la vita di Agnes va in frantumi. Ma lei è una che non si abbatte, e affiancata dall'estrosa e travolgente amica Lussan resta a galla, in cerca di una svolta.
E se la tanto attesa svolta fosse il "Piccoli Limoni Gialli", il ristorantino mediterraneo che il suo amico ed ex collega Kalle sta inaugurando proprio in quei giorni? Agnes, inutile dirlo, si getta a capofitto con tutto il cuore in questa nuova avventura. Ed eccoci qui, in un locale accogliente e caldo, nel cuore della fredda Svezia; un piccolo gioiello dalle pareti giallo limone e dai profumi di basilico, menta, rosmarino. Un piccolo gioiello che però - ahimè - non brilla a dovere in una strada già satura di locali; eppure una speranza c'è, quella di una recensione - positiva, manco a dirlo - della temutissima ed osannata Lola, misteriosa critica gastronomica le cui attesissime recensioni sembrano avere il potere di sollevare ristoranti sull'orlo del baratro - o, al contrario, precipitarveli dentro. Ma quando arriverà Lola? Giungerà l'attesissima svolta per il Piccoli Limoni Gialli ed il suo staff? Ed Agnes? Rimetterà ordine nella sua vita?
Con leggerezza, piatto dopo piatto, aspettiamo il finale... prevedibile, come ho già scritto, ma pur sempre gradito.
Un libro scorrevole nel quale ho ritrovato un mix tutto sommato piacevole di richiami ad altre storie.... come ne Lo Strano Caso dell'apprendista libraia, anche qui una ragazza sola e dal cuore infranto, in cerca di riscatto in una grande città; come in Caffè Babilonia e in Moshi Moshi, l'incipit di una nuova vita è in un piccolo, caratteristico ristorante; come in Le lettere segrete di Jo, abbiamo una donna in cerca di sè stessa con un legame stretto ma conflittuale con la famiglia...

Nulla di particolarmente nuovo, eppure un mix che risulta gradevole, una piccola, profumata e breve evasione - in attesa di tuffarmi di nuovo in libri più "impegnati". ^_^


UN ASSAGGIO:

"Lanninge non era grande; era difficile definirla "città"; era piuttosto una cittadina, un paesone industriale. Il piccolo centro era costruito dalle due arterie principali lungo le quali erano disposte basse case di legno e costruzioni in mattoni a tre piani che risalivano al periodo di maggior splendore, gli anni Sessanta. In mezzo c'era la piazza, che fungeva anche da parcheggio. Un punto d'incontro naturale, proprio come Ronald's, il bar. Il sabato pomeriggio non c'era bisogno di fissare alcun appuntamento con gli amici, perchè tanto erano tutti da Ronald's. Dove si poteva andare, se no? Almeno così accadeva in passato, quando Agnes andava ancora a scuola. Ora la maggior parte dei suoi conoscenti aveva messo su famiglia , e probabilmente non aveva troppo tempo da trascorrere al bar. Questo non cambiava molto le cose per lei, dal momento che non frequentava più nessuno di loro, ed era passato parecchio dall'ultima volta che era andata in centro.
Quando tornava a casa, si fermava soprattutto nella villetta dei suoi genitori, un po' fuori città. A volte faceva qualche puntatina per andare a salutare i vecchi compagni di scuola, ma capitava sempre più di rado. Era difficile mantenere i contatti. Oltre ad Agnes, c'era solo un'altra ragazza della sua classe che non aveva ancora figli e per questo veniva giudicata un po' strana, lesbica o qualcos'altro - almeno così avevano lasciato intendere alcuni dei suoi compagni quando li aveva visti, poco prima di Natale."

mercoledì 27 luglio 2016

JULES VERNE - Viaggio al Centro della Terra


DOVE: ad Amburgo, ma soprattutto nel sottosuolo dell'Islanda
QUANDO: 1863

Claustrofobico, potente, un tantino lento rispetto agli standard odierni (soprattutto nelle descrizioni molto dettagliate) ma attualissimo nei colpi di scena e nelle emozioni forti che sa donarci ancora, sebbene scritto nella seconda metà dell'800; ecco l'ennesimo classico che non delude.
Ma d'altronde lui è Jules Verne, insaziabile viaggiatore ed autore prolifico, "padre" della fantascienza moderna, straordinario creatore di Ventimila Leghe Sotto i Mari, de Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni e di altri, meravigliosi astri del firmamento letterario.
Per carità, benvengano le letture da ombrellone più tradizionali - un bel thriller contemporaneo, perchè no... o un romanzetto fresco come una bevanda ghiacciata; ma per una volta, provate ad approfittare dell'estate per accostarvi ad un classico. E, se amate l'avventura e la fantascienza, cominciate dalle fondamenta.. cominciate da Verne.
Eccoci qui, catapultati ad Amburgo nel 1863, nella vita apparentemente ordinaria del giovane geologo Axel. Una vita, perlappunto, serena, se non fosse che lo zio del giovane - nonchè proprietario della casa in cui è ospite- non è un uomo qualunque, ma il professor Lidenbrock, stimato, eccentrico, collerico, illuminato professore di mineralogia.
E cosa accade se quest'uomo dalle mille sfaccettature e dagli entusiasmi potenti entra in possesso di un antico manoscritto che sembrerebbe indicare il percorso per arrivare al centro della terra? Ovvio: si prendono armi e bagagli e si parte alla volta dell'Islanda, per calarsi all'interno del cratere dello Sneffel - un vulcano ormai spento - e inseguire un sogno, sulle tracce di Arne Saknussem, lo scomparso scienziato autore appunto del manoscritto.
A nulla valgono i tentativi di Axel; in quattro e quattr'otto il professor Lidenbrock porta noi e lo sventurato nipote nella gelida e deserta islanda, con un pesante bagaglio e l'aiuto di una poderosa e taciturna guida locale, per iniziare la pericolosa discesa verso l'ignoto.
Che dire ancora? Preparatevi ad abbandonare la luce del sole per avventurarvi tra polvere, pietre acuminate, picconi, silenzio e sorgenti di acqua bollente, misteriose piante sotterranee e cunicoli ciechi, notti uguali ai giorni e giorni uguali alle notti; coperte stese sul granito duro e freddo; ed a molte, moltissime altre emozionanti sorprese.....

Un classico senza tempo che non delude, ma anzi lascia col fiato sospeso ancora oggi.

UN ASSAGGIO:

"Uno spaventoso gesto di collera fu l'ultima cosa che vidi prima di chiudere gli occhi. Quando li riaprii, scorsi i miei due compagni immobili, avvolti nelle loro coperte. Dormivano? Per mio conto, non potevo trovare un minuto di sonno. Soffrivo troppo, e soprattutto mi angosciava il pensiero che il mio male fosse senza rimedio. Le ultime parole di mio zio risuonavano nelle mie orecchie: " tutto è finito!". Ed ero certo che in quello stato di debolezza non potevo nemmeno pensare a risalire alla superficie della terra. Per una lega e mezzo s'innalzava la crosta terrestre: mi sembrava che quella massa gravasse con tutto il suo peso sulle mie spalle. Mi sentivo spezzato e mi sfinivo nello sforzo violento di rivoltarmi sul mio letto di granito.
Passarono alcune ore. Un silenzio profondo ci avvolgeva, silenzio di tomba. Nessun rumore veniva da quelle muraglie: la più sottile di esse misurava cinque miglia di spessore.
Tuttavia nel mio assopimento mi pareva di percepire un lieve rumore. Guardai attentamente, e mi sembrò di vedere l'islandese che spariva con la sua lampada in mano. Ci abbandonava? Mio zio dormiva. Volli gridare, ma la voce non riusciva a passare fra le mie labbra disseccate. L'oscurità era totale, e gli ultimi rumori si erano spenti."

venerdì 22 luglio 2016

RUDJARD KIPLING - Il Libro della Giungla

DOVE: perlopiù, in India
QUANDO: alla fine dell'800

Cosa adoro più di tutti della lettura? Essere libera. Poter spaziare da un tema impegnato ad una storiella leggera, da una parte all'altra del mondo, da un autore contemporaneo ad un grande classico.
Ed eccomi qui, faccia a faccia con un Nobel per la Letteratura, nonchè un celeberrimo titolo "per ragazzi" che, ahimè, fino ad ora conoscevo solo per la trasposizione cartoon della Disney. Diciamo pure che come mamma mi rendo conto di quanto sia vasta oggi l'offerta di libri per bambini e ragazzi, il che finisce inevitabilmente per lasciare in disparte titoli un tantino "datati", magari con uno stile ed un linguaggio poco vicino ai giorni nostri, eppure ancora ricchi, ricchissimi di messaggi e di atmosfere. Un libro dal sapore esotico, doppiamente lontano per noi lettori del Ventunesimo Secolo - che, nella fantasia di chi ci ha preceduto, saremmo diventati creature vestite di alluminio che si spostano su macchine volanti, mentre continuiamo quaggiù a rosolare dentro vecchie utilitarie incastrate tra Grande Raccordo Anulare e Pontina. Ma questa è un'altra storia; dicevamo, dunque, doppiamente lontano. Punto primo - e questo mi pare ovvio - perchè siamo perlopiù in India (fatta eccezione per il racconto La Foca Bianca, che ci trasporta nel freddo mare di Bering). Umidità, fitta vegetazione, liane mollemente cadenti dagli alberi, elefanti maestosi, cobra sfuggenti, tigri nascoste nel folto della jungla intricata e stillante afa. Punto secondo, perchè questa è l'India della fine dell'Ottocento: la calda, luccicante colonia inglese, in cui i dominatori sorseggiano il tè riparandosi dall'afa sotto ai portici e gli indigeni addestrano con orgoglio gli elefanti affinchè aiutino l'uomo nei lavori pesanti.
Insomma, una full-immersion in tempi e luoghi remoti, alternando prosa e poesia, per continuare ad insegnare agli uomini di oggi - al di là di certi dettagli che ad un occhio moderno appaiono assolutamente demodè - i valori senza tempo della lealtà, del rispetto, del coraggio. Mowgli, certo, chi non lo conosce? E con lui Baloo, Baghera, e l'ostinata e rancorosa Shere-Kahn. Ma anche Rikki-Tikki-Tavi, la piccola e coraggiosa mangusta; Kotick, la foca bianca che con coraggio ed ostinazione porta in salvo la sua colonia nel gelido e tempestoso mare del Nord; l'affascinante e leggendaria Danza degli Elefanti, che consentirà al piccolo Toomai di diventare finalmente un addestratore come suo padre e suo nonno prima di lui.. una moltitudine di personaggi dal sapore d'altri tempi, per certi versi non privi di una certa ingenuità che oggigiorno manca ai protagonisti dei libri per ragazzi.

Perchè, evviva Geronimo Stilton, evviva Harry Potter ( e cito qui volutamente due personaggi che io e mio figlio DIVORIAMO, "libristicamente" parlando, e ADORIAMO) ma i classici non devono morire.


UN ASSAGGIO:

"La prima cosa che sentì al risveglio fu la sensazione di mani che gli stringevano le gambe e le braccia; di piccole mani dure e robuste, poi un fruscio di foglie sulla faccia, allora guardò giù fra i rami oscillanti mentre Baloo risvegliava la Jungla con i suoi urli profondi e Bagheera balzava su per il tronco digrignando i denti. I Bandarlog mandarono uno strillo di trionfo, e sgattaiolarono su verso i rami più alti, dove Bagheera non osava seguirli, gridando: "Ci ha guardato! Bagheera  i ha guardato! Si è accorta di noi! Tutto il Popolo della Jungla ci ammira per la nostra destrezza e la nostra astuzia!"
Poi iniziò la fuga, e la fuga delle scimmie attraverso le regioni degli alberi è una cosa che nessuno riesce a descrivere. Hanno delle vere e proprie strade e degli incroci che salgono e scendono e corrono tutte da cinquanta a settanta o cento piedi da terra, e possono percorrerle anche di notte se occorre. Due delle scimmie più forti avevano afferrato Mowgli sotto le braccia e saltavano sostenendolo da una cima all'altra, facendo dei salti di venti piedi alla volta."