martedì 8 marzo 2011

HARDEEP SINGH KOHLI - Indian takeaway

DOVE: in viaggio attraverso l'India
QUANDO: ai giorni nostri

Sono, lo ammetto, affetta da una vera e propria dipendenza da lettura. Quel tipo di dipendenza che ti spinge perfino al supermercato a trascinare il tuo cestino pieno fino al reparto libri, così, tanto per "dare un'occhiata". Ed è stato così, frugando nello scatolone delle occasioni, che mi sono imbattuta nel più particolare dei viaggi: quello di un indiano di etnia Sikh nato e cresciuto a Glasgow tra gli sguardi di chi non capiva come alla domanda "di dove sei?" quel bambino dalla pelle olivastra e i capelli nascosti dal turbante potesse rispondere "Bishopbriggs". E, divenuto adulto, decide di partire alla ricerca delle proprie radici in un modo tutto particolare; grande appassionato di cucina, convinto del potere della tavola come mezzo per unire i popoli, sceglie in ogni tappa del suo viaggio uno o più commensali ed un piatto della cucina scozzese, debitamente rielaborato e riadattato con ingredienti locali. Prendete posto dunque, e affinate i sensi; attraverso treni pittoreschi, affollati di un variegato campionario di umanità; su scalcagnati ma intrepidi furgoncini, in grado di inerpicarsi su esili sterrati aggrappati sull'orlo del baratro; nei contrasti delle scintillanti metropoli, spinte verso una modernità che sembra sempre sul punto di sfuggire attraverso le dita, fin sui lacerati e silenziosi orizzonti del Kashmir conteso. Davanti ai vostri occhi, si apre l'India colorata, paziente, speziata, umida ed affollata, con il placido pascolare dei buoi in mezzo alle città e il neo-colonialismo degli hippy dell'ultim'ora, cristallizzati nella psichedelia degli anni 70 ed approdati nel subcontinente in cerca di sè stessi.
In mezzo a tutto ciò, Hardeep taglia, impasta, assaggia, soffrigge, bolle, impastella, assapora, sperimenta, scola, sminuzza, frigge descrivendoci minuziosamente sapori e profumi di due cucine - quella scozzese e quella indiana - che negli anni, hanno contribuito a costituire una fitta rete di ricordi gastronomici, e raccontandoci con sottile ironia i contrasti di una terra dalla cultura millenaria.

Perchè la ricerca di "casa" passa anche attraverso la cucina.

UN ASSAGGIO:

"Posso andare in qualunque parte del mondo, ma pochi paesaggi riusciranno ad essere sfavillanti, magnetici e pieni di vita come la banchina di una stazione di treni in India. C'è sempre qualcosa da guardare e qualcosa da fare, a prescindere da che ora è. Mentre sorseggio una tazza da cinque rupie di tè dolce, vedo frotte di gente intenta a consumare pietanze dall'aria squisita. Inevitabilmente mi viene fame. E' ora di pranzo. Ma mangiare in una stazione dei treni è un'idea avventata, quasi quanto mangiare il rajmal chawal a Peeda.
Mi siedo alla caffetteria della stazione, un posto sorprendentemente arioso e luminoso con una manciata di tavoli che sembrano perdersi nella sala spaziosa. Dietro il bancone, un eterogeneo staff di camerieri di età variabile: non si fa servizio al tavolo.
Leggo il menù su un tabellone stile anni Settanta, molto retrò, in cui ogni singola lettera di plastica bianca di ogni parola di ogni piatto è stata accuratamente pigiata dentro la plastica perforata del tabellone. Probabilmente deve essere stato questo lavoro certosino a suscitare l'arroganza dei tizi al bancone."

3 commenti:

  1. Non si può mai spere da dove ci chiameranno i libri, se dallo scaffale della libreria di fiducia, o da una bancarella sul lungomare, o dal reparto libri del supermercato... E magari, sono delle ottime scoperte!
    P.S. se passi a prendere un tè con zia Jane, c'è un dolcetto anche per te!

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  2. http://bookshelf-nicky.blogspot.com/2011/03/premi.html

    un pensiero per il tuo blog!!

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