giovedì 6 dicembre 2018

DINO BUZZATI - La boutique del mistero

DOVE: Italia
QUANDO: in diversi tempi, tra gli inizi del secolo scorso e gli anni '50.

Ancora a casa in maternità, continuo a sfruttare le lunghe sedute di allattamento per leggere ^_^ ; ed ho approfittato, tra le altre cose, per recuperare un autore dallo stile straordinario, scoperto ahimè troppo tardi.
Dino Buzzati è stato per anni solamente un nome allineato tra gli altri nomi su un piccolo scaffale a casa dei miei nonni - la libreria adiacente a quello che era stato il letto di mio padre da bambino, la stessa libreria a cui io mi affacciavo con curiosità infantile, innamorata com'ero dei libri e degli straordinari viaggi che essi contenevano, silenziosamente nascosti fra le pagine.
Dicevamo, dunque, Dino Buzzati. Poliedrico personaggio letterario, definito "il kafka italiano", autore straordinario rimasto ahimè accantonato, sebbene il suo stile e le atmosfere delle sue opere lo rendano tuttora godibile ed affascinante. Rimando come sempre a Wikipedia per approfondirne la vita e gli aspetti professionali; per quanto mi riguarda mi limito qui, come di consueto, a proporre una piccola proposta di viaggio ^_^, per coloro i quali volessero conoscerlo.
Tanti i titoli possibili; personalmente consiglio di iniziare da qui, da questa piccola raccolta di racconti brevi dal sapore surreale, talvolta amaramente ironico,spesso inquieto. Ben trentuno storie brevi, trentuno piccoli viaggi che in un certo senso mi hanno richiamato alla mente Paese d'Ottobre di Bradbury, con le loro atmosfere continuamente sospese a metà tra concreto e fantastico. Qui, con il suo stile dal sapore vintage ma dalla prosa diretta, semplice, dal grande impatto descrittivo, veniamo condotti per mano attraverso piccoli spicchi di un'Italia scomparsa: talvolta, in un mondo contadino ancora pregno di superstizioni (leggete per esempio Il cane che ha visto Dio; deliziosa e incredibilmente moderna descrizione di come talvolta la fede religiosa possa sfociare in risvolti amaramente ridicoli ), altre volte, nelle grandi metropoli ancora in fieri, in una fiera e decadente borghesia ancorata saldamente alle sue sciocche convenzioni, come in " Eppure battono alla porta".
Insomma, viaggiamo attraverso i tanti aspetti di un' Italia antica, sempre su quel filo sottile che separa la realtà dall'irrealtà, in una sorta di bruma nebbiosa che confonde i contorni delle cose finendo per smarrirci. In "Sette piani", ad esempio, veniamo rinchiusi in quella che appare una luminosa ed affidabile clinica, per ritrovarci poi invischiati in una storia claustrofobica ed angosciosa. In "Lo scarafaggio" veniamo invece trasportati in un appartamento cittadino come tanti, nel quale però in una notte silenziosa qualcosa di inquietante comincia ad aleggiare. Con "I Santi" veniamo poi trasportati al di fuori del tempo e dello spazio, in un piacevole paradiso in cui i santi che veneriamo vivono placide esistenze da impiegati - anche qui, una storia deliziosamente ironica sulle nostre esistenze piccole di uomini miseramente attaccati alle superstizioni. E ancora, in "Qualcosa era successo", di nuovo veniamo trasportati in una storia in cui l'angoscia va crescendo, rinchiusi in un treno che sferraglia correndo verso l'Italia meridionale.
Insomma, piccoli mondi racchiusi in poche pagine, ciascuno con la sua atmosfera, ciascuno con il suo sapore preziosamente "vintage" ciascuno con un messaggio senza tempo. Perchè lì, in quelle pagine, in quelle storie apparentemente scollate da ciò che è reale, Buzzati racconta noi, gli uomini di oggi come quelli di ieri, con le nostre convenzioni sociali, le nostre paure, soprattutto con la nostra fede religiosa che finiamo spesso per sfumare nella cieca superstizione. Ci sono le nostre paure, le inquietudini che celiamo nei meandri del nostro animo e che la mente gioca a tirar fuori quando, nel sonno, diventiamo più vulnerabili. Ci sono le nostre domande sul senso del nostro affannarci attorno alle piccolezze della vita, ci sono i nostri rancori covati per anni e la nostra struggente materialità.
Un autore che ha assolutamente ancora tanto, tanto da raccontarci.

PS: Per chi volesse, invece, qui ci interroghiamo sul senso dei lit-blog, sull'onda di un vecchio post degli Alberi da Libri...


UN ASSAGGIO:

"Era sera e la campagna già mezza addormentata, dalle vallette levandosi lanugini di nebbia e il richiamo della rana solitaria che però subito taceva (l'ora che sconfigge anche i cuori di ghiaccio, col cielo limpido, l'inspiegabile serenità del mondo, l'odor di fummo, i pipistrelli e nelle antiche case i passi felpati degli spiriti), quand'ecco il disco volante si posò sul tetto della casa parrocchiale, la quale sorge al sommo del paese.
All'insaputa degli uomini che erano già rientrati nelle case, l'ordigno si calò verticalmente giù dagli spazi, esitò qualche istante, mandando una specie di ronzio, poi toccò il tetto senza strepito, come colomba. Era grande, lucido, compatto, simile ad una lenticchia mastodontica; e da certi sfiatatoi continuò ad uscire zufolando un soffio. Poi tacque e restò fermo, come morto.

1 commento:

  1. Ciao, Letizia! Io amo Buzzati, ma questo romanzo purtroppo mi manca... quest'anno ho letto e scoperto Il deserto dei Tartari e... Mi si è aperto un mondo ☺☺ vedo che la prosa di Buzzati non è indifferente nemmeno a te. Questo vorrà dire che ci farò un pensierino e non appena lo leggerò ti farò sapere ☺☺

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