domenica 2 giugno 2019

WILLIAM SOMERSET MAUGHAM - Storie Ciniche

DOVE: Tra Londra e le sue colonie a Sumatra e nel Borneo
QUANDO: inizi del secolo scorso

In più di un'occasione mi è capitato di sottolineare come ( sarà l'età che avanza) in questa fase della mia vita le storie che culminano con un classico lieto fine finiscono per lasciarmi un po' l'amaro in bocca. Ad esempio, è successo con "Gli Occhi dei Coccodrilli sono Gialli" di Katherine Pancol, recensito qui, deliziosa storia che scorre come una confortevole tazza di tè ma che avrei preferito vedersi sciogliere in un finale diverso, meno banale e più realistico. Idem con patate per "Piccoli Limoni Gialli" della Ingemarsson: divorato, piaciuto, ma anche lì, avrei preferito una conclusione differente. Ripeto, saranno gli 'anta' che incombono a brevissimo, ma questa raccolta di brevi racconti di Maugham è stata per la parte di Malefica che alberga in me una vera boccata d'ossigeno, in tal senso.
Lui - che poi è il tipo vestito di nero che vediamo in copertina, adoro questo scatto - lo avevo già incontrato parecchi anni fa, quando il blog era agli albori, con il suo straordinario Mago, romanzo al quale all'epoca dedicai un a recensione timida e striminzita, ma con il quale rimasi incantata dallo stile concreto e moderno, e dal taglio cinico - appunto - della sua prosa. Poi, come spesso accade, è finito nell'archivio degli autori di cui mi riprometto di leggere altro, per anni; finchè, in un blog - ahimè, non ricordo più quale fosse, sicuramente uno di quelli elencati qui a sinistra fra i  miei "Compagni di Viaggio" - non ho trovato una recensione di questa raccolta, ed eccola qui, infine, tra le mie mani.
Se al contrario della sottoscritta siete in una fase esistenziale in cui agognate principi azzurri e storie a lieto fine, come potete ben intuire dal titolo, quest'opera certamente non fa per voi; perchè qui, con sapienza e sottilissima ironia, troviamo invece uno spaccato della vita quale tende ad essere veramente, con i sogni che si infrangono, le delusioni, le persone che gettano la maschera palesandosi per quelle che sono davvero. Difficile anche raccogliere le idee per definirne in breve il succo; diciamo che quelle che incontriamo sono undici storie brevi, ambientate perlopiù a Londra e nelle sue umide colonie tropicali, nelle quali incontriamo una selva di personaggi straordinari, ciascuno dei quali ben incarna il cinismo che da sempre sembra accompagnare la vita umana.
Se infatti siamo trasportati in un'epoca lontanissima da quella attuale - e per me, profondamente affascinante, quando ancora angoli lontani di mondo erano "diversi" dall'Europa, la quale iniziava il suo lento ed orgoglioso stravolgimento dei paesi con cui veniva in contatto - sorprende certamente, nel corso della lettura, lo straordinario occhio senza tempo col quale Maugham osserva e descrive le piccole vicende umane.
Gli intrecci sentimentali. Le convenzioni sociali. Un certo ridicolo perbenismo (leggete "Prima della Festa" e capirete di cosa parlo). Il violento impatto delle delusioni. La rivalsa sociale. La sottile prepotenza di chi piega gli altri al proprio volere. Sotto i cieli umidi dei tropici o nella sonora confusione luccicante dei teatri londinesi; nel silenzio austero delle case di antiche famiglie "per bene" o nei coloriti e chiassosi ricevimenti nel cuore della city, ovunque ci giriamo, la realtà ci viene mostrata qual é realmente, senza patine, senza abbellimenti. Un cinismo schietto eppure talmente velato d'ironia da strapparci, di tanto in tanto, un'amaro sorriso.
Personaggi dai tratti indimenticabili, che vale la pena di assaporare lentamente, lasciandoci sorprendere dalla loro estrema modernità. La donna - moglie e madre - che, in "Louise", mantiene la sua intera famiglia soggiogata al proprio egoismo, ostentando una presunta malattia di cuore. La zitella bruttina e retrò che, complice un matrimonio mirato con acutezza, ha la sua rivalsa diventando la più splendente e desiderata ospite dei ricevimenti in voga, descritta in "Jane". L'amaro intreccio di amore, ingenuità e morte de "La Virtù". E ancora, storie su storie, all'apparenza incastonate in un tempo andato che tutttavia divengono, pagina dopo pagina, attuali in modo ardente.
Ho adorato l'amara e triste ironia con cui la vita sembra accanirsi sui personaggi di Maugham, spingendoli a reagire a ciò che accade fiaccandoli o indurendoli a seconda dei casi; perchè quel che c'è di straordinariamente moderno in queste pagine è senz'altro la capacità di descrivere la vita, come questa finisca inevitabilmente per trasformarci - talvolta, per farci soccombere - e di come le storie, anche quelle a lieto fine, non possono non avere poi, poco più in là, un epilogo amaro.
Non storcete il naso, dopotutto questa, insegna Maugham, è la vita. Che ha uno strano, stranissimo senso dell'umorismo.

PS: qui, su Le Cartoline di Mete d'Inchiostro, un altro assaggio un po' più corposo del senso della vita, secondo Maugham.

UN ASSAGGIO:

"Se ne stava seduto su una poltroncina in stile Luigi XVI, accanto alla moglie (su un'altra poltroncina ), che l'aveva convinto ad accompagnarla alla presentazione delle collezioni primaverili. Prova, questa, dell'indole amabile di Monsieur Le Sueur: era un uomo assai indaffarato e con cose ben più importanti da fare che guardare per un'ora una dozzina di belle figliole che si pavoneggiavano con una sbalorditiva varietà di mises. Certo non pensava che una di quelle mises potesse far apparire sua moglie diversa da quella che era: un donnone spigoloso sulla cinquantina, dai lineamenti forti, ben più del normale. Non l'aveva sicuramente sposata per la sua bellezza, e lei non si era mai figurata che così fosse, nemmeno nei primi, inebrianti giorni della luna di miele. L'aveva sposata per combinare il solido stabilimento siderurgico da lei ereditato con la propria ugualmente florida fabbrica di locomotive."





1 commento:

  1. Maugham piace tanto anche a me. Per il momento ho letto solo Il velo dipinto, che fra l'altro mi ha affascinato parecchio. E presto completerò la mia libreria di altre sue opere ☺️

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