mercoledì 13 marzo 2019

ROBERTO CALASSO - Le Nozze di Cadmo e Armonia


DOVE e QUANDO: Grecia classica, ed anche prima.

Chi, come me, ha un percorso di studi classico, non può evitare che quegli autori, quei miti, quei versi, quegli eroi , quel mondo gli resti appiccicato addosso. Nel mio caso, un amore che è sbocciato tardivamente, a ridosso della maturità, quando - vuoi per incipiente nostalgia per il Liceo che si avviava alla sua naturale conclusione, vuoi per l'incontro con una prof straordinaria, piena di passione per gli autori latini e greci - quelle che fino ad allora erano state semplicemente delle pagine da studiare, archiviandole dietro le spalle diligentemente con il migliore dei voti possibili, hanno incominciato ad essere qualcosa di più. Hanno iniziato a prendere vita, ed a parlarmi.
Va da sè che negli anni successivi, quando il percorso universitario ha virato in maniera netta verso una formazione tecnica e scientifica, ho iniziato a leggerli, e rileggerli con occhi nuovi. Ed uno dei primi libri che mi procurai, e che sto rileggendo ora in questa fase di recupero di piccole perle dalla mia biblioteca, è stato questo piccolo saggio (400 pagine o poco più) di Roberto Calasso che ci conduce, in una breve ma esaustiva carrellata attraverso quello che è stato il cuore, in un certo senso, della Grecia classica: il suo straordinario, prolifico, multisfaccettato universo mitologico e sacro, strettamente intrecciato passo dopo passo con lo sviluppo storico e politico della civiltà che, per molti versi, ha dato l'innesco allo sviluppo dell'Occidente come oggi lo conosciamo.
Si parla di Mitologia, dunque, ma non solo; qui, in questo viaggio impegnativo ( non è certo una lettura mordi e fuggi da ombrellone) ma estremamente coinvolgente, veniamo guidati in un continuo parallelismo tra il Mito - anzi, in molti casi le molte versioni di uno stesso mito - e la storia, tra il culto e la politica, dai primi albori del mondo greco fino allo sfolgorante dualismo corpo-mente tra Sparta ed Atene ( anche se, scopriremo in questo saggio, dietro l'apparente fisicità estrema di Sparta si nascondeva molto altro, sotto il profilo politico).
Pur non essendo un testo narrativo in senso stretto, poichè alterna alla narrazione dei singoli miti una serie di nozioni storico-filosofiche, è comunque un testo che si fa leggere, se ci lasciamo trasportare indietro nel tempo e nello spazio senza preconcetti e senza timore di accostarci ad un saggio.
Perchè lì, in quel mondo verde e quieto, dove tutto in natura sembra avere un suo riflesso ed una sua storia mitologica, dove dietro alla potenza ruggente del mare color lapislazzulo, dietro la folgore che talvolta incendia improvvisa un tronco, dietro il vento impetuoso, dietro il sole splendente sopra gli ulivi grigiastri, dietro ogni cosa si intravede l'occhio capriccioso delle divinità più umanizzate che probabilmente l'uomo sia mai stato in grado di concepire, li, dicevo, ha avuto inizio tutto.
La Democrazia. Gli interrogativi dell'uomo sul senso della vita, e sul suo ruolo nell'universo. Lo studio della Storia. La Ricerca Scientifica. La Poesia. Tutto ciò che, secolo dopo secolo, ha contribuito a far crescere l'occidente ha avuto origine lì, tra quelle montagne spigolose a picco sul mare, tra le onde e lo stormire degli uccelli sopra i tetti scintillanti dei templi.
Leggere Calasso significa intraprendere un viaggio che richiede una certa attenzione, un pizzico di concentrazione, un minimo di curiosità nell'andarsi occasionalmente a ricercare tutti quei rudimenti storici che abbiamo studiato magari alle elementari ed abbiamo poi obliato nelle nostre menti sovraccariche di informazioni. Un viaggio che lascia respirare la mente, dopo qualche pagina di allenamento, facendola continuamente oscillare tra storia, filosofia e mito, portandoci a visitare antichi luoghi di culto che ci appaiono così come apparivano all'epoca, nel silenzio ombroso della natura, nella gestualità placida e ripetitiva dei sacerdoti, nel fiammeggiare rosso del sangue sacrificale - imprescindibile da qualunque forma di culto dei nostri antenati.
Difficile anche tracciare in poche righe una trama lineare; dirò piuttosto che qui, spezzettato in decine e decine di piccoli frammenti, come ritagli di specchio ciascuno dei quali rimanda una sua parte di immagine, ricostruiamo passo dopo passo il cammino dell'uomo verso la ricerca della propria identità, attraverso i miti che, negli anni, si è costruito per dare un senso alla propria esistenza.
Un testo che non è per tutti, probabilmente, ma che se amate la storia classica e la mitologia troverete senz'altro stimolante. Perchè al di là delle nozioni e degli aneddoti, come inevitabilmente accade quando ci troviamo faccia a faccia con la storia o la mitologia - che a ben guardare finiscono sempre per correre in parallelo - il racconto di quegli aneddoti apre poi la mente a decine e decine di spunti di riflessione.
Come con la nascita di Atena, partorita dalla mente di Zeus, potente e armata proiezione di una razionalità che potrebbe finire per scardinare il mito stesso (non a caso, la sua nascita era attesa con timore profondo ed altrettanta reverenza da tutto l'Olimpo, poichè preceduta da una profezia che la annunciava come colei che avrebbe sconfitto il proprio padre).O come nel dualismo tra Sparta ed Atene - fisicità dirompente e guerriera da un lato, dialogo e riflessività dall'altro, dove possiamo andare a ricercare tanti parallelismi con ciò che siamo noi oggi.
E, soprattutto, in quelle irresistibili divinità che si affollano sull'Olimpo, invidiando ai mortali la loro stessa mortalità, vivendone le emozioni amplificate mille volte, seguendone le vicende piccole apportando il loro aiuto o colpendoli con ostinata cattiveria, talvolta secondo il capriccio, splendida proiezione dell'essenza stessa dell'uomo, profondamente imperfetto seppure capace di cose grandiose.

PS: su Le Cartoline di Mete d'Inchiostro proviamo invece a parlare del messaggio per certi versi attuale del classico di tutti i classici.. sono curiosa di sapere se anche altri lettori la pensano come me, in merito ^_^.

UN ASSAGGIO:

"Erano una compagine di piccoli stati nemici, o tiepidamente amici. Ma pensarono di avere, tutti insieme, qualcosa da difendere: tò Hellenikon, la "cosa greca". Non si preoccuparono di definirla, perchè la conoscevano benissimo. Non erano palazzi dagli alti soffitti, nè guardie schierate, nè ministri deferenti, nè oro. Ma una certa asciuttezza nel tratto, come fra atleti che usano confrontarsi nella velocità e nella bellezza del corpo, e null'altro. Forse anche per questo, a differenza dei barbari, e anche dei barbari imperiali, i Greci si mostravano nudi. C'era anche qualcos'altro a cui i Greci, e soltanto i Greci, tenevano: uno spazio vuoto, assolato, polveroso, dove scambiare le merci e le parole. Un mercato, una piazza.

2 commenti:

  1. Capisco questa tua "fascinazione". In fondo, però, non solo quelli che hanno studiato il mondo classico nei licei avrebbero il privilegio di conoscere questo ambito così interessante, se ci fosse il modo e la voglia di fare entrare la cultura greco-romana nelle scuole medie, e in certi programmi di tutte le scuole superiori. Siamo un popolo carente da questo punto di vista. Pensa che le scuole attorno a Roma visitano pochissimo i siti di enorme valore nell'antica urbe. Altro aspetto scandaloso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Luz, vivo ai Castelli e proprio oggi coi miei commentavamo il fatto che a scuola di mio figlio, quarta elementare, non abbiano mai proposto gite a Roma, se non una volta per una mostra all'Ara Pacis. E di cose da vedere ce ne sarebbero, qui a neanche dieci minuti c'è il Museo delle Navi Romane... hai ragione, tutti dovrebbero avvicinarsi al mondo classico, specialmente ad autori - mi viene in mente Seneca - che possono ancora insegnare tanto. Personalmente come ho scritto ho iniziato ad amarli incontrando questa professoressa (supplente che sostituiva la "titolare" in maternità) che aveva un amore viscerale per la letteratura classica ed ha saputo proporcela come qualcosa di vivo, oltre a proporci continui parallelismi tra Grecia e Roma. Non tutti gli insegnanti (ma questo è un mio parere personale, e parlo come figlia di ex insegnante di italiano) riescono ad approcciarsi alla letteratura in generale con passione e sensibilità; troppo spesso io noto un approccio quasi sacrale,molto tecnico, che finisce per togliere alla letteratura - ed ancor più alla poesia - la sua anima. Accade con la letteratura moderna così come con la classica. Ed è un peccato, perchè i classici greci e latini sono le fondamenta su cui poggia la nostra civiltà, dovrebbero essere patrimonio culturale di tutti..
      Grazie Luz, i tuoi commenti sono sempre molto stimolanti.. devono essere fortunati, i tuoi studenti!

      Elimina