mercoledì 10 agosto 2016

JONATHAN COE - I terribili segreti di Maxwell Sim

DOVE: in viaggio tra l'Inghilterra e la Scozia
QUANDO: 2009

Ancora svolte, ancora cambiamenti repentini della vita (dopo la recensione di Piccoli Limoni Gialli), ma stavolta, di tutt'altro sapore.
Maxwell Sim, 48 anni, uomo dalla vita ordinaria - un lavoro non particolarmente entusiasmante, una ex moglie ed una figlia che vivono in un'altra città, un addome prominente e i capelli che ingrigiscono - si trova improvvisamente a fare i conti con la sua esistenza atonica e senza scossoni. Rientrando a Watford, UK dopo un viaggio in Australia in visita a suo padre, infatti, lo assale tutto a un tratto con violenza la consapevolezza di essere incommensurabilmente solo, a dispetto dei suoi contatti facebook. Ma lui, uomo tutt'altro che energico e pieno d'iniziativa, immerso da oltre sei mesi in un limbo di depressione che lo ha spinto anche a prendersi una lunga aspettativa dal lavoro, si culla nella deprimente consapevolezza di questo senso di abbandono fino a quando un'incredibile, capricciosa, collana di eventi consecutivi non sembra mettergli davanti uno spiraglio di luce. Trevor Paige, l'ultimo superstite tra quelli che poteva considerare "amici", lo contatta proponendogli un lavoro come rappresentante di spazzolini da denti ecologici per una piccola, ambiziosa ditta che si propone di sbaragliare le grosse multinazionali e la crescente crisi economica producendo artigianalmente spazzolini a basso impatto ambientale. Non solo: per il lancio dell'ultimo, strabiliante modello si propongono una campagna pubblicitaria d'impatto, spedendo quattro rappresentanti ai quattro angoli dell'Inghilterra chiedendo loro di tenere un video-diario del viaggio, e promettendo oltretutto un allettante premio in denaro.
Sembrerebbe la tanto attesa svolta nella vita piatta e grigia di Max: da Watford alle remote isole Shetland a bordo di una Toyota Prius; e allora che cosa è andato storto? Perchè il 9 marzo 2009 una pattuglia di polizia ritrova Maxwell Sim nudo ed in coma etilico nella sua auto abbandonata in mezzo alla tormenta, con un bagagliaio carico di spazzolini da denti e un sacco pieno di cartoline provenienti dall' estremo oriente?

In un silenzioso, angosciante, piovoso e  solitario viaggio attraverso l'Inghilterra - ed attraverso la mentre sconvolta dalla depressione - ripercorriamo con lui, passo dopo passo, tappa dopo tappa, il suo lento, amaro, inesorabile declino. E poi? Ci sarà un colpo di reni che lo riporterà a galla? O Max Sim finirà per lasciarsi affogare negli oscuri gorghi del suo male nero?
Al sorprendente colpo di scena finale, l'ardua sentenza; non anticipo nulla, ma dico solo che se le ultimissime pagine vi hanno entusiasmato, consiglio vivamente la lettura de "L'immortalità" di Kundera (già recensito qui)...


UN ASSAGGIO:

"Prima di incamminarmi verso l'entrata principale, presi la videocamera e filmai per una ventina di secondi, inquadrando tutto il palazzo, da sinistra a destra e dall'alto in basso. Era la prima volta che usavo la videocamera, ma sembrava abbastanza facile da maneggiare. Non so bene perchè lo feci, però: in parte per calmarmi i nervi, forse, e in parte perchè pensai che a mio padre sarebbe piaciuto vedere il filmato la prossima volta che ci fossimo incontrati, chissà quando. Quel che è certo è che non sarebbe stato molto utile a Lindsay o Alan Guest per il loro video promozionale. Finite le riprese, riposi la videocamera nel vano portaoggetti e bloccai gli sportelli dell'auto.
E' strano che adesso, quando ripenso a quella mattina, e mi rivedo camminare sulla distesa d'asfalto davanti al palazzo, io abbia la sensazione che tutto si svolgesse nel silenzio più assoluto. Eppure, evidentemente, non esiste una cosa come il silenzio assoluto. Non in Inghilterra. Quindi doveva esserci stato il rombo del traffico sulla Eastern Avenue, o il gemito distante delle sirene della polizia, o il pianto di un bambino in una carrozzina due strade più in là, ma non è così che ricordo la scena. Era tutto immobilità e silenzio. Era tutto mistero."

sabato 6 agosto 2016

KASJIA INGEMARSSON - Piccoli Limoni Gialli

DOVE: Stoccolma, Svezia
QUANDO: oggi

Leggero, frizzante, arioso; e poco importa se tutto sommato il finale è ampiamente prevedibile e sappiamo già quale sarà l'attesissimo colpo di scena dopo poco più di metà libro... E' comunque piacevole lasciarsi trasportare tra i profumi e i colori di un solare e coraggioso ristorantino neonato in attesa di ricevere la recensione che consentirà il suo decollo nel competitivo mondo della ristorazione di Stoccolma.
Ma andiamo per ordine; la storia è quella di Agnes, fuggita dalla mediocrità di Lanninge, paesone industriale nel quale ha lasciato i genitori e la sorella Madde, per cercare fortuna - e sè stessa - lavorando come cameriera a  Stoccolma. Non avrebbe avuto - pensava - il destino segnato dei suoi concittadini, impiegati nella fabbrica locale, stipati in minuscole villette a schiera, sposati felicemente e felicemente senza ambizioni; ma tutto sembra remarle contro.
Armata di buona volontà e testardaggine Agnes sopporta qualche iniziale delusione - lavori poco gratificanti e malpagati in ristorantoni squallidi e di dubbia qualità- sperando di riuscire, un passo dopo l'altro, ad arrivare più in alto ; e quando approda come maitre nel prestigioso Bateau Bleu, le sembra di toccare il cielo con un dito. Peccato che poi, tutto precipiti: prima le pesanti molestie del titolare che la costringono ad abbandonare l'ambitissimo posto, poi l'adorato fidanzato Tobia che la molla di punto in bianco per un'altra. In una giornata, la vita di Agnes va in frantumi. Ma lei è una che non si abbatte, e affiancata dall'estrosa e travolgente amica Lussan resta a galla, in cerca di una svolta.
E se la tanto attesa svolta fosse il "Piccoli Limoni Gialli", il ristorantino mediterraneo che il suo amico ed ex collega Kalle sta inaugurando proprio in quei giorni? Agnes, inutile dirlo, si getta a capofitto con tutto il cuore in questa nuova avventura. Ed eccoci qui, in un locale accogliente e caldo, nel cuore della fredda Svezia; un piccolo gioiello dalle pareti giallo limone e dai profumi di basilico, menta, rosmarino. Un piccolo gioiello che però - ahimè - non brilla a dovere in una strada già satura di locali; eppure una speranza c'è, quella di una recensione - positiva, manco a dirlo - della temutissima ed osannata Lola, misteriosa critica gastronomica le cui attesissime recensioni sembrano avere il potere di sollevare ristoranti sull'orlo del baratro - o, al contrario, precipitarveli dentro. Ma quando arriverà Lola? Giungerà l'attesissima svolta per il Piccoli Limoni Gialli ed il suo staff? Ed Agnes? Rimetterà ordine nella sua vita?
Con leggerezza, piatto dopo piatto, aspettiamo il finale... prevedibile, come ho già scritto, ma pur sempre gradito.
Un libro scorrevole nel quale ho ritrovato un mix tutto sommato piacevole di richiami ad altre storie.... come ne Lo Strano Caso dell'apprendista libraia, anche qui una ragazza sola e dal cuore infranto, in cerca di riscatto in una grande città; come in Caffè Babilonia e in Moshi Moshi, l'incipit di una nuova vita è in un piccolo, caratteristico ristorante; come in Le lettere segrete di Jo, abbiamo una donna in cerca di sè stessa con un legame stretto ma conflittuale con la famiglia...

Nulla di particolarmente nuovo, eppure un mix che risulta gradevole, una piccola, profumata e breve evasione - in attesa di tuffarmi di nuovo in libri più "impegnati". ^_^


UN ASSAGGIO:

"Lanninge non era grande; era difficile definirla "città"; era piuttosto una cittadina, un paesone industriale. Il piccolo centro era costruito dalle due arterie principali lungo le quali erano disposte basse case di legno e costruzioni in mattoni a tre piani che risalivano al periodo di maggior splendore, gli anni Sessanta. In mezzo c'era la piazza, che fungeva anche da parcheggio. Un punto d'incontro naturale, proprio come Ronald's, il bar. Il sabato pomeriggio non c'era bisogno di fissare alcun appuntamento con gli amici, perchè tanto erano tutti da Ronald's. Dove si poteva andare, se no? Almeno così accadeva in passato, quando Agnes andava ancora a scuola. Ora la maggior parte dei suoi conoscenti aveva messo su famiglia , e probabilmente non aveva troppo tempo da trascorrere al bar. Questo non cambiava molto le cose per lei, dal momento che non frequentava più nessuno di loro, ed era passato parecchio dall'ultima volta che era andata in centro.
Quando tornava a casa, si fermava soprattutto nella villetta dei suoi genitori, un po' fuori città. A volte faceva qualche puntatina per andare a salutare i vecchi compagni di scuola, ma capitava sempre più di rado. Era difficile mantenere i contatti. Oltre ad Agnes, c'era solo un'altra ragazza della sua classe che non aveva ancora figli e per questo veniva giudicata un po' strana, lesbica o qualcos'altro - almeno così avevano lasciato intendere alcuni dei suoi compagni quando li aveva visti, poco prima di Natale."

mercoledì 27 luglio 2016

JULES VERNE - Viaggio al Centro della Terra


DOVE: ad Amburgo, ma soprattutto nel sottosuolo dell'Islanda
QUANDO: 1863

Claustrofobico, potente, un tantino lento rispetto agli standard odierni (soprattutto nelle descrizioni molto dettagliate) ma attualissimo nei colpi di scena e nelle emozioni forti che sa donarci ancora, sebbene scritto nella seconda metà dell'800; ecco l'ennesimo classico che non delude.
Ma d'altronde lui è Jules Verne, insaziabile viaggiatore ed autore prolifico, "padre" della fantascienza moderna, straordinario creatore di Ventimila Leghe Sotto i Mari, de Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni e di altri, meravigliosi astri del firmamento letterario.
Per carità, benvengano le letture da ombrellone più tradizionali - un bel thriller contemporaneo, perchè no... o un romanzetto fresco come una bevanda ghiacciata; ma per una volta, provate ad approfittare dell'estate per accostarvi ad un classico. E, se amate l'avventura e la fantascienza, cominciate dalle fondamenta.. cominciate da Verne.
Eccoci qui, catapultati ad Amburgo nel 1863, nella vita apparentemente ordinaria del giovane geologo Axel. Una vita, perlappunto, serena, se non fosse che lo zio del giovane - nonchè proprietario della casa in cui è ospite- non è un uomo qualunque, ma il professor Lidenbrock, stimato, eccentrico, collerico, illuminato professore di mineralogia.
E cosa accade se quest'uomo dalle mille sfaccettature e dagli entusiasmi potenti entra in possesso di un antico manoscritto che sembrerebbe indicare il percorso per arrivare al centro della terra? Ovvio: si prendono armi e bagagli e si parte alla volta dell'Islanda, per calarsi all'interno del cratere dello Sneffel - un vulcano ormai spento - e inseguire un sogno, sulle tracce di Arne Saknussem, lo scomparso scienziato autore appunto del manoscritto.
A nulla valgono i tentativi di Axel; in quattro e quattr'otto il professor Lidenbrock porta noi e lo sventurato nipote nella gelida e deserta islanda, con un pesante bagaglio e l'aiuto di una poderosa e taciturna guida locale, per iniziare la pericolosa discesa verso l'ignoto.
Che dire ancora? Preparatevi ad abbandonare la luce del sole per avventurarvi tra polvere, pietre acuminate, picconi, silenzio e sorgenti di acqua bollente, misteriose piante sotterranee e cunicoli ciechi, notti uguali ai giorni e giorni uguali alle notti; coperte stese sul granito duro e freddo; ed a molte, moltissime altre emozionanti sorprese.....

Un classico senza tempo che non delude, ma anzi lascia col fiato sospeso ancora oggi.

UN ASSAGGIO:

"Uno spaventoso gesto di collera fu l'ultima cosa che vidi prima di chiudere gli occhi. Quando li riaprii, scorsi i miei due compagni immobili, avvolti nelle loro coperte. Dormivano? Per mio conto, non potevo trovare un minuto di sonno. Soffrivo troppo, e soprattutto mi angosciava il pensiero che il mio male fosse senza rimedio. Le ultime parole di mio zio risuonavano nelle mie orecchie: " tutto è finito!". Ed ero certo che in quello stato di debolezza non potevo nemmeno pensare a risalire alla superficie della terra. Per una lega e mezzo s'innalzava la crosta terrestre: mi sembrava che quella massa gravasse con tutto il suo peso sulle mie spalle. Mi sentivo spezzato e mi sfinivo nello sforzo violento di rivoltarmi sul mio letto di granito.
Passarono alcune ore. Un silenzio profondo ci avvolgeva, silenzio di tomba. Nessun rumore veniva da quelle muraglie: la più sottile di esse misurava cinque miglia di spessore.
Tuttavia nel mio assopimento mi pareva di percepire un lieve rumore. Guardai attentamente, e mi sembrò di vedere l'islandese che spariva con la sua lampada in mano. Ci abbandonava? Mio zio dormiva. Volli gridare, ma la voce non riusciva a passare fra le mie labbra disseccate. L'oscurità era totale, e gli ultimi rumori si erano spenti."

venerdì 22 luglio 2016

RUDJARD KIPLING - Il Libro della Giungla

DOVE: perlopiù, in India
QUANDO: alla fine dell'800

Cosa adoro più di tutti della lettura? Essere libera. Poter spaziare da un tema impegnato ad una storiella leggera, da una parte all'altra del mondo, da un autore contemporaneo ad un grande classico.
Ed eccomi qui, faccia a faccia con un Nobel per la Letteratura, nonchè un celeberrimo titolo "per ragazzi" che, ahimè, fino ad ora conoscevo solo per la trasposizione cartoon della Disney. Diciamo pure che come mamma mi rendo conto di quanto sia vasta oggi l'offerta di libri per bambini e ragazzi, il che finisce inevitabilmente per lasciare in disparte titoli un tantino "datati", magari con uno stile ed un linguaggio poco vicino ai giorni nostri, eppure ancora ricchi, ricchissimi di messaggi e di atmosfere. Un libro dal sapore esotico, doppiamente lontano per noi lettori del Ventunesimo Secolo - che, nella fantasia di chi ci ha preceduto, saremmo diventati creature vestite di alluminio che si spostano su macchine volanti, mentre continuiamo quaggiù a rosolare dentro vecchie utilitarie incastrate tra Grande Raccordo Anulare e Pontina. Ma questa è un'altra storia; dicevamo, dunque, doppiamente lontano. Punto primo - e questo mi pare ovvio - perchè siamo perlopiù in India (fatta eccezione per il racconto La Foca Bianca, che ci trasporta nel freddo mare di Bering). Umidità, fitta vegetazione, liane mollemente cadenti dagli alberi, elefanti maestosi, cobra sfuggenti, tigri nascoste nel folto della jungla intricata e stillante afa. Punto secondo, perchè questa è l'India della fine dell'Ottocento: la calda, luccicante colonia inglese, in cui i dominatori sorseggiano il tè riparandosi dall'afa sotto ai portici e gli indigeni addestrano con orgoglio gli elefanti affinchè aiutino l'uomo nei lavori pesanti.
Insomma, una full-immersion in tempi e luoghi remoti, alternando prosa e poesia, per continuare ad insegnare agli uomini di oggi - al di là di certi dettagli che ad un occhio moderno appaiono assolutamente demodè - i valori senza tempo della lealtà, del rispetto, del coraggio. Mowgli, certo, chi non lo conosce? E con lui Baloo, Baghera, e l'ostinata e rancorosa Shere-Kahn. Ma anche Rikki-Tikki-Tavi, la piccola e coraggiosa mangusta; Kotick, la foca bianca che con coraggio ed ostinazione porta in salvo la sua colonia nel gelido e tempestoso mare del Nord; l'affascinante e leggendaria Danza degli Elefanti, che consentirà al piccolo Toomai di diventare finalmente un addestratore come suo padre e suo nonno prima di lui.. una moltitudine di personaggi dal sapore d'altri tempi, per certi versi non privi di una certa ingenuità che oggigiorno manca ai protagonisti dei libri per ragazzi.

Perchè, evviva Geronimo Stilton, evviva Harry Potter ( e cito qui volutamente due personaggi che io e mio figlio DIVORIAMO, "libristicamente" parlando, e ADORIAMO) ma i classici non devono morire.


UN ASSAGGIO:

"La prima cosa che sentì al risveglio fu la sensazione di mani che gli stringevano le gambe e le braccia; di piccole mani dure e robuste, poi un fruscio di foglie sulla faccia, allora guardò giù fra i rami oscillanti mentre Baloo risvegliava la Jungla con i suoi urli profondi e Bagheera balzava su per il tronco digrignando i denti. I Bandarlog mandarono uno strillo di trionfo, e sgattaiolarono su verso i rami più alti, dove Bagheera non osava seguirli, gridando: "Ci ha guardato! Bagheera  i ha guardato! Si è accorta di noi! Tutto il Popolo della Jungla ci ammira per la nostra destrezza e la nostra astuzia!"
Poi iniziò la fuga, e la fuga delle scimmie attraverso le regioni degli alberi è una cosa che nessuno riesce a descrivere. Hanno delle vere e proprie strade e degli incroci che salgono e scendono e corrono tutte da cinquanta a settanta o cento piedi da terra, e possono percorrerle anche di notte se occorre. Due delle scimmie più forti avevano afferrato Mowgli sotto le braccia e saltavano sostenendolo da una cima all'altra, facendo dei salti di venti piedi alla volta."

domenica 26 giugno 2016

ANDRE' BRINK - La polvere dei sogni

DOVE: Sudafrica
QUANDO: metà anni '90, alle soglie dell'elezione di Nelson Mandela

In una immaginaria città del Sudafrica, una donna sta morendo. Ouma Kristina, centenaria, minuta, coriacea vecchietta che si ostina a vivere sola in una immensa ed eccentrica costruzione di proprietà della sua famiglia da tempi immemori, si sta lentamente spegnendo. Ma non è la vecchiaia ad ucciderla, quanto piuttosto la violenza di ignoti che, in una notte turbolenta, hanno appiccato il fuoco ad un'ala del suo sterminato palazzo. Sono tempi cupi, per il Sudafrica; per la prima volta dopo anni la popolazione nera avrà accesso a delle libere elezioni, e nei giorni che le precedono l'entusiasmo, la rabbia covata in anni e anni di apartheid, il desiderio di riscatto, si miscelano in un cocktail esplosivo. Dall'altra parte del pianeta, sua nipote Kristien, fuggita anni prima dalla grettezza di un mondo claustrofobico, ma rimasta legatissima alla nonna, sente il richiamo del cuore, molla il suo fidanzato perfetto Michael, la sua vita ordinata e vola al capezzale di Ouma, pronta ad esaudire le sue ultime volontà. Numero uno: lasciare l'ospedale asettico per tornare a morire nella sua amatissima e bizzarra dimora, fatta di stanze incastrate una nell'altra come scatole cinesi e di misteriosi e labirintici corridoi. Numero due: avere la sua nipote prediletta accanto al letto, munita di penna e taccuino, per poterle lentamente raccontare la sua storia; anche se dire "sua" è riduttivo, perchè quello che Ouma lentamente, tenacemente, con un sottile filo di voce va dipanando è un inanellarsi di racconti, uno per ciascuna delle straordinarie donne che si sono succedute nella loro famiglia. Ouma stessa, con una segreta storia d'amore sconvolgente per un uomo diverso da quello che Kristien ha sempre considerato suo nonno. La sfortunata Rachel, imprigionata nei sotterranei della casa e svanita nel nulla, lasciando dietro di sè una serie di disegni osceni che (stregoneria?) continuamente riaffiorano dalle pareti, malgrado queste vengano pulite costantemente.
Wilhelmina, solida, mascolina, terrificante matrona che negli anni assunse dimensioni talmente spropositate da non essere in grado di passare attraverso le porte della sua stessa casa. E poi la sensuale Kamma, volitiva fanciulla khoihoi sacrificatasi per cercare di portare la pace con i bianchi; e l'affascinante Samuel, dai lunghissimi capelli biondi.
Notte dopo notte, accoccolata accanto alla piccola Ouma sofferente, Kristien scrive, ed assorbe lentamente i suoi strampalati racconti; e, inevitabilmente, mentre lo fa si trova a ripercorrere passo dopo passo la sua storia personale.
Intorno a lei, uno scorcio amaro del Sudafrica in trasformazione, enorme farfalla in procinto di lacerare il bozzolo oscuro in cui per anni ha covato; da un lato, la popolazione nera, sballottata tra rabbia e rassegnazione. Dall'altro, i bianchi, discendenti degli ex coloni, perfettamente incarnati da Anna - sorella di Kristien, mamma pluripara, sciatta, depressa, insoddisfatta ma perfettamente in linea con ciò che la società si aspettava da lei - e da suo marito Casper, violento, maschilista, capobranco di un piccolo manipolo di razzisti.
Una storia che oscilla continuamente tra presente e passato, speranza e disperazione, poesia e crudezza, reale e irreale. Tassello dopo tassello, il puzzle prende forma, fino allo sconcertante, tragico finale.

UN ASSAGGIO:

" 'I cognomi non hanno importanza. Sono stati tutti aggiunti dopo, non puoi farci conto. Ogni volta che un uomo diventa padre non vede l'ora di mettere avanti il suo cognome. Ma come può essere sicuro che quello che lui ha messo dentro è lo stesso di quello che viene fuori? Solo noialtre possiamo dirlo per certo, e qualche volta preferiamo tenerlo segreto. E' di noi che parlo. Le donne. Te l'ho detto che questo è il mio testamento. E adesso che mi sto avvicinando alla morte questo è tutto ciò che conta veramente.'
'Fino a che punto riesci a risalire nel passato con la storia?'
'Abbastanza in là. Nella nostra famiglia abbiamo avuto la fortuna di avere sempre donne che raccontavano storie. Tu hai me, io avevo Petronella, nei aveva Wilhelmina e così via, sempre più indietro, fino alla donna che aveva due nomi, Kamma e Maria. Se ricordo bene il totale fa nove.'
'Allora la prima fu Maria-Kamma?'
'Certo che no. Mi stai ad ascoltare? Nessuno sa da dove abbiamo cominciato. A un certo punto il passato è avvolto nell'ombra. Secondo me ci siamo sempre state. Ci sono vecchie storie che parlano di una donna, nel profondo cuore dell'Africa, che venne da un lago portando sulla schiena un bambino e spingendo davanti a sè una vacca nera. O da un fiume, la donna-serpente con il gioiello sulla fronte. O dal mare. Un giorno una piccola onda si infranse sulla spiaggia e lasciò dietro di sè della schiuma, e sotto la luce del sole la schiuma diventò una donna. Questo però non lo sappiamo per certo, e io preferisco solo parlare delle cose che conosco.' "

mercoledì 27 aprile 2016

HARPER LEE - Va', metti una sentinella

DOVE: Maycomb, Alabama
QUANDO: anni '50

Avete presente Scout, la brillante e combattiva ragazzina protagonista del capolavoro di Harper Lee, Il buio Oltre la Siepe? Sì, proprio lei, la scalza maschiaccia di Maycomb, figlia del pacato avvocato Atticus Finch, finalmente è tornata. Ed è esattamente come la immaginiamo una volta cresciuta; una donna testarda, indipendente, allergica a pregiudizi ed etichette sociali, trasferitasi a New York e di ritorno nella piccola Maycomb in visita a ciò che resta della sua famiglia, dopo la morte - ahimè - del fratello Jem.
E se da piccola già stentava a tenere a freno la lingua di fronte a quelle che reputava ingiustizie, figuriamoci adesso, quando la maturità di una giovane ventiseienne residente nella grande mela consente a Jean Louise di vedere ancor più chiaramente l'asfissiante grettezza e la mentalità meschina della provincia americana. Anche Maycomb è più o meno come ce la immaginiamo negli anni '50; strade asfaltate, piccoli giardini curati, un piccolo chiosco di gelati là dove un tempo lei e Jem giocavano insieme ad Henry (Hank) Clinton, lo storico amico d'infanzia divenuto ora un tranquillo ed affidabile praticante avvocato nello studio di Atticus Finch, nonchè corteggiatore di Jean Louise. Inutile dire che la tranquilla vita di provincia a Jean Louise - che nel profondo del cuore continua ad essere la burrascosa Scout - comincia presto ad andare stretta; quelle che un tempo erano state le sue compagne di scuola sembrano essersi tramutate una dopo l'altra in amabili casalinghe, che scrollatesi di dosso qualsivoglia ambizione personale vivono contemplando amorevolmente i loro mariti, riflettendone persino le opinioni, incapaci perfino di concepire propri pensieri indipendenti. Il germe del razzismo, che da tempo covava sotto la superficie dorata della piccola cittadina, continua a germogliare e spandere il suo veleno ipocrita; la comunità nera e quella "rispettabile" bianca vivono a debita distanza, in un precario equilibrio.
Ma soprattutto, il mondo di Jean Louise comincia a vacillare nel momento in cui perfino Atticus - suo padre, Atticus Finch, che per lei era il sole attorno a cui ruotava l'intero universo - sembra apparentemente deluderla, tradendo quelli che fino ad allora per lei erano stati i principi fermi ed indiscutibili della sua cieca fede in Atticus. Scavando in un passato talvolta dolce, spesso doloroso, Scout porta alla luce i piccoli, inconfessabili segreti di famiglia che la costringono inevitabilmente a maturare, rivedendo i suoi rapporti familiari, quello con Hank ma soprattutto rivedendo il rapporto con sè stessa. E, anche se sarà un processo doloroso - i cambiamenti lo sono sempre, specialmente quelli bruschi - la giovane Scout sopravvivrà. Perchè d'altronde continua ad essere la tosta figlia di Maycomb che scazzottava coi maschi.

Non aggiungo altro; per chi ha amato Harper Lee sarà certamente un piacere ritrovare la sua protagonista. Per tutti gli altri, un'occasione magari per accostarsi a lei, considerando fra l'altro che quest'opera era stata concepita dall'autrice prima di comporre Il Buio Oltre la Siepe, ma che poi da una serie di considerazioni di carattere editoriale è venuta fuori quest'ultima.
(Rimando alla pagina di Wikipedia tutti coloro che fossero interessati all storia di Va', Metti una Sentinella)
Infine, ultimo ma non per importanza, con questo post completo la mia partecipazione al Link Party del Blog Cinebooks Blog, dedicato ai libri ed alla primavera ^_^.
Cliccando sul link arriverete direttamente alla pagina dell'iniziativa, dove potete trovare la lista di tutti i blog partecipanti: una vera miniera d'oro, per gli amanti della lettura!


UN ASSAGGIO:

"La Seconda Guerra Mondiale ebbe una certa influenza su Maycomb: i suoi figli che tornavano a casa avevano strane idee su come fare quattrini e una gran fretta di recuperare il tempo perduto. Pitturavano le case dei genitori di colori atroci; imbiancavano i negozi di Maycomb e montavano insegne al neon; per se stessi costruivano case in muratura in quelli che una volta erano campi di granoturco e pinetine; rovinavano l'aspetto della vecchia città. Le sue strade non furono soltanto latricate, ma anche battezzate (Adeline Avenue, dal nome di Miss Adeline Clay), a i vecchi residenti si astenevano dall'usare i nomi delle vie: per orientarsi bastava indicare "la strada che passa davanti a Tompkins Place". Dopo la guerra, da tutte le aziende agricole della contea affluirono in massa a Maycomb giovani che costruivano casette di legno che sembravano scatole di fiammiferi e mettevano su famiglia. Nessuno capiva come facessero a sbarcare il lunario, ma in un modo o nell'altro ci riuscivano, e se il resto della città avesse riconosciuto la loro esistenza avrebbero creato a Maycomb un nuovo strato sociale.
Anche se l'aspetto della città era cambiato, nelle case nuove battevano gli stessi cuori, davanti ai frullatori e ai televisori. Si poteva dare una mano di bianco a tutto quello che si voleva, e montare buffe insegne al neon, ma le vecchie case di legno reggevano bene allo sforzo anche sotto questo peso supplementare."



giovedì 7 aprile 2016

GABRIELLE DONNELLY - Le lettere segrete di Jo

DOVE e QUANDO: tra la Londra di Oggi e Concord, Massachussets, seconda metà dell'Ottocento

Tre sorelle londinesi, una mamma psicoterapeuta con un passato ribelle ed una bisnonna ancor più anticonvenzionale, nientepopodimeno che la Jo March protagonista delle Piccole Donne con cui sono cresciuta: questa la combinazione di ingredienti che mi ha magneticamente attratto verso questo libro non appena ho letto la quarta di copertina. Come potevo lasciarlo lì? Jo, proprio lei, che tanto ho adorato sulla carta e sullo schermo (in tutte le salse.... dalla versione vecchissima del film con Liz Taylor fino ai cartoni animati giapponesi), estrosa, tosta, ribelle, energica, bisbetica, confusionaria e piena d'amore per la propria famiglia, è tornata.
Ma sto creando confusione, lasciandomi andare dall'impulso emotivo, lo stesso che mi ha fatto decidere in quattro e quattro otto di comprare il libro, nonostante fossi andata in libreria soltanto per comprare il Secondo Viaggio nel Regno della Fantasia di Geronimo Stilton per mio figlio ^_^.

Dunque, dicevamo, tre sorelle. Emma, la maggiore, composta, nei ranghi, ordinata, metodica. Una che fa esattamente quello che ti aspetteresti. Un fidanzato perfetto, un lavoro perfetto, in corso di preparativi per il matrimonio perfetto.
Sophie, la minore, biondissima, di professione attrice, corteggiata, brillante, sempre con la testa tra le nuvole, assolutamente lontana dai pensieri pratici, un tantinello svampita come da clichè delle bionde, ma sempre attenta e ferma nel voler realizzare i suoi sogni.
In mezzo lei, Lulu, persa in un limbo sentimentale e lavorativo in cui nulla sembra soddisfarla. Brontolona, tenace, disillusa dalla vita, una laurea conseguita con voti brillanti eppure senza convinzione, un'amore sconfinato per le proprie sorelle eppure l'amarezza di sentirsi un passo indietro rispetto ad esse. Nei loro brunch domenicali a casa dei genitori, immancabile il confronto. Emma e Sophie, seppure in modo diverso (ed in direzioni diverse) puntano con sguardo fermo verso il proprio futuro. Lulu, invece, sembra svolazzare qua e là come un uccello in gabbia, incapace di trovare la propria strada.
Fino a quando, in soffitta, mentre cerca un vecchio ricettario di famiglia, non s'imbatte in una scatola di ricordi, dove, tra fotografie ingiallite e guanti ottocenteschi non incontra lei, nonna Jo, morta a cent'anni circondata dall'affetto della sua famiglia, attraverso una fitta corrispondenza che negli anni l'aveva legata alle sue sorelle, e attraverso la quale Lulu ricompone, passo a passo, la storia della sua famiglia. Giorno dopo giorno, all'insaputa di tutti, Lulu si chiude in soffitta e legge; e leggendo, piano piano, scopre che c'è stata, prima di lei, in famiglia, un'altra giovane donna inquieta, che scalpitava come un puledro di fronte alle convenzioni e che sembrava non avrebbe mai trovato il proprio posto nel mondo. Una giovane donna testarda e bisbetica, seconda di quattro figlie cresciute nel Massachussets da una madre amorevole mentre il padre combatte nella Guerra Civile.
Ma due mondi così lontani, gli USA ottocenteschi e la Londra degli anni duemila, possono ancora parlarsi? Riusciranno le parole di nonna Jo ad indirizzare la sua inquieta pronipote verso il suo destino?
Una storia scorrevole, fatta di confidenze in rosa durante assolati brunch domenicali punteggiati di fiori ed allettanti colpi di testa in una city frenetica e piena di occasioni. Un'occasione per incontrare quella che in un certo senso è stata una presenza "forte" nella mia vita letteraria di bambina, perchè Jo March è Jo March, punto. Ma soprattutto, pur nella sua frivolezza, un'occasione per riflettere sulla vita, sulle scelte, sull'amore che aspettiamo con tanta impazienza e che poi arriva dalla direzione in cui mai avevamo guardato.

PS: per tutte le amanti della Alcott, segnalo un libro che avevo recensito parecchio tempo fa e che era stato anch'esso una piacevole "riscoperta".. :-)


UN ASSAGGIO:

"La scatole occupavano la maggior parte dello spazio rimanente nella libreria. Ce n'erano più di dieci, in tela o cartone, di misure diverse e con il contenuto etichettato in modo chiaro dalla mano ordinata e ferma di nonna Jojo. Lulu si accovacciò per terra, spazzò via un paio dei ragni che tanto allarmavano Sophie e si accinse ad esaminarle. Pensò di ignorare quella con su scritto GIOIELLI e anche quella delle CARTE GEOGRAFICHE. Una scatola di scarpe con l'etichetta RICETTE sembrava promettente, ma conteneva soltanto una serie di rendiconti su sottile carta bianca, i  numeri scritti con un'antiquata macchina per scrivere. Un'elegante contenitore con le rifiniture in pergamena color panna e la scritta CISSIE riaccese le sue speranze, ma un controllo più accurato rivelò che ospitava solo alcuni diari logori ricoperti da una grafia fitta e illegibile: se era quella di nonna Cissie, pensò Lulu, non c'era da stupirsi che avesse deciso di far stampare le ricette. Su una scatola c'era scritto TRASCENDENTALISMO, che forse un tempo aveva appassionato qualche membro della famiglia, e su un'altra CONCORD. Il libro che cercava, però, non era nè nelle scatole nè infilato tra una e l'altra.
Lulu si alzò e si pulì le ginocchia disgustata. Nel chinarsi notò una valigetta di pelle seminascosta nell'ombra, posata sul pavimento tra la libreria e i bauli. Più grande delle scatole, era il tipo di valigia usato dai medici, con il manico robusto ed un vecchio fermaglio di ottone annerito; non aveva nè etichetta nè descrizione. Curiosa, suo malgrado la prese, la portò allo sgabello sotto la finestra e l'aprì mentre le gocce di pioggia, battendo, disegnavano un tatuaggio sul vetro sopra alla sua testa."