DOVE: in viaggio tra l'Inghilterra e la Scozia
QUANDO: 2009
Ancora svolte, ancora cambiamenti repentini della vita (dopo la recensione di Piccoli Limoni Gialli), ma stavolta, di tutt'altro sapore.
Maxwell Sim, 48 anni, uomo dalla vita ordinaria - un lavoro non particolarmente entusiasmante, una ex moglie ed una figlia che vivono in un'altra città, un addome prominente e i capelli che ingrigiscono - si trova improvvisamente a fare i conti con la sua esistenza atonica e senza scossoni. Rientrando a Watford, UK dopo un viaggio in Australia in visita a suo padre, infatti, lo assale tutto a un tratto con violenza la consapevolezza di essere incommensurabilmente solo, a dispetto dei suoi contatti facebook. Ma lui, uomo tutt'altro che energico e pieno d'iniziativa, immerso da oltre sei mesi in un limbo di depressione che lo ha spinto anche a prendersi una lunga aspettativa dal lavoro, si culla nella deprimente consapevolezza di questo senso di abbandono fino a quando un'incredibile, capricciosa, collana di eventi consecutivi non sembra mettergli davanti uno spiraglio di luce. Trevor Paige, l'ultimo superstite tra quelli che poteva considerare "amici", lo contatta proponendogli un lavoro come rappresentante di spazzolini da denti ecologici per una piccola, ambiziosa ditta che si propone di sbaragliare le grosse multinazionali e la crescente crisi economica producendo artigianalmente spazzolini a basso impatto ambientale. Non solo: per il lancio dell'ultimo, strabiliante modello si propongono una campagna pubblicitaria d'impatto, spedendo quattro rappresentanti ai quattro angoli dell'Inghilterra chiedendo loro di tenere un video-diario del viaggio, e promettendo oltretutto un allettante premio in denaro.
Sembrerebbe la tanto attesa svolta nella vita piatta e grigia di Max: da Watford alle remote isole Shetland a bordo di una Toyota Prius; e allora che cosa è andato storto? Perchè il 9 marzo 2009 una pattuglia di polizia ritrova Maxwell Sim nudo ed in coma etilico nella sua auto abbandonata in mezzo alla tormenta, con un bagagliaio carico di spazzolini da denti e un sacco pieno di cartoline provenienti dall' estremo oriente?
In un silenzioso, angosciante, piovoso e solitario viaggio attraverso l'Inghilterra - ed attraverso la mentre sconvolta dalla depressione - ripercorriamo con lui, passo dopo passo, tappa dopo tappa, il suo lento, amaro, inesorabile declino. E poi? Ci sarà un colpo di reni che lo riporterà a galla? O Max Sim finirà per lasciarsi affogare negli oscuri gorghi del suo male nero?
Al sorprendente colpo di scena finale, l'ardua sentenza; non anticipo nulla, ma dico solo che se le ultimissime pagine vi hanno entusiasmato, consiglio vivamente la lettura de "L'immortalità" di Kundera (già recensito qui)...
UN ASSAGGIO:
"Prima di incamminarmi verso l'entrata principale, presi la videocamera e filmai per una ventina di secondi, inquadrando tutto il palazzo, da sinistra a destra e dall'alto in basso. Era la prima volta che usavo la videocamera, ma sembrava abbastanza facile da maneggiare. Non so bene perchè lo feci, però: in parte per calmarmi i nervi, forse, e in parte perchè pensai che a mio padre sarebbe piaciuto vedere il filmato la prossima volta che ci fossimo incontrati, chissà quando. Quel che è certo è che non sarebbe stato molto utile a Lindsay o Alan Guest per il loro video promozionale. Finite le riprese, riposi la videocamera nel vano portaoggetti e bloccai gli sportelli dell'auto.
E' strano che adesso, quando ripenso a quella mattina, e mi rivedo camminare sulla distesa d'asfalto davanti al palazzo, io abbia la sensazione che tutto si svolgesse nel silenzio più assoluto. Eppure, evidentemente, non esiste una cosa come il silenzio assoluto. Non in Inghilterra. Quindi doveva esserci stato il rombo del traffico sulla Eastern Avenue, o il gemito distante delle sirene della polizia, o il pianto di un bambino in una carrozzina due strade più in là, ma non è così che ricordo la scena. Era tutto immobilità e silenzio. Era tutto mistero."
"Non sei mai stato il capitano Nemo intrappolato nel tuo sottomarino mentre la piovra ti sta attaccando?" (Dal film 'La Storia infinita')
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mercoledì 10 agosto 2016
JONATHAN COE - I terribili segreti di Maxwell Sim
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giovedì 5 aprile 2012
ZADIE SMITH - Della Bellezza
DOVE: Wellington, prestigioso college statunitense di Boston
QUANDO: anni'90
Howard Belsey, stimatissimo docente nonchè autore di una monumentale opera dissacrante su Rembrandt -opera incompiuta da anni, seppur chiacchieratissima - è ad un punto cruciale della sua vita. I capelli imbiancano, qualche fascinosa ruga comincia a solcare il viso, si tirano le somme della prima metà della propria vita: un matrimonio solido che pare aver superato la burrasca di una sua scappatella da cinquantenne, tre figli, una lussuosa casa in un quartiere rispettabile, un posto di tutto rispetto nella prestigiosa università di Wellington. Kiki, la sua burrosa moglie caraibica - un tempo battagliera femminista - organizza minuziosamente il party in giardino per il loro anniversario, mentre i suoi figli (il pio Jerome, il ribelle Levi e la caustica ed intellettuale Zora) cominciano a tracciare ciascuno la propria strada, alla ricerca del loro posto nel mondo. S'innamorano, lottano, sfidano le convenzioni. Tutto scorre liscio, le burrasche del passato sembrano spente alle loro spalle, fino a quando il destino non catapulta nel cuore di Wellington addirittura il suo acerrimo - in termini puramente accademici - nemico Monty Kipps, conservatore ai limiti del fanatismo, autore di una serie di pungenti stoccate dirette contro l'opera in fieri del professor Belsey. Inutile dire che, nei corridoi dell'austera Wellington, comincia ben presto a serpeggiare il malumore; tantopiù che tra gli studenti che seguono il suo corso fa la sua comparsa Victoria, figlia di Monty, affascinante e provocatoria.
Riuscirà il professor Belsey a riprendere le redini della propria vita, rimettendo ordine laddove il destino si è divertito a lanciare sassi ed increspare le acque?
UN ASSAGGIO:
"L'estate se ne andò improvvisamente da Wellington, sbattendo la porta nell'uscire. Il contraccolpo fece cadere d'un tratto tutte le foglie dagli alberi e come ogni fine di settembre Zora Belsey provò la strana sensazione che da qualche parte in una piccola aula dalle piccole seggiole una maestra di scuola elementare attendesse il suo arrivo. Le sembrava sbagliato camminare verso il centro senza una gonna a pieghe e una sravatta di stoffa lucida, senza una serie di gomme da cancellare profumate. Il tempo non è quello che è, ma come lo si vive, e Zora lo viveva così. Ancora a casa dei suoi, ancora vergine. Eppure in procinto di iniziare il primo giorno del suo secondo anno di università. L'anno prima, da matricola, gli studenti del secondo anno le erano sembrati appartenere a un'altra categoria di esseri umani: così sicuri nei gusti e nelle opinioni, negli amori e nelle idee. Quel mattino Zora si era svegliata con l'idea che la notte potesse averle portato la sperata metamorfosi; ma nello scoprire che così non era, aveva fatto ciò che quasi ogni ragazza fa quando non si sente nella parte: si era vestita in modo da simularla. In che misura ci fosse riuscita, non lo sapeva. Si fermò a esaminare la propria immagine riflessa nella vetrina di Lorelie's, un negozio di parrucchiere per studentesse che risaliva agli anni Cinquanta, sull'angolo tra Houghton Street e Maine Avenue. Cercò di mettersi nei panni dei suoi pari. Si rivolse la più difficile delle domande: se IO mi vedessi, cosa penserei di me?
Aveva mirato a qualcosa del genere 'intellettuale bohemienne: impavida; aggraziata; audace e coraggiosa'. Perciò indossava una lunga gonna zingaresca verde scuro, una camicetta bianca di cotone con un'eccentrica gorgiera, un'alta cintura di pelle scamosciata presa in prestito dall'armadio di Kiki e risalente all'epoca in cui sua madre poteva ancora permettersi di indossare una cintura, un paio di zatteroni e una specie di cappello. Che specie di cappello? Un cappello da uomo, di feltro verde, che somigliava vagamente a una fedora ma che in effetti non lo era. L'insieme non somigliava affatto all'idea che se n'era fatta nell'uscire di casa. Nemmeno lontanamente."
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