sabato 2 settembre 2017

PAOLO MAURENSIG - La variante di Luneburg

DOVE: Austria
QUANDO: Tra gli anni '30 e gli anni '90

Come in Canone Inverso, di nuovo Maurensig ci conduce a Vienna, stavolta nella vita di un ricco imprenditore e grande appassionato di scacchi, il quale però, al culmine della propria vita apparentemente senza spine e senza macchia, viene ritrovato morto in circostanze misteriose.
Anzi, più che misteriose, visto che il cadavere viene rinvenuto al centro del labrinto della sua maestosa casa di campagna e che, come unico possibile indizio collegato alla sua morte non c'è che una strana, sudicia e sdrucita scacchiera di stoffa sulla quale dei bottoni altrettanto sudici e malridotti, sono disposti come a voler richiamare una partita interrotta.
Archiviata la morte come suicidio, e tanti saluti. La vita di tutti ricomincia a scorrere come prima, con o senza il ricchissimo e abitudinario Frisch.
Eppure le cose sono ben lontane dall'essere semplici come appaiono in apparenza. Cosa potrebbe spingere, infatti, un ricco e soddisfatto uomo di successo al suicidio? E che legame esiste tra la sua morte e gli scacchi?
Di nuovo, come in Canone Inverso, le storie si aprono una dentro l'altra, come matrioske, consentendoci di ricostruire mano a mano la vita scintillante di Frisch, che però a ben guardare tanto scintillante non è e nasconde - inevitabilmente, verrebbe da dire col senno di poi - qualche scheletro nell'armadio.
Tutto inizia con un viaggio in treno, quello che ogni fine settimana conduce Frisch dal suo ufficio di Monaco fino alla  sua tenuta settecentesca poco distante da Vienna, circondata da un vasto parco attorniato a sua volta da una riserva di caccia di parecchi ettari. Insomma, un piccolo paradiso di quiete in cui l'uomo d'affari ama ritemprarsi nei fine settimana, verrebbe da dire. Come ogni venerdì, lungo il tragitto lo accompagna il signor Baum, direttore della sua filiale di Monaco oltre che grande appassionato di scacchi con il quale, ogni venerdì sul rapido per Vienna delle diciannove e venti, il nostro solido ed abitudinario signor Frisch amava intrattenersi con una lunga e stimolante partita. Ma in quel particolare fine settimana - quello precedente al misterioso suicidio dell'imprenditore - la loro partita viene interrotta da un giovane bizzarro, anch'egli evidentemente esperto di scacchi, il quale poi, rimasto solo con Frisch, comincia a raccontargli la propria lunga, noiosa e strana storia. Che però, ad un certo punto, s'intreccia con la storia di un uomo altrettanto bizzarro ed altrettanto brillante negli scacchi. Frisch ascolta, tra l'infastidito e il rassegnato, il lungo racconto del ragazzo, e man mano nella sua mente si apre uno squarcio verso un passato che credeva di aver sepolto.
E, mossa dopo mossa, uno scacco dopo l'altro, un avversario che credeva di aver dimenticato riemerge proprio da quel passato oscuro, per compiere una silenziosa ed altrettanto oscura vendetta.
Un  romanzo non semplice, un tantino contorto specialmente nei punti in cui si addentra nella descrizione dettagliata degli incontri di scacchi; eppure nonostante questo un romanzo appassionante, che nella sua brevità incastra una dentro l'altra tre storie tra loro apparentemente disgiunte eppure indissolubilmente legate dall'amore dei tre protagonisti per gli scacchi. Un amore forse incomprensibile per chi - come me - ha sempre faticato ad entrare nello spirito del gioco, e si limita a muovere più o meno casualmente i pezzi sulla scacchiera, cercando di addivenire ad una qualche conclusione, ma che per loro è essenza stessa della vita.
E per due di loro, che in passato sono stati loro malgrado pedine di colori diversi in una lunga e sanguinosa partita di scacchi compiuta dalla Storia, su quella scacchiera è rimasta in sospeso una vecchia partita nella quale la posta in gioco era alta, altissima....

UN ASSAGGIO:

"Immerso com'era nelle sue riflessioni, non si era neppure accorto che un viaggiatore era entrato nello scompartimento e stava prendendo posto accanto a loro. Capitava così di rado che qualcuno decidesse, nonostante le tendine tirate, di occupare proprio il loro scompartimento, che Frisch alzò il capo dalla scacchiera e rivolse all'intruso un'occhiata carica di fastidio. Frisch aveva un modo di guardare indiretto, che gli derivava da un passato trascorso nell'esercito: non fissava mai negli occhi una persona, ma il suo sguardo si accentrava con una sorta di disapprovazione su un punto della gola, come se osservasse una macchia sul colletto, o una mostrina scucita.
Sentendosi osservato, il giovane disse qualcosa a mezzavoce, mormorò un saluto e si sedette. L'intruso poteva avere poco più di vent'anni. Aveva i capelli biondicci che gli arrivavano fin sulle spalle, era mal rasato e si stringeva addosso un impermeabile, bianco ma non più candido, chiuso fino al collo. Un tipo di abbigliamento che Frisch naturalmente detestava."



1 commento:

  1. Ciao Letizia, e ben trovata dopo la mia pausa d'agosto. Sono contenta di ritrovare qui nel tuo spazio la recensione di un libro che ho letto ormai tanto tempo fa e che ricordo amai moltissimo. Leggere la tua recensione mi ha riportato alla mente non solo la trama, e le mie sensazioni mentre lo leggevo, ma addirittura alcune circostanze in cui lo leggevo, sull'autobus mentre andavo al lavoro quando vivevo in un'altra città. Accidenti, è passato davvero tanto tempo... vorrei avere milioni di ore durante la giornata per poter leggere e rileggere i libri che mi sono piaciuti. Un saluto da Eva

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