DOVE: Sudafrica
QUANDO: metà anni '90, alle soglie dell'elezione di Nelson Mandela
In una immaginaria città del Sudafrica, una donna sta morendo. Ouma Kristina, centenaria, minuta, coriacea vecchietta che si ostina a vivere sola in una immensa ed eccentrica costruzione di proprietà della sua famiglia da tempi immemori, si sta lentamente spegnendo. Ma non è la vecchiaia ad ucciderla, quanto piuttosto la violenza di ignoti che, in una notte turbolenta, hanno appiccato il fuoco ad un'ala del suo sterminato palazzo. Sono tempi cupi, per il Sudafrica; per la prima volta dopo anni la popolazione nera avrà accesso a delle libere elezioni, e nei giorni che le precedono l'entusiasmo, la rabbia covata in anni e anni di apartheid, il desiderio di riscatto, si miscelano in un cocktail esplosivo. Dall'altra parte del pianeta, sua nipote Kristien, fuggita anni prima dalla grettezza di un mondo claustrofobico, ma rimasta legatissima alla nonna, sente il richiamo del cuore, molla il suo fidanzato perfetto Michael, la sua vita ordinata e vola al capezzale di Ouma, pronta ad esaudire le sue ultime volontà. Numero uno: lasciare l'ospedale asettico per tornare a morire nella sua amatissima e bizzarra dimora, fatta di stanze incastrate una nell'altra come scatole cinesi e di misteriosi e labirintici corridoi. Numero due: avere la sua nipote prediletta accanto al letto, munita di penna e taccuino, per poterle lentamente raccontare la sua storia; anche se dire "sua" è riduttivo, perchè quello che Ouma lentamente, tenacemente, con un sottile filo di voce va dipanando è un inanellarsi di racconti, uno per ciascuna delle straordinarie donne che si sono succedute nella loro famiglia. Ouma stessa, con una segreta storia d'amore sconvolgente per un uomo diverso da quello che Kristien ha sempre considerato suo nonno. La sfortunata Rachel, imprigionata nei sotterranei della casa e svanita nel nulla, lasciando dietro di sè una serie di disegni osceni che (stregoneria?) continuamente riaffiorano dalle pareti, malgrado queste vengano pulite costantemente.
Wilhelmina, solida, mascolina, terrificante matrona che negli anni assunse dimensioni talmente spropositate da non essere in grado di passare attraverso le porte della sua stessa casa. E poi la sensuale Kamma, volitiva fanciulla khoihoi sacrificatasi per cercare di portare la pace con i bianchi; e l'affascinante Samuel, dai lunghissimi capelli biondi.
Notte dopo notte, accoccolata accanto alla piccola Ouma sofferente, Kristien scrive, ed assorbe lentamente i suoi strampalati racconti; e, inevitabilmente, mentre lo fa si trova a ripercorrere passo dopo passo la sua storia personale.
Intorno a lei, uno scorcio amaro del Sudafrica in trasformazione, enorme farfalla in procinto di lacerare il bozzolo oscuro in cui per anni ha covato; da un lato, la popolazione nera, sballottata tra rabbia e rassegnazione. Dall'altro, i bianchi, discendenti degli ex coloni, perfettamente incarnati da Anna - sorella di Kristien, mamma pluripara, sciatta, depressa, insoddisfatta ma perfettamente in linea con ciò che la società si aspettava da lei - e da suo marito Casper, violento, maschilista, capobranco di un piccolo manipolo di razzisti.
Una storia che oscilla continuamente tra presente e passato, speranza e disperazione, poesia e crudezza, reale e irreale. Tassello dopo tassello, il puzzle prende forma, fino allo sconcertante, tragico finale.
UN ASSAGGIO:
" 'I cognomi non hanno importanza. Sono stati tutti aggiunti dopo, non puoi farci conto. Ogni volta che un uomo diventa padre non vede l'ora di mettere avanti il suo cognome. Ma come può essere sicuro che quello che lui ha messo dentro è lo stesso di quello che viene fuori? Solo noialtre possiamo dirlo per certo, e qualche volta preferiamo tenerlo segreto. E' di noi che parlo. Le donne. Te l'ho detto che questo è il mio testamento. E adesso che mi sto avvicinando alla morte questo è tutto ciò che conta veramente.'
'Fino a che punto riesci a risalire nel passato con la storia?'
'Abbastanza in là. Nella nostra famiglia abbiamo avuto la fortuna di avere sempre donne che raccontavano storie. Tu hai me, io avevo Petronella, nei aveva Wilhelmina e così via, sempre più indietro, fino alla donna che aveva due nomi, Kamma e Maria. Se ricordo bene il totale fa nove.'
'Allora la prima fu Maria-Kamma?'
'Certo che no. Mi stai ad ascoltare? Nessuno sa da dove abbiamo cominciato. A un certo punto il passato è avvolto nell'ombra. Secondo me ci siamo sempre state. Ci sono vecchie storie che parlano di una donna, nel profondo cuore dell'Africa, che venne da un lago portando sulla schiena un bambino e spingendo davanti a sè una vacca nera. O da un fiume, la donna-serpente con il gioiello sulla fronte. O dal mare. Un giorno una piccola onda si infranse sulla spiaggia e lasciò dietro di sè della schiuma, e sotto la luce del sole la schiuma diventò una donna. Questo però non lo sappiamo per certo, e io preferisco solo parlare delle cose che conosco.' "
"Non sei mai stato il capitano Nemo intrappolato nel tuo sottomarino mentre la piovra ti sta attaccando?" (Dal film 'La Storia infinita')
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domenica 26 giugno 2016
ANDRE' BRINK - La polvere dei sogni
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giovedì 10 febbraio 2011
GAILE PARKIN - Africa Social Club
DOVE: Kigali, Ruanda
QUANDO: anni'90, al termine della guerra civile
La dolcissima Angel Tungaraza è certamente uno dei personaggi che più amo, tra quelli incontrati nei romanzi contemporanei. Questa donna corpulenta, che combatte con i fastidi della menopausa in un Ruanda in boccio dopo gli orrori della guerra e del genocidio, l'ho incontrata per caso, come spesso accade, leggendo distrattamente la quarta di copertina di un libro su una bancarella. E, immediatamente, ha preso un posto speciale in quella parte del mio cuore nella quale - chi ama leggere sa cosa intendo - restano quegli "affetti" tutti speciali che proviamo per i protagonisti delle storie che leggiamo. Angel è una donna speciale, come molti suoi conterranei sopravvissuta malgrado tutto al sangue e alla violenza, che faticosamente tenta di lasciarsi alle spalle le cicatrici che tutto questo le ha lasciato. E lo fa nel modo più dolce e semplice possibile, inventandosi una professione; perchè Angel, nella sua modesta cucina di Kigali, allestisce torte su ordinazione. Ma una torta, nel polveroso Ruanda che risolleva a fatica il capo contandosi le ferite, è molto più di uno sfizioso finepasto; è la celebrazione stessa della Vita. Si riscopre la voglia di festeggiare anniversari, compleanni, matrimoni, e lo si fa con tutto il cuore e l'energia dell'Africa, con delle coloratissime torte nelle quali Angel mette tutta la sua anima. Perchè lei, che pure porta dentro le ombre oscure di due figli prematuramente scomparsi, trova tuttavia il tempo e la voglia per stare ad ascoltare le storie di quelli che varcano la soglia della sua casa per ordinare una torta; li fa accomodare sul divano con una tazza di tè latte caldo speziato, e lascia che ciascuno racconti la propria storia. La giovane madre ammalata di AIDS, che decide di riscattarsi imparando da Angel il suo mestiere. L'ex soldato-bambino, divenuto un adulto che conserva appena una pallida ombra dei sentimenti umani dietro i suoi occhi spenti. La provocante Wazungu, l'occidentale che ritiene inspiegabilmente di voler festeggiare il suo divorzio, quasi che il fallimento di un matrimonio fosse un trionfo personale. La delicata infermiera che, vittima lei stessa di violenza, ha scelto di dedicare la vita ad aiutare i più bisognosi. Tante storie che la penna di Gaile descrive con tanta delicatezza che pare di poterle appena sfiorare, mentre sullo sfondo si dipanano gli oscuri background di un genocidio che per noi è stato tanto, troppo lontano.
Un libro che consiglio vivamente perchè fa riflettere sulla vita, sulla violenza, sulla morte e sulla capacità - ormai quasi scomparsa in noi "occidentali" - di gioire sinceramente per le piccole cose della vita.
UN ASSAGGIO:
"La torta sul piano di Angel era per la cena di Ken Akimoto che avrebbe avuto luogo quella sera stessa. Ken era di gran lunga il suo miglior cliente, perchè le ordinava una torta due o tre volte al mese. Adorava fare feste e si diceva che fosse molto bravo a preparare i piatti del suo nativo Giappone, sebbene avesse vissuto per la maggior parte della vita negli Stati Uniti. Angel si divertiva a fare le torte per lui perchè le lasciava la libertà di decorarle a suo piacimento. Solo una volta le aveva richiesto un disegno particolare: quando aveva dato un ricevimento per alcuni osservatori del governo giapponese in visita a Kigali peer vedere se fosse il caso di sponsorizzare qualcosa al KIST. In quell'occasione, Ken aveva ordinato ad Angel una torta che richiamasse la bandiera giapponese: una bandiera piuttosto noiosa, tutta bianca con un enorme cerchio rosso nel mezzo. Al tempo Angel aveva pensato che la torta fosse estremamente brutta - anche se adesso riconosceva che non lo era quanto quella dei Wanyika - ma, a quanto pareva, gli ospiti di Ken l'avevano trovata abbastanza bella da fotografarla da più angolazioni."
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mercoledì 4 agosto 2010
ALEXANDER MC CALL SMITH - Le lacrime della giraffa

DOVE: Gaborone (Botswana), Africa
QUANDO: nei giorni nostri
Se amate i gialli, ma volete un'ambientazione diversa dal solito, lasciatevi trasportare da Alexander McCall Smith nella capitale del Botswana, vastissimo e poco popolato stato dell'Africa centro-meridionale, dove tra acacie spinose e upupe che saltellano nei giardinetti recintati sboccia l'amore tra il signor JLB Matekoni - proprietario dell'officina meccanica Speedy Motors- e l'intraprendente Precious Ramotswe. Ma Le lacrime della giraffa non è soltanto una tenera storia d'amore illuminata dal caldo sole africano; la signora Ramotswe è infatti anche la fondatrice della N.1 Ladies' Detective Agency. Puntualissima, ogni mattina alle nove Precious apre il suo ufficio assistita dalla segretaria - nonchè accuratissima pettegola - signorina Makusi, per chiuderlo poi, con altrettanta puntualità, alle cinque del pomeriggio. In mezzo, giornate trascorse placidamente a base di tè rosso e pettegolezzi, nell'attesa che qualcuno, finalmente, varchi la soglia.
Ed ecco che qualcuno, in una giornata più pigra delle altre, quella soglia la varca: un'americana il cui figlio Michael è scomparso nel deserto, una decina d'anni prima. E Precious Ramotswe mette al servizio di questo caso apparentemente irrisolvibile tutto il suo ingegno - ed il suo cuore.
Non aggiungo altro, perchè un giallo che si rispetti dev'essere gustato senza alcun tipo di anticipazione che possa rovinarne il sapore. Dico solo che questo è un libro al quale ci si affeziona al punto tale, da volerlo rileggere nonostante se ne conosca già il finale; ci si affeziona all'impacciato signor ILB Matekoni, alla pratica signora Ramotswe, alla solerte signorina Makusi e a tutti i personaggi che orbitano loro attorno.
Chissà che il mal d'Africa non passi anche attraverso carta e inchiostro.
UN ASSAGGIO:
"Per qualche istante, dopo che la donna ebbe finito di parlare, la signora Ramotswe restò in silenzio. Cosa poteva fare per lei? Poteva scoprire qualcosa là dove avevano fallito la polizia del Botswana e l'ambasciata americana? Probabilmente non c'era niente che lei potesse fare, però questa donna aveva bisogno d'aiuto e se non lo poteva ottenere dalla Ladies' Detective Agency N.1, allora dove mai l'avrebbe ottenuto?
'Ti aiuterò' le disse, aggiungendo: 'sorella'."
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