mercoledì 25 marzo 2015

BANANA YOSHIMOTO - Moshi Moshi

DOVE: Shimokitazawa, quartiere di Tokio
QUANDO: ai giorni nostri

Sempre una delizia, i romanzi della Yoshimoto: toccanti, poetici, sfiorano delicatamente temi anche dolorosi mantenendo sempre su di essi il battito d'ali della positività. Perchè dalle esperienze dolorose si esce a testa alta e più forti di prima; ma soprattutto, questo ci insegna la Yoshimoto, anche nelle ore più cupe mai smettere di guardarsi attorno con obiettività, verso tutto quello che di bello continuiamo ad avere. Ce lo insegnava in Kitchen e ce lo insegna anche in Moshi Moshi, attraverso la storia di Yoccan e della sua rinascita dopo la morte del padre. Una morte più che tragica, perchè non solo Imo - musicista di discreto successo - si è suicidato, ma lo ha fatto insieme ad una donna della quale la giovane Yoccan e la mamma ignoravano l'esistenza, apprendendo così, brutalmente, dai poliziotti che hanno recuperato i corpi in un automobile abbandonata su una strada di campagna, non soltanto di aver perso un padre e un marito, ma anche che quel padre/marito aveva da tempo intrecciato una relazione con questa sconosciuta enigmatica e cupa.
Come si viene fuori da una botta simile? Yoccan lascia l'elegante quartiere di Meguro, dove fino ad allora aveva vissuto, per trasferirsi a Shimohitazawa ( se come me siete curiosi, qui il link alla pagina di Wikipedia con alcune foto), quartiere di Tokio affollato e commercialmente molto vivo, dove trova un modesto appartamentino ed un lavoro faticoso ma gratificante come cameriera presso il ristorante Les Lions.
Faticosamente, Yoccan risale la china, mantenendosi le giornate occupate con il lavoro e bevendosi letteralmente gli effetti benefici che il nuovo quartiere, con i suoi negozietti caratteristici, i ristorantini, il ciliegio in fiore accanto al pesante portone d'ingresso a Les Liens sembra avere.
Ma cosa accade quando sua madre decide di abbandonare anche lei l'elegante casa di Meguro e si presenta alla porta di Yoccan con una borsa Hermes carica di effetti personali, chiedendole ospitalità?
Dopo un primo momento di ovvio disappunto, la figlia accetta la convivenza, dapprima soffocando il suo istinto d'indipendenza, poi scoprendosi man mano sempre più vicina ad una mamma che, prima di essere mamma, è una donna che come lei faticosamente cerca di ricostruire una vita andata in pezzi.
Intorno a loro, un quartiere che inconsapevolmente le abbraccia e le sostiene con la sua quotidianità frenetica, le insegne colorate, i bar aperti fino a tarda notte e il Moldive intriso dell'odore del caffè fresco macinato.
Che dire di più? Come in ogni suo romanzo, Banana Yoshimoto trasuda poesia ad ogni pagina, e ti conduce per mano attraverso i profumi ed i sapori della vita - perchè è anche con il cibo che le due donne iniziano la loro lenta risalita dall'abisso.

UN ASSAGGIO:

"Ormai l'aria si era fatta fredda, era un giorno d'autunno. Strofinai il tronco del ciliegio accanto al ristorante ed entrai nella stradina con i negozi.
Mi venne in mente che in primavera, quando quel ciliegio era in piena fioritura, sulle pareti verdi del ristorante si rifletteva un colore rosa intenso ed un'atmosfera dolce, diversa dal solito, avvolgeva in un abbraccio tutto ciò che c'era intorno. I passanti alzavano gli occhi verso il ciliegio e sorridevano, come spettatori felici davanti allo schermo su cui si proietta un film.
Spazzare via i petali era un lavoraccio, ma era così bello che non sentivamo la fatica. Dopo aver provato l'emozione di vederlo in piena fioritura, ogni volta che ci passavo davanti, sia quando cadevano le corolle che in pieno inverno, lo sfioravo con la mano. Era diventata un'abitudine consolidata, uno degli istanti in cui sentivo chiaramente di vivere in quel quartiere."

domenica 8 marzo 2015

OTTO MARZO... CINQUE TITOLI per CINQUE DONNE ^_^

Otto marzo. giornata di mimose, banalità e luoghi comuni. L'otto marzo dovrebbe essere tutto l'anno, gli spogliarellisti unti e bisunti, le donne che in realtà non hanno pari opportunità e compagnia bella.

Ma nel mio blog ho scelto di occuparmi dei libri, e dei libri come mezzo per viaggiare; perciò, il mio otto marzo, è dedicato - prevedibile e scontato, ma d'altronde abbiamo detto che oggi è il giorno delle banalità, no? - ai romanzi che parlano di donne.
Ve ne consiglio cinque, ma se ne potrebbero elencare decine e decine, tante quanto le sfaccettature delle donne nella storia del mondo e della letteratura.



1. lo scorso anno proprio in occasione di questa giornata consigliai La Storia del Re Trasparente di Rosa Montero; e quest'anno ribadisco la mia scelta. Tanto per cominciare, perchè è un romanzo incantevole, scritto da una donna per parlare di una donna. Secondo, perchè è ambientato nel Medioevo ed intriso di quell'Amor Cortese che tanto decantava il sesso debole. Terzo, perchè lei, Leola, a dispetto del sesso debole e dell' Amor Cortese, incarna perfettamente lo spirito delle donne nel corso dei secoli. Costretta a travestirsi da uomo per proteggere sè stessa e per poter meglio riuscire nella sua impresa, Leola si rimbocca le maniche e parte alla ricerca del suo uomo. Altro che le principesse delle favole, addormentate in cima alla torre ad aspettare di essere salvate. Leola è una contadina, una coi piedi per terra, energica e inossidabile come solo noi donne sappiamo essere.
Perchè La Storia del Re Trasparente, dunque? Perchè Leola incarna lo spirito tenace e combattivo che noi donne sappiamo avere di fronte ad un mondo maschilista e di fronte a "maschi" che spesso perdono la loro "maschiezza", se mi passate l'improponibile gioco di parole.

2. Africa Social Club di Gaile Parkin.  Dall'Europa all'Africa, dal Medioevo al Ruanda che sta ancora cicatrizzando le ferite della guerra civile. In qyesta terra che non sembra far altro che piangere i propri morti ammazzati (dalla guerra tra fratelli, dall'AIDS, dal genocidio e chi più ne ha più ne metta), Gaile Parkin dipinge la delicata figura di una donna -Angel, dolce fin dal nome-che si inventa un lavoro da pasticcera e comincia a sfornare torte per celebrare gli eventi più disparati. Ebbene sì, perchè in un paese lacerato dal lutto che si riaffaccia alla vita, ogni cosa è una festa ed ogni festa va celebrata con gioia; e la dolce Angel impasta e decora le sue creazioni, riprendendo lei per prima in mano una vita spezzata dal dolore.
Perchè la dolcezza di Angel, dopo la Leola cruda e combattiva? Perchè Angel rappresenta la tenacia della dolcezza che noi donne sappiamo avere quando la vita ci prostra, quando le lacrime ci hanno prosciugato e ci sentiamo svuotate di tutto eppure andiamo avanti con un sorriso, perchè la natura ha messo sulle nostre spalle di sesso debole la responsabilità - ed il potere - di far star bene gli altri, averne cura, sorreggerli e confortarli. Quando riponiamo la spada e i muscoli che ci servono per farci largo nel mondo costruito dagli uomini per gli uomini e ci rintaniamo in casa, a sfornare sorrisi.

3. Ne ho parlato pochissimo tempo fa, ma mi sento di inserire decisamente in questo post anche Elizabeth Philpot e Mary Anning, protagoniste di Strane Creature di Tracy Chevalier. Due donne diversissime eppure con un tratto in comune, quello di essersi scavate faticosamente (e letteralmente a colpi di paletta e spazzola!) il loro cammino nel mondo accademico, quando tutto ciò era solo e soltanto appannaggio dell'uomo e la donna era relegata a docili attività casalinghe e ad una controllatissima vita sociale.Due personaggi esistiti realmente che hanno lottato contro il pregiudizio più duro a morire, quello che chi è stato provvisto di pene dalla natura abbia intellettualmente una marcia in più.
Non hanno sguainato una spada come Leola, non hanno dispensato agli altri la dolcezza di Angel ma hanno incarnato una terza dote delle donne: la testardaggine e la costanza nel conseguire i propri obiettivi. Duecento anni fa come oggi, faticare il doppio sul lavoro per ottenere la metà. Una storia da leggere perchè tratta di due donne vere che, ciascuna coi propri mezzi, hanno tenuto duro. E perorare la propria causa in un mondo accademico fatto di uomini non è certo da meno che imparare a menare fendenti nel medioevo.

4. Un grande classico della letteratura per una grande donna: la mia eroina preferita, Jane Eyre di Charlotte Bronte. Moderna, colta, educata eppure tosta, una che si mantiene da sola con dignità e con orgoglio, che non lascia che le convenzioni o ciò che pensano gli altri la influenzino, un personaggio indimenticabile.
Di lei ho già parlato nella recensione del libro; ma qui, in questo post dedicato all'otto marzo ed alle donne in generale la inserisco perchè tra le sua sfaccettature c'è un'altra delle grandi caratteristiche che noi donne abbiamo: la capacità di AMARE.
Guardate la piccola Jane ed il "suo" signor Rochester.... lui è burbero, solitario, neanche particolarmente affascinante, con una storia poco pulita alle spalle della quale appare restio a parlare e segreti apparentemente inconfessabili nascosti tra le mura spesse di un'antica dimora. Eppure lei, riflessiva, silenziosa eppure pronta ad esprimere con fermezza la propria opinione quando serve, paziente, combattiva, lo ama con fermezza e devozione e lo ama ancora di più quando lui più ne ha bisogno, quando è solo e ferito nel fisico e nel volto. Trascina via Rochester da un passato "brutto" verso una nuova vita, scrollandogli di dosso i ricordi per aprire a lui il suo cuore non convenzionale, indipendente ma capace di grandi sentimenti. Perchè noi donne siamo spesso anche questo: occhi capaci di scrutare dentro e far germogliare le scintille di "buono" che talvolta restano soffocate sotto le cicatrici dei brutti ricordi e dello scoramento. Sappiamo amare con tenacia e trascinare - noi, il sesso debole! - la barca in salvo quando si affronta la tempesta.

5.Uff... scegliere la quinta "donna letteraria" da ospitare in questo post non è stato semplice, talmente tante e varie sono le eroine uscite dalla penna degli scrittori di ogni tempo. Ma se il senso di questo post è trovare cinque personaggi che incarnino cinque aspetti dell'essere donna, la mia scelta non poteva che cadere su Tilo, protagonista di un delizioso romanzo intitolato La Maga delle Spezie.
Perchè proprio lei? Perchè Tilo incarna l'essenza dell'incanto dell'essere donna, lei che con la sua botteguccia piena di odori nella Oakland degli anni Ottanta non vende solamente polveri... lei osserva, studia, si immerge con empatia nella vita dei suoi clienti e utilizza le sue arti magiche per dipanare i grovigli della loro vita, silenziosamente, con pazienza e un affetto quasi materno. Non combatte come Leila, non sfida le convenzioni sociali come Elizabeth Pilphot, non scava nell'animo dell'uomo che ama per far rinascere in lui l'amore per la vita come Jane, in un certo senso come Angel mette a frutto una propria dote per far felici gli altri, ma rispetto a quest'ultima incarna l'ultimo aspetto tipico del gentil sesso: lo spirito di sacrificio. Tilo dedica la propria vita agli altri fino a quando l'incontro con un uomo non la spingerà a trovare un po' di spazio anche per sè stessa; Tilo, la Maga delle Spezie rappresenta le donne che si mettono da parte per gli altri, che siano essi la famiglia, dei perfetti sconosciuti o perchè no, una colonia di gatti randagi. ^_^
Donne che possono fare poco, eppure lo fanno, lasciando indietro sè stesse per questa indomabile vocazione di fare qualcosa per gli altri.


Questi i miei cinque titoli, le mie cinque (anzi, sei, perchè la Chevalier vale doppio!) eroine e le mie cinque motivazioni.
Augurando una buona festa della donna a tutte noi ^_^ blogger e non!



mercoledì 4 marzo 2015

NEIL GAIMAN - Nessun Dove

DOVE: in una cupa Londra Sotterranea
QUANDO: in una dimensione parallela fuori dal tempo, ai giorni nostri

Dopo aver letto Coraline, non potevo non appassionarmi a Neil Gaiman ed al suo mondo cupo e surreale. Ma se Coraline restava tutto sommato una favola - dalle tinte parecchio fosche, per carità, ma pur sempre una favola - con Nessun Dove dalla favola ci allontaniamo, e di parecchio. O forse neanche tanto, perchè qui ci sono sangue, lotta, coraggio, squartamenti, un viaggio avventuroso, paura, ossa rotte e misteri da svelare come in ogni favola che si rispetti. Ma con i toni crudi e spietati della cronaca, delle dissezioni di cadaveri sotto la luce asettica degli obitori, dei verbali di polizia.
Una sorta di favola dark per adulti, ecco, diciamo così; anche se mi rendo conto che la definizione è riduttiva e banale.
Richard Mayew, trasferitosi senza troppo entusiasmo nella City per questioni lavorative, ha una vita ordinaria e pulita: un lavoro d'ufficio dai ritmi serrati, una fidanzata affascinante e capricciosa, un appartamento silenzioso. Fino a quando, in una serata come le altre, non si imbatte in una creatura spaventata, ferita, infagottata negli stracci, che gli ruzzola davanti comparendo dal nulla. Richard la soccorre,  provocando le ire della fidanzata Jessica, ed in quel momento perde tutto.  Casa, lavoro, fidanzata, direte voi.
Macchè, perde molto di più.. Risucchiato in un mondo cupo, cruento, in un mondo sotterraneo che vive in una lotta oscura lungo le stazioni della metropolitana londinese, Richard perde sè stesso. O meglio, perde il sè stesso che era, per diventare una delle creature invisibili al mondo di sopra che popolano questa Londra Di Sotto. 
Creature che affollano il Mercato Fluttuante,  nel deserto silenzioso dei grandi magazzini Harrods, di notte.
Creature che scompaiono nel nulla divorate dal buio sul Night's Bridge - la versione sotterranea della fermata di Knightsbridge, o tentando di superare gli enigmi dei Frati Neri a Brackfriars.
Sì, perchè è proprio lungo le linee della celeberrima metropolitana londinese che si snoda questa avventura sotterranea, in cerca di qualcosa e in fuga da qualcos'altro, in un mondo freddo, umido, nero, cruento ed animalesco in cui ben presto lo spirito cittadino viene soffocato per lasciar emergere il suo "io" più istintivo e coraggioso.
E non potrebbe essere altrimenti, quando sei in viaggio attraverso cunicoli bui ed intricati sapendo che sulle tracce tue e dei tuoi compagni di strada sono stati sguinzagliati due esseri spietati e senza tempo, devoti alla tortura come ad un'arte sopraffina....

Difficile anche dipanare una trama, senza rovinare il finale. Diciamo che si tratta di immergersi per qualche settimana in tunnel puzzolenti ed umidi, senza rivedere la luce del sole, provando la scarica di adrenalina dell'animale braccato e il sollievo di chi si ritrova vivo a dispetto di tutto in un mondo oscuro e terrificante.
E soprattutto, alla fine di tutto, riuscirà Richard a salvare la pelle e ritornare alla sua tanto agognata vita di superficie?

UN AGGAGGIO:

"Era tardo pomeriggio, e il cielo senza nubi stava passando dal blu reale a un violetto intenso, con una spruzzatina di rosso-arancio e giallo-verde sopra Paddington, quattro miglia a ovest, dove, dal punto di vista di Old Bailey, il sole era appena tramontato.
Cieli, pensà Old Bailey con una sorta di compiacimento. Mai due di essi uguali. Nè di giorno nè di notte. Era un esperto di cieli, Old Bailey, e questo era proprio un bel cielo. Il vecchio aveva piantato la tenda per la notte su un tetto di fronte alla cattedrale di St. Paul, nel centro della City di Londra.
Era affezionato a St. Paul, e almeno lei era cambiata poco negli ultimi trecento anni. Era stata costruita in pietra Portland bianca che, prima ancora di essere stata completata, aveva iniziato a diventare nera a causa della fuliggine e della sporcizia nella fumosa aria londinese, ma adesso, in seguito alla ripulitura di Londra negli anni Settanta, era ritornata più o meno bianca."

mercoledì 25 febbraio 2015

TRACY CHEVALIER - Strane Creature

DOVE: Lyme Regis, Inghilterra
QUANDO: Prima metà del Diciannovesimo Secolo.

Chi come me legge per il piacere di viaggiare non può non amare Tracy Chevalier, per la sua capacità di trascinarti sempre in realtà assolutamente particolari e suggestive.
Con lei ero già stata in giro tra Belgio e Francia, nelle botteghe dei tessitori di arazzi del Quindicesimo Secolo (qui la recensione); ma stavolta se possibile la meta del viaggio è ancora più insolita. Andiamo infatti a caccia di fossili nell'Inghilterra degli inizi del Diciannovesimo secolo, a cavallo tra i regni di Guglielmo e Vittoria, a Lyme Regis, nella contea del Dorset.
E' qui infatti che tre sorelle londinesi, Margaret, Louise ed Elizabeth Philpot vengono a vivere in seguito al matrimonio del fratello John, avvocato di successo nella City. In maniera nemmeno tanto velata, facendo leva sulla difficoltà di sostentamento che avrebbero nella ben più cara Londra senza un uomo a mantenerle, egli infatti caldeggia fortemente il trasferimento in questa minuscola località balneare nemmeno particolarmente in voga (o perlomeno, non quanto la ben più scintillante Brighton), dove avrebbero a suo dire potuto vivere in maniera più serena la loro condizione - ahimè - di zitelle.
Se Margaret, la più giovane delle tre e la più affamata di vita sociale, vive con sconforto questo esilio, le sue due sorelle trovano lentamente nella vita di provincia una loro equilibrata dimensione: Louise, appassionata di botanica, nella cura minuziosa del giardino del loro cottage mentre Elizabeth, grande divoratrice di libri di storia naturale, nelle lunghe passeggiate lungo la spiaggia in cerca di tesori.
Ed è in una di queste passeggiate che la colta Elizabeth si imbatte in Mary Anning, spettinata e focosa ragazzina che per aiutare un po' le ben misere finanze di famiglia ha preso l'abitudine di rivendere ai turisti le strane rocce che talvolta le capita di trovare, specialmente dopo le mareggiate, quando la furia del mare rosicchia parte della scogliera.
Tutto parte da qui, da una ragazzina dalle unghie annerite a furia di scavare e da un'insolita amicizia; Elizabeth prende la monella sotto la sua ala protettrice, portandola spesso a casa e mostrandole sui suoi libri come i "ninnoli" che lei vende ai turisti altro non sono che i resti fossilizzati di antiche creature dai nomi complicati; dal canto suo la giovane Anning ricambia queste attenzioni insegnando all'eccentrica signora di città dove trovare questi "ninnoli" ed aiutandola ad allargare la sua collezione.
Fino a quando la ragazzina non s'imbatte, per puro caso, in un "ninnolo" ben più grosso degli altri, un misterioso scheletro di roccia che sembrerebbe appartenere ad un coccodrillo, anche se la signorina Philpot insinua il sospetto che si tratti di qualcos'altro....

Un viaggio assolutamente unico nel suo genere, in un'epoca di grande fermento scientifico eppure di estrema chiusura mentale di fronte al "nuovo" che spaventa poichè mette in discussione i grandi pilastri sui si fonda una fede religiosa che nella piccola Lyme Regis ha radici ben profonde.....
Ammettere l'esistenza di creature che poi si sono estinte significherebbe infatti ammettere che il Signore abbia eliminato alcune delle sue creature perchè imperfette, il che ben possiamo immaginare quale tipo di ribrezzo  creava nell'ottuso bigottismo del tempo, perlomeno lontano dalle ristrette cerchie di intellettuali e dai loro convegni londinesi.
Metteteci poi che per le donne, al tempo, anche solo l'idea di partecipare a queste attività intellettuali era assolutamente proibita ed avrete la portata esatta della battaglia infuocata che la zitella Philpot decide di combattere: contro il bigottismo, contro le convenzioni sociali stantie, contro la discriminazione, affinchè il valore della scoperta di Mary Anning non venisse soffocato e soprattutto affinchè il merito della stessa venisse attribuito a lei, e non ad un accademico londinese che non ha mai messo piede sulla spiaggia di Lyme Regis, ma in quanto maschio è degno di essere menzionato sui trattati scientifici.
Una storia vera appassionante, fatta di Meraviglia (con la M maiuscola, quella che noi uomini del ventunesimo secolo forse non siamo più in grado di provare), di lotta ai pregiudizi, ma soprattutto di quella biozzarra miscela di fatica fisica, polvere e  inchiostro che ha consentito di ricostruire, negli anni, la storia del mondo come oggi la conosciamo.

E non nego un pizzico di commozione ( chi come me ama leggere e si affeziona ai personaggi dei romanzi puà capire di cosa parlo) nello scoprire, su uno dei libri di dinosauri con i quali mio figlio di quasi sei anni ora ama trascorrere il tempo libero, il nome di Mary, menzionata come autrice del ritrovamento del primo scheletro intero di Ittiosauro e successivamente di Plesiosauro.
Mary Anning, il cui nome rischiava di scomparire solo perchè donna, oggi viene ufficialmente ricordata come autrice dei ritrovamenti. La monella spettinata ha avuto giustizia.

(se qualcuno volesse leggere qualcosa a proposito di Mary, e vedere anche un suo ritratto, questa la pagina di Wikipedia)


UN ASSAGGIO:

"Tuttavia ci abituammo in fretta. Anzi, poco tempo dopo cominciammo a pensare che la nostra vecchia casa di Londra era decisamente troppo grande. Difficile da riscaldare a causa delle finestre enormi e dei soffitti altissimi, aveva nell'insieme dimensioni sproporzionate: la grandiosità sa di posticcio se non si accompagna alla vera grandezza. Il Morley Cottage era della taglia giusta, in tutti i sensi, per delle signore. Infatti credo che un uomo ci si troverebbe a disagio. John lo era quando veniva a trovarci: non faceva che picchiare la testa contro le travi ed inciampare sul pavimento, per guardare fuori dalla finestra doveva chinarsi e si muoveva goffamente sulla scala ripida. Solo il focolare in cucina era più grande del caminetto che avevamo a Bloomsbury.
A Lyme dovemmo abituarci anche alla ridotta vita di società. Essendo un po' fuori mano - la città più vicina, Exeter, si trova a venticinque miglia di distanza - ha una popolazione che, pur conformandosi alle regole della civile convivenza, non manca di personaggi bizzarri e imprevedibili. "

mercoledì 5 novembre 2014

STEPHEN KING - Cuori in Atlantide


DOVE: Harwich, Connecticut, USA
(ma anche Universitò del Maine e giungla vietnamita)
QUANDO: tra gli anni '60 e gli anni '90

Rieccomi qua, arrancando un po' a causa di un pc vecchiotto che fatica a connettersi in wireless e la cui batteria ormai è inesistente... il che mi costringe a tutto un groviglio di cavi alimentazione, cavo telefono, cavo USB per caricare foto.....
Da premettere una cosa fondamentale: non sono una grande lettrice di Stephen King, semplicemente perchè sono un soggetto facilmente suggestionabile ed ho sempre avuto timore di avventurarmi in certe sue opere. Perchè lui, diciamolo, scrive incredibilmente bene. Ha uno stile semplice, senza tanti fronzoli, eppure ti proietta esattamente dove vuole. Il che mi induce a credere che finirei faccia a faccia col pagliaccio di IT, o con la psicopatica di Misery non deve morire.... perciò non me ne voglia, King, se della sua opera mi limito ad una conoscenza parziale.
Non sono nemmeno una detrattrice del genere horror, anzi mi reputo una lettrice onnivora, condividendo in questo senso un pensiero bellissimo che compare proprio nella prima parte del suo libro:

"Qualche volta leggi per il gusto della storia, Bobby. Non fare come quegli snob che si attaccano alla forma. Qualche volta leggi per il piacere delle parole, per il linguaggio. Non fare come quei timorosi che hanno paura di non capire. Ma quando trovi un libro che ha insieme una bella storia e un bel linguaggio, tienilo a cuore."

Ma andiamo con ordine. Bobby Garfield, ragazzino smilzo cresciuto negli anni'60 della provincia americana, orfano di padre e con una madre allo sbaraglio, presa dalla necessità di quadrare i conti a fine mese e forse anche un tantino avida, vive una vita semplice coi due amici di sempre, Carol Gerber e Sully John.
Quando sua madre decide di affittare una camera al piano di sopra per raggranellare qualche dollaro in più, ecco che la vita di Bobby incrocia quella di Ted Brautigan. Un uomo maturo, solitario, misterioso, che un bel giorno affida a Bobby un incarico: sorvegliare il quartiere in cerca di misteriosi "segnali", ma soprattutto segnalargli la presenza di inquietanti uomini bassi in soprabito giallo. Inutile dire che l'undicenne Bobby si tuffa in quest'avventura con tutto il suo entusiasmo da ragazzino, anche quando la storia incomincia a "scottare" e prendere dei contorni sovrannaturali.
Questo l'innesco della vicenda, in un quartiere residenziale come tanti, in cui il continuo abbaiare del cane della signora O'Hara fa da sottofondo alle vicende di tre ragazzini uniti da un'indissolubile amicizia che però ben presto sfuma nella dolcezza del ricordo; perchè la vita finisce per separarli, sballottandoli qua e là.
Sully John, massiccio, atletico, giocherellone, nel caos infuocato del Vietnam.
Carol Gerber coi suoi occhioni limpidi all'università del Maine, dove viene folgorata dal fascino ribelle delle associazioni pacifiste.
E Bobby.... beh, lui semplicemente sparisce per anni, fino a quando non compare, cinquantenne, lì dove tutto era iniziato, ad Harwich, Connecticut, per rimettere insieme i pezzi del puzzle della sua vita.
Più di questo, non posso raccontare. Diciamo solo che ci sono intrecci, nel corso degli anni, che li portano a sfiorarsi senza che se ne rendano conto.
Un viaggio particolarissimo attraverso anni infuocati di violenza e di ottimismo, di innovazione, di grandi battaglie e di sconfitte, di adolescenti in tempesta dediti al gioco di carte benchè questo comprometta la loro carriera universitaria gettandoli in pasto alla macina dell'esercito, che chiede sempre carne fresca da inviare "nel verde", anni di illusioni e di amori infranti, di crescita e di nostalgia, sui quali aleggia sempre e comunque lo spirito impalpabile dell'amicizia d'infanzia, quello che basta una semplice foto con tre ragazzini in posa a smuoverlo, sollevando i ricordi come il vento solleva la sabbia....

UN ASSAGGIO:

 "L'ultimo giorno di aprile, undicesimo compleanno di Bobby, sua madre gli consegnò un pacchettino sottile avvolto in carta d'argento. Dentro c'era una tessera bibliotecaria arancione. Una tessera per la biblioteca degli adulti. Addio Nancy Drew, Hardy Boys e Don Wislow. Benvenuti a tutti gli altri protagonisti colmi di storie di passioni misteriose e torbide come "Il Buio in Cima alle Scale" Per non parlare di pugnali insanguinati nelle stanze di qualche torre (c'erano misteri e torri anche nelle storie di Nancy Drew e Hardy Boys, ma ben poco sangue e mai passione).
"Ricorda solo che la signora Kelton al banco prestiti è amica mia." Lo ammonì sua madre. Il tono era quello asciutto delle intimazioni, ma vedeva che suo figlio era contento ed era felice per lui. "Se cerchi di prendere qualcosa di spinto come 'I peccati di Peyton Place' o ' Delitti senza castigo', lo verrò a sapere."
Bobby sorrise. Sapeva che era vero.


PS: ho inserito tra i tag anche 'amore per la lettura' e non a caso ho scelto questo stralcio perchè "Cuori in Atlantide" è pervaso da continui ed espliciti richiami ad un libro per ragazzi, libro che Ted regala a Bobby per il suo compleanno e che affascinerà profondamente il ragazzino....
Volete sapere qual è? Date un'occhiata qui....

giovedì 2 ottobre 2014

Gabriel Garcia Marquez - L'Amore ai Tempi del Colera

                                                               

DOVE: in una città coloniale dei Caraibi

QUANDO: a cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

Che meraviglia, Marquez. Mi rendo conto di dire una banalità, ma lo ritengo uno dei più straordinari scrittori del nostro tempo. In poche righe, è in grado di trasportarti lontano, in quei Caraibi verdi e lussureggianti che ti sa pennellare davanti agli occhi con tanta maestria che finisci per sentire sulla pelle l'aria afosa e umida, il profumo dei fiori, il ronzio degli insetti e la confusione delle strade umide di una città coloniale affollata e rumorosa. I suoi libri sono così, temi quasi di rimanerci invischiato dentro come il Bastian de "La Storia Infinita", intrappolato nell'incanto di quelle descrizioni.
Ed è con Marquez che ritorno finalmente al mio blog, dopo un anno di assenza dovuto a stravolgimenti nella mia vita personale che mi hanno fatto vacillare non poco. Nulla che non sia capitato ad altri, per carità. Ma in questo periodo di grandi cambiamenti ed atrettanto grandi riflessioni i libri non mi hanno mai abbandonato; ed ora che sto, lentamente ed a fatica, riprendendo il bandolo della matassa e ricominciando a far scorrere la mia vita, rientro nel piccolo mondo del blog con un piccolo capolavoro.
Tanto per cominciare, si parla d'amore. Lui è il giovane Florentino Ariza, impiegato dell'ufficio postale dai capelli da indio e dall'ardente spirito poetico celato dietro un aspetto gracile ed un carattere riservato. Lei Fermina Daza, fiera rampolla di un uomo agiato, di cui Florentino s'innamora con la violenza che solo uno spirito Romantico può conoscere, perdendo il sonno, l'appetito e la salute dietro lunghissimi appostamenti nella folla della Messa di Natale e sotto le folte chiome dei mandorli lungo la strada che Fermina percorre due volte al giorno scortata dalla zia Escolastica per recarsi a scuola. E con costanza incrollabile Florentino continua a covare per anni nel profondo del suo cuore l'amore per la sua bella Fermina, malgrado lei sia diventata nel frattempo la splendente sposa del dottor Juvenal Urbino, filantropo e punto di riferimento per la comunità.
E quando poi a distanza di anni l'anziano dottore muore per un bizzarro incidente lasciando vedova la ancor bella Fermina ecco che Florentino, ormai avanti negli anni, col cuore in subbuglio si ripropone alla sua antica fiamma.
Poesia allo stato puro, sullo sfondo di una città coloniale disordinatamente affascinante anche nei suoi scorci più decadenti, sotto un sole implacabile o sferzata dagli uragani; e mentre il mondo si evolve, tra l'entusiasmo quasi infantile con cui il paese accoglie le prime stampe fotografiche ed i viaggi in battello lungo il fiume, l'amore di Florentino brilla con la fissità cocciuta di una stella, mentre Fermina, bella e ricca ma originaria di una famiglia dal passato oscuro, affronta a testa alta le difficoltà di un matrimonio con il dicendente di un'antica e rispettatissima classe del luogo.
Personalmente, il viaggio che preferisco nel mondo caraibico di Gabriel Garcia Marquez.

UN ASSAGGIO:

"Finì per non sopportare nulla e nessuno all'infuori di lui nella casa della sua sventura. La deprimevano la solitudine, il giardino da cimitero, l'incuria del tempo nelle enormi stanze senza finestre. Si sentiva impazzire nelle notti dilatate dagli urli delle pazze nel manicomio vicino. Si vergognava  dell'abitudine di preparare tutti i giorni la tavola per i banchetti, con tovaglie ricamate, servizi d'argento e candelabri da funerale, affinchè cinque fantasmi cenassero con una tazza di caffelatte e frittelle. Detestava il rosario all'imbrunire, le smancerie a tavola, le critiche costanti al suo modo di prendere le posate, di camminare con quei passi mistici da donna di strada, di vestirsi come al circo, e persino dei suoi metodi contadini di trattare il marito e di allattare il figlio senza coprirsi il seno con lo scialle. Quando fece i primi inviti per prendere il tè alle cinque di pomeriggio, con biscottini al burro e confetture di fiori, secondo una recente moda inglese, donna Blanca si oppose al fatto che in casa sua si bevessero medicine per sudare la febbre invece del cioccolato con formaggio fuso e fette di pane di manioca. "

lunedì 6 maggio 2013

Anonimo - IL DIARIO DI ELLEN RIMBAUER

DOVE: Seattle, USA
QUANDO: Prima metà del Ventesimo Secolo

Ecco un libro perfetto per i giorni di pioggia. Specialmente quelli in cui i tuoni borbottano e qualche lampo si schianta con fragore, facendoci sobbalzare. Perchè questa è una storia di fantasmi, signore e signori; e ho voluto - forse non tutti saranno d'accordo in questa mia personalissima visione - inserirla tra i miei tag 'classici moderni' proprio perchè, complice anche la miniserie TV firmata da Stephen King (della quale il libro è un gustoso, inquietante antefatto), ormai Rose Red è diventata, per antonomasia, LA casa stregata.
Ecco qui, dunque, come tutto ebbe inizio; da una giovanissima, brillante, affascinante donna e della passione travolgente che la legherà a John Rimbauer, lungimirante imprenditore che, agli inizi del Ventesimo secolo, intuisce le potenzialità economiche celate dietro il nascente impero del petrolio e vi si getta a capofitto. Lei, Ellen, soggiogata dal fascino di quell'uomo maturo, sensuale, severo, misterioso, comincerà ben presto a sentire il peso soffocante di quella relazione morbosa, riversando tutta la sua attenzione - ed il suo crescente odio verso un marito assente e fedifrago - nella loro sontuosa casa coniugale, la più imponente magione di Seattle, sottoposta ad un costante e continuo lavoro di ampliamento.
Peccato che, la casa in questione si sia resa protagonista fin dalla posa della primissima pietra di coincidenze inquietanti; e quando poi, tra i corridoi e le stanze che sembrano mutare di posizione ad ogni sguardo, alcuni ospiti cominciano a svanire nel nulla, le voci cominciano a circolare...
Qual'è il segreto che si cela dietro le mura e sotto le pietre di Rose Red? E c'è davvero un qualche tipo di legame sovrannaturale tra lei e la padrona di casa, della quale Rose Red pare assorbire gli umori, riversandoli poi in inquietanti eventi che atterriscono la servitù - ad eccezione della fidata domestica di Ellen, l'africana Sukeena, che pare dotata anch'essa di straordinari poteri?
Silenzi, tensione psicologica, colpi di scena: gli ingredienti per divorare 273 pagine in poche ore, direi che ci sono tutti.

UN ASSAGGIO:
"Non erano passati dieci minuti quando, ritiratami nelle mie stanze, nell'Ala  Occidentale, vi ho trovato ad attendermi Sukeena e Linda. Mentre invitavo Linda, tutta tremante, a sedersi, Sukeena si è ritirata dietro la porta - non si prende mai confidenza, altra sua dote apprezzabile - ma io l'ho pregata di rimanere. Ho sistemato uina sedia di fronte a Linda, ho stretto fra le mie mani fredde le sue e abbiamo parlato.
'Cara ragazza, cosa volevi dirmi poco fa?'
'Nulla, signora'
'Cara figliola, sappiamo entrambe che stavi per parlare, te l'ho letto nello sguardo. Se sai qualcosa su dove possa essere Laura... Non so dirti quanto sia importante, è una questione di vita o di morte, forse. Non possiamo dimenticare la sorte della nostra cara signora Fauxmanteur, vero?'
Atterrita, la ragazza ha guardato prima Sukeena, poi me,mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
'Su, avanti, figliola.. Non ti succederà nulla di male.'
'Io.. è... è come ha detto Rodney.'
'Il Solarium'
Ha annuito con le labbra tremanti, a testa bassa.
'Va tutto bene, bambina'
'No, signora.' Ha sussurrato."

NB: tanto per stuzzicare la curiosità di quelli attratti un tantino dalle storie da brivido, pare che la Rose Red del romanzo sia stata ispirata da una altrettanto inquietante e bizzarra casa realmente esistente, la Winchester House in California, costruita dall'erede della famiglia Winchester - proprio quelli ideatori della celebre pistola omonima! - la quale era convinta di essere perseguitata dagli spiriti: qui il sito ufficiale, con tanto di immagini e storia...